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Alessandro Pavolini
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Abstract

Nel 1922 partecipò alla Marcia su Roma. Nel 1929 divenne federale di Firenze e in questa veste istituì il Maggio Musicale Fiorentino.Dopo l'arresto di Mussolini (25 luglio 1943) fuggì nella Germania nazista e di lì si attivò per la ricostituzione del fascismo in Italia. Fondatore delle Brigate nere (milizia volontaria della Repubblica di Salò attiva dal luglio del 1944), come comandante di tale corpo autorizzò, organizzò e mise in atto personalmente rastrellamenti e massacri di Resistenza italiana e di civili inermi. Fu catturato e ucciso dai partigiani a Dongo (Italia)Massimo Rendina, Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma, 1995, ISBN 88-359-4007-9, ad vocem.
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Content:
Ambito familiare e formazione
Content:File:Il Buzzegolo 1 numero.jpg: Il padre era il Livorno Paolo Emilio Pavolini, poeta e filologo, nonché docente ordinario di sanscrito e di civiltà dell'India antica presso l'Istituto di Studi Superiori fiorentino. La madre era Margherita Cantagalli, di una famiglia dell'alta borghesia fiorentina., voce su Alessandro Pavolini, Volume 81, 2014, Treccani., voce su Paolo Emilio Pavolini, Volume 81, 2014, Treccani. Alessandro nacque nell'aristocratica ed antica residenza fiorentina occupata dalla famiglia in via San Gallo 57.Secondo i biografi, il giovane avrebbe mostrato una precocissima attitudine al giornalismo, redigendo nel 1911, a soli otto anni, con l'aiuto del fratello Corrado Pavolini, un foglio ciclostilato dal titolo La guerra in appoggio alla campagna di Libia. Qualche anno più tardi sarebbe stata la volta di un'analoga iniziativa volta ad esaltare l'intervento italiano nella prima guerra mondiale su un foglio dal titolo Il Buzzegolo, nome derivante da un soprannome familiare del giovane Alessandro.Dal 1916 al 1920 frequentò il ginnasio ed il liceo classico presso l'istituto Michelangiolo di Firenze. Si iscrisse quindi alla facoltà di legge dell'Università di Roma e all'Istituto Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, dove studiò scienze sociali. Al contempo, iniziava le prime esperienze letterarie ed alternava l'impegno culturale a quello politico.
Gli anni dello squadrismo
Content:File:Disperata firenze apm11.jpg: Il 1º ottobre 1920 aderì ai Fasci Italiani di Combattimento di Firenze e partecipò a varie azioni nelle squadrismo del conte Dino Perrone Compagni, rimanendo allo stesso tempo amico di Carlo Rosselli e Nello Rosselli.Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Asse, Rizzoli, 1980.Il 28 ottobre 1922, in occasione della Marcia su Roma, trovandosi nella capitale per sostenere alcuni esami universitari, si unì al gruppo di fascisti proveniente da Firenze.Tra il 1922 ed il 1923 fece parte del Fascio dissidente di Firenze, più radicale ed intransigente, e per un periodo attivo con un rapporto di collaborazione e competizione con il Fascio ufficiale, assieme a Raffaele Manganiello ed alla cosiddetta "Banda dello Sgombero", della quale fece simbolicamente parte anche il padre. Rientrerà, con tutti i dissidenti, nel Fascio ufficiale durante il 1923.Mimmo Franzinelli, Squadristi: protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922, Mondadori, 2003, .Tra il 1923 ed il 1924 svolse il servizio militare come sottotenente dei Bersaglieri, ottenendo il grado di centurione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale al suo congedo.Nel 1924, nel contesto della crisi seguita all'assassinio di Giacomo Matteotti, perorò la causa della "seconda ondata" fascista, che avrebbe dovuto spazzare via ogni residua opposizione politica e realizzare la fascistizzazione dello Stato. Partecipò quindi alla contestazione del docente antifascismo Gaetano Salvemini all'Università degli Studi di Firenze. Alla manifestazione assistette Piero Calamandrei, che a tal proposito scrisse:
L'attività politica, culturale e giornalistica
Content:Successivamente ricoprì vari incarichi negli istituti di cultura e nei movimenti giovanili fascisti: nel 1925 fu addetto stampa della Legione Ferrucci. Successivamente collaborò a Battaglie fasciste, Rivoluzione fascista (rivista), Critica fascista, Solaria (1926-1932) e saltuariamente a riviste letterarie. Pubblicò il romanzo Giro dItalia. Romanzo sportivo e compose poesie a tema Crepuscolarismo.Nel maggio del 1927, grazie all'interessamento di Augusto Turati, allora segretario del partito, e del marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, fu nominato vicefederale di Firenze (cioè vicesegretario della federazione provinciale). La sposò nel 1929 e la coppia ebbe tre figli, Ferruccio (1930), Maria Vittoria (1931) e Vanni (1938).Il 17 settembre 1929, in seguito al rapporto del prefetto di Firenze al Ministero dellInterno, vennero segnalati i suoi precedenti di "attivo squadrista" e di partecipante alla Marcia su Roma, permettendogli quindi di ottenere il Brevetto della Marcia su Roma,Legge n. 100 del 31 gennaio 1926. requisito che tra l'altro concedeva una serie di preferenze e benefici durante il regime.La Grande Storia, RAI Radiotelevisione Italiana, Alla corte di Mussolini, di Enzo Antonio Cicchino.Sempre nel 1929 successe, appena ventiseienne, al marchese Ridolfi alla carica di segretario della federazione provinciale del Partito Nazionale Fascista di Firenze. In questo ruolo, riuscì a rafforzare la presenza fascista nell'area, portando gli iscritti dai circa 30.000 che erano nel 1929 ai quasi 45.000 della fine del 1933: aprì Casa del Fascio nelle campagne e appoggiò raggruppamenti nei rioni urbani, incoraggiando la realizzazione di attività ricreative soprattutto di carattere sportivo e turistico. Informò lo sviluppo di Firenze di modi peculiari al capoluogo, promuovendo la riscoperta del calcio storico, con una partita annuale in costume, e l'artigianato locale (con una fiera nazionale). Favorì inoltre la realizzazione dell'autostrada Firenze-Mare e della centrale Stazione di Santa Maria Novella, ed istituì il Maggio Musicale Fiorentino. Diventato gerarca, fu in questo periodo che cominciò ad alimentare il "mito della giovinezza", tra i motivi fondanti del regime, esaltando e puntando principalmente l'attenzione sugli anni dello squadrismo:Nel 1929 inoltre fondò la rivista Il Bargello, organo della federazione fiorentina e rivista letteraria tra le più interessanti del Ventennio: riuscì a convogliarvi alcune future grandi firme della letteratura e del giornalismo italiano, come Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Romano Bilenchi, Ardengo Soffici, Indro MontanelliIndro Montanelli, , BUR, p. 269 sgg.. Quest'ultimo scrisse di Pavolini: Eletto deputato nel 1934, lasciò la direzione del Fascio fiorentino e si spostò a Roma. Insieme a Giuseppe Bottai, contribuì all'ideazione ed all'organizzazione dei Littoriali della cultura e dellarte. Dal 1934 al 1942 fu stabilmente al Corriere della Sera come inviato speciale. Durante questa esperienza, in un articolo si scagliò contro la stampa estera, affermando che gli stranieri fossero "lividi d'ira e d'invidia perché hanno la precisa coscienza del livello morale che passa tra i nostri giornali, araldi di un'idea, e quelli delle 'grandi democrazie', asserviti alla massoneria e all'affarismo".Fu nell'ambiente romano che nacque l'amicizia con Galeazzo Ciano, genero del Duce e dal 1935 ministro per la Stampa e la Propaganda. Quando il conflitto scoppiò, molti gerarchi partirono volontari. Ciano e Pavolini vennero assegnati alla stessa squadriglia aerea da bombardamento, 15ª Squadriglia da Bombardamento Caproni. Pavolini aveva l'incarico di ufficiale osservatore e di reporter.
La guerra d'Etiopia
Content:File:Pavolini e La Disperata in AOI 1935.jpg: Nella veste di giornalista, Pavolini magnificò Ciano e la natura civilizzatrice dell'avventura coloniale. Nell'articolo La titanica opera compiuta in Eritrea, uscito sul Corriere della Sera il 17 settembre 1935, riferì enfaticamente dell'ingrandimento del porto di Massaua. Dal complesso della sua attività di corrispondente, traspariva grande disprezzo per gli abissini, considerati immensamente inferiori ai colonizzatori.Di questo periodo è un inno in onore di Galeazzo Ciano, comandante della squadriglia: Nel periodo che va da Natale ai primi di febbraio del 1936, Pavolini fu costretto all'inattività a causa di una licenza in Italia di Ciano: in questo periodo progettò azioni ardimentose da proporre a Ciano, che rimasero tutte sulla carta: come l'occupazione di un isolotto sul Lago Tana, in territorio nemico, dove impiantare una base aerea facilmente difendibile, dalla quale dare man forte ai ribelli avversi all'imperatore d'Etiopia. A questo proposito scrisse a Ciano:File:Caproni 101 in volo su Macallè il 14 novembre 1935.jpg: Dopo il ritorno di Ciano alla squadriglia, il 15 febbraio Pavolini prese parte agli attacchi contro l'esercito etiopico in ritirata dopo la sconfitta subita nella Battaglia dellEndertà:Nel corso delle medesime operazioni il nemico fu bombardato con 60 tonnellate di iprite, un'arma chimica il cui impiego era vietato dalla Convenzione di Ginevra: Pavolini non ne fa menzione.L'uso dei micidiali gas vescicanti e asfissianti fu tenuto segreto e poi negato per molti decenni nelle versioni ufficiali (ma anche da un testimone come Indro Montanelli) sino a tempi relativamente recenti. Si dovette infatti attendere il 7 febbraio 1996 perché la verità venisse ufficialmente a galla quando l'allora Ministro della Difesa, generale Domenico Corcione, ammise davanti al Parlamento l'uso delle armi chimiche da parte italiana durante la guerra d'Etiopia. Il 27 febbraio iniziò la Seconda battaglia del Tembien che vide la rotta dell'esercito guidato da Ras Kassa Haile Darge. Pavolini dall'alto descrisse la situazione evolversi:Commentando la fine della battaglia nei pressi del lago Ascianghi Pavolini scrisse: Il 15 aprile l'aereo su cui si trovava Pavolini ebbe un guasto e pertanto si decise di puntare sulla città di Dessiè appena occupata dalle truppe eritree del generale Alessandro Pirzio Biroli. Ma quando si danneggiò anche uno dei due motori fu costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza nel piccolo campo di aviazione di Quoram in territorio nemico. Da qui furono poi recuperati il giorno seguente.Alcuni giorni prima dell'occupazione di Addis Abeba, per un Ciano desideroso di compiere un'impresa ardimentosa, Pavolini progettò un'incursione nell'aeroporto della città al fine di catturarne il comandante. Il 30 aprile, da Dessiè, Ciano accompagnato da Ettore Muti partì alla volta di Addis Abeba: l'impresa non ebbe però successo, in quanto la rapida reazione dei difensori abissini non permise all'aereo di atterrare. Ripresa quota, Ciano si accontentò di lanciare un gagliardetto della "Disperata" sulla piazza principale della città.Arrigo Petacco, Faccetta nera. Storia della conquista dell'impero, Mondadori, Milano, pagg. 162-163.Pavolini rievocò la sua esperienza bellica nel libro di memorie di guerra Disperata, edito dalla Vallecchi nel 1937. Il libro ha toni analoghi a quelli di altri memoriali redatti da altri noti reduci della guerra dEtiopiaCome Vittorio Mussolini con Voli sulle Ambe, Giuseppe Bottai con il suo Quaderno africano (Giunti, 1995. ISBN 88-09-20618-5) o Indro Montanelli, con XX Battaglione eritreo (Milano, Panorama, 1936). e rivela disprezzo verso il nemico, assenza di pietà nel suo sterminio ed esaltazione della bella morte, valori reputati - allora - positivi e degni di essere francamente proclamati e rivendicati.Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Vicenza, Neri Pozza, 2005, p. 188.
L'ascesa
Content:Di ritorno in Italia dall'Africa nel maggio del 1936, la carriera di Pavolini conobbe una significativa ascesa, esplicatasi sotto la protezione di Ciano, dal giugno 1936 ministro degli Esteri, con il quale condivideva una linea attendista rispetto alla possibilità di entrare in guerra a fianco del Terzo Reich. Da deputato che era, Pavolini divenne presidente della Corporativismo#Le corporazioni durante il regime fascista (dal 29 ottobre 1934 al 23 novembre 1939); membro del Consiglio Nazionale delle Corporazioni (1939-1943); componente della commissione per la bonifica del libro, istituita dal ministero della Cultura Popolare (1938-1939); membro del Gran Consiglio del Fascismo (1939-1943).Guido Bonsaver, , Laterza, p. 129 sgg.Ciano lo protesse e lo difese a più riprese, più di quanto non avesse mai fatto per qualsiasi altro,Giordano Bruno Guerri, Galeazzo Ciano - una vita (1903-1944), Mondadori, Milano, 2005, p. 620 ISBN 88-04-48657-0. una prima volta nel 1935 quando a Mussolini giunse una segnalazione nella quale, dopo essere stato ridicolizzato come combattente, Pavolini veniva accusato di cumulare incarichi e prebende sino a mettere assieme stipendi da favolaSi scrisse al Duce che Pavolini guadagnasse al mese 17.000 lire, al tempo una fortuna; Ciano lo aiutò a scrivere - diversi autori (tra i quali Giordano Bruno Guerri, Galeazzo Ciano, 2005, cit. p. 621) sottintendono in pratica sotto dettatura - una risposta nella quale dettagliava di percepirne "«solo 9950» (che non erano poco)". Così Giordano Bruno Guerri alle pagine citate: "Fra tutti gli uomini del fascismo Pavolini è quello più «costruito» da Ciano, senza il quale - a differenza per esempio di Alfieri - non sarebbe giunto oltre la carica di federale. [...] Fin dall'Etiopia lo difende e lo aiuta in tutti i modi, più di quanto abbia fatto con qualsiasi altro. Un episodio emblematico del 1935: a Mussolini era giunta un'«informazione» (delazione) dove Pavolini dopo essere stato ridicolizzato come combattente veniva accusato di cumulare cariche e prebende per 17.000 lire mensili, una cifra enorme. Ciano, saputa la cosa, fece stendere a Pavolini una dichiarazione secondo la quale guadagnava «solo 9950 lire» (che non era poco)..". ed in almeno un'altra occasione, nel novembre 1937, quando Mussolini espresse a Ciano dubbi sul "lealismo politico" di Pavolini.Galeazzo Ciano, Diari, nota 21 novembre 1937.Almeno sino al 1939 Pavolini si mantenne, in pubblico, vicino al sentimento antitedesco di Ciano, tanto che in occasione dell'Occupazione tedesca della Cecoslovacchia esclamò: e l'eco di tale dichiarazione giunse sino a Berlino.Come riportato in Giordano Bruno Guerri, "Galeazzo Ciano - una vita (1903-1944)", Mondadori, Milano, 2005, p. 446 ISBN 88-04-48657-0, righe 7 e 8).
Il MinCulPop e Doris Duranti
Content:File:Pavolini.jpg: Dal 31 ottobre 1939 fu titolare del Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop), in sostituzione di Dino Alfieri, inviato come ambasciatore al Vaticano. Per Montanelli, con la sua nomina "salì sul firmamento fascista una stella che avrebbe brillato di luce sanguigna durante il periodo repubblichino".Ad ispirare la nomina di Pavolini fu l'amico Ciano, che, già la sera del 19 ottobre, aveva annotato nel suo Diario: Tale fu la percezione dell'influenza di Ciano nel rimpasto ordinato da Mussolini, mentre la guerra europea divampava ormai da due mesi, che presso alcuni circoli il nuovo governo veniva indicato come il "gabinetto Ciano".Franco Catalano, L'Italia dalla dittatura alla democrazia. 1919/1948, volume 1, Feltrinelli, terza edizione, maggio 1974, p. 246. File:Doris duranti.jpg: Nello stesso periodo l'attrice Doris Duranti, diva del cosiddetto "cinema dei telefoni bianchi", divenne sua amante e tale resterà sino all'ultimo, quando Pavolini, alla vigilia della sua tragica fine, la fece rifugiare in Svizzera.
Le veline
Content:Tra i principali compiti quotidiani del Ministero assegnato a Pavolini v'era la redazione delle cosiddette "Velina (giornalismo)" del Minculpop (tecnicamente denominate "note di servizio"), che imponevano ai media italiani cosa dire e come dirlo.. L'arrivo di un uomo colto come Pavolini alla guida del dicastero, tuttavia, non portò alcun miglioramento - al contrario - nello stile e nella sostanza di tale attività, tesa a sostituire interamente la propaganda ai fatti ed alle notizie.Arrigo Petacco, La seconda guerra Mondiale, Roma, Armando Curcio Editore, vol. 8, pp. 278, 279). Già una settimana dopo l'inizio del mandato, infatti, la velina del giorno della gestione Pavolini assume toni perentori:Nel febbraio del 1940 viene emessa una velina che rappresenta egregiamente il culto della personalità dedicato a Mussolini, cui Pavolini non cessa di dare impulso:La foga con la quale la propaganda promossa sotto la supervisione di Pavolini viene prodotta porta anche ad infortuni linguistici, che contribuiranno all'ironia che si va diffondendo in modo sotterraneo nel Paese all'indirizzo del "colto" ministro e del suo ministero:Con l'Italia ormai coinvolta nel conflitto mondiale, le veline aumentano il proprio distacco dalla realtà sino a specificarlo, a volte, esse stesse in modo esplicito, come quando, nell'anniversario della Marcia su Roma, il Minculpop non esita ad emettere una nota tutt'altro che bellicosa ma alquanto surreale, destinata probabilmente a tacitare i pettegolezzi che si vanno sempre più facendo intensi circa la relazione sentimentale tra Pavolini e Doris Duranti, che per questo viene popolarmente schernita come "l'artista per (sua) eccellenza":Allo scopo di stigmatizzare la rivista fascista "Il Primato", che aveva pubblicato in copertina un'illustrazione raffigurante alcuni soldati seduti in un bivacco, durante la guerra Pavolini emise un messaggio che recitava:Nel gennaio del 1941 fu inviato sul Campagna italiana di Grecia, col grado di capitano, sempre al seguito di Ciano. La polizia politica registrò un'azione riservata di attacco compiuta con ardore, ma senza fortuna, dai due gerarchi: la "vittima" era un'attricetta di passaggio a Bari, che ne uscì indenne.All'Hotel Imperiale risiedeva infatti Sara Agrò, della compagnia Tina Pica-Turco, la quale la sera del 5 febbraio e quella successiva - disse alla polizia politica - fu ripetutamente insidiata dai due, ma non cedette loro. Per questo fu espulsa dall'albergo e presentò un esposto in merito all'accaduto. Così in Antonio Spinosa, Edda, Mondadori 1993.Pavolini perse l'incarico di ministro a seguito di un rimpasto governativo voluto da Mussolini l'8 febbraio 1943, nel tentativo di controllare il fronte interno, mentre la guerra appariva ormai perduta: i pesanti bombardamenti alleati sulle città italiane ed il diluvio di feriti e di caduti, che né la propaganda di Pavolini né la censura militare riuscivano più ad occultare, avevano ormai reso chiaro a tutti ciò che da tempo era chiaro anche ad alcuni membri di casa Savoia.Maria Josè di Savoia, moglie del principe ereditario Umberto II dItalia, già ai primi di settembre del 1942 - un anno prima dell'armistizio dell'8 settembre 1943 - aveva avviato, tramite Guido Gonella, contatti con il Città del Vaticano, nella persona di monsignor Giovanni Battista Montini, auspicando di potersi avvalere della diplomazia papale quale tramite per aprire un canale di comunicazione con gli Alleati (in particolare con l'ambasciatore degli Stati Uniti dAmerica presso la Santa Sede, Myron C. Taylor), al fine di far uscire l'Italia dalla seconda guerra mondiale.Pavolini fu dunque privato del ministero (sostituito da Gaetano Polverelli) e nominato direttore del quotidiano romano Il Messaggero. Quello impostogli da Mussolini costituì un arretramento - seppure momentaneo, in quanto conservò la carica di consigliere nazionale del PNF - nel prestigio di PavoliniIl direttore de Il Messaggero, come del resto la totalità dei media in Italia, dipendeva dalle veline prodotte quotidianamente dal Minculpop e doveva osservarle alla lettera. ed un altrettanto momentaneo allontanamento dalla politica attiva di alto livello, sebbene a Pavolini fosse stata comunque offerta una tribuna, quella di direttore di un importante quotidiano, che gli consentiva inoltre di tornare a coltivare la sua vecchia passione per il giornalismo. Continuò l'attività letteraria con la pubblicazione di memorie come Disperata (1937) e racconti o romanzi come Scomparsa dAngela (1940).
La caduta del fascismo
Content:Il 25 luglio 1943 Pavolini venne a conoscenza della destituzione e del conseguente arresto di Mussolini dal ministro Zenone Benini.Arrigo Petacco, Pavolini, L'ultima raffica di Salò, Arnoldo Mondadori Le Scie, Ottobre 1982, pag. 151-Zenone Benini riferì poi di averlo udito gridare "Mitra! Mitra! Alla macchia!" mentre si allontanava. Pavolini, tornato a casa, mise al sicuro la famiglia facendola ospitare da uno zio, l'architetto Brogi, poi si rifugiò presso l'amico Pierfrancesco Nistri in via Tre Madonne, temendo di poter essere ucciso dai carabinieri, fedeli alla Monarchia e Badoglio, come avvenne poco dopo con Ettore Muti.Arrigo Petacco, Pavolini,L'ultima raffica di Salò, Arnoldo Mondadori Le Scie, Ottobre 1982, pag. 150: "È noto, d'altra parte, che il suo nome, insieme a quello di Ettore Muti, figurava in testa alla lista dei fascisti da liquidare compilata dal maresciallo. Nel corso dei due giorni lì passati maturò la decisione di recarsi in Germania al fine di continuare a combattere al fianco dei tedeschi.Arrigo Petacco, Pavolini,L'ultima raffica di Salò, Arnoldo Mondadori Le Scie, Ottobre 1982, pagg. 152-154.Cinque minuti prima della mezzanotte del 27 luglio a bordo di un'auto munita di targa diplomatica giunse a Villa Wolkonsky, all'epoca sede dell'ambasciata tedesca a Roma e l'indomani mattina dallo scalo aereo di Ciampino, partì per Königsberg raggiungendo Vittorio Mussolini.
Segretario del Partito Fascista Repubblicano
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La ricostituzione del partito fascista
Content:Dalla Germania, Pavolini svolse opera costante di propaganda mostrandosi ai tedeschi oltre che fedelissimo del Duce, anche fascista intransigente. Infatti ancor prima dell'armistizio di Cassibile del 3 settembre, insieme a Vittorio Mussolini, da Königsberg sviluppò i piani politici per la restaurazione del fascismo in Italia e pronunciò comunicati via radio in italiano che preannunciavano il ritorno del Duce al governo. Quando questi fu liberato dalla prigionia sul Gran Sasso e condotto in Germania, Pavolini fu tra coloro che a Monaco di Baviera sostennero la necessità di dare al centro-nord Italia un "Governo Nazionale Fascista"Ugoberto Alfassio Grimaldi, articolo Sotto la bandiera di Salò, su Storia illustrata, nº200, luglio 1974, pag. 23:"Il messaggio dei fedelissimi che parlano alla radio di Monaco di Baviera, nella notte tra l'8 e il 9, annuncia genericamente la costituzione di un Governo Nazionale Fascista. dopo la fuga da Roma del Re e di Badoglio, insistendo con Mussolini affinché ne assumesse la guida.Così in Arrigo Petacco, La nostra guerra, 1940-1945, Mondadori, 1995.Così Pavolini si rivolse a Mussolini al loro primo incontro dopo la liberazione da Campo Imperatore:Dopo alcuni tentennamenti, Mussolini si risolse ad accettare la guida della nuova entità statale. La scelta di Mussolini, per la quale spingeva Hitler stesso, che voleva nuovamente dare dignità al proprio maestro ed amico, indispettì parte dei gerarchi nazisti, che avrebbero preferito una figura più malleabile.Ugoberto Alfassio Grimaldi, articolo Sotto la bandiera di Salò, su Storia illustrata, nº200, luglio 1974, pag. 23:"Ma uno Stato fascista sarebbe nato anche in sua assenza (Mussolini): anzi alcuni gerarchi nazisti l'avrebbero preferito senza di lui, temendo che la figura carismatica del duce limiti la libertà d'azione della Germania, impedisca, come vorrebbe Goebbels, di "fare tabula rasa in Italia".
La Repubblica Sociale Italiana
Content:Costituita la Repubblica Sociale Italiana fu nominato segretario provvisorio del neonato Partito Fascista Repubblicano (PFR), nomina che comportava inoltre l'assunzione del rango di Ministri Segretari di Stato.Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano 2002, pag 159:"(il quale già dal 1937 godeva del rango di ministro di Stato)".Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano 2002, pag 159:"Tra i primi ordini del duce in veste di Capo della Repubblica Sociale italiana sta il conferimento della carica di segretario del partito ad Alessandro Pavolini e il successivo riconoscimento del suo rango di ministro di Stato". Il 17 settembre si recò con Guido Buffarini Guidi a Roma, dove aprì la sede del Partito a palazzo Wedekind riorganizzandone la struttura e l'organizzazione.Arrigo Petacco, La nostra guerra, 1940-1945, Mondadori, 1995. Da qui lanciò un appello radiofonico agli italiani:Il 23 settembre Pavolini convinse il maresciallo Rodolfo Graziani ad aderire al PFR dopo un burrascoso colloquio. Successivamente convocò gli ufficiali del Presidio Militare di Roma e, annunciato loro che "il partito che io guido sarà un partito totalitario", ordinò alla divisione Piave di deporre le armi, consegnarle ai tedeschi e mettersi in marcia verso il nord in attesa di ulteriori ordini.Arrigo Petacco, La seconda guerra Mondiale, Roma, Armando Curcio Editore, vol. 8, p. 280). Il 24 settembre fece celebrare la prima cerimonia funebre in onore di Ettore Muti, ucciso in maniera misteriosa durante il suo arresto notturno a Fregene ad opera di carabinieri inviati da Pietro Badoglio.Arrigo Petacco, Ammazzate quel fascista! Vita intrepida di Ettore Muti, Mondadori, 2003.L'idea di Pavolini di creare un esercito prettamente fascista per la Repubblica Sociale Italiana lo portò a vari scontri con Graziani, che desiderava che il nascente Esercito Nazionale Repubblicano fosse apolitico, e con l'amico Ricci che era al comando della Guardia Nazionale Repubblicana. Pavolini riuscì poi a ottenere soddisfazione con la creazione delle Brigate Nere.Fu aperta la campagna tesseramenti al nuovo Partito Fascista Repubblicano. Secondo le direttive di Pavolini si negò aprioristicamente la tessera a coloro che avevano appoggiato il Governo Badoglio ed ai fascisti pentiti che chiedevano la reintegrazione.Arrigo Petacco, Pavolini, L'ultima raffica di Salò, Arnoldo Mondadori Le Scie, Ottobre 1982, pag. 170. Il tesseramento fu poi chiuso per il sospetto che potessero giungere richieste strumentali da parte di "avventurieri ed opportunisti". Abolì inoltre l'uso del termine gerarca ed i fronzoli che adornavavo le divise militari, rendendole il più possibile spartane. A fine ottobre erano già state raccolte circa 250.000 richieste di iscrizione al PFR. File:Pavolini rientra a Roma 18 settembre 1943.jpg: File:Alessandro Pavolini.jpg: Questo dato portò al Congresso di Verona (1943) (novembre 1943)Il termine "Congresso costituente" è usato dagli storici per brevità: il nome ufficiale era "Rapporto nazionale". raccontando: «ci siamo impadroniti dei ministeri mandando un camerata accompagnato da due, massimo da quattro giovani fascisti armati di mitraResoconto stenografico del Congresso di Verona.».In realtà i due gerarchi erano nella capitale, seguendo un progetto discusso a Monaco con Mussolini, per riunire la Camera dei Fasci ed il Senato per far loro dichiarare decaduta la monarchia, ma si avvidero che era eccessivamente rischioso, avendo le Camere già votato in modo apertamente antifascista.Giorgio Bocca, La repubblica di Mussolini, Mondadori. Il 5 novembre, a seguito dell'omicidio di diversi fascisti nel corso di imboscate (colpì in particolar modo l'uccisione del console della Milizia Domenico Giardina), Pavolini emanò la seguente ordinanza che comminava la pena di morte ai responsabili:
Il Manifesto di Verona
Content:Alessandro Pavolini partecipò con Benito Mussolini e Nicola Bombacci alla stesura del Manifesto di Verona, che fu poi posto ai voti ed approvato al Congresso del Partito Fascista Repubblicano del 14 e 15 novembre 1943.
L'assise di Verona
Content:File:Assemblea nazionale del Partito Fascista Repubblicano.jpg: File:Alessandro Pavolini legge il messaggio di Mussolini all'assise di Verona.jpg: Pavolini, chiamato a presiedere il primo ed unico Congresso del Partito Fascista Repubblicano (PFR) in qualità di segretario, aveva aperto l'assise leggendo un messaggio di Mussolini in cui si invitava ad adoperarsi per dare alla nuova repubblica un esercito. Pavolini proseguì la propria relazione paventando il pericolo costituito dagli attentati partigiani e richiamandosi al fascismo delle origini:per poi concludere:In seguito furono poi approvati i 18 punti del Manifesto di Verona. Mussolini descrisse a Dolfin il congresso come:Sostanzialmente il Congresso di Verona segnò la vittoria dei fascisti più intransigenti a scapito della corrente moderata,Giuseppe Mayda, articolo La lunga notte di Ferrara, su Storia illustrata, nº200, luglio 1974, pag. 34: In sostanza il congresso sancisce il trionfo delle teorie estremiste di Pavolini e Farinacci e l'approvazione del loro concetto del "fascismo delle squadre d'azione". come dimostrò anche l'avvenuta rappresaglia di Ferrara.
La rappresaglia di Ferrara
Content:File:Igino Ghisellini.jpg: Mentre il congresso era in corso, giunse a Verona la notizia dell'uccisione di Igino Ghisellini, pluridecoratoTre medaglie d'argento e tre di bronzo. reggente la Federazione di Ferrara (Ghisellini dopo l'Armistizio di Cassibile, aveva aperto trattative con gli antifascisti rifiutate però dal Partito comunista). Pavolini comunicò subito la notizia all'assemblea:Alla notizia i partecipanti all'assise cominciarono a gridare: "A Ferrara, a Ferrara". Pavolini, assecondando le richieste di rappresaglia (guerra) disse: «lo faremo con il nostro stile spietato e inesorabile» e disponendo l'invio solo degli squadristi ferraresi e di Verona e Padova aggiunse: In seguito alle disposizioni date da Pavolini, diverse squadre si recarono a Ferrara per eseguire la rappresaglia nel corso della quale settantacinque antifascisti furono prelevati dalle loro abitazioni e dalle locali carceri. Undici di essi furono sommariamente fucilati la notte stessa del 15 novembre, mentre alcuni altri morirono successivamente in carcere. La rappresaglia di Ferrara fu criticata da Mussolini per la sua ferocia e la sua inopportunità politica: in quel momento egli cercava di riunire quel che restava del Paese sotto la RSI, non precipitarlo ulteriormente in una guerra fratricida.Tuttavia, da quel momento il dado fu definitivamente tratto. Roberto Farinacci commentò così l'episodio su "Il Regime Fascista": «La parola d'ordine è stata: occhio per occhio, dente per dente. Si è creduto forse che noi non avessimo la forza e il coraggio di reagire. I fatti ora hanno parlato».Da quel momento la stampa di Salò prese ad impiegare largamente il neologismo "ferrarizzare" quale sinonimo di analoghe operazioni di liquidazione del nemico internoNemico interno (partigiani, badogliani, "traditori" in genere), giudicato distinto, ma oggettivamente estensione di quello "esterno", gli Alleati. reputate "esemplari". Secondo Indro Montanelli:
Il processo di Verona
Content:File:Processo Verona 1944.gif La vittoria dell'ala dura del fascismo repubblicano al congresso di Verona sancì un sentimento comune a tutte le federazioni del nord Italia, desiderose di vendetta su coloro che nel Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 avevano sfiduciato Mussolini apponendo la propria firma sull'Ordine del giorno Grandi. I membri del Gran Consiglio che vennero arrestati furono processati e cinque di essi condannati alla pena capitale, gli altri tredici condannati a morte in contumacia.In serata tutti e cinque i condannati a morte compilarono la loro domanda di grazia, compreso Ciano che la firmò dopo numerose sollecitazioni; per decisione di Pavolini le richieste di grazia non furono mai inoltrate a Mussolini. Esse, dopo un procedimento assai contorto, furono formalmente respinte dal console Italo Vianini.Fu in questo contesto che Pavolini si guadagnò la definizione di "irriducibile" ed a tal proposito lo si ricorda come "il Superfascista". Secondo Denis Mack Smith, la sua prima fama sarebbe stata quella di un uomo "intelligente e sensibile", ma oramai "il fascismo ne aveva fatto un fanatico privo di scrupoli, un uomo spietato e vendicativo che credeva nella politica del terrore".Denis Mack Smith, Mussolini, 1981 (trad. Giovanni Ferrara Degli Uberti, RCS 1997). A Ferdinando Mezzasoma, suo "successore" al Ministero della Cultura Popolare, ordinò che i giornali evitassero appelli "per la pacificazione delle menti e la concordia degli spiriti, per la fraternizzazione degli italiani".Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della guerra civile, Rizzoli, 1983.Carolina Ciano, madre dell'ucciso, attribuì in un suo scritto la responsabilità della sua fucilazione a Pavolini insieme a Guido Buffarini Guidi, Piero CosminPrefetto di Verona, noto per aver gridato durante il processo: "I difensori parlino a testa bassa sennò ci sarà piombo anche per loro". e Rachele Guidi, la moglie di Mussolini.
I franchi tiratori di Firenze
Content:Nel giugno 1944, alla Occupazione tedesca di Roma, Pavolini era a Firenze per organizzare al meglio la resistenza della città e permettere quindi agli alleati tedeschi di organizzare le difese sulla Linea Gotica.Luca Tadolini Storia dei franchi tiratori della RSI, edizioni all'insegna del Veltro, 1998, pag 27. In una relazione a Mussolini scrisse: Nell'agosto 1944 prese parte ai primi combattimenti nella sua Firenze a capo dei fascisti fiorentini, riuscendo a resistere in armi per molti giorni dopo l'arrivo degli Alleati, e ritardando la conquista della città organizzando i franchi tiratori (dei quali fecero parte anche donne e ragazzini).Luca Tadolini Storia dei franchi tiratori della RSI, edizioni all'insegna del Veltro, 1998. Il 18 agosto il "Corriere Alleato" diede notizia dei primi scontri con i franchi tiratori fascisti a Firenze: L'attività dei Franchi tiratori fascisti terminò soltanto il 1º settembre quando la città fu definitivamente conquistata dagli Alleati appoggiati da nuclei di partigiani. In merito, va ricordato che i Franchi tiratori fascisti, pur a corto di mezzi e assemblati alla meglio (anche donne e giovani ragazzi), rallentarono l'avanzata Alleata di ben due settimane, ed il Generale britannico in capo sul fronte italiano, Harold Alexander, disse:
La creazione delle Brigate Nere
Content:File:Pavolini con Costa a Milano nel 1944.jpg: La costituzione delle Brigate Nere fu un disegno lungamente inseguito da Pavolini, sin da quando a Roma, nei primi giorni del suo lavoro di ricostituzione del partito fascista, aveva inteso farne un'organizzazione intransigente e totalitaria, esclusivista e combattente su ispirazione delle vecchie squadre d'azione dello squadrismo.Giorgio Bocca, articolo Via libera alle brigate nere, su Storia illustrata, nº200, luglio 1974, pag. 76. Il progetto vide l'opposizione di Rodolfo Graziani e Renato Ricci contrari alla creazione di un esercito politicizzato.Gianpaolo Pansa, Il gladio e l'alloro, Arnoldo Mondadori Le Scie, Marzo 1991, pag. 148.Scrisse a proposito Pavolini: L'idea fu apprezzata dai tedeschi (in particolare da Karl Wolff e da Rudolf Rahn), quando ormai gli Alleati premevano verso la linea Gotica ancora in costruzione, facendo loro balenare la possibilità di creare, usando le strutture e gli uomini del partito, un nuovo corpo armato più efficiente, agile e deciso della Guardia Nazionale Repubblicana, in grado davvero di "distruggere la piaga del ribellismo" e di assicurare la tranquillità delle retrovie germaniche.Il 22 giugno 1944 Pavolini consegnò le armi agli iscritti del PFR di Lucca costituendo di fatto quella che sarà la prima Brigata nera, denominata "Mussolini" il cui comando fu assegnato ad Idreno Utimpergher. La nascita ufficiale delle Brigate Nere fu annunciata dallo stesso Pavolini alla radio il 25 luglio 1944, nel primo anniversario del "tradimento" del Gran Consiglio. Discorso che concluse con queste significative parole:Il 30 giugno 1944 completò la costituzione delle Brigate Nere. Esse furono costituite nel numero di 41 brigate, una per ogni provincia della RSI, ed intitolate ciascuna ad un caduto del fascismo. Ad esse si affiancavano sette brigate autonome e otto brigate mobili per un totale di 110.000 unità. File:Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa passano in rassegna gli squadristi delle Brigate bere della Resega estate 1944.jpg: Nel contesto dello stesso annuncio, Pavolini rese noto che i brigatisti già "saldamente inquadrati" erano ventimila, una cifra destinata a crescere in numero,Gianpaolo Pansa, Il gladio e l'alloro, Arnoldo Mondadori Le Scie, Marzo 1991, pag. 169: "Graziani e Canevari indicano in circa 30.000 uomini la forza delle Brigate nere. Questa cifra trova conferma nel rapporto tedesco che, alla data del 9 aprile 1945, assegna ai reparti del PFR 22.000 volontari". ma non in efficienza: questo sia per la mancanza di materiali sia in quanto i quadri del partito, spesso privi di esperienza ed istruzione militare, vennero trasformati istantaneamente in comandanti di formazioni militari.Le Brigate Nere dovevano essere impiegate, secondo le parole pronunciate in giugno da Mussolini e riprese da Pavolini, per dare corpo alla "marcia della Repubblica Sociale contro la Vandea", riferendosi al Piemonte, dove i partigiani erano particolarmente attivi sin dal settembre 1943 e, guidati da comandanti esperti (spesso ufficiali del Regio Esercito che avevano deciso di dare vita alla resistenza italiana dopo l'armistizio), erano riusciti a strappare larghe porzioni di territorio al controllo nazifascista anche per estesi periodi di tempo.Fu durante queste prime operazioni svolte dalle Brigate Nere in Piemonte che Pavolini il 12 agosto 1944 nella valle dellOrco fu ferito dalla deflagrazione di una bomba nel corso di un attacco partigiano della 77ª brigata "Garibaldi". Pavolini fu ricoverato all'ospedale di Cuorgnè, ove rimase un mese prima di poter far ritorno, ancora aiutandosi con un bastone, a Maderno dove risiedeva. A seguito del ferimento, su proposta di Wolff, Pavolini fu insignito da Hitler della Croce di Ferro per i suoi "meriti nella guerra antiribellistica".Arrigo Petacco, Pavolini, L'ultima raffica di Salò, Arnoldo Mondadori Le Scie, Ottobre 1982, pagg. 201-202.Più tardi partecipò sempre in prima persona, alla guida delle Brigate nere, alle operazioni di riconquista della Repubblica dellOssola che avvennero tra il 10 e il 23 ottobre. Il 16 dicembre Pavolini accompagnò Mussolini nell'auto scoperta che fece il giro di Milano prima del discorso del Teatro Lirico, di piazza San Sepolcro e del Castello Sforzesco, l'unica uscita pubblica del duce dopo il 25 luglio del 1943.
La missione in Venezia Giulia
Content:A fine gennaio 1945 Pavolini fu inviato da Mussolini in Venezia Giulia per rimarcarne l'italianità. Nei territori orientali i tedeschi, fin dal 1943 avevano costituito la Adriatisches Kustenland, sottraendo di fatto quei territori al regno d'Italia e non restituendoli poi nemmeno all'autorità della Repubblica Sociale Italiana. Pavolini si recò a Udine, Gorizia, Fiume (Croazia), Trieste intrattenendosi con i rappresentanti del Partito Fascista Repubblicano, di cui raccolse le lamentele circa l'ingombrante alleato tedesco che favoriva l'elemento croato a discapito degli italiani.Pavolini pronunciò, al Teatro Verdi (Trieste), un discorso improntato sulla difesa dell'italianità della città che strappò l'applauso dei convenuti:
Il Ridotto alpino repubblicano
Content:File:Mussolini-Pavolini.jpg: Fu sostenitore, o forse proprio ideatore,Ideatore per Arrigo Petacco in L'archivio segreto di Mussolini, Mondadori, 1997. della proposta del Ridotto alpino repubblicano (RAR), che prevedeva di ritirare in Valtellina tutte le truppe ancora teoricamente disponibili (in particolare le Brigate Nere) onde poter opporre un'estrema resistenza contro gli Alleati della seconda guerra mondiale. Con certezza ne fu comunque il principale organizzatore, tant'è che alcuni mesi prima della fine fu costituita su iniziativa di Mussolini una commissione di coordinamento dei lavori del RAR e Pavolini ne fu nominato presidente: ne aveva scelto come comandante il generale Onorio Onori, vi aveva destinato ed accasermato le truppe (squadristi toscani con rispettive famiglie) e programmava un concentramento di circa 50.000 uomini. Dette queste notizie a Mussolini durante la riunione del 14 aprile 1945 a Villa Feltrinelli a Gargnano, alla presenza dei massimi esponenti della RSI: Graziani, Filippo Anfuso (nuovo viceministro degli esteri), il generale delle Allgemeine SS Wolff, il ministro dell'interno Zerbino, il colonnello Dollmann e diversi altri generali sia italiani che tedeschi. Consegnò inoltre programmi di trinceramento come l'escavazione di caverne (bunker) e la traslazione nel ridotto delle ceneri di Dante.Fra le altre idee di Pavolini vi era la costruzione di una stazione radio di propaganda e di una tipografia per la stampa di un giornale che avrebbe dovuto essere distribuito lanciandone le copie da un aereo in volo. Essendo tutti i convenuti, Pavolini compreso, già convinti dell'imminente fine, concluse gridando che "in Valtellina si consumeranno le Battaglia delle Termopili del fascismo". La proposta, tuttavia, non ebbe concreto seguito.Per i fascisti che avevano seguito il loro Duce, Pavolini dispose però premi in denaro e la possibilità di scegliere tra il rifugio in Germania o la "mimetizzazione", fruendo di documenti falsi e di tessere Annona (economia); con Ferdinando Mezzasoma, ministro del Ministero della Cultura Popolare, preordinò la distribuzione di fondi segreti fra quei fascisti che avessero voluto proseguire in clandestinità la lotta nell'Italia del dopoguerra e la disseminazione di "talpe" in istituzioni ed organismi cruciali. Con una nota riservata, suggerì a Mussolini di organizzare in Svizzera una centrale fascista di una trentina di elementi fidati, costituendovi un fondo monetario speciale in valuta straniera per le occorrenze future.
Le ultime giornate di Salò
Content:Dopo il fallimento delle trattative di resa con il CLN, Mussolini, dopo una riunione al palazzo della Prefettura a Milano, decise di accettare la proposta di Pavolini ed impartì l'ordine di dirigersi verso il Ridotto alpino repubblicano, ordine mascherato nella formula "Precampo a Como", ma tuttavia ben chiaro. Pavolini ordinò alle Brigate Nere della Liguria e del Piemonte di muovere verso la Valtellina e stimò in circa 25.000 le unità in movimento. Prima di partire ebbe un violento scontro con Graziani, che lo accusò di mentire e di illudere il Duce,Mussolini, presente, chiese poi a Graziani se si trattasse forse di un nuovo 8 settembre e quegli rispose che era molto peggio: "siamo al si salvi chi può". e con Junio Valerio Borghese, il quale gli disse che la Xª Flottiglia MAS (RSI) non sarebbe andata in ValtellinaBorghese era l'unico comandante militare fascista che venne informato dai tedeschi delle trattative segrete di resa frattanto condotte con gli Alleati dai comandanti nazisti in Italia. e che si sarebbe arresa "a modo nostro".Alla partenza di Mussolini, Pavolini spintonò Carlo Borsani, cieco di guerra pluridecorato e Medaglia doro al valor militare, che supplicava il Duce di trattenersi a Milano dove stava trattando la resa con i partigiani..Mussolini partì la sera del 25 aprile; il giorno dopo Pavolini insieme a Idreno Utimpergher, Comandante della Brigata Nera di Lucca, si mise alla testa di una colonna di 178 veicoli, che contavano 4.636 uomini e 346 Servizio Ausiliario Femminile. Una volta giunto a Como non vi trovò Mussolini, il quale aveva proseguito sino a Menaggio. Il 27 aprile da Menaggio proseguì verso Dongo, in direzione dell'alto Adda.Pavolini si unì quindi all'autocolonna di Mussolini, che a propria volta si unì ad un'autocolonna della FlaK (contraerea) tedesca in ritirata verso la Germania. Pavolini portò sul suo autoblindoUn Lancia 3 RO con targa di Lucca perché assegnato a Pavolini da Utimpergher; il veicolo era in realtà un autocarro di serie cui i brigatisti avevano applicato alcune lastre di protezione, 3 mitragliatrici ed un cannoncino da 20mm. in testa al corteoIn tutto 174 italiani e 177 tedeschi distribuiti (oltre che sul mezzo di Pavolini) su 11 auto (Mussolini, i vertici della RSI ed alcuni familiari), 3 autocarri delle Brigate nere di Como, 2 autocarri della Allgemeine SS del colonnello Birzer (caposcorta tedesco del Duce), 2 veicoli delle "Fiamme Bianche" e gli autocarri della Flak precedentemente incontrati. sia quello che diverrà noto come l'oro di Dongo che gli archivi documentari, forse contenenti anche il presunto carteggio Winston Churchill-Mussolini.Così in Petacco, op.cit. Dopo circa un'ora di viaggio Pavolini fermò la colonna, chiedendo a Mussolini (della cui sicurezza si autoproclamò responsabile) di scendere dalla sua auto per viaggiare sul suo autoblindo.Poco più avanti incapparono nel posto di blocco improvvisato dalla Brigate Garibaldi, agli ordini del conte Pier Luigi Bellini delle Stelle. I partigiani, consultato il loro comando di zona, accettarono qualche ora dopo di far passare i tedeschi. A Mussolini avevano fatto indossare un pastrano ed un elmetto da sottufficiale tedesco, nel tentativo di farlo in tal modo passare inosservato e consentirgli di superare il blocco partigiano.Raggiunto un accordo col conte Bellini, gli autocarri tedeschi partirono e poterono proseguire con Mussolini. Gli italiani, dopo la partenza dei tedeschi, avrebbero dovuto invece tornare indietro: l'autocarro di Pavolini partì bruscamente e, per superare una cunetta, fece una manovra scomposta con una repentina accelerata, equivocata come un tentativo di forzare il blocco. Ne nacque una sparatoria. Mentre Francesco Maria Barracu proponeva di arrendersi, Pavolini gridava "Dobbiamo morire da fascisti, non da vigliacchi": preso il mitra si lanciò quindi verso il lago, correndo e sparando. Fu inseguito dai partigiani e ferito in modo piuttosto grave da schegge di proiettile ai glutei.Ricciotti G. Lazzero, Le Brigate Nere, Rizzoli, 1983.File:Mussolini e Petacci a Piazzale Loreto, 1945.jpg: A seguito di un'ampia battuta di ricerca fu catturato a notte, indebolito dalla ferita, fu poi portato a Dongo, nella Sala d'Oro del palazzo comunale, dove poi fu condotto brevemente anche Mussolini, anch'egli nel frattempo riconosciuto e catturato.Arrigo Petacco, Pavolini, L'ultima raffica di Salò, Mondadori, 1982.Insieme a Paolo Porta e Paolo Zerbino Pavolini fu processato per collaborazionismo con il nemico, passibile per il CLN di fucilazione immediata secondo la sua ordinanza del 12 aprile precedente. Furono fucilati anche gli altri 12 arrestati che erano con loro. Pavolini ebbe per ultimo vanto quello di guidare la fila indiana dei condannati che dall'edificio del comune si avviò verso il lago, nei pressi del quale (dopo diversi incidenti procedurali) furono schierati di schiena per l'esecuzione. Il cadavere di Pavolini fu esposto il giorno dopo a Milano, a Piazzale Loreto, appeso con quello di Mussolini.
Onorificenze
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Content:@an0:PAVOLINI, Alessandro - Dizionario Biografico, la voce nella ''Treccani.it L'Enciclopedia Italiana''@an0:Fascismo: biografie, Alessandro Pavolini - Storia XXI secolo@an0:Aprile 1929: Alessandro Pavolini federale di Firenze Categoria:Filosofi della politica Categoria:Fascismo (movimento) Categoria:Politici del Partito Nazionale Fascista Categoria:Personalità della Repubblica Sociale Italiana Categoria:Militari della Regia Aeronautica Categoria:Fondatori di riviste italiane Categoria:Medaglie dargento al valor militare Categoria:Deputati della XXIX legislatura del Regno dItalia Categoria:Consiglieri della Corporazione delle professioni e delle arti Categoria:Persone giustiziate per fucilazione

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Quello di Pavolini è il secondo da destra.: Paolo PortaPaolo ZerbinoMilanoPiazzale LoretoArrigo PetaccoLorenzo PavoliniPaolo Emilio PavoliniCorrado PavoliniGaetano SalveminiIl BargelloGuerra dEtiopiaIgino GhiselliniMinistro della cultura popolare19391943Dino AlfieriGaetano PolverelliSegretario del Partito Fascista Repubblicano19431945Il Messaggero19431943Fausto BuoninsegniPio PerroneCategoria:Filosofi della politicaCategoria:Fascismo (movimento)Categoria:Politici del Partito Nazionale FascistaCategoria:Personalità della Repubblica Sociale ItalianaCategoria:Militari della Regia AeronauticaCategoria:Fondatori di riviste italianeCategoria:Medaglie dargento al valor militareCategoria:Deputati della XXIX legislatura del Regno dItaliaCategoria:Consiglieri della Corporazione delle professioni e delle artiCategoria:Persone giustiziate per fucilazioneCategoria:Governo Mussolini

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