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Granducato di Toscana
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Abstract

Il Ducato di Tuscia (Ducato di Tuscia poi Marca di Tuscia) fu titolo giuridico di governo del territorio di natura feudale in epoca longobarda e franca, corrispondente nei fatti (soprattutto all'inizio e dopo il 1000) allo stato di Lucca ovvero all'Arcidiocesi di Lucca. Il titolo venne poi rilanciato (divenendo poi Granducato di Toscana) nel XVI secolo dai Medici signori della Repubblica di Firenze, nel momento in cui questa unificò la Toscana in un unico Stato indipendente che, istituito formalmente nel 1569, verrà soppresso nei fatti nel 1859.Alla guida dello stato toscano dopo l'estinzione della dinastia dei Medici subentrò nel XVIII secolo la dinastia degli Asburgo-Lorena di Toscana. Durante tale periodo il Granducato di Toscana riuscì a conservare la propria indipendenza e a svilupparsi fino a essere uno degli stati più prosperi e moderni in Europa. Fino alla seconda metà del XVIII secolo fu uno stato confederale costituito dal ducato di Firenze e dal ducato di Siena, in unione personale nel granduca.
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Content:
Storia
Content:
L'ascesa dei Medici: dalla repubblica al Granducato
Content:A partire dal 1434, anno in cui Cosimo de Medici fa trionfalmente ritorno dall'esilio veneziano al quale l'aveva costretto l'anno precedente il governo oligarchico reggitore della città, la famiglia Medici prende a esercitare su Firenze un potere di fatto (per il quale è stata coniata la definizione di "criptosignoria") che si consoliderà sotto Piero il Gottoso e suo figlio Lorenzo il Magnifico. Nel 1494 Piero il Fatuo, incapace di opporsi efficacemente all'ingresso del re di Francia Carlo VIII in Firenze, è costretto alla fuga. In città viene restaurato il regime repubblicano, mentre la Repubblica di Pisa riacquista la propria indipendenza, che tuttavia perderà nuovamente nel 1509.
Verso il Granducato
Content:Tableheader:@an0:File:Angelo Bronzino 036.jpg: @an1:File:Coat of arms of the Grand Duchy of Tuscany (1562-1737).svg Il ritorno dei Medici (1512) vede al governo della città il cardinale Giulio, figlio naturale di Giuliano de Medici, che nel 1523 sarà eletto papa con il nome di papa Clemente VII. Nel 1527, tuttavia, dopo il Sacco di Roma (1527) da parte delle truppe di Carlo V dAsburgo, i fiorentini insorgono proclamando nuovamente la repubblica: solo l'accordo tra il papa Medici e l'imperatore consentirà la sconfitta definitiva dell'ultimo regime repubblicano, dopo un Assedio di Firenze. Nel 1531 Alessandro de Medici (duca di Firenze) prende possesso del governo della città; l'anno dopo riceve il titolo ducale, dà vita al Senato dei Quarantotto e al Consiglio dei Dugento, riformando le antiche istituzioni repubblicane e comunali. Morirà nel 1537 per mano di Lorenzino de Medici, meglio noto come Lorenzino o Lorenzaccio. Il governo viene dunque assunto da Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere, discendente del ramo cadetto, e di Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico.Il nuovo duca dà inizio a una politica espansionistica che avrà una tappa fondamentale nella Battaglia di Scannagallo (1554), preludio alla resa di Siena e della formazione della Repubblica di Siena riparata in Montalcino. La fine dei senesi sarà poi decretata al termine delle Guerre dItalia franco-spagnole dalla pace di Cateau-Cambrésis (1559), con l'assegnazione a Cosimo dei diritti feudali sul territorio della Repubblica di Siena, eccezion fatta per la costa maremmana che andò a costituire lo Stato dei Presidi, posto sotto il controllo spagnolo tramite il Viceré di Napoli per controllare i protettorati italiani. Cosimo ebbe sotto la sua persona il Ducato di Firenze (detto "Stato vecchio") ed il Ducato di Siena (detto "Stato Nuovo"), che manterrà un'autonomia governativa e amministrativa con proprie magistrature, naturalmente gradite ai Sovrani di Toscana.Con la bolla pontificia emessa da papa Pio V il 27 agosto 1569 Cosimo ottiene il titolo di Granduca di Toscana. Alla sua morte (1574), gli succede il figlio Francesco I de Medici. La dinastia medicea reggerà le sorti del granducato fino alla morte di Gian Gastone de Medici (1737), quando la Toscana, priva di un erede legittimo diretto, sarà concessa a Francesco I di Lorena, duca di Lorena, consorte di Maria Teresa dAustria, arciduchessa dAustria, in base ad accordi già stipulati tra le dinastie europee nel 1735.
I Lorena
Content:Il primo granduca della Asburgo-Lorena di Toscana riceve l'investitura della Toscana con diploma imperiale del 24 gennaio 1737; destinato ad affiancare la moglie sul trono imperiale (prima coreggente, riceve la nomina a imperatore nel 1745) e affida il governo della Toscana a una reggenza presieduta da Marc de Beauvau, principe di Craon, compiendo una sola visita nella regione (1739).La Toscana, divenendo di diritto e di fatto un feudo dell'impero, è in questi primi anni una pertinenza politica ed economica della corte di Vienna. Il celebre mecenatismo dei Medici con le loro numerose e famose committenze, improvvisamente cessa: anzi il nuovo granduca ereditando le vaste e cospicue proprietà medicee, fa incetta delle imponenti collezioni raccolte nel corso dei secoli. In occasione della visita di Francesco I di Lorena a Firenze, vengono trasferite a Vienna numerosissime opere d'arte dei palazzi medicei, con una lunga processione di carri che per tre giorni escono da Porta San Gallo. Questo suscita lo sdegno degli stessi fiorentini che si sentono legittimi eredi e della stessa principessa elettrice palatina Anna Maria, ultima rappresentante della famiglia Medici che, alla sua morte, lascia i propri beni e collezioni private alla città di Firenze, andando così a costituire il primo nucleo della "Galleria Palatina".Questo periodo non è caratterizzato dalla tradizionale affezione della popolazione e della dirigenza toscana verso i propri regnanti. Con l'arrivo del nuovo dinasta e della nuova classe politica lorenese, che si dimostra spesso ottusa e sfruttatrice della situazione toscana crea un netto distacco con l'alta società fiorentina, che si vede defraudata in parte delle antiche cariche politiche. Solo con la dichiarazione del 14 luglio 1763, il granducato, da pertinenza imperiale, viene qualificato nella dinamica dinastica come secondogenitura con la clausola che, nel caso di estinzione della linea cadetta, lo Stato sarebbe ritornato tra i possedimenti imperiali. Deceduto il secondogenito Francesco, è nominato erede dello Stato toscano il terzogenito Pietro Leopoldo a cui viene riconosciuta la dignità sovrana con rescritto imperiale del 18 agosto 1765.Nelle mani di Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) il granducato conosce la fase più innovativa del governo lorenese, in cui una solida politica agraria si accompagna alle riforme del commercio, dell'amministrazione pubblica e della giustizia.Come Granduca di Toscana, Leopoldo è un chiaro esempio di sovrano illuminato e le sue riforme si contraddistinguono per una propensione agli scopi pratici più che a quelli teorici.Nella sua opera riformatrice si avvale di importanti funzionari come Giulio Rucellai, Pompeo Neri, Francesco Maria Gianni, Angiolo Tavanti.Il granduca avvia una liberismo raccogliendo l'appello di Sallustio Bandini del quale fa pubblicare l'inedito Discorso sulla Maremma, promuovendo la Bonifica idraulica delle palude nella Maremma e nella Val di Chiana e favorendo lo sviluppo dell'Accademia dei Georgofili. Introduce la libertà nel commercio dei grani, abolendo i vincoli annonari che bloccavano le colture cerealicole, ma l'avvenimento capitale è, dopo tanti secoli, la liquidazione delle corporazione di origine Medioevo, ostacolo principale per un'evoluzione economica e sociale dell'attività industriale. Introduce poi la nuova tariffa doganale del 1781, in base alla quale vengono aboliti tutti i divieti assoluti, che sono sostituiti da dazi protettivi, tenuti, del resto, a un livello molto basso in confronto a quelli allora in vigore.La trasformazione del fisco è da Pietro Leopoldo intrapresa fin dai suoi primi anni di regno e nel 1769 viene abolito l'appalto generale e cominciata la riscossione diretta delle imposte. Esitante si rivela invece il sovrano fra la politica di Tavanti, che fino al 1781 attraverso il catasto, intende prendere la proprietà fondiaria come termine di misura per l'imposizione fiscale e, dopo la morte di Tavanti, nel 1781, quella di Francesco Maria Gianni, suo maggiore collaboratore dal quel momento, che concepisce un piano di eliminazione del debito pubblico attraverso la vendita dei diritti fiscali che lo Stato ha sulla terra dei sudditi. Si sarebbe poi passati a un sistema fondato esclusivamente sull'imposizione indiretta; operazione questa che, iniziata nel 1788, non è ancora ultimata nel 1790 quando Leopoldo diviene Imperatore.Riforma certi aspetti della legge toscana ma il suo maggior progetto, la redazione di un nuovo codice (diritto), che Pompeo Neri avrebbe dovuto realizzare, non giunge a termine per la morte del Neri stesso, mentre i progetti di costituzione non hanno seguito a causa della sua partenza per Vienna. In campo Chiesa (comunità) Pietro Leopoldo si ispira ai principi del giurisdizionalismo, sopprimendo i convento e abolendo i vincoli di manomorta. Inoltre l'alto clero della Toscana si volge religiosamente verso il Giansenismo, rappresentato dal vescovo di Pistoia Scipione de Ricci, tanto che il granduca gli fa organizzare un Sinodo di Pistoia a Pistoia nel 1786 per riformare l'organizzazione ecclesiastica toscana secondo i principi giansenisti.Il programma uscito da questo sinodo, riassunto in 57 punti e frutto dell'intesa con Pietro Leopoldo, interessa gli aspetti patrimoniali e culturali e afferma l'autonomia delle Chiese locali rispetto al Papa e la Conciliarismo, ma le forti opposizioni del resto del clero e del popolo lo spingono a rinunciare a questa riforma.Nel periodo 1779-1782 Pietro Leopoldo avvia un progetto costituzionale che continua ulteriormente nel 1790 per fondare i poteri del sovrano secondo un rapporto contrattualistico. Anche questa politica però suscita forti opposizioni e il granduca, che proprio in quell'anno saliva al trono imperiale è costretto a rinunciarvi.Ma la Riformismo più importante introdotta da Pietro Leopoldo è l'abolizione degli ultimi retaggi giuridici medievali in materia giudiziaria. All'inizio del suo regno in tema di giustizia vige la più assoluta confusione, data dalla sovrapposizione incontrollata delle migliaia di norme accumulatesi nel corso dei secoli. I vari provvedimenti e leggi principesche (decreti, editti, motu propri, ordinanze, dichiarazioni, rescritti) validi in tutto il granducato incontravano eccezioni e particolarismi comunali, statutari e consuetudinari che ne limitavano grandemente l'efficacia. L'esigenza di dare una prima riorganizzazione mediante una loro raccolta sistematica è fatta dal Tavanti, che collaziona tutte le leggi toscane dal 1444 al 1778. Una prima fase riguarda le abolizioni di privilegi giuridici comunali e corporativi come l'abolizione della censura ecclesiastica e i vantaggi riconosciuti agli Ebrei di Livorno, la limitazione degli effetti del maggiorascato, del fidecommesso e della manomorta degli enti ecclesiastici.In materia penale vigevano ancora, fino alla riforma del 1786, i "quattro delitti infami" di origine medievale (lesa maestà, falso, buon costume e delitti atroci e atrocissimi). In un colpo solo Pietro Leopoldo abolisce il reato di lesa maestà, la Confisca (diritto penale) dei beni, la tortura e, cosa più importante, la pena di morte grazie al varo del nuovo Codice leopoldino del 1786 (che prenderà il nome di "Riforma criminale toscana" o "Leopoldina"). La Toscana sarà quindi il primo Stato nel mondo ad adottare i principi degli Illuministi fra i quali Cesare Beccaria, che nella sua opera Dei delitti e delle pene invocava appunto l'abolizione della pena capitale.Nel 1790, alla morte del fratello Giuseppe II dAsburgo-Lorena, privo di eredi, riceve la corona asburgica; il figlio Ferdinando III di Toscana diviene così Granduca in un periodo che già si presentava agitato alla luce degli avvenimenti rivoluzionari francesi.File:Ferdinand Third of Tuscany1.jpg: In politica interna, il nuovo Granduca non ripudiò le riforme paterne che avevano portato la Toscana all'avanguardia in Europa, precedendo in alcuni campi persino la rivoluzione francese, allora in corso, ma cercò di limitarne alcuni eccessi, soprattutto in campo religioso, che erano stati accolti malvolentieri dal popolo.In politica estera, Ferdinando III cercò di restare neutrale nella tempesta succeduta alla rivoluzione francese ma fu costretto ad allinearsi alla coalizione antirivoluzionaria su forti pressioni dell'Inghilterra, che minacciava di occupare Livorno e l'8 ottobre 1793 dichiarò guerra alla Repubblica Francese. La dichiarazione non ebbe però effetti pratici e anzi, la Toscana fu il primo Stato a concludere la pace e a ristabilire le relazioni con Parigi nel febbraio 1795.La cautela del Granduca non servì però a tenere fuori la Toscana dall'incendio napoleonico: nel 1796 le armate francesi occupavano Livorno per sottrarla all'influenza britannica e lo stesso Napoleone Bonaparte entrava in Firenze, ben accolto dal sovrano e occupava il Granducato, pur non abbattendo il governo locale. Solo nel marzo 1799 Ferdinando III fu costretto all'esilio a Vienna, in seguito al precipitare della situazione politica della penisola. Le truppe francesi rimasero in Toscana fino al luglio 1799, quando furono scacciate da una controffensiva austrorussa a cui diedero aiuto gli insorti sanfedisti del "Viva Maria", partito dall'insurrezione di Arezzo (difatti l'esercito venne nominato Armata Austro-Russo-Aretina).La restaurazione fu breve; già l'anno dopo Napoleone tornava in Italia e ristabiliva il suo dominio sulla Penisola; nel 1801 Ferdinando doveva abdicare al trono di Toscana, ricevendo in compenso prima (1803) il Granducato di Salisburgo, nato con la secolarizzazione dell'ex stato arcivescovile e poi (1805) il Granducato di Würzburg, altro Stato sorto con la secolarizzazione di un principato vescovile.
Repubblica Toscana (1797)
Content:In seguito all'occupazione da parte dei Francesi nel 1799, anche la Toscana (che fino ad allora era riuscita a preservarsi libera, proclamando la neutralità e pagando una tassa annuale a Napoleone), vide la formazione di municipalità giacobine nei vari comprensori del paese. L'intento di tali governi cittadini giacobini fu da subito quello di formare una repubblica toscana sul modello di quella Repubblica Piemontese. A causa però del prevalere tra gli occupanti francesi di esigenze militari e di approvvigionamento di materiali e denari per le guerre in corso, e quindi a causa della scarsa simpatia che seppe guadagnarsi il nuovo regime tra i Toscani (vedi il movimento del Viva Maria), la Repubblica Toscana non divenne mai una realtà effettivaE.A. Brigidi, Giacobini e realisti o il Viva Maria. Storia del 1799 in Toscana (rist. anastatica Siena, 1882, Bologna, Forni, 1965)
Spoliazioni napoleoniche
Content:Le Furti napoleonici vennero portate a termine dallo stesso direttore del Louvre, Dominique Vivant Denon. Tra l'estate e l'inverno 1811, setacciò prima Massa, Carrara, Pisa, poi Volterra e infine Firenze. In ciascuna annoto le opere da spedire a Parigi. A Pisa Denon selezionò in totale nove opere ed un bassorilievo, tra le principali spedite e rimaste al Louvre si ricordano Maestà del Louvre di Cimabue e le Stigmate di san Francesco (Giotto) di Giotto, entrambe in origine a Pisa nella Chiesa di San Francesco (Pisa), e anche il Trionfo di San Tommaso d'Aquino fra i Dottori della Chiesa di Benozzo Gozzoli, oggi al Museo del Louvre, in origine proveniente dal Duomo di Pisa. A Firenze, Denon raccolse e spedi in Francia la maggior parte delle opere, tra le quali Visitazione (Ghirlandaio) di Domenico Ghirlandaio, oggi al Louvre, in origine nella chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi di Firenze, Pala Barbadori, dipinta da Filippo Lippi, oggi al Museo del Louvre, proveniente dalla sagrestia di Santo Spirito di Firenze, Incoronazione della Vergine (Angelico Louvre) di Beato Angelico, oggi al Louvre, in origine a Fiesole il convento di San Domenico, Presentazione al Tempio (Gentile da Fabriano), di Gentile da Fabriano, oggi al Louvre, in origine dall'Accademia delle Belle Arti di Firenze, Madonna col Bambino, santAnna e quattro santi, di Pontormo, proveniente dalla chiesa di Sant'Anna sul Prato di Firenze, oggi tutte conservate al Louvre.
Il Regno di Etruria
Content:Il 9 febbraio 1801, con il trattato di Lunéville, la Toscana viene ceduta dall'Austria alla Francia. Soppresso il Granducato di Toscana, viene istituito il Regno di Etruria, al cui comando si succedono Ludovico I di Etruria (1801-1803) e Carlo Ludovico di Borbone (1803-1807).Nel dicembre 1807 il Regno d'Etruria viene soppresso e la Toscana è amministrata per conto dell'Primo Impero francese da Elisa Bonaparte Baciocchi, nominata a capo del restaurato Granducato di Toscana. Suddiviso amministrativamente in tre dipartimenti dipendenti ognuno da un prefetto (Dipartimento dellArno con capoluogo Firenze, Dipartimento del Mediterraneo con capoluogo Livorno e Dipartimento dellOmbrone con capoluogo Siena), il Granducato vede rovinata la propria economia, già in crisi per le lunghe guerre e invasioni. Il cosiddetto "Blocco Continentale" imposto da Napoleone a tutti i territori marittimi a lui sottoposti, vede crollare quello che rimaneva dei floridi traffici che avevano caratterizzato il porto di Livorno per tutto il XVII e XVIII secolo e di conseguenza l'economia della Toscana.
La Restaurazione e lo Stato unitario italiano
Content:File:Mappa del Granducato di Toscana nel 1815.png: Ferdinando III tornò in Toscana solo nel settembre 1814, dopo la caduta di Napoleone. Al Congresso di Vienna, ottenne alcuni ritocchi del territorio con l'annessione del Principato di Piombino, dello Stato dei Presidi, dei feudi imperiali di Vernio, Monte Santa Maria Tiberina e Anghiari e la prospettiva dell'annessione del Ducato di Lucca, seppur in cambio di alcune enclave toscane in Lunigiana.La Restaurazione in Toscana fu, per merito del Granduca, un esempio di mitezza e buon senso: non vi furono epurazioni del personale che aveva operato nel periodo francese; non si abrogarono le leggi francesi in materia civile ed economica (salvo il divorzio) e dove si effettuarono restaurazioni si ebbe il ritorno delle già avanzate leggi leopoldine, come in campo penale.Molte istituzioni e riforme napoleoniche sono mantenute o marginalmente modificate: la legislazione con i codici di commercio, il sistema ipotecario, la pubblicità dei giudizi, lo stato civile, conferma e supera molte delle innovazioni introdotte dai francesi, tanto da rendere lo Stato uno dei più moderni e all'avanguardia in materia. Da qui un orientamento indipendente dello spirito pubblico che diviene scarsamente sensibile agli appelli delle società segrete e carbonare che stanno sorgendo nel resto d'Italia.Le maggiori cure del restaurato governo lorenese furono per le opere pubbliche; in questi anni si realizzarono numerose strade (come la Volterrana), acquedotti e si diede inizio ai primi seri lavori di bonifica della Val di Chiana e della Maremma, che videro l'impegno personale dello stesso sovrano. Ferdinando III pagò questo lodevole impegno personale con la contrazione della malaria, che lo condusse a morte nel 1824.File:Leopold II of Tuscany.jpg: Alla morte del padre nel 1824 Leopoldo II di Toscana assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, che seppe sventare una manovra dell'ambasciatore austriaco conte di Bombelles, per influenzare l'inesperto granduca. Questi non solo confermò i ministri che aveva nominato il padre ma diede subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne e un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma Grossetana (tanto da essere soprannominato affettuosamente "Canapone" e ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante (Grosseto)), l'ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche (allora chiamate "industria del forestiero") e lo sfruttamento delle miniere del granducato.Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II fu in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani: la censura, affidata al dotto e mite padre Mauro Bernardini da Cutigliano, non ebbe molte occasioni di operare e molti esponenti della cultura italiana del tempo, perseguitati o che non trovavano l'ambiente ideale in patria, poterono trovare asilo in Toscana, come accadde a Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe, Niccolò Tommaseo. Alcuni scrittori e intellettuali toscani come Francesco Domenico Guerrazzi, Giovan Pietro Vieusseux e Giuseppe Giusti, che in altri stati italiani avrebbero sicuramente passato dei guai, poterono operare in tranquillità. È rimasta celebre la risposta del granduca all'ambasciatore austriaco che si lamentava che "in Toscana la censura non fa il suo dovere", al quale ribatté con stizza "ma il suo dovere è quello di non farlo!". Unico neo in tanta tolleranza e mitezza fu la soppressione della rivista Antologia (periodico) di Giovan Pietro Vieusseux, avvenuta nel 1833 per le pressioni austriache e comunque senza ulteriori esiti civili o penali per il fondatore. File:Flag of the Grand Duchy of Tuscany (1848).gifNell'aprile 1859, nell'imminenza della Seconda guerra dindipendenza italiana contro l'Austria, Leopoldo II proclamò la neutralità ma ormai il governo granducale aveva i giorni contati: in Firenze la popolazione rumoreggiava e le truppe davano segni di insubordinazione.Il 27 aprile, mercoledì, verso le quattro, accompagnato da pochi intimi e dagli ambasciatori esteri (escluso quello sardo), Leopoldo II e la sua famiglia abbandona Firenze partendo con quattro carrozze da Palazzo Pitti, uscendo per la porta di Boboli verso la strada di Bologna. Aveva appena rifiutato di abdicare a favore del figlio Ferdinando IV di Toscana.La pacifica rassegnazione al corso della storia (il granduca non pensò mai a una soluzione di forza) e le modalità del commiato, con gli effetti personali caricati nelle poche carrozze e le attestazioni di simpatia al personale di corte, fecero sì che negli ultimi momenti di permanenza in Toscana gli ormai ex sudditi riacquistassero l'antica stima per Leopoldo: la famiglia granducale fu salutata dai fiorentini, levantisi il cappello al passaggio, con il grido "Addio babbo Leopoldo!" e accompagnata con tutti i riguardi da una scorta fino alle Firenzuola, ormai ex dogana con lo Stato Pontificio. Alle sei pomeridiane di quello stesso giorno, il municipio di Firenze constatò l'assenza di alcuna disposizione lasciata dal sovrano e nominò un governo provvisorio.Chiesto asilo presso la Vienna, l'ex granduca abdicò ufficialmente solo il successivo 21 luglio; da allora visse in Boemia, recandosi poi a Roma nel 1869, dove morì il 28 gennaio 1870. Nel 1914 la sua salma fu poi trasportata a Vienna per essere sepolta nel mausoleo degli Asburgo, la Cripta Imperiale.Ferdinando IV salì virtualmente al trono di Toscana dopo l'abdicazione del padre nel 1859, fu un protagonista involontario del Risorgimento, in quanto fino al passaggio della Toscana al Regno dItalia (1860) ne era diventato granduca anche se non viveva a Firenze e non fu mai incoronato veramente. A seguito del decreto reale del 22 marzo 1860, che riuniva la Toscana al Regno di Sardegna, Ferdinando IV pubblicò a Dresda il 26 marzo successivo la sua protesta ufficiale verso tale annessione e a seguito della soppressione dell'indipendenza toscana con decreto reale del 14 febbraio 1861, pubblicò una successiva protesta del 26 marzo 1861 contestando il titolo di "re d'Italia" a Vittorio Emanuele II.Nonostante ciò, anche dopo la soppressione del granducato, Ferdinando, avendo mantenuta la fons honorum e la collazione degli ordini dinastici, continuò a elargire titoli e decorazioni. Il 20 dicembre 1866 Ferdinando IV ed i suoi figli rientrarono nella casa imperiale e la casa di Toscana smise di esistere come casa reale autonoma, venendo riassorbita da quella imperiale austriaca; a Ferdinando IV fu permesso di mantenere la sua fons honorum vita natural durante, mentre i figli divennero solo principi imperiali (archiduchi o arciduchesse d'Austria) e non più principi o principesse di Toscana: Ferdinando IV abdicò ai diritti dinastici al granducato di Toscana (1870) a favore dell'imperatore Francesco Giuseppe d'AustriaBernd Braun: Das Ende der Regionalmonarchien in Italien. Abdankungen im Zuge des Risorgimento. In: Susan Richter, Dirk Dirbach (Hrsg.): Thronverzicht. Die Abdankung in Monarchien vom Mittelalter bis in die Neuzeit. Böhlau Verlag, Köln, Weimar, Wien 2010, pp. 251–266Heinrich Benedikt, Kaiseradler über dem Apennin. Die Österreicher in Italien 1700 bis 1866. Vienna: Herold Verlag, 1964 e pertanto anche i suoi discendenti persero ogni diritto dinastico sulla ToscanaAnnuario della nobiltà italiana, XXXII edizione, 2014, parte I. Il gran magistero dell'ordine di Santo Stefano cessò invece con la morte di Ferdinando IVRivista araldica, anno 1913, volume 11, pagina 381, Roma, Collegio araldico: "Da informazione ufficiale assunta a Vienna togliamo quanto segue «A Sua Altezza I. R. il defunto Granduca Ferdinando IV di Toscana era stato permesso dall'Impero austro-ungarico e dagli Stati dell'Impero germanico, di conferire i tre Ordini toscani, inerenti alla Sovranità, che anche spodestato, rimase all'Augusto principe fino alla sua morte. Il titolo di Principe di Toscana fu solo autorizzato ai membri della famiglia granducale nati prima del 1866. Dopo la morte del Granduca (1908) tutti gli augusti figli del defunto dovettero solennemente rinunciare ad ogni qualsiasi diritto di cui personalmente ed eccezionalmente godeva il padre. Quindi il Gran Magistero dell'Ordine di S. Stefano per volontà di S. M. l'Imperatore e Re è terminato col defunto Granduca, né più sarebbe accettato dagli augusti Principi Lorenesi". L'imperatore Francesco Giuseppe I (1830-1916) aveva infatti proibito, dopo la morte del granduca Ferdinando IV avvenuta nel 1908, di assumere i titoli di granduca o di principe o principessa di ToscanaSilva Tarouca, Adler, Vienna, 1954, p. 165.
Capi di Governo sotto la dinastia lorenese
Content:@an0:Federico Manfredini@an0:Giulio Mozzi del Garbo@an0:Neri Corsini
Ordini cavallereschi toscani
Content:@an0:Insigne sacro e militare ordine di Santo Stefano papa e martire@an0:Ordine del merito di San Giuseppe@an0:Ordine del merito civile e del merito militare
Rappresentanze estere
Content:Il Granducato di Toscana, nel corso del XIX secolo, fu rappresentato da propri ambasciatore all'estero presso le corti dell'Impero austriaco, del Regno delle Due Sicilie, della Francia, del Belgio, della Gran Bretagna, del Regno di Sardegna e dello Stato Pontificio; in Spagna e nell'Impero ottomano era, invece, rappresentata da diplomatici austriaci.Di contro, varie potenze estere furono accreditate presso la corte lorenese di Firenze: Austria, Due Sicilie, Francia, Regno Unito, Portogallo, Prussia, Russia, Sardegna e Stato Pontificio, Svizzera. Invece, il Belgio, il Brasile e la Impero russo ebbero propri ambasciatori con sede a Roma, mentre il Svezia aveva il proprio a Napoli.Più numerose furono le rappresentanze consolari a Firenze, Livorno e in altre città toscane: Amburgo, Austria, Regno di Baviera, Belgio, Brasile, Brema (stato), Cile, Danimarca, Due Sicilie, Ecuador, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Hannover (stato), Lubecca, Messico, Ducato di Modena e Reggio, Meclemburgo, Oldenburgo (stato), Paesi Bassi, Ducato di Parma e Piacenza, Portogallo, Prussia, Sardegna, Regno di Sassonia, Spagna, Stati Uniti dAmerica, Svezia e Norvegia, Svizzera, Tunisi, Turchia, Uruguay, Regno di Württemberg.Numerosi sono, infine i consolati toscani nel mondo a dimostrazione dei vasti commerci e affari: Aleppo, Alessandria d'Egitto, Algeri, Amburgo, Amsterdam, Ancona, Anversa, Atene-Pireo, Bahia, Beirut, Barcellona, Bastìa, Bayreuth, Bona, Bordeaux, Cadice, Cagliari, Civitavecchia, Corfù, Francoforte sul Meno, Genova, Gibilterra, Ginevra, Lima, Lione, Lisbona, Londra, Malta, Marianopoli, Marsiglia, Mobile, Montevideo, Napoli, Nizza, New Orleans, New York, Odessa, Palermo, Roma, S. Pietroburgo, Ragusa, Salonicco, Smirne, Stoccolma, Trieste, Tripoli di Libia, Tunisi, Venezia.
Amministrazione e Ministeri
Content:Il governo, inizialmente, in assenza del granduca, impegnato a regnare come imperatore (1745-64), fu composto da un Consiglio di Reggenza, formato da esponenti vicini alla causa lorenese e da notabili fiorentini. Nonostante nel consiglio fossero presenti uomini come Gaetano Antinori, Neri Venturi, Carlo Rinuccini e Carlo Ginori, tutti di un certo livello e rigore morale e con iniziative imprenditoriali e moderne, l'economia e il bilancio statale non decollava. File:Sebastiano Ricci 003.jpg: I Presidenti del consiglio di Reggenza, nominati dal granduca, non furono all'altezza della situazione e si rivelarono uomini rapaci e senza scrupoli (Marc de Beauvau, principe di Craon, Emmanuel de Nay, conte di Richecourt) che impoverirono ulteriormente le già esauste casse statali e favorivano la nuova classe dirigente lorenese che spesso provvedeva allo sfruttamento indiscriminato.Il proliferare di nuove tasse e il dare in appalto, a far data dal 1741, a privati avventurieri francesi tutti i principali servizi pubblici (dogane, gabelle, poste, zecca, magona, ecc.) senza alcun obbligo di rendiconto, rese il governo reggente inviso alla popolazione toscana, spesso sostenuta da parte dell'antica nobiltà che non aveva gradito l'arrivo di un sovrano straniero.L'amministrazione centrale era costituita da varie Segreterie (ministeri) che dipendevano giuridicamente dalla Signoria del Consiglio dei Dugento (organo esecutivo della Reggenza), mentre l'antico Senato fiorentino composto da 48 membri era ormai quasi completamente esautorato.Con il nuovo granduca Pietro Leopoldo il potere sovrano ritorna direttamente a Firenze. Riformatore illuminato il principe, coadiuvato da ministri dalla mentalità moderna e aperta, procede a riformare le istituzioni dello Stato, eliminando gli organi ormai desueti e inutili e sostituendoli con uffici più moderni e aderenti alla realtà. Il primo interfento viene fatto verso le antiche magistrature fiorentine, provvedendo alla loro riorganizzazione o abolizione.Tra le sedici magistrature civili della città di Firenze, sono abolite o riformate: Commissari dei quartieri, Capitani delle quattro compagnie del Popolo e i relativi Gonfalonieri di compagnia, il Maggior Generale Sergente delle Milizie a capo della MIlizia cittadina, Proconsole delle Arti, Cinque Uffiziali Magistrati del Tribunale di Mercatanzia, Consiglio delle Sette Arti Maggiori e relativi Gonfalonieri, Consiglio delle quattordici Arti Minori e relativi Gonfalonieri, Banchi delle Corporazioni.Le Segreterie all'avvento di Pietro Leopoldo erano coordinate dalla Superiore Direzione degli Affari dello Stato ed erano quella: In ossequio al particolarismo giuridico-amministrativo, inoltre, per il ducato di Siena vi erano proprie istituzioni.Con la riforma del 16 marzo 1848 la Superiore Direzione degli Affari dello Stato fu ripartita in 5 ministeri poi divenuti 7. Alla vigilia della caduta dei Lorena, il governo era organizzato con i seguenti ministeri: Vi era inoltre il Consiglio di Stato che andò progressivamente a sostituire il Consiglio privato del Principe con specifiche competenze amministrative e di giustizia.Con la Legge di riforma del 22 luglio 1852 fu diviso in tre sezioni (Giustizia e Grazia, Interno, Finanze). Come Consulta del Principe dava pareri negli affari a lui sottoposti (di sua volontà, su richiesta ministeriale, nei casi di legge); come Tribunale Supremo del contenzioso amministrativo era giudice inappellabile di supremo grado (ricorsi della Corte dei conti, delle Prefetture compartimentali, ricorsi dei Consigli di Prefettura in materia di appalti pubblici, sulle vertenze per le affrancazioni dell'ex principato di Piombino, sulle vertenze delle bonifiche e corsi d'acqua della Maremma pisana, sulla tassa delle macellazioni).L'amministrazione locale gestiva le varie comunità toscane con rappresentanti del governo centrale fiorentino per i centri più importanti (governatori e capitani) e dai magistrati delle comunità che variavano per ogni centro in base alle tradizioni storiche delle proprie istituzioni. Infatti ogni città e centro toscano, anche dopo la conquista fiorentina, aveva generalmente mantenuto le proprie magistrature, usi e organizzazioni. Ricorrenti, nelle varie comunità, erano tuttavia il Consiglio degli Anziani e il Gonfaloniere togato, avente poteri analoghi a quelli degli odierni sindaci. Il governo era perifericamente rappresentato dai vari Governatori, Capitani, Vicari e podestà che esercitavano anche attività giurisdizionali, sanitarie, di polizia. La figura del Commissario regio aveva funzioni straordinarie e temporanee per particolari situazioni con l'accentramento di tutti i poteri statali a livello locale (legislazione, sanità, polizia).Al fine di uniformare le datazioni degli atti ufficiali con gran parte delle altre potenze europee, nel 1750 il calendario toscano fu riformato. Fino a tale data si faceva infatti uso del cosiddetto "stile fiorentino" per il quale la datazione andava dal 25 marzo "ab incarnatione", primo giorno dell'anno toscano, variando così il computo degli anni rispetto al calendario gregoriano.
Confini e ripartizione amministrativa
Content:File:Cippotoscana.jpg: La Toscana granducale aveva i confini diversi da quelli regionali attuali, anche se al momento dell'Unità dItalia nel 1859 erano ormai assai simili, cioè seguendo indicativamente quelli naturali.Nel periodo pre-napoleonico, a nord c'erano le due exclave della Lunigiana con Pontremoli e Fivizzano e la piccola porzione di Albiano Magra e Caprigliola nella val di Magra, separate dal resto della Toscana dal Ducato di Massa. Sulla costa versiliese l'exclave di Pietrasanta e Seravezza, mentre nella valle del Serchio il piccolo distretto del Barghigiano (Barga). Il corpo principale del granducato abbracciava grosso modo l'intera regione. Ne era esclusa la provincia attuale di Lucca, che allora costituiva una repubblica e poi dal 1815 un ducato indipendente (eccetto la Garfagnana che era sotto il dominio estense), e a sud il principato di Piombino con l'isola d'Elba e lo Stato dei Presidi. A est lo Stato toscano abbracciava anche i territori appenninici del versante romagnolo (Romagna toscana) fin quasi alle porte di Forlì, comprendendo i centri di Terra del Sole, Castrocaro, Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia (Italia), Sorbano, Tredozio, Verghereto, Firenzuola, Marradi, in gran parte sottratti nel 1923. Sul Marecchia comprendeva l'enclave di Santa Sofia Marecchia e quella di Cicognaia, oggi Ca Raffaello. Rimanevano esclusi i feudi imperiali di Vernio, di Monte Santa Maria Tiberina e di Sorbello, rispettivamente contea dei Bardi (famiglia) e marchesati dei Bourbon del Monte Santa Maria fino alle soppressioni napoleoniche e alla conseguente annessione toscana.Nel periodo post napoleonico e pre-unitario, furono ceduti ai ducati di Parma e di Modena i feudi della Lunigiana. Il principato di Piombino l'Elba e lo Stato dei Presidi furono annessi dopo il congresso di Vienna nel 1815. Dal 1847 fu acquisito il Ducato di Lucca.
Origini
Content:Lo Stato toscano, unificato dai Medici, era suddiviso amministrativamente in Ducato vecchio o "fiorentino", Ducato nuovo o "senese" e la provincia pisana come parte integrante del ducato vecchio. Il ducato nuovo, annesso con la caduta dell'antica repubblica di Siena, aveva proprie magistrature e proprie istituzioni, in una sorta di unione personale del granduca con quello fiorentino. Questo stato di cose rimase sostanzialmente immutato fino alla seconda metà del XVIII secolo con la nuova Casato di Lorena. Il Granducato così, fino alle riforme amministrative del granduca Pietro Leopoldo, era ripartito in: @an0:Montozzi@an0:Chianti@an0:Greve@an0:Vaglia Vi era poi il vasto distretto fiorentino che, pur non facente parte della campagna di Firenze, godeva di alcune prerogative ed esenzioni fiscali concesse dalla "Dominante", come era soprannominata la capitale. Il distretto era ripartito nei contadi di Pistoia (Cortine delle porte Carratica, Lucchese, al Borgo, San Marco), cui faceva capo il capitanato omonimo con i vicariati di San Marcello Pistoiese e Cutigliano, Pescia, Montecarlo (Italia) e varie podesterie. Ne facevano parte anche il Casentino con il vicariato di Poppi da cui dipendevano varie podesterie, la Romagna toscana con i capitanati di Castrocaro e Terra del Sole, Portico e San Benedetto in Alpe, Palazzuolo e Marradi, Rocca San Casciano e i vicariati di Sorbano, Firenzuola e Montagna fiorentina, Verghereto, Bagno di Romagna e Val di Sarnio, dai quali dipendevano le podesterie di Galeata, Modigliana, Dovadola, Tredozio, Premilcuore e infine il contado della Val di Chiana costituito dal capitanato di Arezzo con i vicariati di Pieve Santo Stefano e di Monte San Savino e alcune podesterie, il capitanato di Sansepolcro con i vicariati di Sestino e Massa Trabaria, Badia Tedalda, il capitanato di Montepulciano con il vicariato di Anghiari e il capitanato di Cortona con i vicariati di Valiano e di Monterchi.Facevano parte del distretto fiorentino anche varie exclaves territoriali: il capitanato di Livorno e del Porto con la podesteria di Crespina, il capitanato dipendente da Livorno di Portoferraio nell'Isola dElba, il capitanato della Versilia con Pietrasanta e le podesterie di Seravezza e di Stazzema, il capitanato di Pontremoli e il capitanato di Bagnone, Castiglione e del Terziere in Lunigiana con il vicariato di Fivizzano, Albiano e Caprigliola e varie podesterie (poi uniti nel governatorato della Lunigiana, il vicariato di Barga con il suo distretto (Barghigiano), il vicariato di San Gimignano con la podesteria di Colle Valdelsa. Infine il feudo allodiale mediceo di Santa Sofia (Badia Tedalda), concesso ai milanesi Colloredo.Parte integrante dello Stato fiorentino, ma esclusa dai privilegi concessi al distretto, era la Provincia pisana, cioè il territorio già appartenuto all'antica repubblica di Pisa al momento della sua annessione: capitanato di Pisa con i vicariati di Vicopisano e di Lari (Casciana Terme Lari) da cui dipendevano numerose podesterie, i capitanati di Volterra, di Bibbona, di Campiglia Marittima, di Castiglione della Pescaia da cui dipendevano varie podesterie, e il capitanato del Isola del Giglio con sede nel castello dell'isola.@an0:Stato senese o nuovo@an0:masse dei terzi@an0:Massa di Maremma I maggiori centri dello Stato erano distinti in città, terre e borghi. @an0:Borgo San Sepolcro@an0:Buonaparte@an0:Massa di Maremma Dopo le riforme leopoldine, che crearono la Provincia inferiore senese con Grosseto (1766; capitanati di Grosseto, Massa Marittima, Sovana, Arcidosso e le podesterie di Scansano, Giglio, Castiglione della Pescaia, Pitigliano, Sorano, Santa Fiora, San Giovanni delle Contee, CastellOttieri) e istituirono le comunità (1774), e superata la suddivisione napoleonica nei tre Dipartimenti d'Arno (Firenze), Ombrone (Siena), Mediterraneo (Livorno) ognuno suddiviso in prefetture, con la restaurazione si ricreò in parte l'antica organizzazione amministrativa.
Periodo post-napoleonico
Content:Intorno al 1820 lo Stato toscano era diviso amministrativamente nelle tre Province di Firenze con Livorno e il Porto, Pisa, Siena, Grosseto, con quattro governatorati (Firenze, Livorno, Pisa, Siena), sei commissariati regi (Arezzo, Pistoia, Pescia, Prato, Volterra, Grosseto), trentasei vicariati nella provincia fiorentina, cinque in quella pisana, sette in quella senese e nove in quella grossetana con un centinaio di podesterie.A) Provincia Fiorentina (Campagna, Montagna, Romagna, Lunigiana, Valdarno, Versilia, Porto) B) Provincia Pisana (Campagna, Volterrano, Maremma, Principato di Piombino) @an0:Lari C) Provincia Senese (Interna, Maremmana)
Compartimenti del 1848
Content:File:Granducato di Toscana compartimenti_1848.svg Una sostanziale riforma amministrativa del territorio si ebbe nel 1849 con l'applicazione del regio decreto del 9 marzo 1848 che istituì sei compartimenti (Compartimento di Firenze, Compartimento di Pistoia, Compartimento di Arezzo, Compartimento di Pisa, Compartimento di Siena, Compartimento di Grosseto) e due governi (Governo di Livorno, Governo dellIsola dElba). Alle precedenti province, divenute prefetture, furono aggiunte Lucca e l'Isola d'Elba, quest'ultima dipendente da Livorno che aveva un governatore civile e militare. I circondari di Prefettura erano suddivisi in delegazioni di prima, seconda e terza classe.Nel 1850 furono istituite alcune sottoprefetture: Pistoia, San Miniato, Rocca San Casciano, Volterra, Montepulciano, Portoferraio, mentre rimasero delegazioni di governo di prima classe solo quelle di Firenze (quartieri di San Giovanni, Santa Croce, Santo Spirito, Santa Maria Novella) e di Livorno (terzieri del Porto, San Marco, San Leopoldo). Tale situazione rimarrà sostanzialmente immutata fino alla sua abolizione con la Legge del 20 marzo 1865 del nuovo Regno dItalia.
Feudi e proprietà terriere granducali
Content:Come ogni stato costituitosi nell'Ancien Régime anche la Toscana con la signoria granducale medicea aveva sviluppato la propria feudo. Lo Stato toscano, pur formalmente feudo immediato dell'impero, aveva la possibilità per mezzo dei propri granduchi di esercitare quella podestà feudale tipica dei sovrani del tempo.A partire dal XVII secolo, con Ferdinando I de Medici si cominciarono a concedere i primi feudi a famiglie che si erano dimostrate particolarmente vicine alla Medici, assicurandosene la fedeltà con la concessione di vaste terre in forma di vassallaggio feudale.Tra i primi feudi concessi vi fu la contea di Santa Fiora, presso il Monte Amiata; contea sovrana di un ramo degli Sforza (poi Sforza Cesarini) che aveva ceduto i propri poteri sovrani al granduca, il quale la restituì alla famiglia sotto forma di feudo granducale. A partire dalla fine degli anni venti del XVII secolo tali concessioni divennero sempre più numerose e frequenti. Tale situazione rimase pressoché immutata fino alla legge sull'abolizione dei feudi, promulgata dalla Reggenza toscana nel 1749 cui seguì la promulgazione della Legge del 1º ottobre 1750 che disciplinò le regole della nobiltà toscana. Di fatto, tuttavia, molti feudi continuarono a sopravvivere fino quasi alla fine del regno di Pietro Leopoldo. I feudi erano distinti in Marchese e contee ed erano classificati in feudi granducali (di nomina granducale), misti (di origine imperiale o pontificia), autonomi (in accomandigia).@an0:Bùcine@an0:Vitelli@an0:Vitelli@an0:Bourbon del Monte@an0:Cecina@an0:Vitelli@an0:Riccardi@an0:Brignole-Sale@an0:Capponi@an0:Magliano@an0:Bentivoglio@an0:Ridolfi@an0:Incontri@an0:Niccolini@an0:San Vincenzo@an0:Serristori @an0:Baschi@an0:Cesa@an0:Ermo Vivo@an0:Magliano@an0:Bentivoglio@an0:Sforza Cesarini@an0:Santa Sofia@an0:Sassetta@an0:Stale @an0:Montorio@an0:BarbolaniVi erano inoltre alcuni feudi imperiali che, seppure sovrani e autonomi, erano posti sotto il protettorato toscano (accomandigia). Erano questi molti dei marchesati della Lunigiana (Mulazzo, Groppoli, Tresana, Olivola, ecc) e le contee di Vernio e di Santa Maria in Val Tiberina.Anche la famiglia sovrana aveva molte proprietà immobiliari e vaste estensioni fondiarie. In particolare in forma di tenute e fattorie. Con le bonifiche delle campagne vasti appezzamenti di terreno passarono alla Corona e all'Ordine di Santo Stefano papa e martire; è il caso delle varie fattorie granducali della Val di Chiana e della Val di Nievole. Con la politica di economia attuata dai Lorena, molte di queste proprietà, di fatto da tempo trascurate ed abbandonate, vennero alienate a privati. Anche le numerose ville medicee e le bandite di caccia furono in parte vendute o liberate dal vincolo della caccia anche con specifiche leggi dello Stato come quella del 13 luglio 1772. @an0:Campiglia@an0:Magliano@an0:Monte Albano@an0:tenuta del Tombolo@an0:Rosignano@an0:Migliarino
Comunicazioni e trasporti
Content:
Strade
Content:La cattiva amministrazione del territorio degli ultimi Medici aveva generalmente reso inagibile la già insufficiente viabilità della Toscana, aggravata anche dal fenomeno del brigantaggio nelle zone più remote dello Stato come la Val di Chiana e la Maremma. Tracciate senza pianificazione, prive di regolamenti e di manutenzione, le strade toscane erano in stato di semi abbandono, risultando spesso dei semplici sentieri appena visibili per scomparire in pantani o nella polvere, interrotte da torrenti o guadi privi di segnalazioni. Specie nella stagione invernale divenivano in gran parte del tutto impraticabili per la pioggia. Con l'avvento dei Lorena si avvertì l'esigenza, già sotto la Reggenza, di potenziare e risarcire la rete viaria non solo per usi militari, ma anche e principalmente per sviluppare il commercio dei prodotti agricoli e delle derrate. La necessità di rendere le strade non più tratturi o sentieri per i trasporti di merci "con il basto a soma" ma anche a uso dei barrocci, carriaggi e diligenze, andò di pari passo con la liberalizzazione del commercio interno a cominciare da quello delle granaglie della Maremma senese. Occorreva ristrutturarne i tracciati, aprirne di nuovi, regolamentare il loro uso. Nel 1769 la competenza della loro manutenzione e controllo fu tolta ai "Capitani di Parte Guelfa" sottoposti al magistrato dei "Nove Conservatori" per passare con la riforma del 1776 alla cura delle comunità che venivano attraversate dalle strade regie postali.Il primo regolamento organico per il servizio di posta dei corrieri, procaccia e vetturini risale al 1746, con il quale la figura professionale del procaccia fu l'unica abilitata a condurre le diligenze fuori città. Le strade erano classificate in base alla competenza amministrativa per la loro gestione: maestre o regie postali (di lunga comunicazione a cura del governo), comunitative (collegavano le varie città o paesi, a cura dei comuni), vicinali (tra varie proprietà, a cura dei proprietari che le usavano).La loro tecnica costruttiva variava secondo le esigenze distinguendole in lastricate (solo per le vie delle grandi città), selciate (fatte con pezzi di macigno; erano le più conosciute), alla "rinfusa" con pietre a secco o con calcina per resistere all'erosione. In pianura invece erano semplicemente massicciate di terra battuta. Le strade maestre erano principalmente adibite al trasporto della posta e dei viaggiatori con le diligenze e come tali erano servite da luoghi di sosta per il cambio dei cavalli e il ristoro dei passeggeri con osterie e locande. Nel piano lorenese di recupero della rete stradale ovviamente i maggiori sforzi si orientarono verso le strade postali maestre.Tra le principali strade maestre di età medicea poi divenute in età lorenese "Regie Maestre Postali" si ricordano: @an0:SS. 65@an0:SS. 2, Cassia@an0:Porta Romana@an0:90@an0:SS. 69@an0:71@an0:Incisa@an0:Pietro Leopoldo@an0:SS. 67@an0:Tombolo@an0:Montelupo@an0:Cascina@an0:Bagni di San Giuliano@an0:SS. 1@an0:62@an0:Cisa@an0:SS. 429@an0:SS. 1@an0:via della Principessa@an0:Torre Nuova@an0:San Vincenzo@an0:Torre Nuova@an0:via Lauretana@an0:SS. 12@an0:66@an0:Lima@an0:Serravalle Dal 1825 sono tracciate nuove strade regie per migliorare i traffici dello Stato: la Firenze-Pontassieve-Incisa, la Sarzanese, la Pisa-Pistoia, Pisa-Piombino, delle Colmate o Arnaccio; sono aperti nuovi passi appenninici (Muraglione, 1835, Porretta, 1847, Cerreto, 1830, Cisa, 1859).Di maggiore uso furono invece le cosiddette "vie d'acqua". I fiumi e i canali erano per il tempo più pratici e rapidi per gli spostamenti di persone e merci. Quelli più noti furono: Per le Ferrovie vedi Ferrovie toscane.
Demografia
Content:Con il Rinascimento e il risorgere delle attività economiche riacquistano importanza numerosi centri rurali posti lungo le principali direttive commerciali. Le città poste sulle strade che da nord scendono verso Roma si sviluppano nuovamente. Sono dissodate e colonizzate nuove terre con i primi tentativi di bonifica e tra il secoli XVII e XVIII prende progressivamente forma il tipico paesaggio toscano.Dai primi censimenti documentati si rileva che nel 1552 (Primo censimento ordinato da Cosimo I) l'allora ducato fiorentino raggiunge la stima di circa un milione di abitanti, mentre verso il 1745 sono aumentati di circa 200.000 unità. Secondo fonti più precise nel 1738 vi sono circa 890.600 sudditi e nel 1766 945.063, ripartiti in 2.559 parrocchie. La densità della popolazione si ritiene che ammonti nel corso del XVIII secolo a circa 110 abitanti per chilometro quadrato con punte minime di 17 abitanti nel Senese e di 9 abitanti nel Grossetano (4% della popolazione). La più alta densità si trova nel Valdarno e nelle campagne circostanti Firenze e Pisa. Il maggiore incremento demografico si rileva nelle campagne, nonostante le periodiche carestie che ne falcidiano la popolazione. Quella dal 1764 è particolarmente terribile con folle di poveri affamati che accorrono nelle città o si aggirano nella campagna mangiando erbe, ghiande e cortecce degli alberi. Tale crisi demografica fu accentuata anche dal concomitante arruolamento forzato imposto ottusamente dal reggente Antoniotto Botta Adorno, facendo fuggire molti contadini dalla Toscana. Anche la politica liberistica dei primi Lorena favorì il ripopolamento delle zone rurali; determinante fu la legge sulla libera circolazione dei grani della Maremma (1739), restaurando così una certa libertà di commercio che soffriva dei pesanti vincoli doganali e fiscali interni allo Stato. Anche la legge del 1749 sull'abolizione dei feudi, favorisce una parcellizzazione delle proprietà terriere e una maggiore diffusione della ricchezza immobiliare e liberando le comunità municipali da tutte le imposizioni feudali che le opprimevano.Con il nuovo secolo la popolazione nel 1801 raggiunge il 1.096.641 abitanti, arrivando nel 1814 a 1.154.686 e nel 1836 1.436.785. La capitale Firenze è seguita per densità demografica da Livorno che nel 1836 ha 76.397 abitanti e da Pisa che raggiunge i 20.943 a fronte della sua provincia che assomma 329.482 abitanti. Seguono Siena con 139.651 (18.875 in città), la città di Pistoia con 11.266 abitanti, Arezzo con 228.416 (di cui 9.215 in città), e Grosseto con 67.379 abitanti (2.893 in città). La popolazione toscana nel 1848 ha un totale di 1.724.246 abitanti ripertiti per compartimenti (province):
Società
Content:Anche in Toscana si erano andate formando nei secoli le classi sociali che caratterizzano gli Stati dell'ancient regime (nobiltà, clero e popolo). La corte fiorentina era il fulcro della società e della politica toscana e anche quando ai Medici si sostituirono i Lorena, la reggia di palazzo Pitti, sebbene privata fino al 1765 di un reale granduca, continuò a essere considerata il centro ideale dello Stato insieme al Palazzo vecchio. All'antica nobiltà medicea, in gran parte conservatrice e bigotta, cominciò ad affiancarsi una nuova dirigenza lorenese spesso costituita non solo da nobili fedeli alla casa lorenese, ma anche avventurieri e sfruttatori della nuova situazione politica toscana a loro favorevole. Tuttavia, questo scontro che ben presto si verificò tra la classe dirigente medicea, austera e immobilista e la nuova dirigenza più moderna e imprenditoriale rinnovò la stasi sociale che era andata creandosi negli ultimi decenni della dinastia toscana.Fino al 1750 la Toscana non ha un proprio diritto nobiliare, continuando ad avvalersi del diritto comune e delle norme relative allOrdo decurionum introdotto nei Municipio (storia romana) del basso impero romano. La "Legge per Regolamento della nobiltà e cittadinanza" promulgata a Vienna il 31 luglio 1750 si richiama in gran parte agli Statuti e alla giurisprudenza dell'Ordine di Santo Stefano del 1748. Per l'occasione è creata una "Deputazione sopra la nobiltà e cittadinanza" composta da 5 deputati di nomina granducale cono lo scopo di identificare e riconoscere le famiglie aventi diritto a far parte del patriziato e della nobiltà. Con questa legge si dettano i principi generali per riconoscere a un soggetto la dignità di nobile ed entrare a far parte della nobiltà civica: il godimento della cittadinanza da lungo tempo in una della "Patrie nobili" distinguendo quelle antiche in cui vi sono patrizi, cioè nobili che hanno diritto al cavalierato dell'Ordine di Santo Stefano papa e martire e i semplici nobili, cioè quelli che possono dimostrare patenti di nobiltà da almeno 200 anni - o come a Firenze prima del 1532 - (Firenze, Siena, Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, Cortona) da quelle nuove cui vi appartengono i semplici nobili (Montepulciano, San Sepolcro, Colle Valdelsa, San Miniato, Prato, Livorno, Pescia), avere un ricco patrimonio anche con feudi nobili, appartenere a uno degli ordini nobili, aver ricevuto diploma di nobiltà dal sovrano, vivere con decoro proporzionato alle proprie entrate o esercitare la mercatura o professione nobile, essere o appartenere a famiglia che ha rivestito la carica di Gonfaloniere della città (nobiltà civica). La legge per porre fine alla confusione e gli arbitri del passato pone come fonte legittimante per lo status di nobile il solo atto del sovrano. Il loro riconoscimento ne permette l'iscrizione nel "libro doro" della propria città. Succede di un anno la precedente legge del 15 marzo 1749 "Sopra i feudi ed i feudatari" che a sua volta riorganizza i poteri feudali in Toscana. La classe aristocratica toscana basava fondamentalmente la propria ricchezza sulle rendite fondiarie. Era rappresentata dalla nobiltà locale che godeva dei numerosi privilegi, specialmente fiscali concessi dai granduchi per comprarsi la loro fedeltà e servigi. I suoi esponenti, proprietari terrieri ascendevano alle più alte magistrature dello Stato ed entravano nel cavalierato dell'ordine toscano di Santo Stefano spesso di diritto se residenti nelle "Patrie Nobili", che a sua volta godeva di uno status privilegiato in tema di riscossioni ed esenzioni da tributi. La nobiltà oltre a possedere un proprio patrimonio privato (beni allodiali) poteva riceve l'investitura di feudi dello Stato, spesso dietro versamento di somme alla cassa granducale, da cui ricevevano ulteriori introiti. Solo con la legge del 1749 sull'abolizione dei feudi e dei relativi diritti feudali sulla terra si pone un freno al potere economico che aveva assunto la classe aristocratica. La legge promulgata dal granduca-imperatore tramite il segretario della giurisdizione granducale Giulio Rucellai, riduce il potere politico dei feudatari, proibisce la loro ingerenza sulle entrate delle comunità, equiparandoli in materia fiscale a tutti gli altri sudditi. Le lunghe controversie e resistenze condotte dalla nobiltà portano solo alla fine del secolo alla progressiva nascita di una media borghesia terriera che si svilupperà solo nel secolo successivo. La stessa legge disciplina i casi di esclusione dei soggetti e loro successori dallo status di nobile (delitto di lesa maestà, esercizio di arti vili come il commercio al minuto, notariato, medicina, meccanica), mentre altre attività artistiche come pittura e scultura non sono cause ostative. Questo permette l'iscrizione nel libro doro di nobiltà fiorentina di 267 famiglie nobili, a Siena di 135 famiglie (103 patrizie e 32 nobili), a Livorno di 46 famiglie nobili.Il clero che sotto gli ultimi Medici dominava la corte, continua a influenzare la politica del periodo della Reggenza lorenese. Analogamente ai nobili, prelati e preti continuavano ad avere molti privilegi di natura fiscale e giuridica, esentandoli dagli obblighi dell'autorità statale (privilegia canonis, fori, immutatis, competentiae).La borghesia è la classe emergente ed eterogenea che ha sempre caratterizzato la società cittadina toscana. Il medio ceto mercantile, professionista, artigiano e finanziario si avviava a divenire anche proprietario fondiario. Dal periodo medievale continuava a essere suddivisa in base al mestiere svolto. Continuava a sussistere l'antica struttura corporativa con le sette Arti Maggiori (giudici e notai, mercanti di Calimala, cambiatori e banchieri, mercanti della lana, mercanti della seta, medici e speziali), le cinque arti medie (beccai, fabbri, calzaioli, maestri di pietre e legnami, galigai) e le nove arti minori (vinattieri, fornai, oliandoli, chiavaioli, linaioli, legnaioli, corazzai e armieri, vaiai e cuoiai, albergatori). Queste corporazioni avevano propri privilegi con magistrati civili e penali, statuti e propri tribunali, propri consoli che ne rappresentavano l'autonomia e la rappresentanza, ne facevano uno Stato nello Stato.La società rurale era in maggioranza costituita dai contadini, generica categoria che non era neppure considerata come classe sociale, comprendendovi anche i piccoli proprietari coltivatori diretti e i salariati vincolati alla terra da contratti di mezzadria. L'incertezza giuridica e l'assenza di reali tutele sociali tenevano il contadino in una prevalente condizione di instabilità e povertà finanziaria. Contro le angherie e i privilegi dei padroni terrieri non vi era possibilità d'appello. Indipendentemente dalla produzione annuale, la metà del ricavato dal podere andava al proprietario terriero spesso riducendo il contadino e la sua famiglia alla "miserabile condizione di consumarsi di stento e di fame". Inoltre erano obbligati a pagare del proprio la metà della "decima parrocchiale" sul fondo coltivato. Nonostante il grave sfruttamento, l'ignoranza, l'alta mortalità, il grave indebitamento, la denutrizione e la drammatica vita itinerante per le frequenti disdette annuali delle mezzadrie, la popolazione rurale non abbandona le campagne incrementando anzi lo sviluppo demografico. Prima delle riforme leopoldine che portarono a vasti appoderamenti moderni delle campagne, i mezzadri vivevano in capanne di legno con il tetto di paglia con famiglie di 10-15 membri in stretta promiscuità, spesso in compagnia di animali. Vi erano inoltre su quasi un milione di abitanti nello Stato circa 40.000 disoccupati e mendichi. I disoccupati si arrangiavano facendo i "pigionali" rurali, cioè braccianti che prestavano occasionalmente la propria mano d'opera (ad opra) nei campi per lavori straordinari o le raccolte.
Economia
Content:Le riforme lorenesi sono tese a risanare con una politica economica programmatica la situazione disastrosa ereditata dagli ultimi Medici. Favorendo la libera iniziativa privata e il libero sviluppo della produzione i governi lorenesi spingono le innovazioni in tre principali settori: l'agricoltura valutata come principale attività economica del paese, il commercio e l'attività manifatturiera, la realizzazione di opere pubbliche tesa ad agevolare una più agile circolazione del commercio e dare lavoro ai sudditi, migliorandone così il tenore di vita. A queste Pietro Leopoldo vi affianca le importanti riforme civili, amministrative, giudiziarie e sociali, portando così il Granducato a raggiungere l'avanguardia europea in molti settori. Una caratteristica dell'economia rurale toscana è l'istituto di origini comunali della mezzadria che coinvolge la popolazione contadina nella produzione terriera dei grandi proprietari. Il podere, inteso come fondo terriero organizzato (culture, allevamento, casa colonica, approvvigionamento idrico, ecc.) diviene elemento essenziale del mondo contadino del tempo. Si ritiene che all'avvento di Pietro Leopoldo i poderi toscani siano circa 48.000, benché la maggior parte di essi non assicurassero una piena sussistenza ai coloni e alle loro famiglie. La proprietà fondiaria è distribuita tra il patrimonio della Corona (Possessioni granducali), costituito da palazzi, tenute, bandite di caccia, residenze, fattorie e poderi che assicuravano le rendite alla famiglia regnante, patrimonio privato delle grandi famiglie nobili e dai feudi concessi loro, dal patrimonio ecclesiastico dei vari ordini religiosi, enti, pievi e ospedali, vincolato dalla manomorta, dal patrimonio di ordini laicali e di altre istituzioni (ordini cavallereschi, Opere pie, ospedali laici). La nobiltà locale a lungo contrasterà la spinta governativa dell'abolizione dei feudi e privilegi terrieri (1749-1783). Tra le famiglie possidenti, si stima che alla metà del XVIII secolo, i marchesi Riccardi fossero i più facoltosi. Benché l'80% della popolazione si dedichi all'agricoltura, per i suddetti limiti, la produzione spesso non è sufficiente al fabbisogno interno statale. Durante le frequenti carestie si devono così importare granaglie dal Levante (regione storica) e poi dalla Penisola di Crimea russa. Le prime bonifiche in Val di Chiana e nella Maremma Pisana danno però già un primo incremento frumentario, passando dai 5.200 quintali del 1765 ai 90.900 del 1783 a seguito delle nuove terre messe a cultura. Apprezzabile è anche la produzione dell'olio un po' su tutto il territorio, mentre la produzione di vino raggiunge una produttività e qualità apprezzabili solo nel corso del XIX secolo, tale da renderlo prodotto di esportazione. Altre forme di produzione rurale sono i foraggi e il bestiame nella Maremma.Molto ricca invece la produzione di legname ricavato dalle foreste della catena appenninica. I tagli sono ben regolamentati e periodici o a rotazione, impedendo l'impoverimento del manto forestale in gran parte di proprietà demaniale o ecclesiastica. Il legname era usato per gli arsenali navali di Pisa e Livorno o per i carbonai. L'attività manifatturiera, benché inizi a svilupparsi e ad assumere connotati industriali solo dalla metà del XIX secolo, già dal secolo precedente si ha la produzione della paglia per fabbricarne i famosi "cappelli di Firenze" poi esportati in tutto il mondo (New York, 1822; Vienna, 1836; Australia, 1855). La produzione tessile e in particolare della seta, benché abbia perso la prosperità dei secoli passati e venga fatta in condizioni di arretratezza dei telai continua a sussistere, sebbene con la grave limitazione del divieto di esportazione della cosiddetta "seta soda" (seta greggia); analogamente l'industria del cotone è ormai limitata alle attività domestiche e rurali dei telai casalinghi, se si considera che al tempo di Pietro Leopoldo in Toscana vi sono appena 4.000 telai sparsi nelle comunità rurali. Più rilevante la produzione delle porcellane di Doccia a opera di Carlo Ginori, le terrecotte dell'Impruneta. Tra le attività estrattive gran parte delle miniere sono quasi esaurite per il secolare sfruttamento: in Maremma le principali materie sono lo zolfo di Pereta e il marmo di Campiglia, la pietra serena di Firenzuola, Gonfolina e Fiesole, il raro rame che viene ricavato a Montecatini in Val di Cecia, le allumiere di Volterra e di Montioni, il mercurio presso Montaione, il marmo statuario di Serravezza, le saline di Livorno e Portoferraio con tutte le limitazioni di natura giuridica che ancora il diritto romano in uso riconosce al proprietario terrierio che continua ad avere il dominio assoluti "dal cielo all'inferno", avendo così la facoltà di impedire l'escavazione delle miniere sottostanti le sue proprietà. Anche l'estrazione del ferro continua ad avere un certo rilievo benché la proprietà delle miniere elbane sia dei principi di Piombino. La lavorazione del ferro (le Magone) è localizzata sulla costa maremmana con forni e ferriere (una dal 1577 a Follonica poi specializzata nella ghisa, una a Valpiana presso Massa Marittima dal 1578 e l'altra al Fitto di Cecina dal 1594), sul lago dell'Accesa (1726), già usufruito in età etrusca, e ancora in Versilia, nella Montagna pistoiese ricca di carbone di legna e di acqua dove il materiale ferroso viene faticosamente portato attraverso il mare fino a Livorno, i canali e l'Arno fino al porto di Signa e da qui fino a Pistoia su carri per proseguire con i muli fino alla montagna (Pracchia, Orsigna, Maresca, Mammiano, Sestaione, Cutigliano e la stessa Pistoia).
Sanità e assistenza sociale
Content:Dopo la grande pestilenza del 1630, il governo granducale rafforzò le proprie misure sanitarie non solo sulle frontiere terrestri ma soprattutto su quelle marittime. Livorno fu sede del dipartimento di Sanità Marittima con un'importante capitaneria di porto con giurisdizione su tutto il mare toscano, isole comprese. Vi facevano capo sia i comandi della Marina militare sia di quella Mercantile, l'Ufficio di Ispezione di Sanità da cui dipendevano anche le amministrazioni dei Lazzeretti portuali. Altre deputazioni di sanità, riorganizzate con la riforma del 1851 erano distinte per ordine di giurisdizione e d'importanza in tre classi: Portoferraio, Porto Longone (Porto Azzurro), Porto S. Stefano, Viareggio (Uffici di sanità e della marina mercantile) appartenevano alla 1ª classe, Talamone, Port'Ercole, Castiglione della Pescaia, Piombino-porto appartenevano alla 2ª classe e infine alla 3ª classe Porto Vecchio di Piombino, Rio Marina, Marciana Marina, Marina di Campo. Vi erano inoltre degli uffici distaccati di sanità per il controllo della costa (Pianosa, scalo di Follonica, Baratti, Giglio porto, scalo di Bocca d'Arno, scalo di Forte dei Marmi. La popolazione quando non era curata e assistita nelle proprie abitazioni, condizione questa per le classi più agiate, era ricoverata in ospedali e asili, generalmente gestiti da Opere Pie di beneficenza pubblica. Tra questi si ricordano a Firenze l'Arcispedale di Santa Maria Nuova, il San Bonifazio e Santa Lucia, lo Spedale degl'Innocenti, la Casa Pia del Lavoro (1815), l'orfanatrofio del Bigallo (per i bambini abbandonati e gli orfani tra i 3 e i 10 anni), gli ospizi di S. Onofrio, i due notturni, di S. Domenico, e di S. Agnese. Nelle altre città tra i principali nosocomi si ricordano gli Spedali di S. Antonio e della Misericordia a Livorno, la Casa di Carità, le Case Pie e del Refugio, a Lucca lo Spedale civile e l'ospizio di maternità, il manicomio di Fregionaia, a Pisa gli Spedali Riuniti di S. Chiara e dei trovatelli, la Pia Casa della Misericordia, e ancora gli Spedali Riuniti di Siena, gli Spedali di S. Maria sopra i ponti ad Arezzo, la Pia Casa di mendicità, gli Spedali Riuniti di Pistoia e quello di Grosseto. In particolare, le varie confraternite laicali, e in particolare quelle della Misericordia che si diffusero, grazie anche alla benevolenza e gli aiuti economici dati dagli stessi granduchi, in tutta la regione erano particolarmente attive nell'assistenza alle classi meno abbienti. Proprietarie di chiese, ospedali, istituti di cura, asili, camposanti assistevano gli abbandonati e i mendicanti, curavano i malati poveri e i pellegrini, assistevano carcerati e tumulavano con esequie religiose i giustiziati a morte e i deceduti per le pubbliche strade, distribuivano viveri e vestiario o assegnavano doti alle ragazze indigenti. Il loro vasto patrimonio fu in gran parte incamerato dallo Stato a seguito delle soppressioni leopoldine del 1785. Al momento delle soppressioni si stima che solo a Firenze e suo distretto vi fossero circa 398 istituti laici di carità.
Cultura
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Istruzione
Content:Fino alla prima metà del XIX secolo non vi è una vera istruzione pubblica, le classi più agiate istruiscono i figli o con insegnanti privati (maestri e precettori) o presso istituti tenuti da religiosi (Barnabiti, Scolopi, Gesuiti). Le poche scuole vivono con i sussidi dello Stato o di qualche benefattore e sono male organizzate.Le materie insegnate sono suddivise in vari corsi (umanità, retorica, filosofia, geometria, grammatica, teologia morale, fisica, latino, greco, ecc.). Dalla metà del XVIII secolo si cominciano a organizzare anche Scuole femminili pubbliche per l'insegnamento del leggere, scrivere, fare di conto, arti femminili (cucito, ricamo, cucina, ecc.), doveri sociali, religione, grammatica italiana, francese, geografia, musica, disegno, ballo. Ma con le riforme leopoldine molti istituti furono soppressi e le scuole riorganizzate e aggregate tra loro.Centro di cultura europea per tutto il Rinascimento, il Granducato eredita e sviluppa l'enorme patrimonio artistico e intellettuale anche nei secoli successivi, sia pure in forma più dimessa e circoscritta. Con i Lorena viene rivivacizzata l'attività artistica e viene ricostituito una classe dirigente di intellettuali toscani che insieme all'attività economica è l'aspetto più vistoso dello Stato in tutto il panorama ristagnante dell'Italia del Settecento. Viene rinnovata e ridata dignità agli Studi universitari de Università di Pisa, famosa per l'insegnamento del diritto e de "Lo Studio" di Università di Siena, divenendo i centri dell'illuminismo toscano e italiano, mentre a Firenze c'è una nota scuola chirurgica presso Santa Maria Novella. Da questi centri di cultura si formano uomini come Bernardo Tanucci, Leopoldo Andrea Guadagni, Claudio Fromond, Paolo Frisi, Antonio Cocchi, Leonardo Ximenes.Con l'abolizione della censura ecclesiastica (1754) si passa al giusnaturalismo che libera in molti aspetti la cultura toscana dal controllo della Chiesa (comunità) e dall'aristotelismo. Questo permette una maggiore libertà nel transito delle idee e delle correnti culturali, in forma diversa, ma complementare, attraverso due centri importanti: Firenze, raccordi dei contatti di tipo continentale del mondo mitteleuropeo e francese e Livorno, centro portuale e mercantile cui affluiscono le tendenze anglosassoni. Per tutto il XVIII secolo, infatti, nel giudizio comune britannico, Livorno costituisce un riferimento economico importante come si rileva anche dai registri dei Lloyds di Londra.
Accademie e società culturali
Content:Aspetto caratteristico toscano furono le numerose Accademie e Società fondate per scopi letterari o scientifici. A Firenze si ricordano: @an0:Accademia Fiorentina@an0:Accademia Società Letteraria La Colombaria
Divertimenti
Content:Nelle classi più agiate, dove il tempo libero era maggiore, sono diffusi i giochi di società come quelli delle carte, gli scacchi, il biliardo. Dalla Francia, sin dalla fine del '600 comincia ed essere in uso la "pallacorda" con l'apertura di ambienti per tale gioco in varie città, mentre dal '700 entrano in uso, per l'influenza inglese, le prime corse ippiche che godono della partecipazione di molti cittadini. Continuano ed essere diffusi i vari giochi e gare popolari come espressione del folclore cittadino. È il caso del calcio fiorentino che viene occasionalmente giocato anche in altre città, del gioco del ponte a Pisa, del palo della cuccagna, o del palio marinaro a Livorno.Le occasioni di divertimento erano poi offerte dalla "villeggiatura" nei mesi estivi che, nata per sfuggire il pericolo di epidemie, più frequenti nella stagione calda, porta le classi ricche a trascorrere lunghi periodi nelle residenze di campagna facendone una vera moda. Nel XVIII secolo riacquista una certa importanza anche l'attività termale di cui la Toscana è ricca di centri. Già il granduca Giangastone de' Medici amplia e sviluppa le antiche terme pisane di San Giuliano Terme, già note a Carlomagno. Ma è con Pietro Leopoldo di Lorena che, con l'apertura delle nuove terme di Montecatini Terme, l'attività termale acquista rinomanza e caratteri di una moda che coinvolgerà presto tutta l'alta società europea, creando i presupposti per un vero turismo in senso moderno che caratterizzerà tutto l'800. Tra i maggiori centri termali si ricordano, oltre quelli già citati, Uliveto Terme, Bagno a Ripoli, San Casciano Val di Pesa, Poggibonsi, Casciana Terme, Caldana, Monsummano, Chianciano, Rapolano Terme, Bagno Vignoni, Saturnia.
Stato e Chiesa
Content:Benché la religione di Stato sia quella cattolica romana, i Medici hanno sempre favorito la tolleranza verso altre religioni in particolare nella loro nuova città di Livorno. Per ragioni di natura economico-demografica è incoraggiata la presenza di comunità straniere anche acattoliche come quella ebraica (Comunità ebraica di Firenze, Comunità ebraica di Livorno, Comunità ebraica di Pisa, Comunità ebraica di Pitigliano) o quelle di varia fede protestante (anglicani, calvinisti, luterani), per arrivare ai Greci e Russi ortodossi e ai musulmani.Su tale situazione la Santa Inquisizione vigila attentamente, intervenendo presso il governo nei casi che ritiene opportuni. Il clero, specie con i Gesuiti introdotti sotto Cosimo III, domina l'ambiente della corte fiorentina. Gode da tempo di molti privilegi e immunità di origine medievale e feudale come l'esenzione dagli obblighi verso l'autorità civile (esonero dal giudizio dei Tribunali di stato, speciale tutela penale, esenzioni fiscali, ecc.). Con il fenomeno della manomorta il clero è in possesso di vaste proprietà immobiliari con una rendita annua che sotto la Reggenza ammonta a oltre 1.700.000 scudi contro la rendita statale di 335.000 scudi. Tale situazione non più tollerabile sotto il governo illuminato dei Lorena viene progressivamente smantellata con l'abolizione delle prigioni dell'Inquisizione (1754) e la chiusura di molti suoi uffici periferici, fino alle più drastiche riforme leopoldine che eliminarono i Tribunali del S. Uffizio (1782) e gran parte dei privilegi ecclesiastici, seguiti da tutta una serie di limitazioni sulle forme esteriori di religiosità, l'interdizione delle sepolture nelle chiese, fino ad arrivare a un tentativo di costituire una propria Chiesa nazionale toscana con l'aiuto di Scipione de Ricci, Diocesi di Pistoia. Nel 1749 sono regolamentate le feste di precetto: Lo Stato è ripartito in tre Province ecclesiastiche: @an0:Borgo San Sepolcro Vi sono poi Diocesi dipendenti direttamente dalla Provincia Romana della Santa Sede: Oltre al clero ordinario anche le numerose famiglie religiose possiedono vaste proprietà e privilegi. Tra i maggiori ordini religiosi distribuiti nello Stato vi sono: @an0:Carmelitani@an0:Minori@an0:Fatebenefratelli@an0:Montenero@an0:Monte Oliveto
Esercito e Marina
Content:
Esercito
Content:Con le proprie ambizioni espansionistiche Cosimo I de Medici comprese la necessità presidiare il territorio creare proprie truppe locali. Nel 1537 vennero costituite le "bande" o compagnie locali con arruolamento a ruolo. I maschi toscani erano arruolati nella fascia di età tra i 20 ed i 50 anni sia con arruolamento volontario che coatto, procedendo con un commissario generale ad una selezione ogni 3 o 4 anni in base alle esigenze contingenti, escludendo i cittadini fiorentini per inaffidabilità e quelli pistoiesi perché ritenuti troppo turbolenti ed indisciplinati. Con le periodiche riviste militari si procedeva ad ispezioni che aggiornavano lo stato dei componenti (inabilità, inidoneità fisica, limiti di età raggiunti, trasferimenti). Dipendevano in ambito giudiziario per delitti in servizio o procedimenti disciplinari da un "magistrato delle bande", dipendente a sua volta dal Segretario di Guerra. Dal XVII secolo il granducato era ormai privo di ambizioni espansionistiche. Dopo le lunghe guerre che portarono Firenze all'annessione di gran parte dell'odierna Toscana e con l'ultima grande guerra contro Siena, il governo mediceo e poi lorenese mantennero un esercito composto da poche unità di mercenari e da veterani che spesso svolgevano solo un controllo interno sul territorio per l'assoluta assenza di nemici limitrofi, affiancando nei compiti di tutela dell'ordine pubblico il bargello ed i suoi birri. Le uniche fortezze che continuarono ad assolvere un rilievo militare e difensivo furono le piazzeforti di Livorno e di Portoferraio per la sicurezza del mare e delle coste, continuamente minacciata dai corsari barbareschi magrebini e turchi. Per tale ragione fu costituita nel corso del XVI secolo una linea difensiva di torri costiere con circa 81 località fortificate dalla Versilia alla Maremma Grossetana. Le truppe delle bande andarono drasticamente riducendosi, tanto che alla fine del principato mediceo erano poco più di 12.000 con molti veterani, di cui circa 7.000 professionisti tra graduati e soldati. Sotto la Reggenza nel 1738 si procedette alla riforma, costituendo a fianco della struttura per bande con reclutamento locale introdotta da Cosimo I, un Reggimento di Guardie lorenesi ed uno toscano. Nel 1740 i Reggimenti divennero tre: "Capponi", poi denominato "Lunigiana", "Pandolfini" poi divenuto "Romagna" ed uno squadrone di cavalleria con un totale di circa 6.000 uomini con gli invalidi e i veterani. Con legge del 13 settembre 1753 furono abolite le bande locali e mantenuti i soli tre reggimenti regolari. Fu introdotto nuovamente il servizio militare obbligatorio fino a reclutare 7.500 uomini. Per il suo totale disuso da lungo tempo e fattosi gravoso durante la guerra dei Sette Anni (1756-1763), ci furono molte diserzioni e fughe delle giovani generazioni, specialmente rurali, nei vicini Stati della Chiesa. Nel 1756 i tre battaglioni di 3.159 toscani furono mandati alla guerra e nel 1758 con l'accordo "per sussidi di soldati all'impero" questi vennero posti al servizio di Maria Teresa dAsburgo (Toskanischen Infanterie Regiment). Nel 1798 con le prime campagne napoleoniche la Toscana poteva contare su un esiguo numero di militari, essendo state le spese relative ridotte al minimo. In servizio del granduca vi era: Verso il 1820 l'apparato militare dello Stato dipendeva dal Dipartimento della Guerra, diretto dal ministro Vittorio Fossombroni, segretario di stato. Il Comandante Supremo delle truppe era il generale Jacopo Casanuova, mentre capo dello Stato Maggiore era il colonnello Cesare Fortini. Le piazze militari erano: Firenze con le fortezze da Basso e di Belvedere, Livorno, Portoferraio, Pisa, Siena, Grosseto, Volterra, Arezzo, Pistoia, Prato, Isola del Giglio, Isola di Gorgona e successivamente Orbetello, Follonica, Monte Filippo, Talamone, Porto Santo Stefano, Lucca, Viareggio.L'esercito era composto da 4.500 unità distinte in: Nel 1836 l'esercito era composto da 7.600 uomini di cui 2.560 nei due reggimenti di fanteria, 3.200 in tre reggimenti di fucilieri, 880 nel battaglione d'artiglieria, 360 in un battaglione pistoiese, 300 nei fucilieri a cavallo e 300 nei cavalleggeri del Littorale. Nella seconda metà del XIX molti reparti militari furono riformati:
Marina
Content:Grazie all'Ordine di Santo Stefano papa e martire il granducato poté usufruire sin dalla sua costituzione e per incremento degli stessi sovrani di una propria flotta militare. La sede della flotta divenne il porto di Livorno che custodiva al sicuro nelle sue darsene le galee o galere stefaniane. Base della marina militare toscana, Livorno fu fino a metà del XVIII secolo, il porto di partenza della guerra di corsa dei cavalieri di Santo Stefano che nelle loro "caravane" annuali andavano a contraccambiare le scorrerie dei corsari ottomani e barbareschi. Al riguardo, tra le varie imprese militari si ricordano la difesa di Malta dall'invasione ottomana del 1565, con l'invio di quattro galee nell'isola assediata, la spedizione di 15 unità navali contro Tunisi nel 1573, la partecipazione alla battaglia di Lepanto con 12 galere guidate dall'ammiraglia "La Capitana" e condotta da Cesare Canaviglia e Orazio Orsini. Oltre alla "Capitana", parteciparono alla battaglia di Lepanto sotto le insegne pontificie, la "Grifona", la "Toscana", la "Pisana", la "Pace", la "Vittoria", la "Fiorenza", la "San Giovanni", la "Santa Maria", la "Padrona", la "Serena" e "Elbigina". In questa fase, la bandiera da guerra era rossa bordata di giallo su tre lati (escluso quello dell'asta) con al centro una croce di Malta in un disco biancoNel 1604 la flotta era costituita dalle grosse galere la "Capitana", "Padrona", "Fiorenza", "Santa Maria", "Siena", "Pisana" e "Livornina" con un equipaggio composta da 1055 schiavi imbarcati. Nel 1611 la flotta fu incrementata da nuove grosse galere: "San Cosimo", "Santa Margherita", "San Francesco", "San Carlo", "Santa Cristina", con un totale di 1400 schiavi imbarcati. La flotta toscana raggiunge così nel 1615 un totale di dieci grosse galere, due galeoni, e vari vascelli e navicelli, rendendola rispettata e temuta in tutto il Mediterraneo occidentale.La politica di neutralità toscana che i Medici decisero di assumere negli anni successivi, portò nel 1649 alla cessione dell'intera flotta alla Francia, mantenendo solo quattro galee per il servizio di controllo della costa (Capitana, Padrona, San Cosimo, Santo Stefano) con un equipaggio che nel 1684 raggiungeva i 750 schiavi imbarcati.Le nuove acquisizioni territoriali del congresso di Vienna e le scorrerie barbaresche portano Ferdinando III nel 1814 a richiedere all'Austria le navi della flotta ex-napoleonica, ma senza esito, e quindi vengono messe in cantiere alcune imbarcazioni di stazza non elevata (una galeotta e un felucone), e successivamente altre unità minori, un brigantino, una goletta, uno sciabecco, quattro cannoniera e tre speronara]. Nel 1749, con la sottoscrizione di pace con la Porta Ottomana e le Reggenze barbaresche di Tripoli, Tunisi e Algeri, il governo lorenese ritenne non più necessario mantenere una base militare navale e una numerosa flottiglia. Così dal 1751 le tre galere rimaste furono trasferite a Portoferraio che divenne la nuova base della flotta. In questo periodo la sua marina ammonta a circa 200 unità con 12 ufficiali inglesi e vari sottufficiali e vengono costituite 5 fregate. Verso il 1749, con l'ascesa al trono di Francesco III, granduca di Toscana e marito di Maria Teresa d'Asburgo, venne adottata la bandiera asburgica, con aquila bicipite nera coronata e spada nelle due zampe su sfondo giallo, che venne sostituita nel 1765.
Flotta commerciale
Content:La Toscana non ha mai avuto una vera flotta commerciale propria, né propri equipaggi. I bastimenti toscani si riducevano a navigli di piccola stazza con vela latina, dove la presenza di marinai toscani era minima. Molto diffusi erano i navicelli a vela latina, usati principalmente per il trasporto di merci e derrate sull'Arno fino al porto fluviale di Porto di Mezzo, nei pressi di Lastra a Signa, mentre lungo le coste per il piccolo cabotaggio erano in uso la tartana e il leuto di proprietà di alcuni elbani.Fino alla pace con l'Impero ottomano il commercio marittimo era poco sicuro e i commercianti toscani non si sentivano sicuri ad affidare le proprie merci a navi toscane, la cui bandiera non poteva essere efficacemente difesa a livello internazionale. Veniva perciò fatto frequentemente uso di navi appartenenti alla marina commerciale della Repubblica di Ragusa, repubblica marinara dalmata neutrale e posta sotto il protettorato degli Ottomani. I Casato di Lorena per primi incoraggiarono dalla seconda metà del XVIII secolo la creazione di una piccola marina mercantile toscana. Il porto di Livorno divenne nuovamente un importante punto strategico e si tentò di favorire proprio qui la costituzione di una flotta mercantile per creare un commercio autonomo attivo con l'"Editto di Marina e di Navigazione mercantile toscana" del 10 ottobre 1748.La preoccupazione maggiore fu di formare uno specifico ceto di marinai locali, quando la maggior parte di essi erano stranieri (francesi, corsi, napoletani, britannici, danesi, genovesi, greci), stabilitisi a Livorno nel corso del Settecento.Nel 1750 dagli Arsenale della Repubblica uscirono tre grandi vascelli, armati con 50 cannoni e 300 soldati per il trasporto di mercanzie fino a Costantinopoli. Ultimo intervento temporale per incoraggiare il commercio marittimo toscano fu la nascita nel 1786 della "Compagnia di commercio toscana" per le rotte con le Americhe.Le coste toscane non hanno avuto grandi approdi se si esclude l'antico porto pisano. In età moderna l'unico vero porto, peraltro costruito artificialmente, era quello di Livorno; gli altri erano approdi o comunque attracchi per navi di basso pescaggio. Si ricordano i seguenti porti in uso tra i secoli XV e XIX: @an0:monte Altissimo@an0:Motrone@an0:Vada@an0:Cecina@an0:San Vincenzo@an0:Torre Nuova@an0:Elba
Monete e misure
Content:Il sistema toscano monetario e di misura si basava sull'antichissimo sistema duodecimale di origini etrusco-romane. La moneta di cambio per eccellenza era il Fiorino d'oro, conosciuto e apprezzato in tutta Europa per il suo valore aureo intrinseco e oggetto di numerose falsificazioni e imitazioni da parte di altre potenze. Ovviamente il valore di cambio delle monete toscane mutava nel corso dei secoli. Al momento dell'Unità italiana la moneta di conto base del granducato era la Lira toscana o fiorentina, equivalente a 84 centesimi di lira italiana del tempo. Una Lira era costituita da 20 soldi toscani. La zecca (moneta) era a Firenze e a Pisa. Le unità di misura, richiamandosi alle loro origini medievali, in particolare quelle agrarie, potevano variare da città a città, anche se diventavano sempre più di uso comune quelle fiorentine. Di seguito le monete di corso e di conto in circolazione nel Granducato.@an0:Leopoldino@an0:Paolo@an0:Lira Le unità di misura più diffuse:
Calendario
Content:Sin dall'età medievale era invalso l'uso nelle tre grandi repubbliche toscane (Firenze, Pisa, Siena) di computare l'anno dal 25 marzo,"ab Incarnatione" secondo la formula di Stile dellIncarnazione. Tuttavia, tale calendario con l'adozione progressiva negli altri stati europei del calendario gregoriano, creava complessi problemi di natura giuridica ed economica con particolare riferimento alla redazione di atti pubblici e contratti privati. Così la nuova dinastia Lorenese fu indotta ad adeguarsi, come fecero nello stesso periodo Gran Bretagna e Svezia, al nuovo calendario, anticipando - con la legge del 18 settembre 1749 - il capodanno al 1º gennaio 1750.
Bandiera e stemma di stato
Content:La bandiera del granducato si identificò sotto i Medici con il loro stemma di famiglia su sfondo, dapprima tripartito di rosso con fascia bianca poi solo bianco. Con il cambio dinastico bandiera di stato e stemma si fecero più complessi. La bandiera, dapprima avente l'aquila bicipite dell'impero sopra quattro fasce orizzontali in campo oro, fu sostituita con Pietro Leopoldo da un tricolore rosso e bianco a fasce trasversali, analogo a quello dell'Austria, su cui campeggiava lo stemma dei Casato di Lorena. L'arma granducale era quindi costituita da uno stemma inquartato. Il primo quarto era partito a quattro fasce rosse in campo bianco (pretensione degli Angiò di Napoli) e la croce di Lorena in oro (Arma (araldica) di Regno dUngheria), il secondo quarto era costituito da un leone rampante in oro, coronato in campo azzurro (arma di Regno di Boemia), il terzo quarto era tripartito in bande azzurre su campo bianco e un palo rosso, il tutto bordato da gigli d'oro in campo azzurro (arma di Ducato di Borgogna), il quarto quarto rappresentava due barbi d'oro addossati in campo azzurro, seminato da quattro croci in oro ai lati (pretensione del Ducato di Bar). Sopra tutto campeggiava uno scudo al centro sormontato dalla corona granducale, interzato in palo: nel primo una banda in rosso caricata da tre alerioni d'argento (Lorena), nel secondo o centrale, interzato di rosso con fascia bianca (Medici e Asburgo), nel terzo cinque palle di rosso disposte a cinta, sormontate da una più grande d'azzurro, caricata da tre gigli d'oro (Medici), il tutto su campo d'oro. Al grande scudo sono accollate le insegne degli ordini di Santo Stefano, del Toson d'oro e poi di San Giuseppe. Il grande stemma è sovrastato dalla grande corona granducale e accolto nel manto principesco rosso foderato di ermellino.
Cronologia dell'espansione fiorentina e toscana
Content:@an0:Chianti@an0:Casola@an0:Montecarlo@an0:Motrone@an0:Santa Sofia di Marecchia@an0:Calice@an0:Madrignano
Note
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Bibliografia
Content:autore:Ferdinando Morozzititolo:Carta geografica del Granducato di Toscanaanno:1993isbn:978-88-222-4163-4
Voci correlate
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Altri progetti
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References

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RomaCarlo Vlungo assedio1531Alessandro de MediciSenato dei QuarantottoConsiglio dei Dugento1537Lorenzo di Pier Francesco de MediciCosimoGiovanni delle Bande NereMaria SalviatiBattaglia di Scannagallo1554SienaRepubblica di Siena riparata in MontalcinoGuerre dItaliapace di Cateau-Cambrésis1559Repubblica di SienaStato dei PresidiViceré di NapoliDucato di FirenzeDucato di SienaSovrani di Toscanabollapapa Pio V1569Granduca di Toscana1574FrancescoGian Gastone1737Francesco III Stefanoduca di LorenaMaria Teresaarciduchessa dAustria1735dinastia lorenese1745Marc de Beauvau, principe di Craon1739ViennaFrancesco StefanoPietro Leopoldo di Lorena17651790Giulio RucellaiPompeo NeriFrancesco Maria GianniAngiolo Tavantipolitica liberistaSallustio Bandinibonificaaree paludoseMaremmaVal di ChianaAccademia dei Georgofilicorporazionimedioevaleindustriadogana1781sistema fiscale1769appaltoriscossionecatastoFrancesco Maria Giannidebito pubblico17881790legislazionecodicePompeo NericostituzioneViennaecclesiasticogiurisdizionalismoconventiToscanaGiansenismoPistoiaScipione de Riccisinodo1786Papasuperiorità del Conciliocleropopolo177917821790riformalesa maestàconfiscatorturapena di mortecodice penale1786Cesare BeccariaDei delitti e delle peneGiuseppeFerdinandoFerdinando III: rivoluzione franceseInghilterraLivorno1793Parigi17951796Napoleone1799Vienna1799Viva Maria18011803Granducato di Salisburgo1805Granducato di Würzburg1799ToscanaNapoleonePiemonteseViva Mariaspoliazioni nel Granducato di ToscanaDominique Vivant DenonLa MaestàCimabueStigmate di San FrancescoGiottoPisachiesa di San FrancescoBenozzo GozzoliMuseo del LouvreDuomo di PisaLa VisitazioneDomenico Ghirlandaiochiesa di Santa Maria Maddalena dei PazziPala BarbadoriFra Filippo LippiMusée du LouvreIncoronazione della VergineBeato AngelicoFiesolePresentazione al tempioGentile da FabrianoLa Madonna con Bambino, SantAnna, San Sebastiano, San Pietro e San BenedettoJacopo da Pontormo1801trattato di LunévilleAustriaFranciaRegno di EtruriaLudovico di Borbone18011803Carlo Ludovico di Borbone180318071807impero franceseElisa Bonaparte BaciocchiDipartimento dellArnoDipartimento del MediterraneoDipartimento dellOmbroneBlocco Continentaleporto di LivornoGranducato di Toscana nel 1815: 1814Congresso di ViennaPrincipato di PiombinoStato dei PresidiVernioMonte Santa Maria TiberinaMontautoDucato di LuccaLunigianaRestaurazionedivorzioVal di ChianaMaremmamalaria1824Pietro Benvenuti1828File:Leopold II of Tuscany.jpg: Leopoldo IIVittorio FossombroniMaremmapiazza Danteporto di LivornoMauro BernardiniCutiglianoGiacomo LeopardiAlessandro ManzoniGuglielmo PepeNiccolò TommaseoGuerrazziGiovan Pietro VieusseuxGiuseppe GiustiAntologiaGiovan Pietro Vieusseux18331848tricolore, con sovraimpresse le armi della casata degli Asburgo-Lorena.1859Seconda guerra dindipendenza italianaPalazzo PittiBolognaFerdinandoFiligareStato PontificioFirenzecorte vienneseBoemiaRoma186918701914ViennaAsburgoCripta dei CappucciniToscana1859RisorgimentoRegno dItalia1860Regno di Sardegnafons honorumMarc de Beauvau, principe di CraonEmmanuel de Nay, conte di RichecourtAntoniotto Botta AdornoFrancesco Orsini von RosenbergPompeo NeriAngiolo TavantiFrancesco Maria GianniAntonio SerristoriFederico ManfrediniFrancesco SerattiSenato fiorentinoAnnibale SommarivaLuigi Bartolini BaldelliMarco CovoniAmerigo AntinoriGiulio Mozzi del GarboGiuseppe RospigliosiVittorio FossombroniNeri CorsiniFrancesco CempiniCosimo RidolfiGino CapponiFrancesco Domenico GuerrazziGiuseppe MontanelliGiuseppe MazzoniGiovanni BaldasseroniCarlo BoncompagniBettino RicasoliOrdine di Parte GuelfaFirenze1266papa Clemente IVInsigne sacro e militare ordine di Santo Stefano papa e martireOrdine del merito di San GiuseppeOrdine della Croce biancaDecorazione del merito industrialeGiovanni BaldasseroniFrancesco De LarderelFilippo CorridiCosimo RidolfiAccademia dei GeorgofiliBettino RicasoliEmanuele FenziOrdine del merito civile e del merito militareGiovanni BaldasseroniRadetzyFolliot de CrennevilleXIX secoloambasciatoriImpero austriacoRegno delle Due SicilieFranciaBelgioGran BretagnaRegno di SardegnaStato PontificioSpagnaImpero ottomanoaustriaPortogalloPrussiaBrasileRussiaRomaRegno di Svezia e NorvegiaNapoliAmburgoBavieraBremaCileDanimarcaEcuadorGreciaHannoverLubeccaMessicoModena e ReggioMeclemburgoOldenburgoPaesi BassiParma e PiacenzaSassoniaStati Uniti dAmericaSvizzeraTunisiUruguayWürttembergGaetano AntinoriNeri VenturiCarlo RinucciniCarlo GinoriSebastiano RicciAllegoria della Toscana'', 1706: de CraonRichecourtConsiglio dei DugentoPietro LeopoldoPietro LeopoldoSienaGonfaloniereDucato di Parma e PiacenzaMiscosoDucato di Modena e Reggio.: Unità dItaliaexclaveLunigianaPontremoliFivizzanoAlbiano MagraCaprigliolaval di MagraDucato di MassaPietrasantaSeravezzavalle del SerchioBargaLuccaGarfagnanaprincipato di PiombinoStato dei PresidiRomagna granducaleForlìTerra del SoleCastrocaroBagno di RomagnaDovadolaGaleataModiglianaPortico e San BenedettoPremilcuoreRocca San CascianoSanta SofiaSorbanoTredozioVergheretoFirenzuolaMarradiMarecchiaSanta Sofia MarecchiaCa Raffaellofeudi imperialiVernioSanta Maria TiberinaSorbelloBardiBourbon del MonteLunigianaprincipato di PiombinoStato dei Presidicongresso di Vienna1815Ducato di Luccarepubblica di SienaXVIII secolodinastia lorenesePietro LeopoldoValdambraMontozziPergine ValdarnoBucineChiantiRaddaGreveCastellina in ChiantiAvaneCavrigliaGalluzzoImprunetaCintoiaVagliaSesto FiorentinoVal di GreveSan Piero a SieveSan MarcelloCutiglianoPesciaMontecarloCasentinoPoppiRomagna toscanaCastrocaroTerra del SoleSan Benedetto in AlpePalazzuoloMarradiRocca San CascianoSorbanoFirenzuolaVergheretoBagno di RomagnaGaleataModiglianaDovadolaTredozioPremilcuoreVal di ChianaArezzoPieve Santo StefanoMonte San SavinoSansepolcroSestinoBadia TedaldaMontepulcianoAnghiariCortonaValianoMonterchiLivornoCrespinaPortoferraioElbaVersiliaPietrasantaSeravezzaStazzemaPontremoliBagnoneFivizzanoCaprigliolaLunigianaBargaSan GimignanoColle ValdelsaSanta Sofia di MarecchiaColloredorepubblica di PisaPisaVicopisanoLariVolterraBibbonaCampigliaCastiglione della PescaiaGiglioStato senese o nuovoSienamasse dei terziPorta CamolliaGrossetoScansanoMontalcinoLucignanoPienzaMancianoMontemeranoPitiglianoSanta FioraRadicofaniArcidossoMassa di MaremmaSoranoSovanaChiusiFirenzePisaSienaLivornoPistoiaPratoArezzoCortonaViva MariaBorgo San SepolcroSan GimignanoSan MiniatoBuonaparteVolterraMontalcinoMontepulcianoColle Val dElsaPesciaPortoferraioGrossetoMaremma seneseMassa di MaremmaPontremoliLunigianaMassa MarittimaSovanaArcidossoScansanoGiglioCastiglione della PescaiaPitiglianoSoranoSanta FioraSan Giovanni delle ConteeCastellOttieriProvincia FiorentinaProvincia PisanaVicopisanoLariPontederaProvincia Senesethumb|Compartimenti e Governi del Granducato di Toscana, così come istituiti nel 1848.Compartimento di FirenzeCompartimento di PistoiaCompartimento di ArezzoCompartimento di PisaCompartimento di SienaCompartimento di GrossetoGoverno di LivornoGoverno dellIsola dElbaRegno dItaliaAncien RégimefeudalitàFerdinando Icasa mediceaSanta FioraMonte AmiataSforzaXVII secoloReggenza toscananobiltàPietro LeopoldomarchesaticonteMontemurloTempiBellavistaFeroniBùcineVitelliLucignanoLotteringhi della StufaGuicciardiniCapolonaVitelliFrescobaldiCastellina Marittimade MediciCastelnuovo di Val di CecinaAlbiziCastiglion Fibocchidel BorroCastiglion FiorentinoBourbon del MonteSarteanoCecinaBibbonaRiparbellaGuardistalloCasale MarittimoCarlo GinoriCetonaVitelliChianniRiccardiGroppoliLunigianaBrignole-SaleLajaticoCorsiniLoro CiuffennaCapponiMaglianoBentivoglioMontefollonicoCoppoliPerugiaMontegioviMontemassiMalaspinaMulazzoMontenero Val dOrciaMontepescaliMontescudaioRidolfiMonteverdi MarittimoIncontriMontevitozzoSoranoBarbolani di MontautoMonticianodElciMontieriBoccheggianoSalviatiOrciano PisanoObizziPaganicoPiancastagnaioBourbon del MontePonsaccoCamuglianoNiccoliniPorronaPiccolominiRassinaNerliRigomagnoRoccalbegnaReschioRoccatederighiMalaspinaSan LorinoLondaGuadagniSan Martino sul FioraSan Quirico dOrciaChigiSan SavinoOrsiniSan VincenzoSerristoriSarteanoSaturniaXimenes dAragonaTerrarossaMalaspinaFilattieraTreschiettoMalaspinaFilattieraAlbereseCorsiniCalboliCastagneto CarducciBolgheridella GherardescaCastellAzzaraBaschiCavrigliaRicasoli FiridolfiCesaArezzoChiancianoSarteanoChitignanoUbertiniElciPannocchieschiTravaleErmo VivoCerviniLorenzanaGiuliMaglianoBentivoglioMoggionaBadia PratagliaCamaldoliMagnaleVallombrosaMontegioviBourbon del MonteMontepescaliMonte San SavinoOrsiniMonticianodElciMontieriSalviatiPaganicoPiancastagnaioBourbon del Monte Santa MariaRignano sullArnoSanta FioraScansanoSforza CesariniSanta SofiaColloredoMelsMilanoSassettaRamirez de MontalvoStaleTuricchiFiesoleStiaGuidiCarlo GinoriPitiglianoOrsiniCastellOttieriSan Giovanni delle ConteeMontorioOttieriRigomagnoOrsiniMonte Santa MariaBourbon del MonteMontautoBarbolaniChitignanoUbertiniSorbelloBourbon del MonteLunigianaMulazzoGroppoliTresanaVernioOrdine di Santo Stefanoville mediceeVal di ChianaMontepulcianoAlbereseOmbroneAltopascioAntignanoLivornoArtiminoPoggio a CaianoBettolleSinalungaSienaCampigliaVal di CorniaMurloPisaBientinaLarcianoCastellottieriMaremmaCastiglione della PescaiaMaglianoCollesalvettiGiuncaricoChiusiEmpoliFrassinetoCarmignanoMassa MarittimaCerbaieMontevarchiNugolaS. Maria a MontePonte a CappianoFucecchioScansanoCampi BisenzioSoranoSan Giovanni delle ConteeSanto RegoloFaugliaStabbiaCerreto GuidiMontevettoliniVecchianoSerchioVicopisanoBarco RealeMonte AlbanoCascineFiesoleCascine di TavolaPratoColtanoCastagnoloLago di SestoMarsilianaMontautoPannaScarperiaPitiglianoPigelletoPiancastagnaioPoggio ImperialeScansanoSalvianoSan RossorePisaSuesetenuta del TomboloCareggiCafaggioloLivornoCastiglioncelloRosignanoCenaiaCastelfiorentinoCastelloSignaImprunetaIsolottoLavaianoMalmantileMigliarinoPoggio CapponiPonsaccoPratolinoStabbiaStagno (Collesalvetti)San Martino alla PalmaValtrianola VettolaVinciMedicibrigantaggioVal di ChianaMaremma1746via BologneseSS. 65FirenzePorta San Gallo (Firenze)BolognaPasso della FutaPorta San Gallo1749175217591764ScarperiaFirenzuolaMonghidorovia RomanaSS. 2, CassiaPorta RomanaSienaPorta CamolliaRadicofani1757Antoniotto Botta-Adorno1763178390OmbroneOrciaGalluzzoTavarnellePoggibonsiMonteriggioniSienaBuonconventovia AretinaSS. 6971Porta La CroceArezzoCortonalago Trasimeno1761Porta San NiccolòIncisaPorta San NicolòPietro Leopoldovia PisanaSS. 67Porta San FredianoValdarnoPisaPietrasantaPorta a MareLivorno17541771Tombolo1777Lastra a SignaMontelupoPontederaCascinaSan Piero a GradoLivornovia LucchesePorta a LuccaBagni di San GiulianoRipafrattaPratoSS. 162Lago di PortaMontignosoDucato di MassaAvenzaSarzanaLunigianaPontremolivia Francigena1809Cisa1859via TraversaSS. 429via FrancigenaPonte a ElsaEmpoliValdelsaPoggibonsiCastelfiorentinoCertaldovia RomanaSienavia del LittoraleSS. 1via della PrincipessaCalambroneTorre del MarzoccoLivornoTorre NuovaSan VincenzoPrincipato di PiombinoTorri costiere del granducato di Toscana1776Torre NuovaPortoferraiovia Lauretanavia GrossetanaPaganicoBatignanoGrosseto16261765SS. 1266feudi imperialiMantovaModena1777PistoiaSan Marcello PistoieseAbetone17781781LimaSestaionevia della ValdinievoleSerravallePesciavia della Romagna17831788Castrocaro Terme e Terra del SoleArnoXX secoloPorto di MezzoLastra a Signacanale dei Navicelli1575porto di LivornoPorta a MareFosso del MulinoDarsena delle gondolePorta di Santa MartaSerchioCanale OzzeriSan ConcordioIl Fiumicellolago di Sestocanale Maestro della ChianaVal di ChianaTorrita di SienaCortonacanale del TerzoPadule di Fucecchio1783Monsummano TermeOmbroneTorre della TrappolaGrossetoFerrovie toscaneRinascimentoRomaAntoniotto Botta Adornocompartimento di Firenzecompartimento di Luccacompartimento di Pisacompartimento di Sienacompartimento di Arezzocompartimento di Pistoiacompartimento di Grossetogoverno di Livornovicegoverno dellElbaNobiltàdiritto nobiliarediritto comuneOrdo decurionummunicipibasso impero romanonobiltàcittadinanzaOrdine di Santo Stefanolibro doroGiulio Rucellailibro doroFirenzeSienaLivornoCleroBorghesiamezzadriamezzadriaLevanteCrimeaVal di ChianaMaremma PisanaMaremmaDocciaCarlo GinoriImprunetaPorto AzzurroArcispedale di Santa Maria NuovaBigalloarciconfraternita della MisericordiaBarnabitiScolopiGesuitiRinascimentoLa Sapienza di PisaSienaBernardo TanucciLeopoldo Andrea GuadagniClaudio FromondPaolo FrisiAntonio CocchiLeonardo XimenesgiusnaturalismoChiesaLloyds di LondraAccademia FiorentinaAccademia della CruscaAccademia degli ApatistiAccademia dei GeorgofiliLudovico FantoniUbaldo Montelaticilavoro produttivoAccademia EtruscaAccademia delle Arti e del DisegnoAccademia degli IntronatiAccademia dei FisiocriticiAccademia Società Letteraria La ColombariaLudovico Antonio MuratoriSansepolcropallacordacalcio fiorentinogioco del pontepalo della cuccagnapalio marinaroSan GiulianoCarlomagnoPietro LeopoldoMontecatiniUliveto TermeBagno a RipoliSan Casciano Val di PesaPoggibonsiCasciana TermeCaldanaMonsummanoChiancianoRapolano TermeBagno VignoniSaturniaLivornocomunità di FirenzeLivornoPisaPitiglianoanglicanicalvinistiluteraniSanta InquisizioneGesuitiCosimo IIImanomortaScipione de Riccivescovo di PistoiaBorgo San SepolcroAgostinianiDomenicaniCarmelitaniFrancescaniMinoriCappucciniConventualiFatebenefratelliBarnabitiTeatiniMonteneroBenedettiniCamaldolesiBadia PratagliaCamaldoliMonte CoronaBuonsollazzoCertosiniCalciBelriguardoVallombrosaniVallombrosaPassignanoOlivetaniMonte OlivetoServitiMontesenarioGesuitiCosimo I de MediciXVII secoloLivornoPortoferraiotorri costiereVersiliaMaremma Grossetanaguerra dei Sette AnniMaria Teresa dAsburgoVittorio FossombroniJacopo CasanuovaCesare FortiniOrdine di Santo Stefanoporto di LivornogaleeMaltaTunisibattaglia di LepantoCesare CanavigliaOrazio OrsiniMediciFranciacongresso di ViennabrigantinogolettasciabeccocannonieresperonarePortoferraiovela latinaPorto di MezzoLastra a SignatartanaleutoImpero ottomanoRepubblica di RagusaLorenaXVIII secoloSettecentoArsenali di PisavascelliCostantinopoliporto pisanoLivornoForte dei MarmiVersiliaCarraraSerravezzamonte Altissimoporto di MotroneMotronelago di MassaciuccoliBocca dArnoTorre del MarzoccoLivornoForte dei CavalleggeriArdenzaCastiglioncelloVadaVolterraPietro LeopoldoBocca del CecinaCecinaCarlo GinoriBibbonaSan VincenzoCampiglia MarittimaTorre Nuovalago di RimiglianoCastiglione della Pescaiarepubblica pisanaGrossetoMaremmaTorre della TrappolaOmbroneCala di FornoPortoferraioElbaCosimo IIsola del GiglioFiorinoLira toscanazeccaLeopoldinoRusponeZecchinoFrancesconeFrancesconePaoloLiraTestoneCraziaFiorino toscanoSoldoQuattrinoStile dellIncarnazioneMediciaquila bicipitePietro LeopoldoAustriaLorenacroce di LorenaarmaUngheriaBoemiaBorgognaalerioniermellinoFiesoleSemifonteAlbertiMontevarchiPoggibonsiEmpoliFigline ValdarnoSan Giovanni ValdarnoTerranuova BraccioliniChiantiScarperiaCastelfranco di sottoColle val dElsaFirenzuolaRignano sullArnoBargaPortico di RomagnaColle ValdelsaSan GimignanoPratoSan GimignanoCasentinoStaggia SeneseVolterraSan MiniatoSan Benedetto in AlpeModiglianaRocca San CascianoCalboliArezzoCastiglione fiorentinoAnghiariChitignanoMontautoMontepulcianoRomagna 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