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François Villon
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Abstract

Studente dell'Università di Parigi, laureatosi alla facoltà di Lettere a 21 anni, in un primo tempo condusse al Quartiere latino (Parigi) una vita allegra da studente indisciplinato.Il materiale che costituisce la presente voce è stato in parte ripreso e adattata dalle corrispondenti versioni inglese e francese di Wikipedia. Contestualmente alla versione inglese, parte delle notizie riguardanti la vita di François Villon sono state desunte dalla Encyclopædia Britannica Eleventh Edition – di pubblico dominio – della Encyclopaedia Britannica. Per quattro volte fu arrestato per episodi di malavita, fino a essere condannato a morte, ma riuscì sempre a farsi rilasciare.A 24 anni uccise un prete in una rissa, probabilmente per difesa, e fuggì da Parigi. Amnistiato, dovette esiliarsi nuovamente l'anno successivo, dopo lo svaligiamento del Collège de Navarre. Accolto a Blois alla corte di Carlo, duca dOrléans, il principe poeta, non riuscì a farvi carriera; condusse allora una miserabile vita errante sulle strade. Imprigionato a Meung-sur-Loire, liberato all'avvento di Luigi XI di Francia, ritornò a Parigi dopo sei anni d'assenza. Nuovamente arrestato in una rissa, venne condannato all'impiccagione. Dopo l'appello, il Parlamento di Parigi cassò il giudizio e lo bandì per dieci anni dalla città. Aveva allora 31 anni; a quel punto se ne persero completamente le tracce (o meglio, non si può ricostruire la sua possibile vita ulteriore a causa della totale mancanza di documenti originali, che l'attestino).Villon non conobbe una celebrità immediata. Le Lais, poema giovanile, e Le testament (Villon), sua opera principale, furono stampati a partire dal 1489, quando Villon avrebbe avuto 58 anni, se fosse stato ancora in vita. Trentaquattro edizioni si susseguirono fino alla metà del XVI secoloMadeleine Lazard, Clément Marot éditeur et lecteur de Villon, Cahiers de l'Association internationale des études françaises, 1980, n. 32, pp.7-20..Le uniche fonti contemporanee di cui si dispone circa la sua vita, oltre alle sue opere, sono sei documenti amministrativi relativi ai processi cui fu sottoposto, scoperti da Marcel Schwob a fine Ottocento. È quindi necessario – nell'analizzare la complessa figura di questo poeta – separare i fatti stabiliti con una certa attendibilità dalla «leggenda Villon», che ben presto prese vita, alimentata dall'autore medesimo attraverso la sua produzione letteraria e fatta, a seconda delle epoche, di immagini differenti: dal burlone truffatore al poeta maledetto.Vedi .La sua opera non è di facile comprensione senza note o commenti. La sua lingua non è sempre accessibile. Le allusioni alla Parigi del suo tempo e la sua arte del doppio senso e dell'antifrasi rendono spesso difficili i suoi testi, sebbene l'erudizione contemporanea abbia chiarito molte delle sue oscurità. In carcere scrisse le sue opere maggiori.Nelle parole di Charles Augustin Sainte-Beuve, uno dei maggiori critica letteraria del XIX secolo, Villon può essere considerato La sua opera più conosciuta è La ballata degli impiccati (Ballade des pendus 1462; tuttavia, il titolo autentico di questo testo, come risulta dai manoscritti, è L'Épitaphe Villon).Villon ebbe grande notorietà nel XVI secolo, quando le sue opere furono raccolte e pubblicate da Clément Marot. Il famoso verso «Mais où sont les neiges d'antan?» («Dove sono le nevi di un tempo?») è probabilmente uno fra i più tradotti e citati della letteratura.
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Biografia
Content:Della vita di Villon, nonostante la voluminosa biografia pubblicata nel 1982 da Jean FavierJean Favier, François Villon, Parigi, Fayard, 1982., non si sa in definitiva molto, eccetto che nacque a Parigi da umile famiglia, probabilmente l'8 aprile del 1431; ma la data di nascita è comunque dibattuta (1431 o 1432); quella di morte, poi, è addirittura sconosciuta, poiché dopo i 31 anni non si hanno notizie certe sulla vita del poeta.File:Saint-Benoit2.JPG: J'oïs la cloche de Serbonne, Qui toujours a neuf heures sonneLe Lais, v.276-277. ]]
La prima giovinezza
Content:Nato nel 1431, sotto l'occupazione inglese, orfano di padre, fu affidato dalla madre, povera donna analfabeta e pia – per la quale avrebbe poi scritto una delle sue più famose ballate: Femme je suis povrette et ancienne, Qui riens ne scay; oncques lettre ne leusLe Testament, v.893-894, Ballade que Villon feit a la requeste de sa mère pour prier Nostre Dame. ad un benefattore, mastro Guillaume de Villon (del quale avrebbe più tardi assunto il nome, nel 1456), cappellanoNel XV secolo, Saint-Benoît era servita da un curato, da sei canonici nominati dal capitolo di Notre-Dame e da dodici cappellani eletti dal capitolo di Saint-Benoît (Pierre Champion, François Villon, Librairie Champion, 1984, T.1, p.12). di Saint-Benoît-le-Bétourné, chiesa sul ciglio della popolosa rue Saint-Jacques, nei pressi del Collège de Sorbonne, nel cuore del quartiere universitario, così chiamata perché il suo coro, mal realizzato, in origine non era orientato a est bensì a ovest. Il suo tutore Qui m'a esté plus doulx que mere A enfant levé de maillonLe Testament, v.851-852. (privato delle fasce) era una personalità importante nella comunità di Saint-Benoît. Laureato in Lettere (Maitre ès art), baccelliere in diritto, titolare di una delle cappelle e beneficiario dei relativi introiti (possedeva varie case, che concedeva in fitto), era anche docente di diritto e rappresentava la comunità come procuratore. Le sue conoscenze e il suo credito aiutarono Villon a tirarsi fuori da «molte agitazioniDegeté m'a de maint bouillon (Testament v.853).». S'incaricò della sua istruzione primaria; poi, quando ebbe all'incirca vent'anni, lo mandò a studiare alla Facoltà di Lettere (faculté des Arts) di Parigi, affinché accedesse allo status privilegiato di chierico. All'epoca v'erano quattro facoltà a Parigi: Teologia, Diritto (Decret), Medicina e Lettere (Arts); quest'ultima serviva da introduzione alle prime tre, dette "superiori". Nel 1449, Villon ottenne il baccalauréat, primo grado della faculté des Arts, e nel 1452, a 21 anni, il secondo grado, la Maîtrise ès arts, che fece di lui un chierico, Dominus Franciscus de Montcorbier (è questo il titolo iscritto sul registro dell'UniversitàBibl. de l'Université, Registre de la Nation de France, ms. No 1, fol 155. Cf A.Longnon, Etude biographique sur Villon, p.12-13, Gallica.) portatore di tonsura; può così godere di un beneficio ecclesiastico e accedere alle altre facoltà. Non ci sono notizie certe sulle sue attività tra il 1452 e il 1455. All'epoca l'Università di Parigi era un vero e proprio Stato con numerosi privilegi (i suoi membri potevano essere giudicati solo da un tribunale ecclesiastico). I chierici comprendevano quasi tutta la nazione intellettuale; ma i diplomati, troppo numerosi, vivevano nella miseria e prendevano cattive strade: era anche la classe per eccellenza degli scapestrati e talvolta dei vagabondi. L'epoca in cui Villon studiava era un periodo di grandi turbolenze universitarie, nel contesto di un contrasto tra l'Università (che sostenne prima i borgognoni, poi gli Inglesi) e il re Carlo VII di Francia. I disordini studenteschi si moltiplicavano. Ci furono scontri con la polizia, fino a giungere, tra il 1453 e il 1454, alla soppressione pura e semplice dei corsi, dovuta a un lungo sciopero dei docentiJean Favier, François Villon, Fayard, 1982, capitolo VII, p. 143-145.. Villon trascurò allora i suoi studi (probabilmente studiava teologia, aspirando a un titolo più alto rispetto a quello di maître es-arts) per affrontare l'avventura. Più tardi avrebbe parlato con rimpianto di quest'epoca nel suo Testament: Bien sçay, se j'eusse estudié Ou temps de ma jeunesse folle Et a bonnes meurs dedié, J'eusse maison et couche molle. Mais quoy ! je fuyoië l'escolle Comme fait le mauvaiz enffant En escripvant cette parolle A peu que le cueur ne me fent !Le Testament, Ottava rima XXVI, versi 201-208. Il testo citato è quello ricostruito da Claude Thiry, p. 107. Attorno a Saint-Benoît, tra le famiglie dei canonici imparentati con i borghesi parigini che esercitavano cariche nell'amministrazione delle finanze, al Parlamento e allo Grand Châtelet (conosce di persona il prevosto di Parigi, Roberto VII dEstouteville, e sua moglie), frequentava chierici di buona famiglia ma scapestrati, più fortunati di lui, coloro che più tardi definì i «gracieus galans» Si bien chantans, si bien parlans, Si plaisans en faiz et en disLe Testament, v.227-228.. come Regnier de Montigny, parente di due canonici di Saint-Benoît, e Colin de Cayeux, i quali sarebbero stati in seguito impiccati, o Guy Tabarie, che più tardi avrebbe denunciato il furto al collège de NavarrePierre Champion ha studiato le prime relazioni di François Villon a partire dai Lais scritti dal poeta a 25 anni (P.Champion, François Villon, Librairie Champion, 1984, volume I, Cap. VII)..
Prime opere e primi misfatti
Content:Il 5 giugno 1455, sera del Corpus Domini, avvenne l'episodio che gli cambiò la vita: Villon uccise un prete in una rissa. L'avvenimento è storicamente provato, grazie alle narrazioni contenute nelle lettere di condono che il poeta ottenne nel gennaio del 1456 (le quali tuttavia le riprendono nei termini delle sue suppliche, dunque nella propria versione dei fatti). Seduto con un prete di nome Giles e una donna chiamata Isabeau su una panca in pietra di Saint-Benoît nella rue Saint-Jacques, Villon venne aggredito, per ragioni ignote, da un altro prete, Philippe Sermoise (o Chermoye, o Sermaise), che a sua volta era in compagnia di un bretone, il maître ès-Arts Jean le Hardi. Sermoise estrasse per primo la Daga (arma) che portava sotto il mantello e lo colpì al viso, fendendogli il labbro. Per evitare il furore del prete che lo inseguiva, Villon estrasse a sua volta la daga e la infisse nell'inguine del suo aggressore; inoltre, gli lanciò al viso una pietra che teneva in mano. Sermoise rotolò per terra; Villon, sotto il falso nome di Michel Mouton, si recò da un barbiere-chirurgo per farsi medicare le ferite. A causa delle ferite riportate, Sermoise morì il giorno seguente, dopo avergli perdonato. Per timore della giustizia, Villon lasciò Parigi e si nascose per sette mesi. Grazie alle conoscenze di Guillaume de Villon, nel gennaio del 1456 ottenne dalla cancelleria reale delle lettere di condono. In esse si legge che fino a quel momento s'era «bien et honorablement gouverné (...) comme à homme de bonne vie», «comportato bene e onorevolmente (...) come uomo retto»; era dunque la prima volta che aveva a che fare con la giustizia. Esistono due versioni di questo condono formale: in una viene chiamato «François des Loges, autrement dit Villon» e nell'altra «François de Montcorbier»; in entrambe viene tuttavia confermata la sua data di nascita, giacché viene citata la sua età di circa ventisei anni. Villon ritornò a Parigi e riprese possesso della sua stanza al chiostro di Saint-Benoît; tuttavia, a causa del crimine che aveva notoriamente commesso, non poteva riprendere la sua vita privilegiata di insegnante al Collège de Navarre, o comunque ottenere un impiego dignitoso. Pertanto, dovette guadagnarsi la vita cantando nelle taverne.Villon trascorse l'anno 1456 a Parigi fino a circa il giorno di Natale, allorquando lasciò di nuovo la città. Nel primo episodio dei suoi guai con la giustizia, «la femme Isabeau» viene solo citata di passaggio ed è impossibile stabilire quale fosse il suo ruolo nell'innesco della rissa; stavolta, invece, Catherine de Vaucelles, da lui più volte menzionata nelle sue poesie, fu la causa dichiarata di una zuffa nella quale Villon venne bastonato così duramente, da dover fuggire ad Angers, dove viveva un suo zio monaco, per evitare il ridicolo. Il poeta lasciò dunque Parigi per sfuggire a un'amante «qui m'a esté felonne et dure», come scriveva ne Le Lais («Il Lascito»), conosciuto anche come Petit testament («Piccolo testamento»), poesia maliziosa e salace di 320 versi (40 ottave), nella quale si congeda dai suoi conoscenti, amici e nemici, facendo a ciascuno un lascito immaginario, ironico, pieno di sottintesi e di equivoci; una serie di doni che di sicuro suscitarono l'ilarità dei suoi amici parigini, ma il cui sale si è oggi evaporato, malgrado gli sforzi interpretativi degli eruditi. L'an quatre cent cinquante et six Je, François Villon, écolier [...] En ce temps que j'ai dit devant, Sur le Noël, morte saison Que les loups se vivent de vent Et qu'on se tient en sa maison Pour le frimas, près du tyson…Lais, v.1-2 e 9-13. File:Collège de Navarre.jpg: Oggi sappiamo, grazie alla scoperta fatta alla fine del XIX secolo da Auguste Longnon presso gli Archivi Nazionali di Francia del dossier relativo al furto del Collège de Navarre e del resoconto dell'interrogatorio di Guy Tabarie, che pochi giorni prima della sua partenza Villon e vari altri malfattori, tra cui Colin de Cayeux, si erano introdotti nottetempo nel Collège de Navarre per rubare 500 scudi d'oro dai forzieri della sacrestia. Il furto venne scoperto solo a marzo e fu aperta un'inchiesta senza che gli autori fossero identificati. Ma a giugno Guy Tabarie, complice troppo chiacchierone, fu arrestato su denuncia. Torturato allo Grand Châtelet, denunciò i suoi complici: «Ilz avoient ung aultre complice nommé maistre Françoys Villon, lequel estoit allé à Angiers en une abbaye en laquel il avoit ung sien oncle qui estoit religieulx en ladite abbaye, et qu'il y estoit alé pour savoir l'estat d'ung ancien religieulx dudit lieu, lequel estoit renommé d'estre riche de V ou VIm (5 o 6mila) escus et que lui retourné, selon ce qu'il rapporteroit par de ça aux autres compaignons, ilz yroient tous par delà pour le desbourserAuguste Longnon, François Villon, Paris, Henri Menu Libraire, 1877, Annexe X, Interrogatoire de maître Guy Tabarie par devant l'official de Paris (22 juillet 1458), p.169. Consultabile su Gallica.. »I reali motivi della partenza di Villon sarebbero dunque quelli di sfuggire alla giustizia e preparare un nuovo furto ad Angers.Un'altra ipotesi è stata formulata da André Burger,citato da André Lanly nella sua introduzione alle Œuvres di Villon, Librairie Honoré Champion, 1969, p. XX.; ipotesi non verificabile, ma che fornisce un buon esempio delle congetture suscitate dalle troppo estese zone d'ombra nella biografia del poeta. Essa si basa su di un dettaglio fornito da Guy Tabarie nel suo interrogatorio: « l'ung d'eulx (si tratterebbe di Villon, secondo Burger) les avoit destournez et empeschez de crocheter unes aulmoires pres dudit coffre (contenente i 500 scudi), lesquelles aulmoires avoit bien plus grant chevance, comme IIII ou VM escus (4 o 5mila), et disoit ledit maistre Guy que les autres compaignons maudisoient leur compaignon qui les avoit destournez de crocheter lesdictes aulmoiresAuguste Longnon, François Villon, Paris, Henri Menu Libraire, 1877, Annexe X, Interrogatoire de maître Guy Tabarie par devant l'official de Paris (22 juillet 1458), p.168. Consultabile su Gallica..» Il poeta non sarebbe dunque stato un ladro di professione; egli avrebbe voluto soltanto procurarsi una certa somma di denaro per poter realizzare uno dei suoi sogni: cercare di entrare a far parte, ad Angers, della corte del re Renato dAngiò, Gaio Cilnio Mecenate che s'interessava alle arti e alle belle lettere, e diventare poeta di corte. Avrebbe raccontato ai suoi complici la storia del furto da preparare ad Angers per consolarli, fornendo loro una nuova prospettiva, per distoglierli dal saccheggiare completamente il tesoro del Collège. Il re Renato non l'avrebbe accolto bene, secondo un'interpretazione possibile dei versi 1457-1460 del Testament Item, à maistre Andry Courault Les Contreditz Franc Gontier mande; Quant du tirant seant en haut A cestuy là riens ne demande. Andry Courault era incaricato degli affari del re Renato a Parigi. Il «tirant seant en haut» sarebbe lo stesso re Renato..Quel che è certo, è che Villon non poté più tornare a Parigi dopo l'arresto di Tabarie. Fu costretto a condurre una vita errante e miserevole sulle strade. Questo esilio durò sei anni, durante i quali si persero le sue tracce. I nomi dei luoghi citati nel Testament non costituiscono indicazioni certe.
Alla corte di Carlo d'Orléans
Content:File:Charles d'Orléans.png: Un fatto è sicuro: le sue peregrinazioni lo condussero, nel dicembre 1457-gennaio 1458, a Blois, alla corte del Carlo, duca dOrléans. Carlo d'Orléans, nipote di Carlo V di Francia, aveva all'epoca 63 anni e non era ancora padre del futuro Luigi XII di Francia. Era rimasto prigioniero degli Inglesi per venticinque anni, aveva scritto poesie per distrarsi ed era divenuto il primo poeta della sua epoca. Tornato in Francia, fece della sua corte il punto di riferimento di tutti i fini rimatori dell'epoca, che da lontano vi si recavano con la certezza di essere bene accolti. Alcuni tomi raccolgono le composizioni del duca, dei suoi cortigiani e dei suoi ospiti. In uno di questi manoscrittiManoscritto personale di Charles d'Orléans, Parigi, Bibliothèque Nationale, ms. fr. 25458. Questo manoscritto è stato riprodotto in fac-simile dallo storico Pierre Champion ne Le manuscrit autographe des poésies de Charles d'Orléans, Ginevra, Slatkine, 1975. si trovano tre ballate di Villon, ritrascritte probabilmente dall'autore in persona: la Ballade franco-latine, la Ballade des contradictions (nel manoscritto preceduta dal nome, in parte corroso, dell'autore) e L'Épître à Marie d'Orléans, che comprende una poesia composta per celebrare la nascita, il 19 dicembre 1457, della figlia del duca, e un'altra di ringraziamento per essere stato tratto in salvo (dalle erranze e dai tormenti di esiliato? dalla prigione?).La Ballade des contradictions, detta anche du concours de Blois, è la terza di una serie di dieci ballate composte da diversi autori su un tema dato da Carlo d'Orléans imponendo il gioco delle contraddizioni: «Je meurs de soif en couste la fontaine» («Muoio di sete presso la fontana»). La Ballata (poesia) di Villon tradurrebbe il suo disagio nel ritrovarsi in un ambiente molto diverso da quelli che aveva conosciuto fino a quel momento: En mon pays suis en terre loingtaine (...) Je riz en pleurs et attens sans espoir (...) Bien recueully, debouté de chascun. Infine, l'ultimo contributo di Villon al manoscritto di Carlo d'Orléans fu la Ballade franco-latine che riecheggia due poesie bilingui del manoscritto, dialogo tra Carlo stesso e Fredet, uno dei suoi favoriti. La Ballade franco-latine è, come dimostrato da Gert PinkernellGert Pinkernell, «La ballade franco-latine Parfont conseil eximium: une satire peu connue de Villon contre Fredet, favori de Charles d'Orléans», Zeitschrift für romanische Philologie, 1987, 103, p. 300-318., un attacco in piena regola nei confronti di Fredet. Villon è a sua volta rimproverato da Carlo e da uno dei suoi paggi che, senza nominarlo, lo accusano di menzogna e di arrivismo in due ballate. Molto probabilmente, egli abbandonò la corte di Blois poco dopo questo episodio.Sempre secondo Pinkernell, nell'ottobre-novembre 1458 Villon avrebbe tentato invano di riprendere i contatti col suo effimero ex mecenate, approfittando del suo arrivo a Vendôme per assistere al processo per tradimento di suo genero Giovanni II dAlençon. Avrebbe fatto pervenire in quell'occasione a Carlo la Ballade des proverbes e la Ballade des Menus Propos («La ballata delle cose da niente»), ma non sarebbe più stato ricevuto a corte.
Dalla decadenza alla leggenda
Content:File:Francois Villon.jpg: Lo si ritrova a Meung-sur-Loire, imprigionato durante l'estate 1461 nella segreta della prigione del vescovo di Orléans Thibault d'Aussigny, «la dure prison de Mehun» («la dura prigione di Meung», nutrito … d'une petite miche Et de froide eaue tout ung estéTestament, v.13-14.. Si ignora cosa avesse commesso (probabilmente, un altro furto in una chiesa). Per l'occasione, sarebbe stato privato della sua qualità di chierico dal vescovo (il quale non ne aveva il diritto, giacché Villon dipendeva dal solo vescovo di Parigi). Egli chiede aiuto nella Épître à ses amis («Epistola ai suoi amici»): Aiez pictié, aiez pictié de moi A tout le moins, s'i vous plaist, mes amis ! En fosse giz (non pas soubz houz ne may) (non sotto gli agrifogli delle feste di maggio) (...) Bas en terre - table n'a ne trestaux. Le lesserez là, le povre Villon ? Villon riteneva profondamente ingiusta ed eccessivamente severa la sanzione e la pena inflittagli da Thibault d'Aussigny; è dalla prigionia di Meung che occorre datare tutte le sue disgrazie. Egli considerò il vescovo responsabile del suo decadimento fisico e morale e ne fece l'oggetto del suo odio nel Testament: Synon aux traitres chiens mastins Qui m'ont fait ronger dures crostes, (...)Je feisse pour eulx pez et roctes… (...)C'on leur froisse les quinze costes De groz mailletz, fors et massizTestament, v.1984 e seguenti. Il 2 ottobre 1461, il nuovo re Luigi XI di Francia fece il suo ingresso a Meung-sur-Loire. Come usanza richiedeva, allorché un sovrano faceva il suo primo ingresso in una città si liberavano alcuni prigionieri che non avessero commesso delitti troppo gravi, in segno di gioioso avvenimento. Villon ritrovò la libertà in questa occasione (la lettera di remissione non si è conservata). Egli ringraziò il re nella Ballade contre les ennemis de la France («Ballata dei nemici di Francia») e domandò nella Requeste au prince («Richiesta al principe») un aiuto finanziario a un principe di sangue, che potrebbe essere Carlo d'OrléansLe Lais Villon et les Poèmes variés, a cura di Jean Rychner e Albert Henry, II. Commento, p. 80-81.. Egli decise di raggiungere Parigi, stimando che il suo esilio fosse ormai durato abbastanzaJean Favier, François Villon, Fayard, 1982, cap. XVIII, p. 430-431..Tornato a Parigi, obbligato a nascondersi giacché la faccenda del furto al Collège de Navarre non era stata dimenticata, probabilmente redasse la Ballade de bon conseil, che lo presentava come delinquente redento, e poi la Ballade de Fortune, che sembra esprimere la sua crescente delusione verso il mondo dei benpensanti che esita a reintegrarloLa data di stesura di queste due ballate resta molto incerta; si veda Rychner-Henry, Le Lais Villon et les Poèmes Variés, II. Commento, p. 99-100 e p. 104-105.. E soprattutto, alla fine del 1461, iniziò la sua opera principale, Le Testament (Villon): En l'an de mon trentïesme aage, Que toutes mes hontes j'euz beues, Ne du tout fol, ne du tout saigeTestament, v.1-3.... File:PendusVillon.jpg: La poesia è un'opera molto più variegata rispetto al Lais. Comprende 186 Stanza (poesia) di 8 Verso (1488 versi totali) che costituiscono la parte propriamente narrativa alla quale s'aggiungono 16 Ballata (poesia) e 3 Rondò (poesia) (535 versi) sia anteriori, sia scritti per la circostanza. Il testamento faceto e satirico, nel quale il nullatenente Villon parla come un uomo ricchissimo e immagina i più comici lasciti alle persone che detesta, comincia solo al verso 793. Una prima parte, spesso chiamata Les Regrets («I rimpianti»), esprime un giudizio su sé stesso (è solo, povero, prematuramente invecchiato) e sul suo passato: una straziante meditazione sulla vita e sulla morte.Villon venne nuovamente arrestato il 2 novembre 1462 per un furtarello e imprigionato nella fortezza del Grand Châtelet de Paris (distrutta nel 1808, si trovava nel punto dell'attuale Place du Châtelet a Parigi). In mancanza di prove, venne allora ripresa la questione del collège de Navarre. La Facoltà di Teologia si oppose alla sua rimessa in libertà e delegò uno dei suoi maestri, Laurens Poutrel, cappellano di Saint-Benoît (che dunque conosceva bene Guillaume de Villon) per negoziare con il prigioniero. Questi dovette promettere di rimborsare la sua parte del bottino, ossia 120 libbre, nel termine di tre anni (documenti rinvenuti da Marcel SchwobPubblicati da Pierre Champion, François Villon, Parigi, Librairie Champion, 1884, Vol.2, p.289.). Verosimilmente, egli ritornò allora alla sua stanza nel chiostro di Saint-Benoît.
Condanna a morte, grazia ed esilio definitivo
Content:Questo periodo di libertà fu di breve durata, giacché alla fine di quello stesso mese venne implicato in una rissa di strada nel corso della quale venne ferito con un colpo di daga Maître Ferrebouc, notaio pontificio, che aveva partecipato all'interrogatorio di Guy Tabarie (documenti rinvenuti da Auguste LongnonA.Longnon, Œuvres complètes de Villon, 1892, p. LXXI-LXXII.). Villon e quattro compagni risalivano per la rue Saint-Jacques una sera dopo cena. Uno dei suoi compagni, un chierico litigioso, vedendo una luce dalla persiana dello scrittoio di Ferrebouc (i notai erano autorizzati a lavorare la sera malgrado il regolamento del coprifuoco), si fermò alla finestra, insultò gli scrivani che lavoravano e sputò nella stanza. I chierici uscirono nella notte insieme al notaio e ci fu una mischia. Pare che Villon si fosse tenuto in disparte, ma venne ugualmente arrestato l'indomani e incarcerato allo Grand Châtelet. Col nuovo re era cambiato anche il personale: il suo vecchio protettore, Robert d'Estouteville, non c'era più. Visti i suoi precedenti e dato il prestigio di Ferrebouc, la questione era di una gravità estrema. Destituito dal suo status di chierico, Villon venne sottoposto alla tortura dellacqua, poi condannato a essere «strangolato e impiccato alla forca di Parigi». La Prévôté intendeva stavolta sbarazzarsi del recidivo; Villon presentò appello al Parlamento di Parigi nei confronti della sentenza, che considerava ingiusta, un «imbroglio» («tricherieOn me jugea par tricherie (v.15 della Ballade de l'appel).»). Attendendo nella sua cella la decisione della Corte, compose probabilmente la celebre Quartina (Villon) e quel brano da antologia che è La ballata degli impiccati, poesie che sono sempre state fatte risalire a questo momento dominato più dalla paura che dalla speranzaJean Favier, François Villon, Fayard, 1982, capitolo XXI, p. 487-497. giacché di norma il Parlamento confermava le pene della Prévôté.Il 5 gennaio 1463, il Parlamento cassò il giudizio reso in prima istanza (lo storico Pierre Champion nota che, fra le tre persone che a quel tempo potevano presiedere le assise criminali, v'era Henri Thiboust, canonico di Saint-Benoit) ma, «con riguardo alla mala vita del detto Villon», lo bandisce per dieci anni dalla città. Villon indirizzò allora al chierico della portineria dello Châtelet (incaricato della tenuta del registro delle carcerazioni) la gioiosa Ballade de l'appel («Ballata dell'appello») e al Parlamento una magniloquente Louenge et requeste à la court («Lode e richiesta alla corte»), il suo ultimo testo conosciuto, nel quale egli ringrazia i magistrati e chiede un rinvio di tre giorni «pour moy pourvoir et aux miens à Dieu direLouenge et Requeste a la Court, v. 32, p. 317.» («Per me provvedere e ai miei cari dire addio»).Villon dovette lasciare Parigi l'8 gennaio 1463. A quel punto se ne persero le tracce. «L'infelice che si dichiara più volte compromesso dalla malattia, invecchiato anzitempo a causa delle sofferenze, giunse realmente alla fine? È possibile», scrive Auguste LongnonA.Longnon, Etude biographique sur Villon, p.92, Gallica., «giacché non si può concepire come un poeta di un simile talento sia potuto vivere a lungo senza produrre versi.»Al momento di lasciare questo mondo, scrisse Villon alla fine del Testament: Ung traict but de vin morillonvino pesante, fatto a partire da una varietà di uva nera che, nella sua forma migliorata, sarebbe diventata il pinot (Villon, Poésies completes, Lettres gothiques, 1991, nota di Claude Thiry). Quant de ce monde voult partirTestament, tre ultimi versi.
Ipotesi sulla scomparsa
Content:François Rabelais afferma, senza prove, che il poeta si sarebbe diretto in Inghilterra, poi nel Poitou, dove avrebbe fatto l'autore di teatro sotto falso nome, data la sua propensione a usare pseudonimi. Altri affermano che andò in Italia, o morì solo ai margini di una strada, malato e povero.La più semplice spiegazione è quindi la sua morte pochi anni dopo. Tuttavia non è mai stato ritrovato alcun documento legale o biografico, e nessun certificato di morte o di sepoltura che faccia luce sulla scomparsa nel nulla di Villon.Anthony Bonner scrisse che il poeta, dopo la partenza da Parigi, era ormai «piegato nella salute e nello spirito» e ipotizzò che «egli potrebbe essere morto su una stuoia di paglia, in qualche povera osteria, o in una cella umida e fredda; o in una rissa con un coquillard in qualche strada buia, o forse, come ha sempre temuto, sul patibolo di qualche cittadina francese. Probabilmente non lo sapremo mai». Anthony Bonner, Introduzione a The Complete Works of François Villon (New York: Bantam, 1960, trad. A. Bonner)), p. XXIII
La leggenda Villon
Content:File:Villon16.jpg: Villon – come altri personaggi del Medioevo: Bertrand du Guesclin, Giovanna dArco – entrò ben presto nella leggenda. Alcune fra le sue ballate erano famose alla fine del XV secolo, ma di lui si sa solo ciò che si può apprendere dalla sua opera (che occorre guardarsi bene dal leggere come una semplice e sincera confidenza, giacché fu il poeta stesso ad elaborare il proprio mito – o meglio, i propri mitiVillon, Lettres gothiques, 1991, introduzione di Claude Thiry, p.6.). Occorre attendere la fine del XIX secolo per avere maggiori informazioni sulla vita del poeta, grazie ad alcuni preziosi documenti ritrovati negli archivi. Restano ancora, tuttavia, importanti zone d'ombra che danno libero corso all'immaginazione. Di qui, a seconda delle epoche, le differenti immagini che costituiscono la «leggenda Villon». Alcuni commentatori arrivano perfino a dubitare che sia davvero esistito un uomo chiamato François Villon: Jean-Claude Mühlethaler introduce la sua traduzione in francese moderno delle poesie di Villon con l'ipotesi che «Villon» fosse lo pseudonimo di un dotto giurista bene informato sui pettegolezzi della Parigi a lui contemporaneaLais, Testament, Poésies diverses, cura e traduzione di Jean-Claude Mühlethaler, seguito da Ballades en jargon, cura e traduzione di Éric Hicks, edizione bilingue francese-francese medievale, Parigi, Champion, 2004.. Anche Roger Dragonetti avanza un'ipotesi simileRoger Dragonetti, Lorsque l'«escollier Françoys» teste et proteste (Introduction à l'oeuvre de Villon), in «Lingua e stile», V, n. 3, Bologna, Il Mulino, 1970, poi raccolto in Roger Dragonetti, La Musique et les lettres: études de littérature médiévale, Ginevra, Librairie Droz, 1986..
''Villon, villonner, villonnerie''
Content:Dopo la sua partenza da Parigi nel 1463, Villon scomparve misteriosamente, ma conobbe una celebrità immediata. A partire dal 1489 - avrebbe avuto 59 anni– le sue opere vennero pubblicate da Pierre Levet e una ventina di edizioni successive riprodussero il testo di Levet fino al 1533. Su richiesta di Francesco I di Francia, Clément Marot diede allora del «miglior poeta parigino che si trovi» una nuova edizione nella quale egli si sforzò di correggere gli errori delle edizioni precedenti. Le allusioni satiriche dei lasciti erano già divenute inintelligibili («bisognerebbe aver vissuto ai suoi tempi a Parigi, e aver conosciuto i luoghi, le cose e gli uomini di cui parla», disse Marot) ma già l'immaginario popolare aveva trasformato Villon, facendone il prototipo del truffatore per eccellenza, gran burlone e gran bevitore, sempre abile a ingannare il borghese per vivere di espedienti. Divenne l'eroe del Sermon des repues franches de maistre Françoys Villon (letteralmente: «Sermone delle mangiate a sbafo di mastro François Villon»), una piccola raccolta sull'arte di vivere a spese altrui, il cui successo fu considerevole intorno ai primi anni del Cinquecento. Il poeta vi appare come un buffone che vive di imbrogli giornalieri con i suoi compagni. Immagine che Villon sembrava essersi rassegnato a lasciare di sé nel Testament: Au moins sera de moy mémoire Telle qu'elle est d'un bon follastreTestament, v.1882-1883. Il suo desiderio è stato esaudito, forse al di là delle sue speranze. Il suo nome divenne talmente popolare da entrare nella lingua francese: si diceva villonner per imbrogliare, ingannare, pagare con moneta falsa. Villon, villonner, villonnerie nel senso di truffatore, truffare, truffa figuravano ancora nel dizionarioConsultabile su Gallica di Antoine Furetière (1702) e nel dizionario etimologico di Gilles Ménage (1694). Quest'ultima opera precisa che «il poeta Villon fu chiamato Villon a causa dei suoi imbrogli: ché il suo nome era François CorbeuilGilles Ménage, Dictionnaire étymologique, Parigi, 1694, disponibile sur Gallica..»François Rabelais, che conosceva bene l'opera di Villon (lo citò più volte nei suoi libri, citò a memoria la Quartina in PantagruelPantagruel, I, IV, cap.67. così come il ritornello «mais où sont les neiges d'antan?», «ma dove sono le nevi di un tempo?»), lo considerava, al pari della sua epoca, come un folle che diceva belle parole e giocava bei tiri. Raccontò che Villon, «nei suoi giorni tardi», trovò rifugio a Saint-Maixent-lÉcole e narrò di un tiro mancino giocato dall'incorreggibile cattivo soggetto al frate Tappecoue, sacrestano dei Ordine dei Frati Minori ConventualiPantagruel, l. IV, cap.13..
Il primo «poeta maledetto»
Content:Altre immagini si sarebbero sovrapposte. Nel XIX secolo Villon acquisì lo status di primo «poeti maledetti», ma era ancora una «figura senza carne». A partire dal 1873, grazie alle ricerche intraprese da Auguste Longnon e Marcel Schwob, vennero scoperti i documenti relativi all'assassinio di Philippe Sermoise (lettere di remissione del 1455), al furto del collège de Navarre (inchiesta del 1457-1458) e alla rissa Ferrebouc (arresto del Parlamento di Parigi del 1463). Venne allora messo in risalto, e fino ai giorni nostri (si veda ad esempio la fiction televisiva del 2009 Je, François Villon, voleur, assassin, poète..) sul declassato sociale, sul ladro, sull'assassino condannato all'impiccagione, sul coquillard.Villon era un criminale incallito o divenne assassino solo accidentalmente uccidendo Philippe Sermoise? Fece forse parte dei Coquillards, potente banda di malfattori che imperversò in Borgogna, nello Champagne (provincia), nei dintorni di Parigi e di Orléans nel corso degli anni quaranta, cinquanta e sessanta del XV secolo? Essi erano così chiamati perché si facevano passare volentieri per falsi pellegrini di Santiago di Compostela sfoggiando delle conchiglie (coquilles) sui cappelli. Non si dispone di alcuna prova che attesti la sua appartenenza a questa associazione di malfattori. Li ha forse frequentati vagabondando sulle strade? Conobbe almeno due di loro, Regnier de Montigny, segnalato a Digione nel 1455 come membro dei Coquillards, il quale era probabilmente un amico d'infanzia a Saint-Benoît, e Colin de Cayeux, figlio di un fabbro ferraio, poi divenuto famoso scassinatore, che partecipò al furto del collège de Navarre. Entrambi finirono al Gibet de Montfaucon, l'uno nel 1457, l'altro nel 1460. I Coquillards utilizzavano tra di loro un gergo, svelato dal processo contro di loro a Digione nel 1455. Villon conosceva questo gergo Je congnois quand pipeur jargonneBallade des menus propos, v.13. e lo utilizzò in sei ballate riprodotte nell'edizione di Levet (1489) col titolo di Le jargon et jobellin dudit Villon (cinque altre vennero ritrovate nel XIX secolo, ma ne è stata contestata l'autenticità). Ma «questo gergo era corrente per le strade», scrive Claude ThirySi veda l'introduzione di Claude Thiry a Villon, Lettres gothiques, p. 35-37., «come i banditi che le razziavano, e gli erranti, che vivevano di espedienti più o meno onesti, nelle taverne incrociavano i criminali incalliti». Anche Jean Favier ha delle riserve: «La lingua non è un argomento sufficiente per legare il poeta alla teppaglia organizzata» e pone l'accento sull'avventura verbale: «Ricco di due esperienze, quella del letterato e quella del mascalzone, Villon si diverte con le parole così come dei ragionamentiFrançois Villon di Jean Favier, capitolo XV, p.343-349.». Il senso di queste ballate «in gergo» è controverso ed è stato oggetto di numerose congetture. L'interpretazione più sistematica è quella di Pierre Guiraud il quale vi attribuisce tre sensi e tre pubblici sovrapposti (Villon si rivolgerebbe 1/ a differenti categorie di Coquillards; 2/ a dei bari al gioco delle carte, 3/ a degli omosessuali). L'interpretazione più recente è quella di Thierry Martin, che fa del gergo dei Coquillards uno Slang LGBTFrançois Villon, Ballades en argot homosexuel (edizione bilingue di Thierry Martin), Parigi, Mille et une nuits, 1998, ISBN 2-84205-192-0.Villon era forse un vero bandito o era solo un marginale, incapace, per la debolezza della sua volontà, di sottrarsi a quell'ambiente che lo condannava perpetuamente? Riens ne hais que perseveranceTestament, v.104.. Fu lui a non volere che si saccheggiasse la maggior parte del tesoro del collège de Navarre (interrogatorio di mastro Guy Tabarie del 22 luglio 1458)? Cercava solo fondi per avere di che intraprendere una carriera da poeta di corte?Sono tutte domande alle quali oggi non si sa rispondere e che continuano ad alimentare la leggenda di François Villon.
L'opera letteraria
Content:Image:Villon22.jpg: Mais où sont les neiges d'antanLe Grand Testament: Ballade des dames du temps jadis.?Tout aux tavernes et aux fillesLe Grand Testament: Ballade de bonne doctrine..Il n'est tresor que de vivre à son aiseLe Grand Testament: Les Contredits de Franc Gontier.Il n'est bon bec que de ParisLe Grand Testament: Ballade des femmes de Paris.En ce bordeau (bordello) où tenons nostre estatLe Grand Testament: Ballade de la Grosse Margot..Je crye à toutes gens mercysBallade de merci..Autant en emporte ly vensLe Grand Testament: Ballade en vieux langage françois..Je congnois tout, fors que moy mesmesBallata delle cose da niente..Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldreLa ballata degli impiccati..Li lesserez là, le povre VillonEpître à ses amis.?]]Villon non ha tanto rinnovato la forma della poesia del suo tempo quanto il modo di trattare i temi poetici ereditati dalla cultura Medioevo, che egli conosceva perfettamente e che animò con la propria personalità.Si veda Italo Siciliano, François Villon et les thèmes poétiques du Moyen Âge, Parigi, Colin, 1934. Così, egli prese in contropiede l'ideale Letteratura medievale francese#La letteratura cortese, rovesciò i valori riconosciuti celebrando gli accattoni destinati alla forca, si concesse volentieri alla descrizione burlesca o alla licenziosità e moltiplicò le innovazioni Lingua (linguistica). Tuttavia, la stretta relazione che Villon stabilisce tra gli avvenimenti della sua vita e la sua poesia lo porta parimenti a far sì che la tristezza e il rimpianto dominino i suoi versi. Le testament (Villon) (1461–1462), che si presenta come il suo capolavoro, s'iscrive sulla falsariga del Le Lais, scritto nel 1456, che talvolta viene anche chiamato le Petit Testament («il Piccolo Testamento»). Questo lungo componimento di 2023 Verso è contrassegnato dall'angoscia per la morte e ricorre, con una singolare ambiguità, a una miscela di riflessioni sul tempo, di derisione amara, d'invettive e di fervore religioso. Questa miscela di toni contribuisce a conferire all'opera di Villon una sincerità patetica che la rende unica rispetto a quella dei suoi predecessoriSi veda l'introduzione di Claude Thiry all'edizione Le Livre de Poche, p. 37-42..La Biblioteca Storica della Città di Parigi possiede una collezione di circa 400 opere e lavori del poeta, riunita da Rudolf Sturn, autore di un'importante bibliografia dell'autore.
Un poeta del suo tempo
Content:Nonostante l'universalità delle preoccupazioni di Villon, bisogna ammettere che prima di tutto scrisse per la sua epoca. Le sue poesie si rivolgono talvolta ai gioviali del Quartiere latino (Parigi), talvolta ai principi suscettibili di prenderlo sotto protezione.Da un punto di vista formale, egli non pare innovare e prende a suo conto, adattandoli, numerosi generi letterari già vecchi. Tuttavia occorre ricollocare questa osservazione nel suo contesto storico. Il Medioevo è, dal punto di vista intellettuale, un periodo in cui i codici e il simbolismo sono talvolta più importanti del discorso in sé. In letteratura, come in altre arti, le opere devono seguire quegli Stereotipo che appartengono alla cultura comune e permettono al lettore di applicare una griglia di lettura abbastanza convenzionale.Per quanto riguarda i temi affrontati, anche in questo caso Villon è ben lungi dal dare una grande prova di originalità. La morte, la vecchiaia, l'ingiustizia, l'amore impossibile o deluso e perfino i tormenti dell'imprigionamento sono tra gli argomenti classici della letteratura medievale.Per cui, cosa rende differente Villon dai suoi contemporanei?
Un'opera sottesa da una vita eccezionale
Content:In primo luogo, se le tematiche affrontate sono classiche, in pochi le hanno vissute così da vicino e, pur non avendo sempre percorsi facili, la maggior parte degli autori furono abbastanza presto integrati nelle corti di signori, a meno che non fossero essi stessi dei grandi del regno, come, ad esempio, Carlo d'Orléans (il quale, tenuto in ostaggio, conobbe certo un lungo esilio, ma «dorato»). Villon, invece, bruciò la sua vita in fondo alle taverne, in mezzo a mendicanti, banditi e prostitute. Fu più volte imprigionato e sfiorò davvero la morteIntroduzione di Claude Thiry, p. 39-40.«Nell'anno del [suo] trentesimo genetliacoLe testament», come spossato da questa vita d'avventure, dalla prigionia, dalla tortura e dal decadimento, compose il suo Testament. Vi traspare quella vita dissoluta che dà ai suoi testi una profondità e una sincerità toccanti, e ciò tanto più che, coscientemente o no, noi leggiamo Villon col metro della sua storia personale.Oltre all'intensità del suo eloquio, ciò che differenzia radicalmente l'opera di Villon da tutta la produzione poetica medievale, è il suo rivendicato carattere autobiografia«Poiché quasi tutti riflettono momenti precari di un'esistenza movimentata, i suoi testi hanno un'atmosfera molto personale, suscettibile di emozionare ancora il lettore d'oggi. È a giusto titolo che Villon passa per uno dei migliori poeti del Medioevo europeo.» (anche se, come si è visto, la veracità dei fatti è soggetta a cautela). Senza dubbio la prima persona è correntemente utilizzata dai suoi contemporanei e predecessori; ma si tratta di un «io» sempre attenuato, velato: il narratore eclissa l'autore. All'epoca era molto frequente che il narratore raccontasse un sogno nel corso del quale si svolgeva l'azione; è il caso, per esempio, del Roman de la Rose. Questo procedimento diluiva l'azione e la vera personalità dell'autore nelle brume del sonno e nei deliri onirici, creando una situazione «fantastica» che manteneva a distanza il lettore. In compenso, quando Villon si serve del tema del sogno alla fine del Lais, lo fa deviare dal suo impiego classico per meglio beffarsi del lettoreAndré Burger, Lexique complet de la langue de Villon, Ginevra, Droz, 1974.. In effetti, l'azione che si suppone onirica è qui la stessa scrittura del testo, pur concreto, che si è appena finito di leggere... In tal modo si crea una mise en abyme e un paradosso che, lungi dal relativizzare l'«io», insiste al contrario sulla sincerità e sulla perfetta coscienza di Villon al momento della redazione del Lais. Inoltre, l'«io» di Villon è possente e molto concreto. Laddove gli altri ammettono a fior di labbra: «Ho sentito dire che...» o «Ho sognato che... », Villon si mostra affermativo: «Dico che... » e «Penso che...»Introduzione di Claude Thiry all'edizione Le Livre de Poche, p. 41-42.Insomma, senza essere rivoluzionario, Villon riprese per suo conto la tradizione letteraria, se ne appropriò e la pervertì per farne la portavoce della propria personalità e dei suoi stati d'animo.
Il nome e la sua pronuncia
Content:Il vero nome del poeta è oggetto di controversia: fra i vari che gli sono stati attribuiti, i più attendibili sono quelli di François de Montcorbier o François des Loges, senza contare il falso nome di «Michel Mouton» che si dice avesse usato per nascondersi presso un barbiere dopo l'uccisione di Philippe Sermoise. Nella storia della poesia è però rimasto unicamente con il nome di Villon, probabilmente acquisito dal benefattore che lo accolse in casa propria: Guillaume de Villon. Lo storico del XVI secolo Claude Fauchet (1530–1602) sostiene invece che villon sia soltanto un nome comune che significa «imbroglio» o «furfante»; ma sembra che tale ipotesi sia errata.Il nome François Villon è pronunciato, in Lingua francese moderno, Jean-Marie Pierret, Phonétique historique du français et notions de phonétique générale, Peeters, Louvain-la-Neuve, 1994, p. 104. La prova è data dal gioco di rime nella Ballade finale all'interno del Testament, nella quale il poeta fa rimare il suo nome con «carillon» o «vermillon». Nel francese del XV secolo la pronuncia era invece .
Influenze
Content:File:Clusone danza macabra detail.jpg: Je connais que pauvres et riches Sages et fols, prêtres et lais, Nobles, vilains, larges et chiches... Mort saisit sans exceptionLe Testament, v.305-312.. « La Danse macabre di Villon è il Testament nella sua interezza.» (Jean FavierJean Favier, François Villon, Fayard, 1982, p.411.)]]Villon venne pubblicato a stampa per la prima volta nel 1489, in un'edizione che venne seguita da parecchie altre. L'ultima edizione quasi contemporanea fu quella che Clément Marot realizzò nel 1533Clément Marot, Les Œuvres de François Villon de Paris, Parigi, Galiot du Pré, 1533, forse ristampata nel 1534.. A quell'epoca la leggenda villoniana era già ben solida; si affievolì verso la fine del Rinascimento, tanto che Nicolas Boileau, menzionando Villon nel suo Art poétique, sembra conoscerlo solo per sentito dire. Solo nel XVIII secolo ricominciò l'interesse per il poeta. Venne riscoperto nell'epoca Romanticismo, durante la quale acquisì lo status di primo «Poeti maledetti». Da allora la sua fama non è più calata. Ispirò i poeti dell'espressionismo tedesco e fu tradotto in numerose lingue (Lingua tedesca, Lingua inglese, Lingua russa, Lingua esperanto, Lingua spagnola, Lingua giapponese, Lingua ceca, Lingua ungherese...), il che gli conferì una reputazione mondiale, tanto le sue preoccupazioni sono universali e trascendono le barriere del tempo e delle culture.Repues franches, testo che racconta i tiri, spesso osceni, giocati a vari notabili da Villon e dai suoi compagni, contribuendo ad arricchire la «leggenda Villon».
A teatro
Content:@an0:Chateaubriand@an0:anagrammi@an0:amnesico@an0:John ErskineJean Teulé, ''Je, François Villon'', Parigi, Julliard, 2006, ISBN 2-260-01683-9. Edizione italiana: ''Io, François Villon'', traduzione di G. Corà, Neri Pozza, 2007..Gérald Messadiéha scritto una trilogia di romanzi intitolata «Jeanne de L'Estoille» (''La rose et le lys'', ''Le jugement des loups'', ''La fleur d'Amérique''). Il personaggio principale, Jeanne, incontra il personaggio romanzato di François Villon. Questa relazione comincia con lo stupro di Jeanne, prosegue con la nascita di un bimbo (François) e con degli incontri, nel corso dei tre volumi, pervasi da sentimenti contraddittori per Jeanne. Il romanzo ripercorre tutta la vita (romanzata, beninteso) di François Villon, e il clima dell'epoca (''coquillard'', guerra, epidemie).Osamu Dazai, scrittore giapponese delXX secolo, ha scritto un romanzo dal titolo ''La moglie di Villon'' (ヴィヨンの妻, Viyon no tsuma,1947. Edizione italiana:Milano,Bompiani,1965), dal quale è anche stato tratto il film omonimo (2009) diKichitaro NegishiconRyōko Hirosue. La protagonista del romanzo, ambientato nelGiapponeoccupato del dopoguerra, è una giovane donna che scopre i comportamenti dissoluti del marito quando si trova a doverne pagare i debiti. Il marito, scrittore privo di talento, rivela così di essere un donnaiolo buono a nulla.Nella sua opera ''Vita di uno stolto'' (或阿呆の一生, Aru Ahō no Isshō), pubblicata nel1927dopo il suosuicidio,Ryūnosuke Akutagawadice di essere stato profondamente ispirato dall'opera di Villon. Egli scrive di sentirsi come Villon nell'attesa di essere impiccato, incapace di continuare a lottare nella vita.Ossip Mandelstam, grande lettore di Villon, ha molto meditato sull'opera del poeta. I suoi libri spiegano varie poesie e forniscono numerose tracce di lettura.@an0:membro del Parlamento@an0:irlandese@an0:Luigi XI@an0:Duca di Borgogna@an0:Sir@an0:ceco@an0:ceco
Al cinema
Content:@an0:The Higher Law@an0:Un vagabondo alla corte di Francia@an0:Fritz Leiber@an0:Dennis King@an0:film sonoro@an0:François Villon
In televisione
Content:
Nella musica
Content:File:Pisanello 010.jpg: La pluie nous a ébués et lavés Et le soleil desséchés et noircis. Pies, corbeaux nous ont les yeux cavés Et arraché la barbe et les sourcils. ]] @an0:inglese@an0:Verlaine@an0:Corvus Corax@an0:russo@an0:russo@an0:Little Nemo@an0:Eiffel@an0:Testament@an0:Lais
Altro
Content:@an0:Rodin@an0:greco@an0:francese@an0:fumetti
Attraverso Parigi
Content:
La Parigi di Villon
Content:Racchiusa da mura che delimitano uno spazio che corrisponde ai primi sei arrondissement attuali, Parigi era a quel tempo abitata da più di centomila abitanti. Città universitaria per eccellenza, con la Sorbona, essa ospitava sulla riva sinistra della Senna quasi un centinaio di collegi e accoglieva circa cinquemila studenti.
La fontana Maubuée
Content:Cantata da Villon nel suo Testament, questa fontana esiste ancora al numero 129 della Rue Saint-Martin, all'angolo con la rue de Venise. Proprio di fronte al Centro Georges Pompidou si può ammirare il suo tubo di piombo e la sua pietra decorata di spighe e di corni dell'abbondanza.
Fonti storiche
Content:Nessuna delle fonti qui sotto elencate contiene la produzione integrale delle poesie oggi attribuite a Villon. Inoltre, i documenti differiscono leggermente su alcuni versi, il che obbligò gli editori, sin dalla prima edizione critica di Clément Marot, a un lungo lavoro di compilazione, di comparazione e di attribuzione delle poesie ancora in corso ai nostri giorni. Clément Marot già scriveva, nel prologo della sua edizione del 1533:
Manoscritti
Content:@an0:Biblioteca di Stato
A stampa
Content:
Opere e bibliografia
Content:
Lista cronologica delle opere di Villon
Content:Questa lista vuol essere esaustiva; tuttavia, essa viene regolarmente messa in discussione, giacché l'attribuzione di questa o quella poesia viene messa in discussione o, al contrario, essa viene talvolta arricchita di «nuove» opere. Ciò nonostante, al momento essa sembra accettata dalla maggior parte degli specialisti di Villon.Le opere sono qui presentate e datate secondo la cronologia stabilita da Gert Pinkernell. Alcune non sono datate con precisione, e quelle incluse da Villon nel Testament sono qui posizionate sotto quest'ultimo anche se possono essere anteriori. I titoli sono quelli attribuiti nelle Poésies complètes, curate e commentate da Claude Thiry per l'edizione Le Livre de PocheFrançois Villon, Poésies complètes, a cura di Claude Thiry, 1991, Le Livre de Poche, collana «Lettres gothiques», ISBN 2-253-05702-9.@an0:Le Testament
Temi
Content:I temi più ricorrenti nelle poesie di Villon sono: @an0:danza macabra
Le edizioni moderne di Villon
Content:Villon ha fama di essere un autore impervio, per vari motivi. Il primo è la barriera della lingua: il francese medio non è agevole da comprendere per il lettore moderno, sia sul piano sintattico che lessicale. Tuttavia è da notare che le regole grammaticali del francese avevano già cominciato a stabilizzarsi nel XV secolo, escludendo progressivamente i residui più fuorvianti della lingua romanza, in particolare le Declinazione (linguistica). Davanti a questa difficoltà, gli editori francesi scelgono talvolta di apporre, a fianco del testo originale, una trascrizione in francese moderno, talaltra di annotare il testo originale; questa ultima soluzione presenta la caratteristica di «costringere» il lettore a immergersi nella ricca e poetica lingua di Villon.La seconda difficoltà risiede nella contestualizzazione: giacché personaggi e situazioni evocate sono spesso sconosciute al lettore moderno, la qualità delle note sarà determinante, sebbene gli specialisti di Villon non abbiano ancora svelato tutti i suoi misteri. Allo stato attuale delle conoscenze, non si può che rassegnarsi ad ammettere che alcuni rari aspetti dell'opera ancora ci sfuggono; per fortuna, queste lacune non impediscono di apprezzare le qualità comiche e l'inventiva della lingua di VillonSi vedano le «Notes sur la présente édition» («Note sulla presente edizione») di Claude Thiry, p.47-48..@an0:francese@an0:francese medievale
Studi critici
Content:
Edizioni italiane
Content:titolo:Poesiealtri:Prefazione diFabrizio De André, Traduzione, Introduzione e cura di Luigi De Nardisedizione:CollanaUniversale Economica Feltrinelli.I Classicieditore:Feltrinellicittà:Milanoanno:1996annooriginale:Neri Pozza, 1962; Feltrinelli, 1966titolo:Il Testamento e la Ballata degli impiccatitrad:Rina Sara Virgillitoeditore:Rusconicittà:Milanoanno:1976titolo:Lascito. Testamento e Poesie diversetrad:Mariantonia Liborio, testo a fronteedizione:CollanaClassici Rizzolieditore:Rizzolicittà:Milanoanno:1990@an0:BURtitolo:Ballate del tempo che se ne andò. Poesie sceltealtri:a cura di Roberto Mussapicittà:Milanoeditore:il Saggiatore (casa editrice)anno:2008annooriginale:Nuages, 1995titolo:Il testamento e altre poesiealtri:A cura di Aurelio Principatotrad:Antonio Garibaldiedizione:Collezione di poesiaeditore:Einaudicittà:Torinoanno:2015titolo:Le lais ou le petit testament. Il Lascito o il Piccolo testamentotrad:G.A. Brunellialtri:illustrazioni di L. Cacuccioloeditore:Schena Editriceanno:2010
Note
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Voci correlate
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Content:1:http://globegate.utm.edu/french/globegate_mirror/villon.html2:''Société François Villon'' - versioni originali degli scritti di Villonlingua:Fraccesso:15 gennaio 2004urlarchivio:https://web.archive.org/web/20040408204643/http://globegate.utm.edu/french/globegate_mirror/villon.htmldataarchivio:8 aprile 2004urlmorto:sì@an0:http://www.chez.com/damienbe/menu.htm@an1:''Le grand testament'' e altri versilingua:Fr@an0:François Villon, Sa vie et son œuvre@an0:Opere di Villon@an0:I dati della Bibliothèque Nationale de France su François Villon@an0:La canzone d'autore:@an0:http://digilander.libero.it/uraniaceleste/Villon/Villon_index.htm@an1:François Villon a cura di A. Natucci Categoria:Religiosi francesi Categoria:Ladri Categoria:Oppositori della pena di morte Categoria:Studenti dellUniversità di Parigi

References

Nome e pronuncia143114328 gennaio14631489Università di ParigiQuartiere latinoWikipediaversione del 1911pubblico dominioEncyclopaedia BritannicaCollège de NavarreBloisCarlo dOrléansMeung-sur-LoireLuigi XIParlamentoLe LaisLe Testament1489XVI secoloMadeleine LazardMarcel SchwobantifrasiCharles Augustin Sainte-Beuvecritici letterariXIX secoloLa ballata degli impiccati1462XVI secoloClément Marotletteratura1982143114311432Saint-Benoît-le-Bétourné.Villon aveva la sua stanza nella casa di mastro Guillaume de Villon, alla ''Porta Rossa'', nel chiostro di Saint-BenoîtPierre Champion, ''François Villon'', Parigi, Librairie Honoré Champion, 1984, p.13..Nel dicembre 1456, mentre scriveva i suoi ''Lais'' prima di lasciare Parigi, egli sentì la campana della Sorbona suonare il coprifuoco dell'Università:: 1431chierico1449baccalauréat1452Gallicatonsurabeneficio ecclesiastico14521455Università di ParigiCarlo VII di Francia14531454ottavaParlamentoChâteletRoberto VII dEstouteville1455Corpus Domini1456dagainguine1456AngersLe LaisFilippo il BelloGiovanna di NavarraMontagne Sainte-Geneviève, nel centro di Parigi. All'incirca il giorno di Natale del 1456, Villon e i suoi complici scassinarono i forzieri del Collège.: Collège de NavarreChâteletGallicaAngersRenato dAngiòmecenateCarlo, duca dOrléans, circondato dai suoi cortigiani, mentre riceve l'omaggio di un vassallo. Villon partecipò, per un certo tempo, alle attività poetiche della corte di Blois.: 14571458Bloisduca dOrléansCarlo VLuigi XIIGinevra19751457ballata1458VendômeGiovanni II dAlençonRitratto immaginario di Villon: Meung-sur-Loire1461Orléanschierico1461Luigi XIParigi1461Villoneditio princeps1489in quarto di 113 pagine illustrato da quattro incisioni (un uomo, una donna, un vescovo e tre impiccati).: stanzeversiballaterondeau1462Grand Châtelet de Paris1808Place du ChâteletMarcel SchwobChâtelettortura dellacquaParlamento di ParigiQuartinaLa ballata degli impiccati14631463pinotRabelaisInghilterraPoitouItaliaAnthony BonnerInizia la leggenda Villon: le ''Repues Franches'' (circa 1500).Villon divenne rapidamente il prototipo popolare del truffatore. È qui rappresentato in veste di chierico, viso rasato, capelli corti, con indosso un berretto, segno distintivo del laureato in lettere e la veste lunga. Tiene un libro in mano e nell'altra una banderuola sulla quale è scritto il suo nome.: MedioevoDu GuesclinGiovanna dArcoXV secoloXIX secolopseudonimoBolognaIl Mulino1970Ginevra1986146314891533Francesco IMarotAntoine Furetière1702Gilles Ménage1694François RabelaisPantagruelSaint-Maixent-en-PoitouCordiglieriXIX secolopoeta maledetto1873Auguste LongnonMarcel Schwob1455collège de Navarre14571458Parlamento1463fiction televisiva2009impiccagionecoquillardBorgognaChampagneParigiOrléansXV secoloSantiago di CompostelaRegnier de MontignyDigione1455Colin de CayeuxGibet de Montfaucon1457146014551489XIX secoloJean FavierPierre GuiraudThierry Martinslang gay1458I ritornelli delle ''Ballate'' di Villon divengono presto famose:: La ballata degli impiccatipoesiamedievaleItalo SicilianocorteselinguisticheLe Testament14611462Lais1456versiBiblioteca Storica della Città di ParigiQuartiere latinosimbolismoletteraturastereotipiletteratura medievale1458autobiograficoRoman de la Rosemise en abymeXVI secoloClaude Fauchet15301602franceseJean-Marie PierretLouvain-la-NeuveLouis AragonDanza macabrachiesa dei DiscipliniBergamoXV secolo). La danza macabra, grande tema del Quattrocento, è il simbolo dell'uguaglianza davanti alla morte.: Jean Favier1489Clément Marot1533Clément MarotRinascimentoNicolas BoileauXVIII secoloromanticapoeta maledettoespressionismotedescoingleserussaesperantospagnologiapponesececounghereseRepues franchesFrançois RabelaisPantagruelGargantua1462ChateaubriandCharles Nodier1830Victor HugoThéophile GautierThéodore de BanvilleArthur RimbaudCharles BaudelairePaul VerlaineGérard de NervalJean RichepinMarcel SchwobRobert Louis Stevenson1877Le nuove Mille e una notte1882Francis Carco1926Pierre Mac Orlan1945Tristan TzaraanagrammiLeo PerutzamnesicoMilanoLeonardo da VinciJohn Erskine1937Lucius ShepardXIX secolofantascienzafantasyTim PowerslamiaJean TeuléGérald MessadiéOsamu DazaiXX secolo1947MilanoBompiani19652009Kichitaro NegishiRyōko HirosueGiappone1927suicidioRyūnosuke AkutagawaOssip Mandelstamdrammaturgomembro del ParlamentoirlandeseJustin Huntly McCarthy1901BroadwayLuigi XIDuca di BorgognaConestabileSirGeorge Alexander19201938Bertolt Brecht19181919Bertolt BrechtLopera da tre soldioperetta1925Rudolf Friml1901193019561960cecoJan Werich1961Henry LivingsDaniela Fischerová1979cecoThe OublietteCharles Giblyn1914Murdock MacQuarrieThe Higher LawUn vagabondo alla corte di FranciaJ. Gordon Edwards1920film mutoWilliam FarnumFritz LeiberIl poeta vagabondoAlan Crosland1927John BarrymoreConrad VeidtSe io fossi reLudwig Berger1930Dennis KingJeanette MacDonaldUn vagabondo alla corte di FranciaFrank Lloyd1938film sonoroRonald ColmanBasil RathboneFrançois VillonAndré ZwobodaPierre Mac Orlan1945Il re vagabondoMichael CurtizOreste KirkopKathryn GraysonSi Paris nous était contéSacha Guitry1956Pierre VaneckLa foresta pietrificata1936Bette DavisLeslie HowardErrol FlynnScreen Directors PlayhouseGeorge Waggner1956Je, François Villon, voleur, assassin, poète...2009Serge MeynardFrancis RenaudPhilippe NahonJean Teuléchiesa di SantAnastasiaVeronaFile:Pisanello 010.jpg: Claude DebussyoperaEzra PoundLe Testament de VillonlibrettopoesiaingleseLondra19201921George Antheil1923BBC19311933197120081978Daniel BalavoineGeorges BrassensPaul FortVerlaineFabrizio De AndréTutti morimmo a stento19681997Arthur OldhamLéo FerréLa ballata degli impiccati1980Serge ReggianiWeepers CircusRenaudLa TordueCorvus CoraxMonique MorelliLino LéonardiBob DylanrussogeorgiaBulat Šalvovič OkudžavarussocantautoreWolf Biermann1968Little Nemoheavy metalPeste Noire2009Richard Desjardins1998Eiffel2009TestamentFélix LeclercLais1887Rodin1960grecoNondaAndré MalrauxPont NeufVampiri: la masqueradeWhite Wolfserie televisivafantascienzaWarehouse 13italiaLuigi Critonefrancesefumettiromanzo2011arrondissementSorbonaSennaRue Saint-MartinCentro Georges PompidouClément Marot1533Bibliothèque nationale de FrancemanoscrittoCarlo dOrléans145814641464Bibliothèque de lArsenalXV secoloBerlinoBiblioteca di Stato1475Stoccolma14771489editio princepsAntoine Vérard150114551456Le Lais14571458BloisVendôme1461Meung-sur-LoireLe Testament1462La ballata degli impiccati1463carpe diemubi suntmemento moridanza macabrafrancese medioXV secolodeclinazioniClément MarotThéophile Gautier1972Ginevra19741977198519911971traduzionefrancesefrancese medievale20041913198419931982Heidelberg19922002199820001934Éditions Hermann2010Mario LuziI MeridianiFabrizio De AndréUEFClassiciBURil SaggiatoreCollezione di poesiaLe LaisLe Testament (Villon)La ballata degli impiccatiQuartina (Villon)Progetto GutenbergGeorges BrassensFabrizio De AndréCategoria:Religiosi francesiCategoria:LadriCategoria:Oppositori della pena di morteCategoria:Studenti dellUniversità di ParigiCategoria:Poeti trattanti tematiche LGBT

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