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Corriere della Sera
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Abstract

Il Corriere della Sera è uno storico quotidiano italiano, fondato a Milano nel 1876. Pubblicato da RCS MediaGroup, è il primo quotidiano italiano per diffusione e per lettorato. Il suo slogan è: «La libertà delle idee».
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Content:
Storia
Content:File:Corriere 5 marzo 1876.jpg: Un giornale con la denominazione Corriere della Sera, fondato dal ventitreenne Giuseppe Rovelli, fu pubblicato a Torino nel 1866, ma dopo solo due numeri (1º agosto e 2 agosto) il quotidiano cessò le pubblicazioni per mancanza di fondi.
Dalle origini al 1900
Content:Il Corriere della Sera nacque nel febbraio del 1876 quando Eugenio Torelli Viollier, direttore de La Lombardia, e Riccardo Pavesi, editore della medesima, decisero di fondare un nuovo giornale.Il primo numero venne annunciato dagli strilloni in piazza della Scala alle 21 di domenica 5 marzo 1876Orio Vergani, Scale azzurre in via Pietro Verri 14, «Corriere della Sera», 4 marzo 1951, p . 4., con la data del 5-6 marzo. La doppia data indicata consentiva la validità del giornale per il pomeriggio del primo giorno e la mattina del giorno seguente. Per il lancio venne scelta la prima domenica di Quaresima (tradizionalmente quel giorno i giornali milanesi non uscivano). Il Corriere sfruttò quindi l'assenza di concorrenza; però, per non inimicarsi l'ambiente, devolvette in beneficenza il ricavato del primo numero. La foliazione era di quattro pagine, stampate in 15000 copie. Come sede del nuovo giornale fu scelto un luogo di prestigio, la centralissima Galleria Vittorio Emanuele IILe successive sedi del Corriere furono: dal 1º ottobre 1880 via San Pietro all'Orto; dal 1884 via San Paolo; il 23 giugno 1889 il giornale si trasferì in via Pietro Verri, nel palazzo di Benigno Crespi.. Tutto il giornale era raccolto in due stanze ed era fatto da tre redattori (oltre al direttore) e da quattro operai. I tre collaboratori di Torelli Viollier erano suoi amici:@an0:socialiste@an0:Il Sole@an0:Internazionale marxista@an0:salgariano Teodori Buini fu nominato caporedattore. Portò al giornale anche sua moglie, Vittoria Bonaccina, che tradusse alcuni dei romanzi pubblicati sulle pagine del Corriere. La signora Bonaccina non era l'unica donna: collaborò anche la moglie di Torelli, Maria Antonietta Torriani, scrittrice di romanzi dappendice con lo pseudonimo "marchesa Colombi". Per le indispensabili corrispondenze da Roma si era offerto di collaborare gratuitamente Vincenzo Labanca, vecchio amico di Torelli Viollier. Per l'estero c'erano accordi con l'Agenzia Stefani e la francese Agence Havas.L'amministratore del giornale era il fratello di Eugenio, Titta TorelliConservò questo incarico fino al 1888 circa, poi si dedicò al collezionismo d'arte.. Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna, che possedeva uno stanzone nei sotterranei della Galleria Vittorio Emanuele.Nei giorni successivi le vendite del quotidiano si assestarono sulle 3000 copie. Il prezzo di un numero era di 5 centesimi (un soldo) a Milano, 7 fuori città. Il giornale era così composto: la prima pagina ospitava l'articolo di fondo, la cronaca del fatto più rilevante e i commenti al fatto. La seconda era dedicata alla cronaca politica italiana e straniera. La terza pagina ospitava la cronaca milanese e le notizie telegrafiche. La quarta pagina era dedicata alla pubblicità. I caratteri venivano stampati in corpo 10. Il Corriere andava in macchina alle 14 per essere distribuito circa due ore dopo, e usciva con una doppia datazione (5-6 marzo, per esempio), poiché la lentezza dei trasporti faceva sì che spesso giungesse nelle altre regioni l'indomani. La doppia datazione sarebbe perdurata fino al dicembre 1902Il quotidiano uscì con datazione singola a partire dal 2 dicembre 1902, un martedì.. Il primo romanzo dappendice pubblicato sul foglio di Torelli Viollier fu L'incendiario di Élie Berthet. Nei suoi primi dieci anni di vita il Corriere affidò la raccolta pubblicitaria alla A. Manzoni & C. di Attilio Manzoni.La realizzazione del Corriere, come di quasi tutti i giornali dell'epoca, era artigianale: la scrittura degli articoli, tranne che per le corrispondenze da Roma, era "fatta in casa", non essendoci cronisti (li aveva solo Il Secolo (quotidiano)). La maggior parte del lavoro era affidata alla penna e alle forbici (per i dispacci "adattati") di Torelli Viollier, con un ritmo d'aggiornamento di 2/3 giorni per le notizie interne e di 10/15 per l'informazione proveniente dall'esteroPer avere notizie dall'estero, i giornali attingevano direttamente alla stampa straniera, sottoscrivendo degli abbonamenti annuali, come i comuni lettori.. Il giornale non aveva una tipografia propria (con i conseguenti problemi di gestione dell'autonomia del giornale) e limitava al massimo la pubblicazione di disegni e incisioni, che invece erano frequenti sul Secolo. Torelli assunse in redazione delle nuove leve: Luigi Gualdo (che Torelli Viollier aveva conosciuto a Parigi), Raffaele De Cesare (gestirà la famosa rubrica Note Vaticane) e Ugo Sogliani (futuro caporedattore). Per non rimanere troppo distante dal concorrente, Torelli Viollier decise fin dal 1877 di ricevere notizie via telegrafo (da Roma). Il primo telegramma estero giunse da Parigi nel 1878. Proprio il 1878 fu un anno di svolta. Al principio dell'anno re Vittorio Emanuele II di Savoia fu colto da un'improvvisa malattia che lo portò alla morte. Tutti i giornali italiani diedero ampio spazio all'avvenimento, ma dopo la sua morte tornarono a pubblicare le solite notizie. Torelli Viollier invece continuò a trattare la notizia della morte del re per un'ulteriore settimana. Ciò fece aumentare le vendite da 3000 a 5600 copie; le vendite salirono nel resto dell'anno fino a sfondare a dicembre quota 7000 copie giornaliere. Nel consueto articolo di fine anno, che Torelli Viollier pubblicava prima delle festività natalizie, il direttore ringraziò i lettori e confermò il suo impegno a trattarli "non come avventori [...], ma come amici e soci in un'impresa comune, giacché come tali li consideriamo, e tali sono"Corriere della Sera, 16-17 dicembre 1878. L'impostazione partecipativa adottata dal giornale strideva però con la ritrosia del direttore verso le questioni interne: non venne mai pubblicata, infatti, nessuna notizia sulle variazioni dell'assetto proprietario del giornale, né prima dell'avvento di Benigno Crespi né quando (nel 1885) l'industriale cotoniero diventò il nuovo padrone del giornale..Dagli anni ottanta Milano iniziò a essere investita da una rapida trasformazione economica e sociale. Un nuovo ceto di commercianti e industriali (di origine né patrizia, né liberale) si affermò come nuova forza emergente. Il Corriere seppe intercettare questo nuovo pubblico e in pochi anni riuscì ad attirare la sua attenzione. Nel 1881 la tiratura raggiunse stabilmente le 10000 copie giornaliere. Nell'articolo di fine anno (Programma per l'anno 1882), Torelli annunciò il potenziamento dell'uso del telegrafo per la trasmissione dei pezzi dei corrispondenti, che fino ad allora si erano avvalsi prevalentemente del servizio postale. Il direttore voleva che anche le notizie dall'estero giungessero in tempi rapidi: nel 1882 inviò i primi corrispondenti all'estero, nelle città di Parigi, Londra e Vienna. Nel Programma per l'anno 1883 Torelli annunciò che non avrebbe più utilizzato i rendiconti dell'agenzia Stefani per quanto riguarda i lavori del Parlamento, ma avrebbe raccolto le notizie in proprio.Nel 1883 il Corriere si dotò finalmente di una tipografia propria. Fu acquistata una nuova rotativa (König & Bauer) capace di produrre 12000 copie l'ora. Nel sotterraneo lavoravano una ventina di macchinisti e ventiquattro tipografi su tre turni. Il Corriere cominciò a stampare due edizioni al giorno: una nel primo pomeriggio e una seconda in serata. Alla fine del 1885 il giornale produceva quasi esclusivamente notizie in proprio. Torelli Viollier poteva affermare che "ben di rado il Corriere stampa notizie ritagliate da altri fogli e le forbici della redazione, che sono il redattore capo di molti giornali, arrugginiscono"Corriere della Sera, 8-9 dicembre 1885..Dal 1883 al dicembre 1885 la tiratura passò da 14000 a 25000. Il Corriere vendeva il 58% delle copie in Lombardia, il 20% tra Piemonte ed Emilia (seguendo le direttrici delle linee ferroviarie), il resto era distribuito in Veneto, Liguria, Toscana e in alcune città delle Marche e dell'Umbria. Nella città di Milano era il secondo quotidiano, davanti a La Perseveranza e dietro a Il Secolo (quotidiano). Tuttavia, mentre il Secolo aveva alle spalle il sostegno di una casa editrice (la Sonzogno)Il sostegno della Sonzogno permetteva al Secolo di gestire in proprio la pubblicità, cosa che il Corriere riuscì a fare soltanto dalla fine degli anni Ottanta., il Corriere doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nell'alleanza tra Torelli Viollier e il nuovo socio di Busto Arsizio (poi trasferitosi a Milano), Benigno Crespi (1848-1910), fratello del ricchissimo industriale cotoniero Cristoforo Benigno Crespi: Torelli Viollier desideroso di fare un giornale moderno; Crespi attento ai bilanci, ma sensibile a effettuare investimenti, anche cospicui, per mantenere il giornale competitivo. L'ingresso di Crespi quale proprietario e finanziatore del Corriere aveva portato: all'acquisto di una seconda macchina rotativa (che aveva permesso un miglioramento della fattura delle pagine e un aumento consistente delle copie stampate), all'incremento dei servizi telegrafici e all'assunzione di nuovi collaboratori, scelti da Torelli in completa indipendenza. I redattori del Corriere diventarono sedici. File:Reclame corriere 1887.png: Nel 1887 il Corriere stipula il primo contratto con una concessionaria di pubblicità, la ditta Società per la Pubblicità in Italia#Haasenstein & Vogler italiana. Il giornale si assicura così un'entrata annuale fissa. Il contratto durerà fino al 1915, quando Luigi Albertini deciderà di gestire autonomamente le inserzioni pubblicitarie. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta le colonne del Corriere ospitarono stabilmente varie rubriche giornaliere, nate sperimentalmente negli anni precedenti. Le principali furono: Il quotidiano continuava a pubblicare su ogni numero un romanzo dappendice a puntate. Le pagine a disposizione erano sempre quattro, di cui una (la quarta) dedicata in gran parte alla pubblicità. File:Corsera redazione 1890.jpg: File:Adolfo Hohenstein - Corriere della Sera - 1898.jpg: Nel 1886 Torelli Viollier ideò la figura del "redattore viaggiante", ovvero il cronista che sceglieva un itinerario e scriveva tutto quello che vedeva lungo il percorso: fatti, persone, storie, ecc. Nello stesso anno per la prima volta le copie vendute del giornale sorpassarono le copie distribuite in abbonamento. Alla fine del decennio le vendite raggiunsero 60000 copie, ponendo il Corriere tra i giornali più venduti del Nord Italia.I nomi dei giornalisti che lavoravano al Corriere cominciarono a essere noti: Paolo Bernasconi (inviato a Parigi), Dario Papa, A. Barattani, Carlo Barbiera, Mantegazza. Fece la sua prima comparsa il medico e criminologo Cesare Lombroso. I collaboratori fissi e saltuari erano circa 150. Redattore capo era Ugo Sogliani. A partire dal 1888 il Corriere spostò la prima edizione all'alba e arretrò la seconda edizione al pomeriggio, tradizionalmente letta dai lombardi dopo il lavoro. L'edizione mattutina servì a far arrivare il giornale nelle regioni più lontane entro il giorno di pubblicazione. Nel 1889 il giornale si trasferì in via Pietro Verri, in un palazzo di proprietà di Crespi.Nel 1890 venne inaugurata la terza edizione, diversa e con notizie fresche. Le uscite quotidiane furono così scadenzate: la prima veniva distribuita a partire dalle 4 di notte, la seconda dalle 15 e la terza dalle 22,40. La novità che attirò maggiormente la curiosità dei lettori fu il notiziario sportivo. Apparso nel 1892, era curato da Augusto Guido Bianchi (Torino 1868 - Milano 1951), assunto giovanissimo nel 1887 appositamente per coprire il settore ciclistico, che si stava espandendo molto velocemente. Nel 1893 Torelli Viollier autorizzò Bianchi a fondare un settimanale sportivo, Il Ciclo (primo numero: 4 ottobre 1893). In tre anni il periodico raggiunse la ragguardevole tiratura di 25.000 copieIl 23 aprile 1894 Il Ciclo mutò la testata ne La Bicicletta, si aprì agli altri sport e raddoppiò le uscite settimanali. Quattro anni dopo la testata cambiò ancora in Corriere dello Sport; il giornale cessò le pubblicazioni nel 1903. Tra i collaboratori, apparvero le firme di Luigi Vittorio Bertarelli, Giovanni Pascoli ed Olindo Guerrini.. Era evidente lo sforzo del Corriere per fornire un prodotto completo al fine di conquistare sempre più larghe fette di mercato. Il Corriere, come gli altri quotidiani più importanti, era un giornale di quattro pagine su cinque colonne, con dimensioni un po' più piccole del Broadsheet. A partire dagli anni novanta il Corriere offrì ai suoi lettori notizie di prima mano anche da luoghi diversi dalle capitali europee (si pensi ai corrispondenti di guerra in Africa). Negli anni novanta Torelli Viollier cambiò il concetto grafico della Prima pagina (giornalismo): abolì l'appendice (la parte bassa della pagina), che fu sostituita da un articolo letterario (un pezzo di livello intellettualmente elevato) in quinta colonna, con continuazione nella prima colonna della seconda pagina. Nacque così l'«articolo di risvolto». Adolfo Rossi subentrò a Ugo Sogliani come caporedattoreConservò l'incarico fino al 1901..Nel settembre 1896 Torelli Viollier assunse il venticinquenne Luigi Albertini come segretario di redazione, ruolo inesistente all'epoca in Italia e ritagliato su misura: Albertini mostrava già spiccate doti organizzative ed elevate conoscenze tecnicheNel 1895 Albertini, studente di economia, si era introdotto nell'ambiente editoriale inglese facendo la conoscenza del direttore editoriale del Times, Moberly Bell., mentre non aveva alle spalle una solida carriera giornalistica. Albertini si impose agli occhi dei colleghi per il piglio organizzativo e la capacità decisionale, doti che espresse anche in occasione delle Moti di Milano del 1898, quando decise di mandare tutto il personale direttamente nelle strade di Milano, in cerca di nuove notizie.Proprio i fatti di maggio segnarono una svolta nella direzione del quotidiano. La linea di Torelli Viollier venne messa in discussione finché il 1º giugno il fondatore decise di rassegnare le dimissioni. I proprietari insediarono alla direzione l'editorialista e deputato di area conservatrice Domenico Oliva. Nel resto dell'anno Luigi Albertini, ancora lontano dai vertici del Corriere, viaggiò nelle principali capitali europee per studiare la fattura dei più moderni quotidiani stranieri, accrescendo il proprio bagaglio di conoscenze organizzative.
L'era Albertini
Content:Il bilancio del Corriere della Sera 1899/1900 vide un ridimensionamento delle principali voci del giornale. Nell'assemblea del 14 maggio 1900 i proprietari espressero le loro preoccupazioni per il futuro della testata. Luigi Albertini, che era stato promosso direttore amministrativo all'inizio dell'anno, si unì al coro esprimendo le proprie rimostranze sulla gestione. Oliva per tutta risposta rassegnò le dimissioni. Il 26 aprile era morto Eugenio Torelli Viollier. In luglio i proprietari assegnarono ad Albertini l'incarico di gerente responsabile (cioè direttore editoriale); Albertini entrò anche nel capitale sociale con una piccola partecipazione. Non fu nominato nessun nuovo direttore politico (oggi direttore responsabile), per cui in ottobre Albertini riunificò le funzioni di direttore editoriale e direttore responsabile. Meno di due anni dopo fu raggiunto in via Solferino dal fratello minore Alberto Albertini (giornalista), che rimase al suo fianco per tutta la durata della sua esperienza al Corriere. File:Luca Beltrami.jpg: Albertini confermò Vittorio Banzatti alla carica di redattore capoBanzatti era stato nominato nel ruolo da Torelli Viollier nel 1898. Passerà nel 1903 a dirigere la «Gazzetta di Venezia», sostituito nel 1903 da Oreste Cipriani.Dopo la prematura morte di Cipriani (1919), suoi successori saranno: Pietro Croci (1919-1920), già corrispondente da Londra, e Alberto Tarchiani (1920 – novembre 1925). Il segretario di redazione fu Andrea Marchiori.Assunto nel 1903, fu nominato segretario nel 1907, carica che mantenne fino alla fine della Seconda guerra mondiale. In soli quattro anni Albertini seppe raddoppiare le vendite portandole da 75000 a 150000, surclassando il diretto concorrente «Il Secolo (quotidiano)» (nelle pubblicità, «Il Secolo» si fregiava del titolo di "più diffuso quotidiano italiano") e diventando il primo quotidiano italiano per diffusione.Nel 1927 «Il Secolo», in crisi finanziaria, fu assorbito da «La Sera», altro giornale milanese. Nascono in questo periodo alcuni periodici collegati al prodotto-Corriere pensati per un pubblico eterogeneo: «La Domenica del Corriere» (8 gennaio 1899), popolare, "La Lettura" (gennaio 1901), diretto dal commediografo Giuseppe Giacosa e rivolto al pubblico colto, il "Romanzo mensile" (aprile 1903), che raccoglie i romanzo dappendice pubblicati a puntate sul «Corriere», il «Corriere dei Piccoli» (27 dicembre 1908), periodico illustrato per ragazzi.Intanto, nel 1904 era stata inaugurata la nuova sede (modellata su quella del «The Times» di Londra) al civico 28 di via Solferino, in un palazzo progettato da Luca BeltramiBeltrami ebbe anche una breve esperienza come direttore politico tra il maggio e il novembre 1896.. Da allora il «Corriere» mantenne sempre lo stesso indirizzo. In tipografia vennero installate le quattro nuove rotative Hoe, fatte venire dagli Stati Uniti. La nuova tecnologia consentì di portare la foliazione prima a 6 pagine, poi a 8. La prima pagina venne ridisegnata a sei colonne. Albertini decise di potenziare anche l'approvvigionamento di notizie dall'estero, stringendo accordi di collaborazione con i quotidiani stranieri. Dapprima raggiunge un accordo con il francese «Le Matin (Francia)». Il quotidiano parigino aveva già un'intesa con il quotidiano del Regno Unito «Standard»; ciò consentì al Corriere di ottenere informazioni anche sui fatti riguardanti il Regno Unito e gli USA. Sempre desideroso di migliorare l'approvvigionamento di notizie, Luigi Albertini decide di siglare un accordo diretto con un giornale del Regno Unito. Nel marzo 1905 fu raggiunta l'intesa con il «Daily Telegraph». L'accordo, che garantì al quotidiano milanese le notizie dal Regno Unito in tempo reale, consacrò il Corriere a livello internazionale. Inoltre gli consentì di sciogliere il legame con il Matin, le cui fortune erano in calo, per stringere un accordo con il ben più diffuso «Le Petit Journal»Nel 1895 il quotidiano francese aveva avuto una tiratura media di 2 milioni di copie giornaliere..Nel 1907 il Corriere pubblicò i reportage del proprio inviato più famoso, Luigi Barzini (1874-1947) dal raid Pechino-Parigi. Gli articoli, apparsi in Terza pagina, conferirono al quotidiano milanese e al suo inviato speciale una risonanza mondiale. Al successo della Terza del «Corriere» contribuirono in maniera decisiva anche gli elzeviro di Ettore Janni, critico letterario, e Ugo OjettiUgo Ojetti scriveva sotto lo pseudonimo “Tantalo”.. Il 18 dicembre 1907 da Fort Monroe, negli Stati Uniti, Barzini trasmise in esclusiva italiana per il Corriere il primo articolo via telegrafo senza filiLudina Barzini, I Barzini, Milano, Mondadori, 2010, p. 107. Il pezzo s'intitolava La partenza della grande armata americana per il Pacifico.. Nel 1908 il quotidiano milanese, memore del successo del primo Giro automobilistico dItalia tenutosi qualche anno prima, progettò di lanciare con il Touring Club Italiano e la F.I.V. Edoardo Bianchi il Giro ciclistico d'Italia. Ma la concorrente Gazzetta dello Sport lo bruciò sul tempo, organizzando essa stessa il Giro dItalia per il 1909.Durante la Guerra italo-turca (1911-12), sapendo che l'interesse del pubblico sarebbe stato altissimo, Albertini mandò in Tripolitania i suoi migliori inviati, tra cui Luigi Barzini e Guelfo Civinini. Attestato su posizioni liberal-conservatrici, il Corriere si schierò contro la politica di Giovanni Giolitti. Nel periodo del neutralismo italiano (1914-15) Albertini mantenne il giornale su una posizione di prudente attendismo pacifista. Il sostegno agli interventisti fu dichiarato pochi mesi prima dell'entrata in guerraAurelio Magistà, L'italia in prima pagina. Storia di un paese nella storia dei suoi giornali, Milano, Bruno Mondadori, 2006, pp. 94-95.. Con la direzione di Albertini il Corriere conobbe un crescendo inarrestabile: 275000 copie nel 1911, che salirono a 400000 nel 1918, grazie all'interesse per la prima guerra mondiale, per toccare quota 600000 nel 1920. La "macchina" del Corriere era guidata da Eugenio Balzan, direttore amministrativo dell'azienda-Corriere, noto per la sua puntigliosità nel sorvegliare i conti. Tra il corpo redazionale vanno segnalati: Augusto Guido Bianchi, redattore sportivo; Oreste Rizzini, caporedattore della politica estera; Giacomo Raimondi, decano del «Corriere», esperto di materie economiche e finanziarie; Alberto Colombani, titolare della critica musicale, mentre quella teatrale è di competenza di Giovanni Pozza (verrà sostituito nel 1914 da Renato Simoni). La rubrica sportiva è a cura di Adolfo Cotronei.Scrivevano per la Terza pagina del quotidiano milanese molte fra le firme più prestigiose della cultura italiana, come Gabriele DAnnunzio, Benedetto Croce, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Ada Negri, Renato Simoni, Giuseppe Antonio Borgese, Francesco Pastonchi e Massimo BontempelliNel dopoguerra seguiranno le collaborazioni di Eugenio Montale, Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini, solo per citarne alcuni.. Fuori dall'ambito strettamente letterario si annoverano l'economista Luigi EinaudiLa collaborazione di Einaudi al quotidiano milanese cominciò nel 1898., lo storico Gaetano Mosca e il giurista Francesco RuffiniBeppe Benvenuto, Elzeviro, Palermo, Sellerio, 2002, p. 77.. Albertini ottenne un contratto d'assoluta esclusiva con i prestigiosi collaboratori, accorgimento che permise al giornale di realizzare pagine culturali di altissimo livello.Nell'ottobre del 1921 Luigi Albertini fu designato membro della missione italiana alla Conferenza sul disarmo negli armamenti navali di Washington. Cedette formalmente la direzione del Corriere al fratello Alberto, lasciandogli così tutte le funzioni operative. Il quotidiano si mostrò molto distaccato nei confronti dell'uomo politico emergente nell'Italia del 1922: Benito Mussolini. Il 27 ottobre, nell'imminenza della marcia su Roma, Mussolini contattò personalmente Luigi Albertini chiedendo al giornale di tenere una linea neutrale. Il tentativo finì malamente. Per ritorsione, quella stessa notte il comando militare fascista di Milano ordinò ai miliziani di porsi davanti all'uscita della tipografia, impedendo così l'uscita del quotidiano il giorno 28Eugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme. L'età del mito, 2ª ed., Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005, p. 17..Il governo Mussolini mostrò insofferenza per l'indipendenza politica del giornale, già a partire da quel giorno. Dopo il Delitto Matteotti (10 giugno 1924) il Corriere, nonostante i tentativi di intimidazione, rappresentò la voce indipendente e più autorevole contro il regime. La tiratura toccò alte vette: ottocentomila copie al giorno ed un milione la domenicaEugenio Marcucci, op. cit., p. 18.. Dal giugno 1924 al novembre 1925 furono effettuati centinaia di sequestri di copie del Corriere in varie parti d'Italia, di cui 12 ordinati dalla sola Prefettura di Milano. Il 2 luglio 1925 i magistrati milanesi arrivarono a minacciare la definitiva soppressione della testataGlauco Licata, Storia del Corriere della Sera, p. 206 e 210.. Nel novembre 1925, dopo una serie di diffide e intimidazioni, il regime fascista ottenne le dimissioni di Albertini dalla direzione e la sua uscita dalla società editrice del quotidiano. Tramite cavilli giuridiciVedi infra: Variazioni dell'assetto proprietario., la famiglia Crespi, detentrice della maggioranza delle quote della società, ne acquistò anche la quota in mano agli Albertini, rimanendo il proprietario unico. Il 28 novembre Albertini scrisse il suo ultimo articolo di fondo.
Il ''Corriere'' durante il Ventennio
Content:Dopo l'uscita di scena di Albertini lasciarono il giornale: Alberto Tarchiani (redattore capo dal 1919), Mario Borsa e Carlo Sforza (editorialisti di politica estera), Luigi Einaudi (editorialista di economia), Francesco Ruffini (giurista e storico), Augusto Monti (esperto di pedagogia e problemi dell'istruzione), Ettore Janni (critico letterario), Guglielmo Emanuel e Luciano Magrini (inviati speciali) ed altri redattori e inviati. Eugenio Balzan, il direttore amministrativo, rimase invece al suo postoAbbandonò il «Corriere» nel 1933 ed espatriò in Svizzera.. La direzione fu affidata temporaneamente a Pietro Croci, corrispondente da Parigi. Gli subentrò Ugo Ojetti, mente più incline alla letteratura che alla politica. Ojetti assunse Orio Vergani, che divenne una delle firme di punta del Corriere; inoltre decise il cambiamento nell'aspetto grafico della pagina, che passò da sei a sette colonne. Ojetti guidava il giornale da Milano, ma la pagina politica del Corriere era fatta a Roma, dove il regime aveva collocato un suo uomo, Aldo Valori. Ad Ojetti seguì la debole direzione di Maffio Maffii, durante la quale iniziò la fascismo del quotidiano milanese. Sotto l'imposizione del regime, il Corriere si conformò alle esigenze della dittatura: uso tassativo dell'agenzia ufficiale Agenzia Stefani e delle disposizioni di Achille Starace, il vice segretario del Partito Nazionale Fascista. Nel 1928 venne assunto il ventiduenne Dino Buzzati. Fece una lunga carriera al Corriere e nei settimanali del gruppo.Alla fine del 1928 sbarcò a via Solferino un giornalista di professione, Aldo Borelli, proveniente dalla direzione de La Nazione di Firenze. Borelli fu un giornalista di regime: lasciò che ad occuparsi della politica fosse la redazione romana, che riceveva e pubblicava le velina (giornalismo) del governo. Inoltre, seguì le direttive del regime con particolare zelo, invitando redattori e collaboratori del giornale a scrivere articoli razzisti e antisemiti. Un altro emblematico esempio dell'atteggiamento antiebraico di Borelli è dato dalla censura che impose alle notizie relative alle persecuzioni inflitte dai nazisti agli ebrei e ai polacchi. Confermò il capo redattore Oreste Rizzini e si concentrò sulla pagina culturale. Continuarono a collaborarvi le grandi firme dei tempi di Albertini: Bontempelli, Borgese, Croce, D'Annunzio, Ada Negri, Pirandello, Simoni e Pastonchi. Ad essi si aggiunsero: Corrado Alvaro, Silvio DAmico, Giovanni Gentile, Arnaldo Fraccaroli, Giovanni Papini e Attilio Momigliano. Consulente di Borelli per le pagine culturali fu il critico Pietro Pancrazi.Nel 1929 il Corriere cominciò a pubblicare anche recensioni cinematograficheOrio Vergani, andò a vedere il primo film parlato.. La novità fu accolta inizialmente con sorpresa, poiché il cinema era ritenuto un argomento «non serio», ma i brillanti articoli di Filippo Sacchi fecero ricredere anche i più diffidenti. Nel 1934 il Corriere si dotò di una nuova rotativa HoeResterà in uso, con gli ammodernamenti, fino al 1991.. Nello stesso anno cominciò a produrre in proprio le fotografie da pubblicare sul giornaleDal 1935 si utilizzarono anche le telefoto.. Nel 1935 anche Borelli, come Ojetti pochi anni prima, decise un aumento delle colonne della pagina, che passarono da 7 a 8. Alcuni numeri dell'azienda-Corriere: nel 1935 lavoravano per il giornale (e i suoi periodici illustrati) quasi 1500 persone, fra redattori, collaboratori, tipografi, impiegati. Durante gli anni trenta Borelli assunse una schiera di giovani che, negli anni seguenti, divennero tra i migliori giornalisti italiani: Indro Montanelli (che al giornale conobbe Dino Buzzati, di cui divenne grande amico), Guido Piovene, Paolo Monelli e Gaetano Afeltra. Nel 1936 fu assunto Michele Mottola, destinato a diventare, negli anni cinquanta, vicedirettore.Nel 1939 uscì in prima pagina un lungo articolo a firma di Benito Mussolini che conteneva l'idea del Duce sulla storia. Accanto si pubblicò il manifesto di Walter Resentera che celebrava l'anniversario dei Sansepolcristi, i fasci di combattimento. Fu una delle cause della damnatio memoria di Resentera, valente pittore, nel dopoguerra.File:Armistizio 1943 corriere della sera.JPG: Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in guerra. Il 14 febbraio 1943 la sede del Corriere fu bombardata. I danni furono ingenti, ciò costrinse l'editore a trasferire in periferia tre rotative e altri macchinari. Il 25 luglio del 1943, alla Ordine del giorno Grandi, Borelli pagò per tutti e fu allontanato, venendo sostituito da Ettore Janni, il più anziano degli antifascisti di via Solferino. Dal 3 agosto l'edizione pomeridiana (esistente sin dal 1902) uscì con una propria testata: «Il Pomeriggio» (e la sottotestata «Corriere della Sera»), sotto la direzione di Filippo Sacchi. L'esperimento di doppia direzione ebbe breve durata, terminando l'8 settembreLa testata «Il Pomeriggio» apparve nell'edizione pomeridiana del «Corriere» fino al 24 aprile 1945, vigilia della Liberazione..Dopo l'Armistizio di Cassibile, e la successiva occupazione nazista di Milano, Janni e Sacchi ripararono all'esteroEnzo Forcella, La resistenza in convento, Torino, Einaudi, 1999.. Si autosospesero dal giornale sedici redattori: alcuni entrarono nelle file della Resistenza, altri si allontanarono da Milano, altri ancora si nascosero da amici e conoscentiI loro nomi: Domenico Bartoli, Ernesto Libenzi, Enrico Rizzini, Giulio Alonzi, Andrea Damiano, Corrado De Vita, Bruno Fallaci (zio di Oriana), Francesco Francavilla, Ferruccio Lanfranchi, Indro Montanelli, Amilcare Morigi, Luigi Simonazzi, Arturo Lanocita, Virgilio Lilli, Paolo Monelli e Gaetano Afeltra.. Furono tutti considerati dimissionari (quindi licenziati) dalla gerenza della società editrice. Durante il regime della Repubblica Sociale Italiana fu posto alla direzione del quotidiano Ermanno Amicucci. Tra il 24 giugno e il 18 luglio 1944 uscì una serie di articoli intitolati Storia di un anno. La ricostruzione andava dall'ottobre 1942 all'Armistizio di Cassibile. La serie riscosse subito un grande interesse. Alla 19ª ed ultima puntata il direttore Amicucci rivelò che l'autore degli articoli era Benito MussoliniGli articoli furono raccolti formando un volume che uscì in allegato al quotidiano il 9 agosto 1944 col titolo Storia di un anno. Il tempo del bastone e della carota..
Dal 1945 al 1973
Content:File:IMG 4261 - Milano - Sede del Corriere della Sera in via Solferino - Foto Giovanni Dall'Orto 20-jan 2007.jpg: File:Corriere repubblica 1946.jpg: Un mese dopo la sospensione imposta dal Comitato di Liberazione Nazionale (27 aprile - 21 maggio 1945), il quotidiano torna in edicola con la testata Corriere dInformazione. L'anno successivo esce come Il Nuovo Corriere della Sera (la testata Corriere d'Informazione passò all'edizione del pomeriggio, avvalendosi di una propria redazione separata). Il quotidiano uscì in un unico foglio: nella prima pagina si trovavano le notizie nazionali e internazionali; la seconda pagina, sotto l'intestazione Corriere milanese, ospitava la cronaca di Milano e della provincia.Il nuovo direttore designato dal CLN, l'Partito dAzione Mario Borsa, segnò una netta rottura con il passato, pubblicando editoriali coraggiosi sulla necessità dell'Italia di fare i conti con la dittatura e di chiudere subito con la Monarchia. In occasione del referendum istituzionale del giugno 1946, Borsa schierò il Corriere in favore della Repubblica. Il suo articolo di fondo terminava con queste parole: «Paura di che? Del famoso salto nel buio? Lo credono i nostri lettori: il buio non è nella Repubblica o nella Monarchia. Il buio, purtroppo, è in noi, nella nostra ignoranza, o indifferenza, nelle nostre incertezze, nei nostri egoismi di classe o nelle nostre passioni di parte».Nel frattempo la famiglia Crespi era ritornata proprietaria del Corriere dal 1º gennaio 1946. Alla fine dell'estate i Crespi sostituirono Borsa con il liberale Guglielmo EmanuelSecondo Franco Di Bella, Mario Borsa non fu licenziato, ma lasciò volontariamente il giornale perché si era accorto che la direzione lo spiava (). La conduzione di Emanuel si rifà prettamente allo stile albertiniano, il nuovo direttore ripristina anche il rigoroso rispetto delle gerarchie. Principale editorialista (fino al 1953) è Cesare Merzagora. Il Corriere di Emanuel vende in media 405.000 copieDato rilevato nel 1950..Nel 1952 i fratelli Mario, Vittorio e Aldo Crespi chiamarono alla direzione Mario Missiroli (giornalista), proveniente dal Messaggero. Al suo arrivo, lascia via Solferino Guido Piovene e ritorna Enrico Massa, che era uscito dal Corriere nel 1925 (con Luigi Albertini). Fu chiuso il mensile d'informazione bibliografica La Lettura, nato nel 1901. Missiroli scelse Gaetano Afeltra, uno degli uomini-macchina del giornale, caporedattore centrale. Diventerà il suo alter ego. A questo tandem si aggiunse l'altro caporedattore centrale, Michele Mottola.Il Corriere si trovava in un periodo d'oro: sia il quotidiano che La Domenica del Corriere primeggiavano nel proprio settore, con vendite in crescita. L'azienda di via Solferino decise di aprire un nuovo stabilimento-stampa, per fare fronte alle crescenti tirature del settimanale. Nel 1958 il Corriere diventò il primo giornale italiano ad impiegare un computer per calcolare i dati di vendita nelle edicole. Nello stesso anno iniziarono i lavori di ampliamento della sede. Lo stabilimento fu ampliato con l'aggiunta degli uffici della diffusione e i lavori si conclusero nel 1963.In quegli anni furono valorizzati i più illustri giornalisti, editorialisti, inviati speciali, corrispondenti dall'estero mai avuti dal Corriere: Domenico Bartoli (giornalista), Luigi Barzini (1908-1984), Dino Buzzati, Egisto Corradi, Max David, Enzo Grazzini, Eugenio Montale, Indro Montanelli, Giovanni Mosca, Vittorio Giovanni Rossi, Orio Vergani, Gino Fantin, Enrico Emanuelli, Augusto Guerriero, Silvio Negro, Panfilo Gentile, Carlo Laurenzi (scrittore), Ennio Flaiano e tantissimi altri. La linea politica di Missiroli era un misto di cauto equilibrismo e di equidistanza dai partiti. Impose ai giornalisti la consegna di non cercare nessuna notizia in esclusiva, sostenendo che si doveva attenere scrupolosamente ai lanci ufficiali delle Agenzia di stampa.All'inizio degli anni sessanta la proprietà assunse la convinzione che il Corriere dovesse rinnovarsi. Due fatti apparirono particolarmente significativi: 1) Il concorrente Il GiornoQuotidiano milanese fondato nel 1956. Dopo una prima fase di rodaggio sarà rilevato dall'Eni di Enrico Mattei diventando un giornale fiancheggiatore del nascente Centro-sinistra organico., più moderno e scattante, sta intercettando molti nuovi lettori; 2) Nel 1961 la RCS MediaGroup annunciò l'uscita di un quotidiano nato da una costola del settimanale Oggi (rivista), Oggi quotidiano. Per la direzione del nuovo giornale i Rizzoli hanno scelto Gianni Granzotto, che aveva 47 anni, contro i 75 del direttore del Corriere. I fratelli Crespi decisero che Missiroli avesse fatto il suo tempo e rescissero il contratto. Come successore intendono scegliere non un antimissiroliano, bensì un Missiroli giovane.Il primo candidato è Giovanni Spadolini: ha solo 36 anni ma è già direttore di un quotidiano da oltre 100.000 copie: il Resto del Carlino di Bologna. Missiroli lo considerava il suo «delfino» ma la scelta, oltre a dividere la famiglia CrespiLa proposta di nominare Spadolini veniva da Giulia Maria, la figlia di Aldo. La moglie di Mario, Fosca Leonardi, si oppose fermamente. Il motivo? Tra le due signore non correva buon sangue. Cfr. , provocò la minaccia di dimissioni da parte di otto firme di prestigio, tra cui Indro Montanelli (secondo Mario Cervi, inizialmente Montanelli avrebbe proposto ai Crespi di nominare direttore Mario Pannunzio). Per uscire dallimpasse, la proprietà negoziò con gli otto giornalisti la nomina di Alfio Russo, l'ex corrispondente da Parigi, che qualche anno prima aveva lasciato il Corriere per andare a dirigere La Nazione di Firenze. Gaetano Afeltra, direttore del Corriere d'Informazione, è nominato vicedirettore del Corriere (tuttavia si dimetterà ben presto per contrasti con Russo). Michele Mottola è il secondo vicedirettore. Le cariche di direttore dell'edizione del mattino e del pomeriggio vengono riunificate.Alfio Russo portò con sé da Firenze alcuni giovani che diventeranno giornalisti di prim'ordine: Giovanni Grazzini, Gianfranco Piazzesi, Leonardo Vergani (scomparso poi prematuramente), Giuliano Zincone e Giulia Borghese, la prima giornalista donna assunta al Corriere.Il nuovo direttore realizzò un profondo rinnovamento del quotidiano: trasformò la cronaca e le pagine sportive, inaugurò la rubrica delle lettere al direttore, che al Corriere non esisteva, segno che Russo intese adottare un approccio meno intellettuale. Nel 1963 ruppe lo schema tradizionale del giornale inserendo le «pagine speciali»: da quella letteraria a quelle dedicate ai giovani, alle donne, alle scienze, ai motori, all'economia e alla finanzaFino ad allora il Corriere non aveva riservato una pagina all'economia, ma pubblicava solamente i listini della Borsa valori.. Dopo il disastro del Vajont (9 ottobre 1963), il Corriere lanciò una sottoscrizione pubblica per aiutare le popolazioni rimaste senza casa. La sottoscrizione batté largamente quella indetta dalla televisione di Stato. Tant'è che il Comune di Vajont (Italia) dedicò una piazza del proprio paese chiamandola Piazza del Corriere della Sera in segno di riconoscenza verso il giornale milanese. È del 1965 uno Scoop (giornalismo) internazionale: l'intervista a Papa Paolo VI, realizzata da Alberto Cavallari (la prima intervista italiana a un Papa era stata concessa da Papa Giovanni XXIII a Indro Montanelli). L'orientamento del quotidiano restò moderato e liberale, con uno sguardo attento e critico verso il Centro-sinistra organico, tanto che nel 1963, all'indomani dell'ingresso dei socialisti nel Governo Moro I, Russo sostituì tutti i redattori politici: Aldo Airoldi, notista, Goliardo Paoloni, Alberto Ceretto e Tommaso Martella, resocontisti rispettivamente di Palazzo Chigi, della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.Russo valorizzò gli inviati più giovani e dinamici come Piero Ottone, Alberto Cavallari ed Enzo Bettiza (quest'ultimo assunto da Russo nel 1964). Se ne accorse presto Indro Montanelli che, infatti, ebbe uno screzio con il direttore. A dirigere lo sport fu chiamato Gino Palumbo, importandolo da Napoli, mentre alla cronaca di Milano collocò Franco Di Bella. Il Corriere di Russo fornì un'ampia copertura anche degli avvenimenti esteri: quando la Grecia, nel 1967, è rovesciata dalla dittatura dei colonnelli, il Corriere della Sera fu l'unico giornale italiano a mandare sul posto un proprio inviato, Mario Cervi. Infine, il Corriere mantenne in pianta stabile in Vietnam Egisto Corradi, che inviò dall'Estremo oriente memorabili corrispondenze.Sotto la direzione di Russo, nel luglio 1962, il Corriere della Sera pubblicò un'inchiesta di Indro Montanelli sull'Eni di Enrico Mattei. L'inchiesta, uscita a puntate dal 13 al 17 luglio, dimostrò che la politica estera italiana non era quella governativa, ma quella dell'Eni, e che Mattei fece pagare il metano oltre il dovuto per finanziare la ricerca di un petrolio che in Italia non esisteva e per costringere i governi ad attuare una politica filoaraba, in modo da portare gli Stati arabi a rompere il monopolio delle Sette sorelle (compagnie petrolifere) con continui rialzi di prezzo del greggio (prezzi che poi ricadevano sul consumatore italiano). In seguito Mattei scrisse una lettera risentita e cavillosa, mentre l'Eni tolse la pubblicità al quotidiano milanese (la pubblicità rendeva annualmente 700 milioni).Sul finire degli anni sessanta, i nuovi equilibri in seno alla famiglia Crespi rendono necessario un avvicendamento al vertice del giornale. A sostituire Alfio Russo venne chiamato Giovanni Spadolini, già candidato in pectore sette anni prima. Di solito la direzione del quotidiano rappresentava il coronamento della professione per un giornalista. Vedere arrivare in via Solferino un professionista in piena ascesa fu un'assoluta novità, tanto che per la prima volta una troupe della Rai vi si recò per intervistare il nuovo direttore.Spadolini, uomo di cultura e professore universitario, allargò la schiera dei collaboratori alla terza pagina, chiamando Leonardo Sciascia, Giacomo Devoto, Denis Mack Smith, Leo Valiani, Goffredo Parise (inviato in Cina e in Biafra) e Alberto Arbasino. Gaspare Barbiellini Amidei scrisse di cultura e attualità: altre firme illustri sono Giorgio Bassani, Manlio Cancogni, Guido Calogero e Piero Chiara. Spadolini promosse Dino Buzzati, che aveva stabilito il record di vendite de La Domenica del Corriere, portandolo dentro il quotidiano come critico d'arte. Fu promosso al rango di condirettore Michele Mottola, mentre Gian Galeazzo Biazzi Vergani fu nominato vicedirettore.Fra gli altri giornalisti assunti da Spadolini vanno ricordati Piero Ostellino, Francesco Ricciu e Luca Goldoni. Fortemente critici verso il nuovo direttore, Piero Ottone e Alberto Cavallari lasciarono il giornale, l'uno per dirigere Il Secolo XIX di Genova l'altro Il Gazzettino di Venezia. La linea politica spadoliniana era ben delineata fin dal primo articolo di fondo intitolato Il dialogo. Il nuovo direttore si dichiarò fautore di un'alleanza del centro con la sinistra riformista, mentre chiuse la porta alla formazione di nuove maggioranze, specialmente quelle che comprendono la sinistra comunista.Il 1968 fu l'anno della contestazione studentesca, e il Corriere della Sera fu oggetto di un attacco, in quanto «simbolo borghese», il 12 aprile, pochi giorni dopo l'insediamento di Spadolini. Del gruppo di manifestanti fece parte anche l'editore Giangiacomo Feltrinelli, mentre nove giorni dopo Eugenio Scalfari prese posizione su LEspresso a favore dei contestatori.Il Corriere raccontò i maggiori eventi che coinvolgono gli atenei universitari e intervistò i massimi intellettuali dell'epoca: Ugo Stille incontrò Herbert MarcuseUgo Stille, «Marcuse, il teorico della protesta», Corriere della Sera, 5 marzo 1968.. Enzo Bettiza, inviato a Parigi, parlò con Raymond Aron, Emil Cioran, Eugène Ionesco, Claude Lévi-Strauss, Edgar Morin, Jean-François Revel, Jean-Paul Sartre, Jean-Jacques Servan-Schreiber ed altriEnzo Bettiza, Gli intellettuali in platea, Corriere della Sera, 28 giugno 1968.. Nello stesso anno fu pubblicata la prima intervista fatta dal quotidiano al leader storico del socialismo italiano, Pietro Nenni. Seguirà, l'anno seguente, la prima intervista del Corriere ad un leader del partito comunista, Luigi Longo (realizzata da Enzo Bettiza).Nel 1969 scoppiarono forti agitazioni sindacali che culminarono nei mesi tra settembre e dicembre, periodo ricordato come «autunno caldo». Spadolini, per spiegare le violenze del tempo, coniò la formula «Teoria degli opposti estremismi», che presto è ripresa dagli altri organi d'informazione. L'8 novembre 1969 rimase ferito Aldo Mariani, cronista del Corriere d'Informazione. Alla fine dell'anno il Corriere di Spadolini vantava una diffusione media giornaliera di 630.000 copie, che aumentava a 710.000 per l'edizione del lunedì.Nel 1970, dopo la sanguinosa strage di piazza Fontana, il Corriere inizialmente seguì la linea dettata dalla Procura di Milano, che accusò formalmente gli anarchici di essere gli autori dell'attentato. In un secondo tempo via Solferino prese le distanze dal dibattito politico e ritornò al ruolo collaudato di osservatore equidistante. Ma questa linea, improntata al garantismo, rende più impopolare Spadolini alla sinistra, attirando la rabbia dei contestatori e dell'universo giovanile.Via Solferino si mantenne neutrale anche in occasione delle Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1971Giampaolo Pansa, op. cit., p. 26.. Nel gennaio di quell'anno il Corriere era ai massimi livelli di vendita: veleggiava sulla quota record di 620.000 copie di tiratura e 500.000 di vendita media giornaliera. La pubblicità portava nelle casse del giornale nove miliardi all'anno. La Domenica del Corriere vendeva 850.000 copie e raccoglieva anch'essa miliardi di pubblicità. Il Corriere dInformazione, anche se economicamente passivo, era sulle 130.000 copie. A partire dall'inizio del 1971 e fino al febbraio-marzo del 1972, le vendite subirono un caloGiampaolo Pansa, Comprati e venduti, Milano, Bompiani, 1977, p. 38..All'inizio degli anni settanta entrò nell'attività del giornale Giulia Maria Crespi, figlia di Aldo e unica erede di famiglia, che debuttò creando l'ORGA (un'organizzazione che portò per la prima volta il bilancio del giornale in rosso), e successivamente volle dirigere la linea politica. Con l'arrivo della Crespi fu infranta la regola che aveva contraddistinto la vita del quotidiano, ossia l'equidistanza politica: da quel momento i partiti politici fecero pressioni perché i propri iscritti rappresentassero la redazione. I nuovi dirigenti del sindacato avevano il sostegno dei comunisti e pretesero che i comitati di redazione dei giornali agissero in sintonia con i consigli di fabbrica, di cui la Confederazione Generale Italiana del Lavoro aveva la maggioranza.I Crespi erano soliti far firmare ad ogni nuovo direttore un contratto iniziale di cinque anni, per poi prolungarlo eventualmente di un anno alla volta. Nel 1972 Spadolini, al quarto anno di direzione, venne licenziato. Il 3 marzo gli si comunicò la risoluzione del contrattoGiulia Maria Crespi, Il mio filo rosso, Torino, Einaudi, 2015, pp. 247-249.. Per la prima volta da quando, nel 1925, la famiglia Crespi era diventata proprietaria del quotidiano, un direttore era costretto a lasciare anzitempo l'incarico. Sul licenziamento di Spadolini, che apparve come un vero e proprio defenestramento, tanto da provocare perfino uno sciopero, esistono tesi diverse, ma nessuna di esse ha mai trovato conferma. Fin dall'agosto del 1971, avevano preso forma delle voci, secondo le quali la proprietà sarebbe stata intenzionata a sostituire Spadolini con Indro Montanelli. Venuto a conoscenza della cosa, quest'ultimo ne aveva messo al corrente Spadolini, ma senza ottenere ascolto. Come nuovo direttore, la proprietà decise di affidare il quotidiano a Piero Ottone, che entrò in carica il 15 marzo 1972.
Dai Crespi ai Rizzoli
Content:File:Anni di piombo2.jpg: Piero Ottone valorizzò alcuni giovani redattori, tra cui Giampaolo Pansa, inviato di punta per le pagine politiche, Massimo Riva (giornalista), giornalista economico poi passato a La Repubblica (quotidiano), Giuliano Zincone e, come collaboratore, Pier Paolo Pasolini, a cui era stata affidata la rubrica Scritti corsari tenuta fino alla sua morte, nel 1975Suo successore nelle pagine culturali del Corriere sarà il drammaturgo Giovanni Testori.. Con la direzione di Piero Ottone, la linea politica del Corriere fece una netta virata a sinistra. La redazione del giornale si spaccò in due: tra i più critici, Indro Montanelli rilasciò due interviste ai settimanali Il Mondo (rivista) e Panorama (rivista), in cui paventava la sua fuoriuscita dal giornale.La reazione non si fece attendere: il 17 ottobre 1973 Piero Ottone comunicò a Indro Montanelli che la sua collaborazione con il giornale doveva considerarsi conclusa (si seppe in seguito dopo un ultimatum della stessa Giulia Maria Crespi). Al licenziamento seguì una vera e propria fronda: una trentina di giornalisti decisero di raggiungere Montanelli, impegnato nella fondazione da zero di un quotidiano milanese alla destra del Corriere: Egisto Corradi, Carlo Laurenzi (scrittore), Enzo Bettiza, Mario Cervi, Gianfranco Piazzesi, Leopoldo Sofisti, Giancarlo Masini, Roberto A. Segre, Antonio Spinosa, Egidio Sterpa, Cesare Zappulli e Gian Galeazzo Biazzi Vergani. Ad essi si aggiunsero Guido Piovene e Gianni Granzotto: il nuovo quotidiano, chiamato il Giornale nuovo (poi divenuto il Giornale), uscì con il primo numero il 25 giugno 1974.In risposta alla forte spaccatura che si era creata nella redazione del Corriere, nella primavera del 1974 Piero Ottone elaborò un nuovo programma improntato al decentramento del lavoro. Non più un solo vicedirettore, ma tre, per poter seguire meglio i giornalisti, i collaboratori e gli amministratori del giornale. Inoltre, il comitato di redazione assumeva un ruolo che andava ben al di là delle questioni sindacaliNel 1972 era cominciata la lunga carriera di Raffaele Fiengo come capo del comitato di redazione, che si protrasse ben oltre il 2000., coinvolgendolo nella fattura stessa del giornale. Il programma venne presentato dallo stesso Ottone il 30 marzo nell'assemblea dei redattori, che lo approvarono. I critici (in particolare Enrico Mattei su Il Tempo) commentarono: «Ottone ha creato un "soviet" in redazione»Giampaolo Pansa, op. cit., p. 151..Durante la direzione di Piero Ottone si verificarono alcuni episodi di tensione e di autocensura. Nel 1974 Cesare Zappulli scrisse sulla Domenica del Corriere un pezzo critico sull'operato di Bruno Storti, segretario della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori. Il 1º marzo il consiglio di fabbrica e il comitato di redazione organizzarono un'assemblea a cui parteciparono circa mille persone, tra cui i comitati di redazione dei quotidiani Avanti! e lUnità, in contumacia contro Zappulli: sul numero successivo della Domenica del Corriere comparve un duro comunicato sindacale contro il giornalista, che non ebbe possibilità di replicare.L'anno dopo, il 19 maggio 1975, giunse da Lisbona la notizia che i militanti comunisti avevano occupato con forza la redazione del quotidiano Repubblica, filosocialista. Renzo Carnevali, caposervizio della redazione esteri, riportò la notizia intitolando I comunisti occupano il giornale socialista ma a tarda notte, senza autorizzazione, alcuni redattori modificarono il titolo in Tensione a Lisbona fra Pc e socialisti. Il giornalista protestò con il direttore, e successivamente fu costretto a dimettersi, faticando a trovare qualcuno che gli offrisse un posto di lavoro.Enzo Bettiza, redattore del Corriere della Sera tra il 1964 e il 1974 (e successivamente condirettore del Giornale nuovo), descrisse in modo molto critico la linea editoriale sotto la direzione Ottone, spiegando che si era finiti per fare un quotidiano che era «la negazione anziché l'imitazione del Times» (a cui il direttore diceva di volersi ispirare), pieno di commenti e incentrato su un giornalismo ideologico, aggiungendo:Il 12 luglio 1974 la proprietà del giornale, che l'anno prima aveva visto l'ingresso di Gianni Agnelli e Angelo Moratti come soci di minoranza, passò interamente al gruppo editoriale RCS MediaGroup. Rizzoli si presentò come un editore puro, privo cioè di interessi finanziari esterni all'editoria. Il nuovo proprietario confermò Piero Ottone alla direzioneIl direttore responsabile presentò formalmente le dimissioni il 17 luglio, che furono respinte., accolse l'ingresso di due grandi firme come Enzo Biagi e Alberto Ronchey e annunciò un piano di potenziamento del giornale, che scattò nel 1976 con la nascita dell'edizione romana. L'obiettivo fu un aumento di 10-15.000 copie nella capitale. Nel 1977 furono lanciati un inserto economico settimanale e un supplemento in Rotocalco (giornalismo) a colori (in vendita il sabato con un sovrapprezzo di 50 lire).Il 2 giugno di quell'anno Indro Montanelli subì un attentato da parte delle Brigate Rosse, che lo gambizzarono in piazza Cavour. La notizia del ferimento fu riportata in prima pagina, omettendo però di citare il nome del famoso giornalista. Nell'occhiello c'era scritto Dopo i magistrati e le forze dell'ordine i gruppi armati colpiscono la stampa, mentre il titolo era I giornalisti nuovi bersagli della violenza. Le Brigate rosse rivendicano gli attentati.Il nome di Montanelli apparve soltanto nel secondo elemento del sommario, nonostante fosse stato per decenni una delle firme più importanti della testata e dell'intero panorama giornalistico italiano. Secondo Franco Di Bella, che definì quel comportamento «un episodio sconcertante di faziosità», la responsabilità non sarebbe però da attribuire al direttore Piero Ottone, che in quelle ore si trovava fuori Milano.Circa tre settimane prima, durante gli scontri in via De Amicis che causarono la morte del brigadiere Antonio Custra, il fotografo Paolo Pedrizzetti fotografò un estremista a gambe piegate, con il passamontagna sul volto, mentre sparava contro la polizia. Quell'immagine diventò l'icona degli anni di piombo. La sera del 14 maggio quella fotografia fu offerta anche alla cronaca del Corriere della Sera che, a differenza degli altri quotidiani, la rifiutò. Il giorno dopo fu pubblicata con grande risalto da molti giornali. Il capocronista Salvatore Conoscente e il suo vice Giancarlo Pertegato dissero di non essere stati loro a rifiutare quella foto, senza tuttavia dare spiegazioni pubbliche. Gli editori Andrea e Angelone Rizzoli chiesero al direttore di svolgere un'inchiesta interna, e successivamente fu deciso di nominare Enzo Passanisi nuovo capocronista.Intanto, le costose iniziative adottate dal nuovo editore non avevano prodotto i risultati attesi. In luglio la società editrice fu ricapitalizzata. I nuovi soci chiesero a Rizzoli un cambio di direzione al Corriere entro fine anno. Ottone li anticipò, dimettendosi il 22 ottobre 1977. L'abbandono di Ottone fu seguito dall'uscita di Michele Tito (giornalista), Giampaolo Pansa e Bernardo Valli che, con altri collaboratori, lasciarono il quotidiano milanese (tra essi Umberto Eco, Franco Fortini e Natalia Ginzburg).Il successore di Ottone fu Franco Di Bella (già vicedirettore per cinque anni), che veniva richiamato al Corriere da Bologna, dove dirigeva il Resto del Carlino: la scelta significava che l'editore, oltre ad avvalersi di un collaudato uomo-macchina, voleva rendere il quotidiano più moderno e incisivo. All'inizio i lettori diedero ragione alla nuova linea editoriale: il Corriere continuò a vendere.Nel corso del 1978 si realizzò il passaggio dalla fusione a piombo alla fotocomposizione: la nuova tecnologia fu inaugurata il 26 settembre di quell'anno. Di Bella rese più vivace il giornale che si arricchì con l'inserto settimanale sull'economia (coordinato da Alberto Mucci, ex direttore de Il Sole 24 ORE), con l'avvio della corrispondenza da Pechino affidata a Piero Ostellino e con alcune interviste clamorose di Oriana Fallaci.All'inizio di novembre del 1978 il direttore diede spazio in prima pagina alla missiva di una lettrice che affrontava il tema del matrimonio e del divorzio. Temi come il costume e la vita moderna avevano rarissimo accesso alla «vetrina» di un quotidiano d'informazione italiano. Per il Corriere della Sera si trattò di una novità assoluta. La lettrice ammetteva di tradire il marito e affermava di non poter divorziare poiché non avrebbe potuto affrontare gli alti costi di una vita da sola. Di Bella incaricò Luca Goldoni, cronista di punta del quotidiano, di rispondere alla lettrice (4 novembre). Il botta e risposta tra lettrice e Corriere ebbe una vasta eco su tutta la stampa italiana. Molti altri quotidiani ripresero l'argomento, tutti i principali settimanali dedicarono una copertina al rapporto di coppia e all'adulterio. Di Bella osservò soddisfatto il dibattito che aveva provocato quella lettera, e ne ebbe buoni motivi: il giornale superò le 770.000 copie di diffusione. Alla fine del 1979, la Rizzoli fissò gli obiettivi da raggiungere negli anni ottanta: il quotidiano di via Solferino doveva puntare al milione di copiePaolo Morando, Dancing Days. 1978-1979, Roma-Bari, Laterza, 2009, pp. 145-154..Nel 1980 il Corriere della Sera fu colpito frontalmente dal terrorismo: una delle firme di punta del quotidiano, l'inviato Walter Tobagi, specialista sui temi dell'eversione armata e presidente dell'Associazione Lombarda Giornalisti (il sindacato dei giornalisti lombardi), venne assassinato la mattina del 28 maggio.
Gli anni ottanta
Content:I costosi investimenti effettuati dall'editore tra il 1977 e il 1979 non avevano prodotto i risultati sperati. La Rizzoli aveva compiuto scelte imprenditoriali sbagliate, che avevano ulteriormente peggiorato i conti del gruppo. La casa editrice si era lanciata in oscure manovre finanziarie, che emersero alla luce del sole nel 1981, quando scoppiò lo scandalo della loggia P2. Il Corriere della Sera fu coinvolto al massimo livello poiché nell'elenco di personaggi pubblici affiliati alla loggia eversiva c'era anche il suo direttore Franco Di Bella, il presidente del gruppo Angelone Rizzoli così come il direttore generale Bruno Tassan Din. Apparve chiaro come la Rizzoli non fosse più da tempo la proprietaria reale: il quotidiano, già da qualche anno, era in mano al duo Roberto Calvi-Licio Gelli. Il tutto all'insaputa dell'opinione pubblica.Per il prestigio del Corriere della Sera il colpo fu durissimo e Di Bella fu costretto alle dimissioni. Episodio-simbolo delle vicende del giornale, in questo periodo, fu la pubblicazione di un'intervista in ginocchio di Maurizio Costanzo, egli stesso membro della P2, a Licio Gelli. Nell'intervista Gelli parlò del suo progetto politico di «rinascita» dell'Italia: spiccavano nel disegno del Gran Maestro l'abolizione del servizio pubblico radiotelevisivo e il controllo dei giornali più importantiMaurizio Costanzo, Parla, per la prima volta, il «signor P2», Corriere della Sera, 5 ottobre 1980.. Nei due anni seguenti il Corriere, screditato, perse 100.000 copie. Tra il 1982 e il 1983 venne superato nelle vendite dalla Gazzetta dello Sport perdendo il primato tra i quotidiani italiani: non accadeva dal 1906.Dopo l'uscita di scena della famiglia Rizzoli il giornale fu acquistato da una cordata di cui facevano parte nomi importanti dell'industria e della finanza nazionali, tra cui la FIAT. Per il Corriere divenne prioritario recuperare il rapporto di fiducia coi propri lettori, che si era pericolosamente incrinato. La ricostruzione fu opera soprattutto di Alberto Cavallari, direttore con un mandato triennale dal 1981 al 1984. Durante i suoi tre anni Cavallari riuscì a mandare il giornale ogni giorno in edicola, nonostante le difficoltà economiche (spesso mancavano i soldi per la carta). Come scrivono Giuseppe Gallizzi e Vincenzo Sardelli nel libro Eravamo in via Solferino (pag. 149): "Alberto Cavallari, uno dei migliori giornalisti italiani degli ultimi sessant'anni, soprattutto per versatilità, è stato uno dei rari casi di far coesistere il cronista e lo scrittore. Inviato speciale, corrispondente cosmopolita dall'estero, ma anche prezioso uomo di macchina, toccò a lui il compito di ricostruire l'immagine del Corriere della Sera dopo la parentesi della loggia P2".A Cavallari sarebbe dovuto succedere Gino Palumbo, un altro grande professionista valorizzato da Alfio Russo. Ma a causa della malattia che di lì a qualche anno lo portò alla morte Palumbo fu costretto a rinunciare. Il 18 giugno 1984 Cavallari consegnò al nuovo direttore Piero Ostellino un giornale che aveva ritrovato fiducia in se stesso e che era ritornato in testa alle classifiche di vendita. La media giornaliera del triennio 1983-1985 si aggirò intorno alle 470-490.000 copie venduteGian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona. I protagonisti, la storia e i retroscena del mondo della comunicazione, 2ª ed., Milano, Il Sole-24 Ore, 1999, p. 110..Alla fine del 1986 il Corriere perse per la seconda volta il suo storico primato: questa volta ad opera del quotidiano romano la Repubblica (quotidiano): 515.000 copie di diffusione quotidiana a fronte delle 487.000 del "Corriere"Al terzo posto nei quotidiani d'informazione "La Stampa" con 405.000 copie. Vedi Mauro Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza, Roma-Bari 2012.. Nel febbraio 1987 fu operato un avvicendamento alla direzione: l'editore ringraziò Piero Ostellino e chiamò Ugo Stille, glorioso corrispondente dagli Stati Uniti da oltre trent'anni, una colonna del Corriere. Scopo della nomina era rinverdire il blasone della testata. Per quanto riguarda il recupero del primato nelle vendite, fu operato un immediato rinnovamento del giornale. Poi gli esperti della Rizzoli Periodici, coadiuvati da Paolo Pietroni, idearono e realizzarono un supplemento in carta patinata da abbinare al quotidiano. Sabato 12 settembre uscì il primo numero di Sette (rivista). Di grande formato, la rivista contava ben 122 pagine stampate in rotocalcografia. Il lancio avvenne un mese prima dell'uscita del supplemento del giornale concorrente, Il Venerdì di Repubblica. Nonostante il prezzo lievemente aumentato, l'iniziativa fu un successo: per diversi mesi il numero del sabato del Corriere non scese mai sotto le 900.000 copie di tiratura ed arricchì di molto la raccolta pubblicitaria. Per oltre un anno le distanze tra i due quotidiani rimasero sostanzialmente inalterate: durante il 1988 il Corriere vendette in media 530 mila copie, la Repubblica 700 milaGiampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013, p. 226..Un nuovo capitolo della lotta per il primato si ebbe l'anno seguente: il 14 gennaio 1989 il Corriere lanciò Replay, un gioco a premi basato sul recupero dei biglietti usati nella Lotteria di Capodanno: ogni giorno venivano primati quattro biglietti non vincenti giocati nelle lotterie nazionali (10 milioni di lire di premi al giorno). L'idea ebbe un grande successo: il primo giorno la tiratura arrivò a 980.000 copie. Nei mesi successivi le vendite in alcune città raddoppiarono. Entro l'anno il Corriere della Sera raggiunse le 800.000 copie di media, ritornando ad essere il primo quotidiano italiano.
Gli anni novanta
Content:Con l'arrivo alla direzione di Paolo Mieli (1992-1997) si avviò un ricambio generazionale. Il nuovo direttore alleggerì il giornale abbandonando la distinzione tra «parte seria» e «parte leggera». In pratica la nuova formula previde la collocazione nelle pagine iniziali degli eventi importanti (sotto la nuova testatina "Primo Piano"), anche non politici: maggiore spazio allo sport, agli spettacoli ma anche all'economia. Chiuse l'inserto Corriere cultura nato nel 1986 e, uniformandosi agli altri quotidiani, soppresse la terza pagina rinviando la cultura nelle pagine interne e fondendola con gli spettacoli. Il nuovo direttore decise che la stagione dei giochi a premi era finita e lanciò un corso di inglese e francese su audiocassette. Successivamente spostò Sette al giovedì, abbinandolo ad un supplemento sulla tv. Tali iniziative ebbero successo e permisero al giornale di consolidare il primato. Secondo i dati ADS, infatti, nel primo quadrimestre del 1993 il Corriere registrò una diffusione di 641.969 copie, che crebbe a 667.589 nel secondo. Il vantaggio sulla La Repubblica (quotidiano) si attestò sulle trentamila copieLa stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 48..Durante tutto il dopo-Mani pulite Mieli preferì mantenere una posizione di terzietà rispetto al dibattito politico. L'unico punto su cui si schierò fu il conflitto di interessi attribuito a Silvio Berlusconi, che vinse le Elezioni politiche italiane del 1994. Gli editoriali sull'argomento furono affidati al politologo Giovanni Sartori. Tra il 1994 e il 1996 nacquero tre nuovi supplementi: Corriere Lavoro (4 febbraio 1994), Corriere Soldi (4 marzo 1995, che confluirà nel Corriere Economia dal 6 ottobre 1997) e Io donna, il primo femminile allegato a un quotidiano a diffusione nazionale (23 marzo 1996)La Repubblica varò il suo supplemento femminile due mesi dopo.. Nel 1995, dopo la sfortunata avventura con La Voce (quotidiano), ritornò in via Solferino Indro Montanelli: erano passati 22 anni da quando aveva lasciato il Corriere per fondare un suo quotidiano. Al «principe» del giornalismo italiano venne affidata la pagina della corrispondenza quotidiana coi lettori, intitolata La stanza di Montanelli, che curò fino alla sua morte, nel 2001. In precedenza, tra il gennaio e il marzo 1994, Montanelli aveva scritto alcuni editoriali sul Corriere, nel periodo tra le dimissioni dal Giornale e l'uscita della Voce.La battaglia tra i due quotidiani continuava senza esclusione di colpi anche sul fronte degli inserti e dei prodotti abbinati. All'inizio del 1996 Repubblica e Corriere presentavano ai lettori un supplemento al giorno (esclusa la domenica). Inoltre il Corriere usciva in alcune regioni italiane con la formula del "panino": ad esempio in Campania veniva venduto insieme a un quotidiano locale al prezzo di copertina del giornale locale, o a un prezzo leggermente rialzato. De Bortoli lanciò anche nuovi dorsi locali. Il 1996 fu un anno elettorale. Il 17 febbraio, in piena campagna elettorale, Mieli pubblicò un articolo di fondo in cui dichiarava il proprio sostegno alla coalizione dell'LUlivo. Fu la prima volta che il Corriere suggerì ai propri lettori per chi votare. Alle Elezioni politiche italiane del 1996 prevalse il centrosinistra. Repubblica e Corriere si trovarono così a doversi confrontare sullo stesso terreno politico. La lotta fu aperta e i due quotidiani si riposizionarono: nettamente a favore del governo la prima, più critico il quotidiano milanese.Il 23 aprile 1997 Mieli venne nominato direttore editoriale del Gruppo RCS e lasciò la direzione a Ferruccio de Bortoli, suo vicedirettore. Nel 1998 de Bortoli portò via dalla concorrente Repubblica Giuseppe DAvanzo, cronista esperto e autore d'importanti inchieste. Il 4 dicembre 1998 venne inaugurato il sito web www.corriere.it, dopo circa due anni di presenza in rete su www.rcs.it/corriere/. Nel 2000 fu varata l'edizione romana (16 pagine di cronache locali).
Dal 2001
Content:Il 19 novembre 2001 l'inviata del Corriere Maria Grazia Cutuli fu uccisa in Afghanistan, sulla strada che collega Jalalabad (Afghanistan) a Kabul, assieme ad altri tre giornalisti.Il 29 maggio 2003 si verificò un nuovo avvicendamento alla direzione: al posto di De BortoliDe Bortoli dichiarò di lasciare per non meglio precisate ragioni personali, ma le sue dimissioni suscitarono clamore perché giungevano dopo una serie di pressioni sulla direzione del giornale da parte dell'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi arrivò Stefano Folli, caporedattore dell'edizione romana. Folli strappò a Repubblica alcuni collaboratori, che portò con sé a Milano: Sabino Cassese, Luigi Spaventa e Michele Salvati. Il quotidiano romano si rifece portando via al Corriere Francesco Merlo. La battaglia si svolse anche sul fronte dei prodotti commerciali allegati al quotidiano: Repubblica offriva cento opere letterarie e un'enciclopedia in venti volumi; il Corriere rispose con film e compact disc. Le vendite del giornale però non aumentarono, anzi il primato nella diffusione nazionale fu insidiato dal concorrente.Si decise quindi di richiamare in servizio Paolo Mieli: era il dicembre 2004. L'anno seguente il direttore approvò la riduzione del formato del giornale, sull'onda di un cambiamento che stava coinvolgendo tutti i quotidiani in lenzuolo (formato) (a nove colonne). Le colonne passarono dalle tradizionali nove a sette, il colore fu inserito in tutte le pagine e il formato fu ridotto da 53x38 cm a 50x35 cm, avvicinando il Corriere al formato berlinese. Venne modificato il corpo del carattere, in modo da rendere la lettura più agevole. Il primo numero con il nuovo formato uscì il 20 luglio 2005. Il 14 ottobre uscì il nuovo supplemento mensile «Style». Negli anni successivi nascono i fascicoli «Corriere di Bologna» (30 gennaio 2007) e «Corriere di Firenze» (26 febbraio 2008), collocati al centro delle edizioni nelle rispettive città metropolitane.Il 30 marzo 2009 il Consiglio di amministrazione richiamò alla direzione del giornale De Bortoli, che prese nuovamente il timone della testata dalle mani di Mieli, così come era avvenuto nel maggio del 1997.Le prime novità apportate dalla direzione de Bortoli riguardano la valorizzazione delle collaborazioni femminili. Nel giro di pochi giorni accadono due novità assolute al Corriere: 1) Viene nominata per la prima volta vice-direttore una donna, Barbara Stefanelli; 2) Un editoriale in prima pagina viene affidato per la prima volta ad una donna, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti (30 aprile)Gabriella Sartori, Avvenire, 1º maggio 2009..Nello stesso anno il Corriere diventa disponibile in formato elettronico sui lettore di ebook, come Amazon Kindle, primo in ordine di tempo tra i quotidiani italiani.All'inizio del 2010 il vantaggio sullo "storico" concorrente La Repubblica (quotidiano) si è ridotto a 30000 copie, rispetto alle 80000 del marzo 2009, mentre la versione on line si arricchisce anche di una versione tradotta in lingua inglese e una in lingua cinese, orientata alla comunità cinese presente in Italia.Nel 2011 ritorna il mensile di attualità librarie La Lettura. La storica testata era stata fondata nel 1901 da Luigi Albertini. Esce in allegato all'edizione domenicale del quotidiano.Nel 2014 Nando Pagnoncelli ha preso il posto di Renato Mannheimer come sondaggista del quotidiano. Il 24 settembre 2014 il «Corriere» ha abbandonato lo storico lenzuolo (formato) (già ridotto a 7 colonne) per adottare il Berlinese a sei colonne.Nel 2015 De Bortoli lascia la direzione del quotidiano al condirettore Luciano Fontana.Dal gennaio 2016 i contenuti digitali sono presentati in un'unica piattaforma, leggibile sia su computer, tablet e smartphone. La consultazione degli articoli è diventata a pagamento (modello paywall)Soluzione di marketing che prevede un iniziale accesso gratuito ai contenuti, cui segue il blocco della visualizzazione, che si può superare con l'attivazione di un abbonamento.. Un'altra importante novità è la consultazione online delle edizioni passate del quotidiano, rese disponibili sin dal primo numero.
Corriere ed elezioni politiche
Content:Durante il voto per le elezioni politiche italiane del 1992, il direttore Ugo Stille scrisse che «compito di un grande giornale come il "Corriere della Sera" è anzitutto quello di rompere gli steccati che rischiano di disgregare l'Italia, di chiarire quali sono gli elementi possibili di intesa al di là delle astratte posizioni ideologiche, e soprattutto di indicare la netta volontà della classe dirigente di "aprire al nuovo", non per compromessi ideologici, ma per elaborare insieme le premesse di una Italia moderna. Marciando su questa strada, si può e si deve ricostruire il Paese e il fatto che ciò implichi un incontro con uomini come Giorgio La Malfa o Mariotto Segni non muta i termini dell'equazione e non deve alterare il corso prestabilito».Durante il voto per le elezioni politiche italiane del 1994, il direttore Paolo Mieli, a commento della campagna elettorale trascorsa, scriverà di aver apprezzato «la coerenza tranquilla dei Patto per lItalia» e che sarà «tanto meglio se il centro avrà la forza numerica e politica per controllare e condizionare sia la polo delle Libertà che la Alleanza dei Progressisti, per imporre una legge elettorale a doppio turno, per far cadere un governo che non adempia ai doveri di risanamento economico o, peggio, che tolleri abusi».Prima delle elezioni politiche italiane del 1996, il Corriere non auspicò la vittoria di nessun polo in particolare, ma dichiarò di essere contrario a un pareggio e di auspicare che vincitori e vinti dopo le elezioni lavorassero per delle riforme costituzionali secondo la logica del compromesso.In occasione delle elezioni politiche italiane del 2001, la direzione di Ferruccio de Bortoli tre settimane prima spiega che «compito di un'informazione indipendente e non schierata è quello di favorire una scelta libera e consapevole dell'elettore. E di custodire, chiedendone il rispetto, quelle regole di civiltà e trasparenza del confronto democratico». E aggiunge che «non è corretto dire che dietro la Casa delle Libertà vi è solo un partito-azienda: c'è un blocco sociale vero, moderato, più coeso di quello opposto, una parte importante e vitale dell'Italia. Ma non si parlerebbe più di partito-azienda se Berlusconi separasse nettamente i destini del politico da quelli dell'imprenditore. Ci guadagnerebbero lui, il suo prossimo probabile governo, la sua coalizione (che godrebbe di maggiore considerazione europea), le sue aziende: in definitiva, il Paese». Sempre de Bortoli il giorno delle votazioni concluderà spiegando che «l'equidistanza del Corriere ci è sembrata utile se non preziosa. Crediamo di aver contribuito a migliorare la qualità dell'offerta politica. Il nostro giornale è stato un tavolo delle idee. Un giornale aperto, non un partito. I lettori hanno potuto valutare i programmi fin nei dettagli, le posizioni di tutti, dai due poli ai radicali, da Partito della Rifondazione Comunista a Democrazia Europea, all'Italia dei Valori. I nostri editorialisti hanno espresso anche orientamenti differenti, ma tutti uniti da un filo ininterrotto. Il filo del Corriere che lega insieme i valori di una democrazia liberale ed europea, nel segno della civiltà dell'informazione. Principi ai quali non abbiamo mai derogato e che saranno il metro con il quale giudicheremo, giorno per giorno, il prossimo governo. Nella critica costruttiva non abbiamo mancato di riconoscere i meriti della maggioranza uscente. [...] Berlusconi presidente del Consiglio, se vorrà essere riconosciuto come parte non anomala del centrodestra europeo, dovrà subito dare risposte alle grandi questioni sollevate anche dall'opinione pubblica internazionale (la teoria del complotto della stampa estera è infondata). [...] Poi il Cavaliere potrebbe dire: giudicatemi solo dai risultati. Quello che appunto faremo noi. Con chiunque vinca».L'8 marzo 2006, prima delle elezioni politiche italiane del 2006, con un proprio fondo Paolo Mieli decise di spiegare «ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché» il Corriere auspicasse la vittoria de LUnione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi. Un auspicio, tuttavia, «che non impegna l'intero corpo di editorialisti e commentatori di questo quotidiano e che farà nel prossimo mese da cornice ad un modo di dare e approfondire le notizie politiche quanto più possibile obiettivo e imparziale, nel solco di una tradizione che compie proprio in questi giorni centotrent'anni di vita». Una decisione, secondo Mieli, conseguente al giudizio particolarmente negativo sulle scelte politiche adottate dal Governo uscente di Silvio Berlusconi, ma anche per scongiurare un pareggio fra le coalizioni e ripetere il fenomeno, giudicato salutare, dell'alternanza politica, e infine perché L'Unione aveva «i titoli atti a governare al meglio». Anche se Mieli azzeccò la previsione, la scelta di appoggiare una coalizione ebbe un effetto indesiderato: nelle settimane seguenti il Corriere perse 40000 copie.Durante la campagna elettorale per le Elezioni politiche italiane del 2008 (11 marzo-14 aprile), il direttore non ha pubblicato alcun editoriale.
Denominazione delle testate
Content:;Edizione mattutina @an0:Storia del giornaleurl: https://web.archive.org/web/20080223155321/http://www.corriere.it/store/storia.shtmldata:23 febbraio 2008@an0:CLN;Edizione pomeridiana ;Numero del lunedì La testata viene abbreviata di solito con Corsera, o anche chiamata Corrierone.
Variazioni dell'assetto proprietario
Content:@an0:M. Nava@an1:p. 179.@an2:Nava, 2011@an0:A. Moroni@an1:p. 34.@an2:Moroni, 2005@an0:Pirelli@an0:Giovanni Battista@an0:Alberto Albertininome:CRESPI, Marionomeurl:mario-crespi_(Dizionario_Biografico)/autore:Roberto Romanoanno:1984volume:XXXaccesso:13 aprile 2016@an0:M. Mucchetti@an1:pp. 37-38.@an2:Mucchetti, 2006@an0:M. Mucchetti@an1:p. 38.@an2:Mucchetti, 2006@an0:Repubblica Sociale@an0:Elvira Leonardi@an0:Giulia MariaL'accordo prevede che la vecchia società in accomandita, che aveva gestito da sempre il quotidiano di via Solferino, si trasformi in società a responsabilità limitata, con un capitale diviso in parti uguali tra il gruppo Fiat, il gruppo Moratti e Giulia Maria Crespi. La transazione dev'essere effettuata entro il 1973. Il nuovo consiglio di amministrazione è costituito da sei persone, due per ciascuno dei soci. La presidenza viene attribuita a Giulia Maria Crespi, che riveste la carica di socia accomandataria responsabile e mantiene le sue prerogative: la scelta della linea della testata e i rapporti col direttore, cui si aggiunge il diritto di veto alla sua nomina. Ai due nuovi soci viene invece attribuita la responsabilità manageriale e finanziaria. Agnelli e Moratti concordano nel non volersi intromettere nella gestione editoriale del quotidiano, che lasciano completamente a Giulia Maria Crespi. @an0:Rizzoli@an0:Andrea@an0:Angelo@an0:A. Mazzuca, 1991@an1:p. 318.@an2:Mazzuca, 1991 In realtà la cifra sarà maggiore (parte del prezzo pagato all'estero, parte indicizzato nel capitale e negli interessi): 63 miliardi per acquisire un'azienda tecnologicamente superata e sindacalmente agguerrita, con un'esuberanza di personale valutata attorno alle 1500 persone e con i conti dissestati, almeno 55 miliardi di perdite e interessi passivi. Il nuovo proprietario unico ribattezza la società editrice «Rizzoli-Corriere della Sera» (oggi RCS MediaGroup). Nel corso di un'intervista, rispondendo ad una domanda sulle fonti dei finanziamenti, il consigliere delegato Angelo Rizzoli (1943-2013), figlio di Andrea e nipote di Angelo, dichiara che l'operazione è stata gestita in piena autonomia ed è stata finanziata "da istituti di credito pubblici e privati italiani e da una banca estera, la Morgan"Secondo Giampaolo Pansa, invece, la Montedison ha favorito l'ingresso della Rizzoli nel Corriere in due modi: facendogli da garante di fronte agli Agnelli; sostenendola nel reperimento dei prestiti bancari.. @an0:Mario@an1:Lombardo@an2:La stampa periodica in Italia@an3:1985@an4:Editori Riuniti@an5:Romaurl: http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,803518/FCA_annuncia_i_passi_per_il_perfezionamento_della.aspxtitolo:FCA annuncia i passi per il perfezionamento della distribuzione della propria partecipazione in RCSaccesso:21 aprile 2016url: http://www.agi.it/economia/2016/03/02/news/rcs_fiat_esce_dal_capitale_dopo_40_anni_lascia_il_corriere-576621/titolo:Rcs: Fiat esce dal capitale, dopo 40 anni lascia il Corriereaccesso:21 aprile 2016@an0:OPASurl: http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,853751/RCS_Cairo_al_59_69_del_capitale_sociale.aspx?refresh_cetitolo:RCS: Cairo al 59,69% del capitale socialeaccesso:3 agosto 2016url: http://www.primaonline.it/2016/08/03/242196titolo:Cairo nominato ad e presidente di Rcsaccesso:7 agosto 2016
Direttori
Content:File:Eugenio Torelli Viollier.jpg: File:Luigi Albertini2.jpg: File:Spadolini.jpg: File:Ferruccio De Bortoli - Festival Economia 2013.JPG: @an0:Alberto AlbertiniGraditi al regime fascista Dopo la caduta del fascismo: nomine approvate dal Ministero della Cultura Popolare defascistizzatoDecreto 9 agosto 1943, n. 727. Dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana Sospensione per decreto del Comitato di Liberazione Nazionale: 27 aprile - 21 maggio 1945. Le pubblicazioni riprendono con la testata Corriere d'Informazione. Nominato dal CLN Scelti dalla famiglia Crespi @an0:Mario MissiroliScelti dalla famiglia Rizzoli Scelti dal primo patto di sindacato RCS Scelti dal secondo patto di sindacato RCS
Firme
Content:File:Biagi1976.jpg: File:Buzzati2.jpg: File:Italo-Calvino.jpg: @an0:Luigi Baldacci@an0:Luigi Barzini senior@an0:Luigi Barzini junior@an0:Giovanni Caprara@an0:Paolo Franchiurl: https://www.primaonline.it/2018/07/27/275677/titolo:Bernard-Henri Lévy passa a La Stampa. Dopo 35 anni lascia il Corriere della Seraaccesso:30 luglio 2018@an0:Carlo Mazzoni@an0:Mario Missiroli@an0:Giovanni Russo
La Fondazione Corriere della Sera
Content:Nel 2001, in occasione del 125º anniversario della nascita del Corriere, è stata creata la «Fondazione Corriere della Sera», con lo scopo di curare e aprire al pubblico l'archivio storico del giornale, e di promuovere iniziative in favore della lingua e la cultura italiana, nella penisola e all'estero. La Fondazione ha preso in carico il progetto di sistematizzazione e valorizzazione dell'archivio storico del quotidiano, avviato nel 1998, e lo ha strutturato in sei sezioni: L'archivio storico contiene anche i fondi privati di celebri firme, come Enzo Biagi, Gaetano Afeltra, Fernanda Pivano e Oriana Fallaci, e di illustratori come Iris De Paoli e Ugo Guarino, e i fondi di case editrici, come la Bompiani, con le carte di Corrado Alvaro, Vitaliano Brancati, Umberto Eco, Alberto Moravia, Anna Maria Ortese, Elio Vittorini e Cesare Zavattini. L'attuale presidente della fondazione è Piergaetano Marchetti.
Edizioni regionali cartacee
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Pagine locali
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Edizioni locali
Content:url: http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_19/corriere-torino-citta-gramellini-95368b54-ccad-11e7-b192-e3062d909ba1.shtmltitolo:Il Corriere a Torino, la città che sa creare nei passaggi strettiautore:Massimo Gramellinidata:18 novembre 2017accesso:19 novembre 2017pubblicazione:Corriere della Sera @an0:Venezia@an0:Treviso@an0:Vicenza@an0:Rovigo@an0:Padova@an0:Belluno@an0:Napoli@an0:Avellino@an0:Benevento@an0:Bari@an0:Barletta-Andria-Trani@an0:Lecce@an0:Brindisi@an0:Taranto
Diffusione
Content:La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, sommando: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco. Tableheader:class="wikitable" style="text-align:right;"style:"background:lightblue"AnnoTotale diffusione(cartacea + digitale)Diffusione digitaleDiffusione cartaceaTiratura2018287.09766 128220.969324 235201728972373154216569310275201631821772332245885332759201539725580447316808410224201439379281919311873411077201345776299145358617464265Tableheader:class="wikitable" style="text-align:right;"style:"background:lightblue"AnnoMedia mobile2012align:"right"646902 Fonte: Dati Accertamenti Diffusione Stampa (Accertamenti Diffusione Stampa)
Intitolazioni
Content:Il Comune di Vajont (Italia) ha dedicato al Corriere della Sera una Piazza per ricordare l'opera di sostegno e aiuto che il giornale ha manifestato dopo il Disastro del Vajont nel 1963, dove morirono circa 2000 persone.
Note
Content:
Bibliografia
Content:autore:Lorenzo Benadusititolo:Il «Corriere della Sera» diLuigi Albertini. Nascita e sviluppo della prima industria culturale di massaanno:2012editore:Aracnecittà:RomaISBN:978-88-548-5160-3cid:Benadusi, 2012nome:Francocognome:Di Bellawkautore:Franco Di Bellatitolo:Corriere segreto. 1951-1981. Misteri e retroscena del più grande giornale italiano. Dai diari di trent'anni del cronista che ne divenne direttoreanno:1982editore:Rizzolicittà:Milanocid:Di Bella, 1982autore:Alberto Mazzucatitolo:La erre verde. Ascesa e declino dell'impero Rizzolianno:1991editore:Longanesicittà:MilanoISBN:88-304-0999-5cid:Mazzuca, 1991autore:Alberto Mazzucatitolo:Penne al vetriolo. I grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblicaanno:2017editore:Minervacittà:ArgelatoISBN:978-88-7381-849-6cid:Mazzuca, 2017autore:Andrea Moronititolo:Alle origini del «Corriere della Sera». DaEugenio Torelli ViollieraLuigi Albertini(1876-1900)anno:2005editore:FrancoAngelicittà:MilanoISBN:88-464-6394-3cid:Moroni, 2005nome:Massimocognome:Mucchettiwkautore:Massimo Mucchettititolo:Il baco del Corriereanno:2006editore:Feltrinellicittà:MilanoISBN:88-07-17132-5cid:Mucchetti, 2006nome:Massimocognome:Navawkautore:Massimo Navatitolo:Il garibaldino che fece il «Corriere della Sera»anno:2011editore:Rizzolicittà:MilanoISBN:978-88-586-2243-8cid:Nava, 2011
Voci correlate
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Content:@an0:''La nostra storia: 140 anni di notizie''@an0:Nasce il Corriere della Seraurl: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1588titolo:I quattro direttori "di rottura" del "Corriere della Sera"accesso:2 agosto 2016

References

italianoquotidianoBerlinese1876Accertamenti diffusione stampaSetteIo DonnaLa LetturaMilanoLuciano FontanaBarbara StefanelliAntonio PolitoliberaleMilano1876RCS MediaGroupPrima pagina del N. 1 del Corriere della Sera (5 marzo 1876).: Torino18661876Eugenio Torelli Viollierpiazza della Scala1876Orio VerganiQuaresimaGalleria Vittorio EmanuelevenetoVeneziasocialisteIl SoleInternazionale marxistaLivornosalgarianocaporedattoreromanzi dappendiceRomaAgenzia StefaniHavas1888DinastiaStatutoRomaconte di Cavourradicaliromanzo dappendiceÉlie BerthetA. Manzoni & C.Il SecoloLuigi GualdoRaffaele De Cesaretelegrafotelegramma1878Vittorio Emanuele II1881telegrafo1882ParigiLondraVienna18831885LombardiaPiemonteEmiliaVenetoLiguriaToscanaMarcheUmbriaLa PerseveranzaIl SecoloCristoforo Benigno Crespi1887 pubblicato su una rivista di Milano.: Haasenstein & Vogler1915romanzo dappendiceLa redazione stabile del Corriere della Sera nel 1890.: Adolf Hohenstein del 1898.: 1886ParigiDario PapaCesare Lombroso1888188918901893Luigi Vittorio BertarelliGiovanni PascoliOlindo Guerriniformato lenzuoloAfricaprima paginaAdolfo Rossi1896Luigi Albertiniproteste di maggio1898Domenico OlivaAlbertoLuca Beltrami (1854-1933), progettista della storica sede di Via Solferino.: redattore capoGazzetta di VeneziaIl SecoloLa Domenica del CorriereLa LetturaGiuseppe Giacosaromanzi dappendiceCorriere dei PiccoliTimesLondraLuca BeltramiLe Matin1905Petit Journal1907Luigi Barziniraid Pechino-ParigiTerza paginaelzeviriEttore JanniUgo Ojetti1907Stati Uniti1908Giro automobilistico dItaliaTouring Club ItalianoBianchiGiro dItaliaCampagna di LibiaGuelfo CivininiGiovanni Giolitti1911guerra mondiale1920Eugenio BalzanRenato SimoniGabriele DAnnunzioBenedetto CroceLuigi PirandelloGrazia DeleddaAda NegriRenato SimoniGiuseppe Antonio BorgeseFrancesco PastonchiMassimo BontempelliEugenio MontaleEnnio FlaianoPier Paolo PasoliniLuigi EinaudiGaetano MoscaFrancesco Ruffini1921WashingtonBenito Mussolinimarcia su Romagoverno MussoliniDelitto Matteotti19251925regime fascistaarticolo di fondoAlberto Tarchianiredattore capoMario BorsaCarlo SforzaLuigi EinaudiFrancesco RuffiniAugusto MontiEttore JanniGuglielmo EmanuelLuciano MagriniEugenio BalzanPietro CrociUgo OjettiOrio VerganiAldo ValoriMaffio MaffiifascistizzazioneStefaniAchille StaracePartito Nazionale Fascista1928Dino Buzzati1928Aldo BorelliLa NazionevelineOreste RizziniCorrado AlvaroSilvio DAmicoGiovanni GentileArnaldo FraccaroliGiovanni PapiniAttilio MomiglianoPietro Pancrazi1929Filippo Sacchi1934rotativatelefoto1935Indro MontanelliGuido PiovenePaolo MonelliGaetano Afeltra1936Michele Mottolaannuncio dellarmistizioannuncio dell'armistizio.: 194019431943caduta del fascismoEttore JanniFilippo Sacchi8 settembreIndro MontanelliPaolo MonelliGaetano AfeltraRepubblica SocialeErmanno Amicucci1944otto settembre 1943Benito MussoliniLa storica sede del ''Corriere della Sera'' in via Solferino a Milano.: referendum istituzionale del 1946.: Comitato di Liberazione Nazionale1945Corriere dInformazioneazionistaMario Borsa1946Repubblicaarticolo di fondoGuglielmo Emanuel1953Cesare Merzagora1952Mario MissiroliGuido PioveneEnrico MassaLa LetturaGaetano AfeltraMichele Mottola1958computer1963Domenico BartoliLuigi Barzini juniorDino BuzzatiEgisto CorradiMax DavidEnzo GrazziniEugenio MontaleIndro MontanelliGiovanni MoscaVittorio G. RossiOrio VerganiGino FantinEnrico EmanuelliAugusto GuerrieroSilvio NegroPanfilo GentileCarlo LaurenziEnnio Flaianoagenzie di stampaIl GiornoEniEnrico Matteicentrosinistra1961RizzoliOggiGianni GranzottoGiovanni Spadoliniil Resto del CarlinoBolognaMario CerviMario PannunzioAlfio RussoParigiLa NazioneFirenzeMichele MottolaGiovanni GrazziniGianfranco PiazzesiLeonardo VerganiGiuliano ZinconeGiulia Borghese1963disastro del Vajont1963Vajont1965scoopPapa Paolo VIAlberto CavallariPapa Giovanni XXIIIIndro Montanellicentrosinistra1963governo MoroAldo AiroldiGoliardo PaoloniAlberto CerettoTommaso MartellaPalazzo ChigiCameraSenatoPiero OttoneAlberto CavallariEnzo Bettiza1964Indro MontanelliGino PalumboNapoliFranco Di Bella1967dittatura dei colonnelliMario CerviVietnamEgisto CorradiEniEnrico MatteiSette sorelleGiovanni SpadoliniRaiterza paginaLeonardo SciasciaGiacomo DevotoDenis Mack SmithLeo ValianiGoffredo PariseAlberto ArbasinoGaspare Barbiellini AmideiGiorgio BassaniManlio CancogniGuido CalogeroPiero ChiaraDino BuzzatiMichele MottolaGian Galeazzo Biazzi VerganiPiero OstellinoFrancesco RicciuLuca GoldoniPiero OttoneAlberto CavallariIl Secolo XIXGenovaIl GazzettinoVeneziaarticolo di fondo1968Giangiacomo FeltrinelliEugenio ScalfariLEspressoUgo StilleHerbert MarcuseRaymond AronEmil CioranEugène IonescoClaude Lévi-StraussEdgar MorinJean-François RevelJean-Paul SartreJean-Jacques Servan-SchreiberPietro NenniLuigi LongoEnzo Bettiza1969autunno caldoopposti estremismiAldo Mariani1970strage di piazza Fontanaelezioni per il Presidente della Repubblica svoltesi nel dicembre 1971La Domenica del CorriereCorriere dInformazione1972Giulia Maria CrespiCGIL1972Giulia Maria Crespi19251971Indro MontanelliPiero Ottone1972Giuseppe Memeo con la pistola, mentre prende di mira la polizia durante lo scontro di via De Amicis a Milano (14 maggio 1977). Le pagine di cronaca del ''Corriere della Sera'' rifiutarono di pubblicare quella foto, a differenza degli altri quotidiani.: Giampaolo PansaMassimo Rivala RepubblicaGiuliano ZinconePier Paolo Pasolini1975Giovanni TestoriIndro MontanelliIl MondoPanorama1973Indro MontanelliGiulia Maria CrespiEgisto CorradiCarlo LaurenziEnzo BettizaMario CerviGianfranco PiazzesiLeopoldo SofistiGiancarlo MasiniAntonio SpinosaEgidio SterpaCesare ZappulliGian Galeazzo Biazzi VerganiGuido PioveneGianni Granzottoil Giornale1974Raffaele FiengoIl TemposovietCesare ZappulliCISLAvanti!lUnità1975LisbonaRenzo CarnevaliEnzo BettizalUnità1974Gianni AgnelliAngelo MorattiRizzolieditore puroEnzo BiagiAlberto Ronchey19761977rotocalcoIndro MontanelliBrigate RosseAntonio Custraanni di piomboSalvatore ConoscenteGiancarlo PertegatoEnzo Passanisi1977Michele TitoGiampaolo PansaBernardo ValliUmberto EcoFranco FortiniNatalia GinzburgFranco Di BellaBolognail Resto del Carlino1978fotocomposizioneAlberto MucciIl Sole 24 OREPechinoPiero OstellinoOriana Fallaci1978prima paginaLuca Goldoni1980Walter Tobagi197719791981P2Franco Di BellaAngelone RizzoliBruno Tassan DinRoberto CalviLicio GelliMaurizio CostanzoLicio Gelli19821983Gazzetta dello Sport1906FIATAlberto Cavallariil Fatto QuotidianoGino PalumboAlfio Russo1984Piero Ostellino1986la Repubblica1987Ugo StillePaolo PietroniSetterotocalcografiaIl Venerdì di Repubblica1989gioco a premiLotteria di CapodannoPaolo Mieliterza pagina1993RepubblicaValerio CastronovoNicola TranfagliaTangentopoliSilvio Berlusconielezioni del 1994Giovanni Sartori199419961995la VoceIndro Montanelli1996Campania1996articolo di fondoUlivoelezioni politiche1997Ferruccio de Bortoli1998Giuseppe DAvanzo2000roma2001Maria Grazia CutuliAfghanistanJalalabadKabul2003Silvio BerlusconiStefano FolliSabino CasseseLuigi SpaventaMichele SalvatiFrancesco MerloPaolo Mieli2004formato lenzuoloberlinese200520091997Barbara StefanelliIsabella Bossi FedrigottiAvvenirelettori e-bookAmazon Kindle2010la RepubblicaItalia Oggilingua inglesecinese2011La LetturaLuigi Albertini2014Nando PagnoncelliRenato Mannheimerformato lenzuoloBerlinesePrima Comunicazione2015Luciano Fontana2016elezioni politiche del 1992Ugo StilleLa MalfaSegnielezioni politiche del 1994Paolo Mielimoderati Segni e Martinazzolidestrasinistraelezioni politiche del 1996elezioni politiche del 2001Ferruccio de BortoliCasa delle LibertàRifondazioneDemocrazia EuropeaItalia dei Valorielezioni politiche del 2006Paolo MieliLUnionecentro-sinistraRomano ProdiSilvio Berlusconialternanzapolitiche del 200818761945CLN1946Corriere dInformazione19591943194519461981Corriere dInformazione19621876Eugenio Torelli ViollierRiccardo Pavesi188218841885società in accomandita semplice18861893Luigi Broggi1895Ernesto De AngeliPirelliGiovanni Battista1900Luca BeltramiLuigi Albertini1907Alberto Albertini191019201925Comitato di Liberazione NazionaleRepubblica Socialepotere esecutivoPsychological Warfare Branchsocietà in accomandita per azionisocietà in accomandita sempliceElvira LeonardiGiulia MariaGiampaolo PansaGiampaolo Pansasocietà in accomandita sempliceEugenio CefisMontedisonAttilio MontiNino RovelliAngelo MorattiMontedisonEnisocietà a responsabilità limitatagruppo Fiatconsiglio di amministrazioneGiampaolo PansaRizzoliAndreaAngeloIstituto Mobiliare ItalianoGiampaolo PansaRCS MediaGroupAngelone RizzoliBanco Ambrosiano1982ministero del TesoroBanca dItaliaNuovo Banco Ambrosiano1983GeminaMontedisonMediobancapatto di sindacatoFiat Chrysler AutomobilesFiatOPASUrbano CairoEugenio Torelli ViollierFile:Eugenio Torelli Viollier.jpg: Luigi AlbertiniFile:Luigi Albertini2.jpg: Giovanni SpadoliniFile:Spadolini.jpg: Ferruccio de BortoliFile:Ferruccio De Bortoli - Festival Economia 2013.JPG: Eugenio Torelli ViollierAlfredo ComandiniAndrea CantalupiLuca BeltramiDomenico OlivaLuigi AlbertiniAlberto AlbertiniPietro CrociUgo OjettiMaffio MaffiiAldo BorelliMinculpop1943Ettore JanniRSIredattore capoErmanno AmicucciCLNMario BorsaGuglielmo EmanuelMario MissiroliAlfio RussoGiovanni SpadoliniPiero OttoneFranco Di BellaAlberto CavallariPiero OstellinoUgo StillePaolo MieliGiulio AnselmiFerruccio de BortoliStefano FolliPaolo MieliFerruccio de BortoliLuciano FontanaEnzo BiagiFile:Biagi1976.jpg: Dino BuzzatiFile:Buzzati2.jpg: Italo CalvinoFile:Italo-Calvino.jpg: Gaetano AfeltraMassimo AlberizziFrancesco AlberoniMagdi AllamCorrado AlvaroGiovanni AmendolaAlberto ArbasinoGaetano BaldacciLuigi BaldacciGaspare Barbiellini AmideiLuigi Barzini seniorLuigi Barzini juniorPierluigi BattistaLuca BeltramiVittorio Beonio BrocchieriAlberto BergaminiTommaso BesozziEnzo BettizaAlberto BevilacquaEnzo BiagiGiovanni BianconiCarlo BoMassimo BontempelliGiuseppe Antonio BorgeseMario BorsaIsabella Bossi FedrigottiDino BuzzatiItalo CalvinoManlio CancogniLuciano CanforaGiovanni CapraraLuigi CapuanaAlberto CavallariAldo CazzulloMario CerviPietro CitatiMatteo ColluraFranco CordelliArturo ColomboEgisto CorradiMaurizio CostanzoMaria Grazia CutuliGabriele DAnnunzioAlessandro DAveniaMax DavidAndrea De CarloGrazia DeleddaGiuseppe De RitaFederico De RobertoPaolo Di StefanoDario Di VicoLuigi EinaudiEnrico EmanuelliBill EmmottOriana FallaciVittorio FeltriEnnio FlaianoAntonio FogazzaroStefano FolliFranco Foresta MartinArnaldo FraccaroliPaolo FranchiMassimo FrancoMilena GabanelliMassimo GaggiErnesto Galli della LoggiaBrunella GasperiniRoberto GervasoGiuseppe GiacosaAndré GlucksmannLuca GoldoniGiuliano GramignaGianni GranzottoAldo GrassoGiovanni GrazziniVittorio GreviAugusto GuerrieroPietro IchinoPaolo IsottaTullio KezichMaria LatellaBernard-Henri LévyVirgilio LilliGiovanni MacchiaClaudio MagrisCurzio MalaparteDacia MarainiCarlo Maria MartiniCarlo MazzoniPaolo MereghettiFrancesco MerloVittorio MessoriPaolo MieliMino MilaniMario MissiroliEttore MoSandro ModeoPaolo MonelliEugenio MontaleIndro MontanelliAlberto MoraviaMario MontiGiovanni MoscaMassimo MucchettiMassimo NavaAda NegriSilvio NegroEmilio NessiLuigi OffedduUgo OjettiGuido OlimpioAlfredo OrianiPiero OstellinoPiero OttoneMoni OvadiaAmos OzVincenzo PaladinoAngelo PanebiancoAlfredo PanziniGiovanni PapiniMario PappagalloGoffredo PariseWalter PasseriniPier Paolo PasoliniGiorgio PasqualiGianfranco PiazzesiGuido PioveneAlessandro PipernoLuigi PirandelloMaurizio PorroAndrea PurgatoriGiovanni RaboniAlessio RibaudoSergio RizzoMaria Laura RodotàSergio RomanoAlberto RoncheyAlfio RussoGiovanni RussoClaudio Sabelli FiorettiNantas SalvalaggioMichele SalvatiGiovanni SartoriFiorenza SarzaniniLeonardo SciasciaMario SconcertiCesare SegreVittorio SermontiBeppe SevergniniEnzo SicilianoRenato SimoniMario SoldatiLina SotisGiovanni SpadoliniCorrado StajanoGian Antonio StellaUgo StilleEmilio TadiniTiziano TerzaniWalter TobagiCesco TomaselliArmando TornoMichele TorracaGiorgio TosattiBernardo ValliAldo ValoriSebastiano VassalliFranco VenturiniGuido VerganiOrio VerganiFrancesco VerderamiFareed ZakariaCesare ZappulliGiuliano ZinconeGiovanni Belardelli20011998fotoreporterEnzo BiagiGaetano AfeltraFernanda PivanoOriana FallaciIris De PaoliUgo GuarinoBompianiCorrado AlvaroVitaliano BrancatiUmberto EcoAlberto MoraviaAnna Maria OrteseElio VittoriniCesare ZavattiniPiergaetano Marchettiprovincia di Bresciaprovincia di BergamoLombardiaLazioMassimo Gramelliniprovincia di VeronaCorriere del VenetoVeneziaTrevisoVicenzaRovigoPadovaBellunoCorriere del Trentinoprovincia autonoma di TrentoCorriere dellAlto Adigeprovincia autonoma di BolzanoToscanaCorriere del MezzogiornoNapoliAvellinoBeneventoCasertaprovincia di CasertaSalernoprovincia di SalernoBasilicataBariPugliaBariBarletta-Andria-TraniLecceLecceBrindisiTarantoCampaniaPugliaBasilicataSiciliaAdsVajontDisastro del Vajont1963Luigi AlbertiniEnzo BettizaMichele BrambillaValerio CastronovoNicola TranfagliaLuigi AlbertiniIndro MontanelliEugenio Torelli ViollierLuigi AlbertiniCorriere dInformazioneRCS MediaGroupUrbano CairoLA7Quotidiani in ItaliaCategoria:Corriere della Sera

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