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Esecuzione (procedura penale)
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Abstract

Prevista nell'omonimo libro decimo, l'esecuzione è disciplinata dal titolo II del libro, contenendo quest'ultimo anche la disciplina del cosa giudicata al libro I. Più precisamente l'esecuzione è prevista dagli artt. 648 e seguenti c.p.p.
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Content:
Organi
Content:Perno centrale dell'esecuzione è il Pubblico ministero (ordinamento italiano), che è l'autore del provvedimento da eseguire, come previsto dall'art. 655:Il processo di esecuzione è molto differente da quello di Giudizio penale ordinario, in quanto genera episodi e decisioni controvertibili. Il giudice chiamato a decidere viene definito scolasticamente iudex in executivis, ed è disciplinato dal libro terzo, destinato interamente alla giurisdizione esecutiva. In particolare identificazione e competenze del giudice esecutivo sono previsti dall'art.665 c.p.p. Accanto al giudice dell'esecuzione, come individuato sopra, opera il magistrato di sorveglianza, figura delineata dall'art. 677 c.p.p. ed introdotta nel 1975, i cui compiti sono di vigilare sull'esatta esecuzione della pena sia in ossequio a quanto deciso dai tribunali, sia nel rispetto dei diritti del detenuto.
Riti
Content:Per poter procedere ad un'esecuzione è necessario un titolo esecutivo, azionato dal pubblico ministero nei modi di legge, ovvero con un ordine o un'ingiunzione nei casi di pena detentiva; con precetto nei casi di pena pecuniaria. L'art.650 identifica le sentenze esecutorie: irrevocabili (ex art.648) e di non luogo a procedere se non più impugnabili. Il rito solitamente si apre con un ordine del pubblico ministero che notificherà poi al difensore entro 30 giorni, anche se l'esecuzione si avvia prima della notifica. A giudicare è sottoposto il tribunale competente, che può decidere anche relativamente alla sospensione condizionale della pena, pene accessorie e misure alternative o sostitutive della pena.
Giurisdizione
Content:Si ha una giurisdizione esecutiva ogni volta che è previsto un contraddittorio nell'applicazione di dati provvedimenti. Mentre alcuni provvedimenti, quali l' amnistia e l' indulto, infatti, possono essere applicati dal giudice del merito de plano , altri presuppongono una discussione senza termini perentori con rito camerale impugnabile direttamente in Corte di Cassazione.Il procedimento esecutivo è previsto dall'art.666 del codice di procedura penale. Il comma primo stabilisce che si tratta di una domanda con tre possibili istanti: il PM,il condannato ed il suo Difesa (diritto processuale). Il rito, camerale ai sensi dell'art. 127 del codice di procedura penale, è privo di formalità e termini. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico ma, in seguito alla Sentenza della Corte costituzionale 97/2015, si svolge nelle forme dell'udienza pubblica se lo chiedono gli interessati. Viene instaurato dieci giorni prima dalle relative notifiche di circostanza, con termine di cinque giorni dall'udienza per le memorie da depositare se previste, ed il giudice decide nel contraddittorio con poteri istruttori autonomi. È obbligatoria a pena di nullità la partecipazione del PM e del difensore.La domanda può essere presentata per questioni sul titolo (6701), ovvero se manca l'atto, se è ancora impugnabile o è stato già impugnato.
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