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Morte di Benito Mussolini
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Abstract

La morte di Benito Mussolini avvenne il 28 aprile 1945 a Giulino, frazione dell'allora comune di Mezzegra (dal 2014 Tremezzina (Italia)), in provincia di Como, a colpi di arma da fuoco, insieme all'amante Clara Petacci.Il capo del fascismo e della Repubblica Sociale Italiana si trovava in stato di arresto, catturato a Dongo (Italia) il giorno precedente dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi Luigi Clerici comandata da Pier Luigi Bellini delle Stelle. In una serie di cinque articoli su lUnità del marzo 1947, il comandante partigiano Walter Audisio, detto Colonnello Valerio, ha raccontato di essere stato l'unico autore dell'uccisione, nell'ambito di una missione cui avevano partecipato anche i partigiani Aldo Lampredi "Guido Conti" e Michele Moretti "Pietro Gatti" per dare esecuzione all':s:Ultimatum 19 aprile 1945 e all'articolo 5 del Decreto per l'amministrazione della giustizia, approvato a Milano il 25 aprile dal CLNAIWalter Audisio, , in lUnità, 25 marzo 1947, p. 1.Walter Audisio, , in "l'Unità", 25 marzo 1947, p. 2.Walter Audisio, , in "l'Unità", 26 marzo 1947, p. 1.Walter Audisio, , in "l'Unità", 26 marzo 1947, p. 2.Walter Audisio, , in "l'Unità", 27 marzo 1947, p. 1.Walter Audisio, , in "l'Unità", 27 marzo 1947, p. 2.Walter Audisio, , in "l'Unità", 28 marzo 1947, p. 1.Walter Audisio, , in "l'Unità", 28 marzo 1947, p. 2.Walter Audisio, , in "l'Unità", 29 marzo 1947, p. 1.Walter Audisio, , in lUnità, 29 marzo 1947, p. 2..La responsabilità dell'esecuzione fu poi rivendicata dallo stesso CLNAI con il :s:Comunicato 29 aprile 1945.
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La fuga da Milano a Dongo
Content:
Milano
Content:File:Benito Mussolini a Milano il 25 aprile 1945.jpg: File:Lago di Como33.PNG: Nel tentativo di sfuggire alla Caduta della Repubblica Sociale Italiana e sperando ancora in un sussulto dei suoi con la possibilità di trattare un accordo di resa a condizione, Mussolini abbandonò il 18 aprile 1945 l'isolata sede di Palazzo Feltrinelli a Gargnano, sulla sponda occidentale del lago di Garda, e si trasferì a Milano, giungendovi in serata e prendendo alloggio presso la Prefettura (Italia); il giorno precedente aveva discusso nell'ultimo consiglio dei ministri sulla possibile resistenza nel Ridotto Alpino RepubblicanoDolfin, (1949).Il 20 aprile, nei locali della prefettura ove era ormai rinchiuso, concesse un incontro al giornalista Gian Gaetano Cabella, direttore del giornale Popolo di Alessandria, e alla richiesta del giornalista di potergli rivolgere qualche domanda lo sorprese rispondendo: "Intervista o testamento?". Fu l'ultima intervista rilasciata da Mussolini, che la rilesse, corresse e siglò il 22 aprileQuesta intervista è nota anche come il testamento politico di Mussolini (cfr. pag 124 e seguenti in Sergio Luzzatto, 1998).Sempre il 22 aprile, nel cortile della prefettura pronunciò l'ultimo discorso a un centinaio di ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana, concludendo: "Se la Patria è perduta è inutile vivere". La sera incontrò Carlo Silvestri e gli consegnò una dichiarazione per il comitato esecutivo del Partito Socialista Italiano di Unità ProletariaA quel tempo il partito socialista aveva la Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria#Precedenti della denominazione in cui chiedeva che la Repubblica Sociale Italiana finisse in mani repubblicane e non monarchiche, socialiste e non borghesi.Il 23 aprile le truppe alleate entrarono a Parma, e da Milano non furono più possibili comunicazioni telefoniche con Cremona e Mantova; il giorno seguente fu liberata Genova e il console tedesco Wolf si fece vivo per richiedere al ministro delle finanze Domenico Pellegrini Giampietro il versamento anticipato di 10 milioni di lire, quota mensile per le spese di guerra del mese seguente. Il 25 aprile mattina gli operai iniziarono a occupare le fabbriche di Sesto San Giovanni alla periferia di Milano.Nel pomeriggio del 25 aprile, con la mediazione del cardinale-arcivescovo di Milano Alfredo Ildefonso Schuster, si svolse nell'arcivescovado un incontro decisivo tra la delegazione fascista composta da Mussolini stesso, il sottosegretario Francesco Maria Barracu, i ministri Paolo Zerbino e Rodolfo Graziani (l'industriale Gian Riccardo Cella, l'ex prefetto di Milano ed ex ministro delle corporazioni Mario Tiengo, e il prefetto di Milano Mario Bassi non parteciparono direttamente ai colloqui) e una delegazione del CLN composta dal generale Raffaele Cadorna Junior, dall'avvocato democrazia Cristiana Achille Marazza, dal rappresentante del Partito dAzione Riccardo Lombardi (politico) e dal Partito Liberale Italiano Giustino Arpesani. Sandro Pertini arrivò in ritardo a riunione conclusa. A Milano era intanto in corso lo sciopero generale e l'ordine dell'insurrezione generale era imminente. Inoltre durante l'incontro Mussolini apprese che i tedeschi avevano già avviato trattative separate con il CLN: l'unica proposta che ricevette dai suoi interlocutori fu quindi la "resa incondizionata". Un accordo al momento sembrava possibile: furono offerte garanzie per i fascisti e per i loro familiariPierre Milza, cit, pag 58., ma i repubblichini, anche se senza vie d'uscita, non vollero essere i primi a firmare la resa per essere poi tacciati di tradimentoAlessandro Zanella, cit, pag 159.. Si riservarono di dare risposta entro un'ora lasciando l'arcivescovado e ritirandosi in prefettura, ma non fecero ritorno.In serata, verso le ore 20, mentre i capi della resistenza, dopo aver atteso invano una risposta, davano l'ordine dell'insurrezione generale, Mussolini, salutati gli ultimi fedeliTra questi Carlo Borsani cfr. Dolfin, (1949), lasciò Milano e partì in direzione di Como. Assieme ai fascisti si trovava il tenente Birzer con i suoi uomini, incaricato da Hitler di scortare Mussolini ovunque andasse.Si formò una colonna di circa trenta automobili, tre delle quali occupata da militari della gendarmeria tedesca, aperta da quattro motociclisti e scortata da un carro tedesco e da alcune autoblindo della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti. Sulle automobili i membri del governo quasi al completo, funzionari e personalità fasciste.Gli eventi del '45 corsero in parallelo alle vicende dell'archivio personale del Duce. Un regio decreto prescriveva di conservare tutte le carte del Capo del Governo in carica. Mussolini era un uomo molto preciso e scrupoloso, che annotava tutto. Nel 1943 il suo archivio personale occupava diversi scaffali, contenendo informazioni scritte di suo pugno sulla vita pubblica e privata del "Mussolini intimo" (Nota del Testo). Nel febbraio del 1944, l'archivio fu ritrovato nella stazione ferroviaria di Milano abbandonato in molte casse del deposito bagagli. Dopo il recupero, Mussolini decise che le casse fossero inviate a Gargnano, dove risiedeva. All'arrivo degli americani, le carte furono sequestrate. Quando l'archivio fu restituito al governo italiano, mancavano tutte le carte relative agli alti ufficiali delle Forze Armate. Il tribunale dispose anche che fossero tolte le carte di Galeazzo Ciano, che furono consegnate alla vedova. Il carteggio è oggi conservato presso l'Archivio centrale dello Stato, a Roma.Roberto Farinacci, ex segretario nazionale del partito fascista, è "il nome che appare più di frequente fra le carte segrete del Duce"(, pag. 16). In una delle prime lettere più datate, il Duce lo invita ad evitare la Massoneria in Italia (, pag. 19).
Finalità del viaggio
Content:Como rappresentava per Mussolini una meta che offriva diverse possibilità: anzitutto, la città lariana e la sponda occidentale del suo lago erano considerate una zona marginale relativamente protetta e con una limitata presenza partigiana. Qui era possibile trovare un rifugio sicuro e appartato e nascondersi sino a quando gli Alleati, al loro arrivo, avrebbero scoperto il nascondiglio: sarebbe quindi stato possibile consegnarsi loro con garanzie; questo era l'obiettivo principale secondo la testimonianza di Renato Celio, prefetto di Comovedi resoconto dell'agente Office of Strategic Services Lada Mokarski in Urbano Lazzaro, Dongo mezzo secolo di menzogne, pag 25.. In alternativa, Como costituiva anche un punto di passaggio per raggiungere la Valtellina dove già da alcune settimane Alessandro Pavolini prospettava di costituire un estremo baluardo di resistenza, il Ridotto Alpino Repubblicano, e dove erano affluiti tremila uomini del generale Onori ed erano attesi ancora mille uomini del maggiore Vanna. L'idea però era osteggiata oltre che dai vertici militari tedeschi, anche dal generale Niccolò Nicchiarelli comandante della Guardia Nazionale Repubblicana e dal ministro Rodolfo GrazianiVittorio Roncacci, cit, pag 368.. Ancora, sembrava possibile costituire un estremo baluardo di difesa proprio nella città lariana, facendo convergere su di essa tutte le forze residue e resistere a oltranza per trattare poi in extremis con gli Alleati al loro arrivoMarino Viganò, Un'analisi accurata della presunta fuga in Svizzera, in Nuova Storia Contemporanea, n 3, 2001.. In effetti a Como si concentrarono numerose formazioni provenienti dalle zone circostanti, condotte da Alessandro Pavolini. L'afflusso durò tutta la notte e parte della mattinata. Alcune fonti parlano di quarantamila fascistiAlessandro Zanella, cit, pag 220., mentre Giorgio Bocca riduce il numero dei militi a soli 6.000-7.000 uomini che, peraltro in giornata, si dispersero dopo che il Duce decise di congedarli, sciogliendo dalla fedeltà al giuramento i suoi fedeli e partendo di nascosto con i ministri alle 3 del mattinoG.Bocca, La repubblica di Mussolini, pp. 334-335..Infine, la vicinanza con la Svizzera poteva offrire un'estrema possibile via di fuga, anche se Mussolini aveva in precedenza rifiutato sempre questa possibilità: peraltro le autorità svizzere, fin dall'estate 1944, avevano rifiutato la richiesta d'ingresso nel loro paese ai gerarchi fascisti e ai loro familiari. Il rifiuto era stato confermato in quegli stessi giorni dal rappresentante elvetico a Milano, Max Troendlev. Cavalleri, Giannantoni, Cereghino, La fine op. cit., pag. 29.. In Svizzera era possibile poi concretizzare trattative con diplomatici americani, attraverso l'intermediazione del console spagnolo a Berna, oppure come meta momentanea per poi raggiungere la SpagnaWladimiro Settimelli, Mussolini in fuga verso la Spagna del camerata Franco, in "Patria indipendente" 26 settembre 2010, pag 7.. Il Duce che giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera è stato arrestatoRadiomessaggio di Sandro Pertini del 27 aprile 1945. è la prima immagine denigratoria, che non sembra corrispondere alla verità. Le testimonianze degli accompagnatori italiani superstiti di quei giorni riferiscono concordemente del rifiuto di Mussolini a espatriare, ma è il tenente Birzer a parlare del tentativo di fuga di Mussolini e compagnia. Marino Viganò, Un'analisi accurata della presunta fuga in Svizzera, in Nuova Storia Contemporanea, n 3, 2001. Le testimonianze sono contraddette dal tenente Birzer, capo della scorta personale del Duce, che aveva ricevuto direttamente da Hitler il compito di non lasciare mai Mussolini: ne risponderà con la vita se ciò dovesse avvenire, secondo il quale a Grandola ed Uniti impedì all'ultimo minuto un tentativo di fuga di Mussolini, la Petacci ed almeno altri due gerarchi che erano quasi riusciti nell'intento di attraversare il confine. Le dichiarazioni di Birzer sono citate nel libro I tedeschi in Italia, di Silvio Bertoldi, S&K editori.
Como
Content:Durante il viaggio, il furgone di coda del convoglio, che trasportava valori e documenti riservatissimi e di particolare importanza politica e militare, andò in panne nei pressi di Garbagnate Milanese. L'equipaggio, tra cui Maria Righini cameriera personale di Mussolini, raggiunse Como con mezzi di fortuna. Vani risultarono i tentativi di recupero effettuati nella notte; il furgone fu ritrovato la mattina seguente dai partigianiGiorgio Cavalleri, cit, pag 157..Alle 21.30 il capo del fascismo raggiunse la prefettura di Como. Il giorno precedente nella città comasca era arrivata anche la moglie Rachele Guidi con i figli Romano Mussolini e Anna Maria Mussolini, ma Mussolini si rifiutò di incontrarliAlcune fonti riferiscono di un incontro in prefettura a Como tra Mussolini e donna Rachele in compagnia della figlia Annamaria. v. Urbano Lazzaro, Dongo mezzo secolo di menzogne, pag 25., limitandosi a scriver loro una lettera d'addio e a fare una telefonata con cui raccomandava alla moglie di portare i figli in SvizzeraAlla frontiera le autorità svizzere negarono l'entrata ai familiari del Duce, che fecero ritorno a villa Mantero a Como dove erano alloggiati, ed al ministro Guido Buffarini Guidi. In quei giorni altri familiari di Mussolini si trovavano a Como: a villa Mantero erano ospitate anche Gina Ruberti, moglie di Bruno Mussolini, con la figlia Marina; il figlio Vittorio Mussolini giunto col padre da Milano si ricongiunse con sua moglie Orsola Buvoli già sfollata a villa Stecchini assieme ai figli Guido ed Adria; Vanni Teodorani, marito di Rosa, figlia di Arnaldo Mussolini con Orio Ruberti, fratello di Gina, trovarono ospitalità al collegio Gallio il 27 aprile, ove il giorno prima si era già rifugiato Vittorio, e ove rimasero nascosti fino a novembre; le mogli di Vittorio e di Vanni Teodorani, oltre che di Roberto Farinacci, trovarono ospitalità presso l'istituto delle Orsoline; invece Vito, figlio di Arnaldo Mussolini finì nelle carceri di san Donnino.. Durante la notte insonne, febbrili incontri con le autorità locali demolirono la possibilità di una sosta prolungata nella città, giudicata indifendibile. Rodolfo Graziani consigliò di ritornare a Milano; la maggior parte, in particolar modo Guido Buffarini Guidi e Angelo Tarchi (politico), spinsero per entrare in Svizzera, anche in maniera illegale. Su indicazione del federale di Como Paolo Porta, si scelse di proseguire verso Menaggio.Verso le quattro del mattino del 26 aprile, cercando invano di eludere la sorveglianza tedesca, il convoglio fascista abbandonò precipitosamente Como muovendosi verso nord, costeggiando il lato occidentale del lago di Como lungo la Strada statale 340 Regina e giungendo a Menaggio verso le cinque e trenta senza problemi.L'edizione del 26 aprile del Corriere della Sera uscì dedicando la sua prima pagina all'insurrezione generale di Milano contro le forze nazifasciste e riportando, sempre nella stessa pagina, la notizia dell'abbandono di Milano col titolo: "Mussolini scompare da Milano dopo drammatiche tergiversazioni"Il quotidiano uscì col nome di Il nuovo Corriere, imposto dai dirigenti partigiani per evidenziare il taglio col passato filo-governativo del giornale.
Menaggio e Grandola
Content:A Menaggio proseguirono le discussioni e le riunioni sul da farsi, mentre nel centro lariano continuavano ad arrivare importanti personalità fasciste e la notizia presto si diffondeva. Rodolfo Graziani spinse per tornare indietro; inascoltato, si congedò e fece ritorno verso Como. Anche Alessandro Pavolini ritornò sui suoi passi, per raccogliere e far convergere su Menaggio i militari arrivati a Como; lungo il tragitto fu attaccato da una formazione partigiana rimanendo lievemente ferito. Molti intendevano sconfinare in Svizzera, prendendo la via di Porlezza e di là a LuganoLa Val Menaggio era l'unica possibilità, lungo la Strada statale 340 Regina, che permetteva una diversione automobilistica verso la Svizzera.. Si scelse di allontanarsi da Menaggio e di temporeggiare. Alla partenza, improvvisa per cercare di liberarsi dell'oppressiva presenza della gendarmeria tedesca, il convoglio deviò a ovest in Val Menaggio, per giungere a Cardano, frazione del piccolo comune di Grandola ed Uniti, presso la caserma della 53ª compagnia della Milizia Confinaria con sede all'ex albergo Miravalle. A Cardano Mussolini fu raggiunto dall'amante Clara Petacci accompagnata dal fratello, e dalla scorta tedesca che aveva ricevuto l'ordine da Hitler di scortarlo verso la Germania. Qui apprese che a Chiavenna un aereo da trasporto era pronto al decollo per portarlo in salvo in BavieraPierre Milza, Mussolini, La biblioteca di Repubblica, 1999, pag 91.. A Grandola fu raggiunto anche da Vezzalini, capo della provincia di Novara, e dal maggiore Otto Kinsnatt della Waffen-SS, diretto superiore del tenente Fritz Birzer, proveniente dal lago di GardaVittorio Roncacci, cit, pag 384.. In serata giunse la notizia che i ministri Guido Buffarini Guidi, Angelo Tarchi (politico) e il vicecommissario della prefettura di Como, Domenico Saletta, che tentavano l'espatrio forzando la dogana, erano stati arrestati proprio a Porlezza dai partigiani. Nel frattempo la radio annunciava che anche Milano era stata completamente liberata e che i responsabili della disfatta nazionale trovati con le armi in mano sarebbero stati puniti con la pena di mortePierre Milza, cit., pag 86.. Tutto volgeva al peggio e la disperazione aveva contagiato i presenti. Nell'impossibilità di proseguire in quella direzione e constatata l'indifendibilità della piccola guarnigione da un eventuale attacco partigiano, si fece ritorno a Menaggio. Nella notte arrivò Alessandro Pavolini, senza i numerosi contingenti sperati, ma con soli sette o otto militi della Guardia Nazionale Repubblicana.
Dongo
Content:File:Colonna dongo.jpg: Nella notte, assieme a Pavolini, giunse a Menaggio un convoglio militare tedesco in ritirata composto da trentotto autocarri e da circa duecento soldati della FlaK, la contraerea tedesca, al comando del tenente Willy FlammingerCavalleri, Giannantoni, Cereghino, La fine op. cit., pag 39. diretto a Merano attraverso il passo dello Stelvio. Mussolini, con i gerarchi fascisti e le rispettive famiglie al seguito, decise di aggregarvisi. La colonna, lunga circa un chilometro, alle cinque del mattino partì da Menaggio, ma alle sette, appena fuori dall'abitato di Musso, fu fermata a un posto di blocco delle Brigate Garibaldi; dopo una breve sparatoria, e in seguito a lunghe trattative, i tedeschi ottennero il permesso di proseguire a condizione che si effettuasse un'ispezione, e che fossero consegnati tutti gli italiani presenti nel convoglio, nel sospetto che vi fosse il Duce con qualche gerarca in fuga. Mussolini, su consiglio del capo della sua scorta SS, il sottotenente Fritz Birzer, indossò un cappotto e un elmetto da sottufficiale della Wehrmacht, si finse ubriaco e salì sul camion numero 34 della Flak, occultandosi in fondo al pianale, vicino alla cabina di guida, ricoperto da una coperta militare. A nessun altro italiano fu concesso di tentare di seguire nascostamente Mussolini nel convoglio.Intanto, durante l'attesa in cui si svolgevano le trattative, Ruggero Romano con il figlio Costantino, Ferdinando Mezzasoma, Paolo Zerbino, Augusto Liverani, Nicola Bombacci, Luigi Gatti (politico), Ernesto Daquanno, Goffredo Coppola e Mario Nudi si affidarono al parroco don Enea Mainetti, nella canonica di Musso, che li consegnò ai partigiani. Il sacerdote venne a conoscenza della presenza di Mussolini nella colonna e ne diede comunicazione a "Pedro".Urbano Lazzaro, Dongo mezzo secolo di menzogne, pag 33.
La cattura e la detenzione
Content:
Dongo
Content:Verso le ore 16 del 27 aprile, durante l'ispezione della colonna tedesca in piazza a Dongo (Italia), Mussolini fu riconosciuto dal partigiano Giuseppe NegriDella presenza di Mussolini sul camion si erano precedentemente accorti anche il parroco di Musso don Enea Mainetti ed il giovane Fiorenzo Rampoldi, v. Giorgio Cavalleri, cit., pag 24. sotto una panca del camion n. 34. Fu perciò prontamente disarmato del mitra e di una pistola Glisenti, arrestato e preso in consegna dal vicecommissario di brigata Urbano Lazzaro "Bill" che lo accompagnò nella sede comunale, ove gli fu sequestrata la borsa di cui era in possessoQuesta borsa a quattro scomparti conteneva quattro cartelle, trecentocinquanta documenti riservatissimi, un milione e settecentomila lire in assegni e centosessanta sterline d'oro. Quella stessa sera la borsa di Mussolini fu depositata, insieme a quella del colonnello Casalinuovo, presso la filiale della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde di Domaso dallo stesso Bill, accompagnato dal collaboratore ed interprete, lo svizzero Alois Hofman, e dal partigiano Stefano Tunesi. v. Zanella, cit, pag 378..Tutti gli altri componenti italiani al seguito furono arrestati: si trattava di più di cinquantaVittorio Roncacci, cit, pag 403. persone, più le mogli e i figli al seguito. Tra di essi la maggior parte dei membri del governo repubblicano, più alcune personalità politiche, militari e sociali accompagnati dai loro familiari. Qualcuno si consegnò spontaneamente, altri tentarono di comprarsi una possibilità di fuga offrendo ingenti somme e valori alla popolazione locale. Gli occupanti di un autoblindo cercarono di resistere ingaggiando una sparatoria, Pietro Corradori e Alessandro Pavolini fuggirono buttandosi nel lago, ma furono ripresi e Pavolini rimase ferito. Il giorno seguente sedici di essi, tra gli esponenti più in vista del regime, furono sommariamente fucilati sul lungolago di Dongo; tra i restanti, rimasti agli arresti a Dongo e poi trasferiti a Como, nelle due notti successive fu prelevata e uccisa una ulteriore decina di prigionieri.Vittorio Roncacci, cit, pag 391..Il fermo della colonna motorizzata tedesca e il successivo arresto di Mussolini e del suo seguito era stato effettuato dai partigiani del distaccamento "Puecher" della 52ª Brigata Garibaldi Luigi Clerici, comandata da Pier Luigi Bellini delle Stelle, nome di battaglia “Pedro”. Il suo commissario politico era Michele Moretti “Pietro Gatti”, vice-commissario politico Urbano Lazzaro “Bill”, il capo di stato maggiore Luigi Canali (partigiano) “Capitano Neri”. Tra i gerarchi al seguito del dittatore, furono arrestati anche Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessandro Pavolini, Ministro segretario del Partito Fascista Repubblicano, Ferdinando Mezzasoma, Ministro della Cultura Popolare, Augusto Liverani, Ministro delle Comunicazioni, Ruggero Romano, Ministro dei Lavori Pubblici, Paolo Zerbino, Ministro dell'Interno. Fu arrestato anche Marcello Petacci, fratello di Clara Petacci, che a bordo di un'Alfa Romeo 6C recante bandiera della Spagna, seguiva il convoglio con la convivente Zita Ritossa, i figli Benvenuto e Ferdinando e la sorella. Esibendo un falso passaporto diplomatico spagnolo si dichiarava estraneo al convoglio, spacciandosi per diplomatico spagnolo. Anche Clara era in possesso di un passaporto spagnolo intestato a Donna Carmen Sans BalsellsAlessandro Zanella, L'ora di Dongo, Rusconi, Milano, 1993, pag 380.. Tra i fermati c'era anche la presunta figlia naturale del Duce, Elena CurtiAlessandro Zanella, cit, pag 362..Nello stesso tempo, i prigionieri rimasti a Dongo furono interrogati e schedati dal "Luigi Canali (partigiano)" e separati in tre gruppi distinti: Bombacci, Barracu, Utimpergher, Pavolini e Casalinuovo furono anch'essi trasferiti a Germasino; i ministri rimasero rinchiusi nei locali del municipio; gli altri, autisti, impiegati, militari - tra cui l'agente dei servizi segreti Rosario Boccadifuoco - furono distribuiti nell'ex caserma dei Carabinieri e in case private. I Petacci, di cui non si era ancora scoperto la vera identità, furono alloggiati all'albergo Dongo. La partigiana "Giuseppina Tuissi", in collaborazione con l'impiegata comunale Bianca Bosisio, eseguì l'inventario di tutti gli ingenti valori e i beni sequestrati.
Decisioni del CLNAI a Milano
Content:Nel tardo pomeriggio del 27 aprile il brigadiere Antonio Scappin "Carlo"Antonio Scappin era brigadiere della Guardia di Finanza, comandante della stazione di Gera Lario, collaboratore dei partigiani. era riuscito a comunicare su ordine di "Pedro", telefonando attraverso una linea telefonica privata, la notizia dell'arresto a Milano. Una seconda comunicazione giunse alle 20.20, tramite fonogramma, con la quale si comunicava che Benito Mussolini si trovava sotto controllo a Germasino custodito da partigiani e Guardia di Finanza.Già nella mattina del 25 aprile il CLNAI, riunitosi a Milano, aveva approvato un Decreto per l'amministrazione della giustizia ove, all'art. 5 si prevedeva che: “i membri del governo fascista e i gerarchi fascisti colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, d'aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del paese e di averlo condotto all'attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e, nei casi meno gravi con l'ergastolo”. Dello stesso tenore, il 19 aprile era stato emesso un :s:Ultimatum 19 aprile 1945 "Sia ben chiaro per tutti che chi non si arrende sarà sterminato"Le disposizioni omettevano però di precisare l'organo che avrebbe dovuto emettere la condanna (v. Pierre Milza, cit, pag 119), anche se c'è chi ritiene che comunque la decisione doveva essere subordinata ad una sentenza dei tribunali di guerra (v. Gian Franco Venè, La condanna di Mussolini, Fratelli Fabbri, Milano, 1973)..Con il diffondersi della notizia, giungeva al comando del CLNAI dal quartiere generale Office of Strategic Services di Siena un telegrammaVittorio Roncacci, cit, pag 394. con la richiesta di affidamento al controllo delle forze delle Nazioni Unite di tutti i membri di governo della Repubblica Sociale Italiana, secondo la clausola numero 29 dell'armistizio lungo siglato a Malta da Eisenhower e dal maresciallo d'Italia Pietro Badoglio il 29 settembre 1943, che prevedeva espressamente che: «Benito Mussolini, i suoi principali associati fascisti e tutte le persone sospette di aver commesso delitti di guerra o reati analoghi, i cui nomi si trovino sugli elenchi che verranno comunicati dalle Nazioni Unite e che ora o in avvenire si trovino in territorio controllato dal Comando militare alleato o dal Governo italiano, saranno immediatamente arrestati e consegnati alle Forze delle Nazioni Unite». All'aeroporto di Bresso intanto si inviò un velivolo per prelevare il dittatoreGiorgio Cavalleri' Ombre sul lago, pag 30..Tuttavia, non appena a conoscenza dell'arresto dell'ex capo del governo, il Comitato insurrezionale di Milano formato da Sandro Pertini, Leo Valiani, Emilio Sereni e Luigi Longo, riunitosi alle ore 23.00 del giorno 27, decise di agire senza indugio e di inviare una missione a Como onde procedere all'esecuzione di Mussolini; questo per aggirare il comportamento equivoco del generale Raffaele Cadorna Jr, diviso tra i doveri di comandante del Corpo volontari della libertà e la lealtà agli AlleatiVittorio Roncacci, cit, pag 398..Walter Audisio, “colonnello Valerio”, ufficiale addetto al comando generale del Corpo volontari della libertà e Aldo Lampredi "Guido" ispettore del comando generale delle Brigate Garibaldi e uomo di fiducia di Luigi Longo, furono incaricati di eseguire la sentenza. Il riluttante generale Raffaele Cadorna Jr, per evitare che Mussolini cadesse nelle mani degli AlleatiPierre Milza, cit, pag 131., rilasciò il salvacondotto necessarioPeter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce,Tropea, Milano, 2001, pag. 328; Audisio, inoltre, fu munito di un secondo lasciapassare in lingua inglese, firmato dall'agente dell'Office of Strategic Services americano Emilio DaddarioGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-46), Garzanti, Milano, 2009, pag. 69. Contemporaneamente, peraltro, Cadorna provvedeva a contattare il tenente colonnello SardagnaGiovanni Sardagna "Giovannino", barone di Hohenstein, ex aiutante del generale Raffaele Cadorna, già comandante della divisione corazzata "Ariete" che si era battuta nella difesa di Roma, dopo l'8 settembre 1943 svolgeva funzioni di collegamento fra i comandi del Corpo volontari della libertà di Como e Lecco. rappresentante del CVL a Como, al fine di predisporre misure per recuperare Mussolini e trasferirlo in luogo sicuroGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pagg. 56-57. Intanto alle 3 del mattino successivo, il servizio radio partigiano trasmise agli alleati un fonogramma a scopo di depistaggio, nel quale si asseriva l'impossibilità della consegna di Mussolini, in quanto già processato dal Tribunale popolare e fucilato "nello stesso luogo ove precedentemente fucilati da nazifascisti quindici patrioti"Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pag. 51. Ci si riferiva alla Strage di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944.
Germasino
Content:In attesa di decisioni in merito, e temendo per la sua incolumità, il comandante Bellini delle Stelle, intorno alle 18.30 del 27 aprile, trasferì l'ex duce, insieme con Porta, nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino, un paesino sopra Dongo (Italia). Prima di ritornare a Dongo "Pedro" riceve la richiesta da Mussolini di portare i saluti alla signora che accompagna il console spagnolo, senza ricevere indicazioni sulla sua vera identità. Dopo l'interrogatorio della signora, Bellini delle Stelle scoprì che si tratta di Clara Petacci, che chiese di essere ricongiunta all'amante: il comandante acconsentì.Se al momento dell'arresto Mussolini sembrava oramai privo di energie, col passare delle ore iniziò a manifestare una certa serenità. Già a Dongo rispondeva volentieri alle domande che gli venivano rivolte, a Germasino si intrattenne con i suoi custodi discutendo su temi di politica, sulla guerra e sulla resistenzaPierre Milza, cit, pag 137.. Prima di coricarsi alle 23.30, su richiesta dei partigiani di guardia, Mussolini sottoscrisse questa dichiarazione: «La 52a Brigata garibaldina mi ha catturato oggi, venerdì 27 aprile, sulla piazza di Dongo. Il trattamento usatomi durante e dopo la cattura è stato corretto. Mussolini».Vittori Roncacci, cit, pag 392. All'1.00 fu svegliato per essere trasferito di nuovo in un posto ritenuto più sicuro e, affinché non fosse riconosciuto, gli fu fasciato il capo. Di nuovo a Dongo, Mussolini fu riunito alla Petacci su richiesta di quest'ultima; poi, i due prigionieri furono fatti salire su due vetture, con a bordo, oltre ai due autisti, anche Pedro, il Capitano Neri, Gatti, la staffetta Giuseppina Tuissi "Gianna" e i giovani partigiani Guglielmo Cantoni "Sandrino Menefrego" e Giuseppe Frangi "Lino"Ferruccio Lanfranchi, Parla Sandrino uno dei cinque uomini che presero parte all'esecuzione di Mussolini, in: Corriere d'Informazione, 22-23 ottobre 1945 e condotti verso il basso lago.
Bonzanigo
Content:File:Bonzanigo mezzegra.jpg: La notizia del trasferimento a Germasino si era oramai diffusa rapidamente: i partigiani temevano un colpo di mano fascista per tentare di liberare Mussolini, o qualche tentativo da parte degli Alleati per impossessarsene. Si decise allora un ulteriore trasferimento in un luogo più distante. "Neri", d'accordo con "Pietro", era del parere di trasferire Mussolini in una baita a San Maurizio di Brunate, sopra Como. L'intenzione di "Pedro" era invece di porre in salvo Mussolini, essendo stato contattato dal tenente colonnello Sardagna, rappresentante del Corpo volontari della libertà a Como, su ordine del comandante generale Raffaele Cadorna Junior, che aveva predisposto il traghettamento del prigioniero dal molo di Moltrasio sino alla villa dell'industriale Remo Cademartori a Blevio, sull'altra sponda del ramo comasco del Lago di Como. Lungo la strada, tuttavia, dopo aver superato con difficoltà diciotto posti di blocco partigiani, ci si rese conto che era troppo rischioso procedere oltre e non era possibile raggiungere la meta prefissataGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pagg. 57-58. "Pedro" convinse quindi il gruppo a fermarsi a Moltrasio ma, giunti sul molo, non fu rinvenuta nessuna imbarcazione pronta ad accoglierli.. Intanto in lontananza fuono uditi echi di una nutrita sparatoria, provenienti da una prima avanguardia della 34a Divisione statunitense che entrava in città. Si decise quindi, su proposta di Canali, di ritornare sui propri passi e di trovare un sicuro rifugio alternativo. Intanto una decina di Jeep di un reparto agli ordini del Generale Bolty perlustravano la zona per cercare di assicurarsi la consegna di Mussolini.Intorno alle ore 3.00 del 28 aprile, Mussolini e la Petacci furono quindi fatti scendere dalle vetture e alloggiati a Bonzanigo, una frazione di Mezzegra, presso la famiglia De Maria, conoscenti di lunga data del "capitano Neri" e di cui il capo partigiano si fidava ciecamenteSuccessivamente Alice Canali, sorella del Neri, spiegò così la decisione del fratello: “Lia De Maria era nostra sorella di latte. Avevamo avuto la stessa balia. Mio fratello sapeva di potersi fidare ciecamente di lei e del marito” Cfr. Luciano Garibaldi, La pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petacci?, ARES, Milano, 2002, pag. 163. Il piantonamento notturno fu effettuato dai partigiani Cantoni e Frangi; "Pedro" con l'autista Dante Mastalli ritornà a Dongo, mentre "Neri", "Gianna" e "Pietro" con l'autista "Carletto Scassamacchine" si diressero verso Como.
La morte
Content:Della morte di Benito Mussolini esistono numerosi racconti e versioni, più o meno fantasiosi, che sono stati elaborati negli anni dopo gli avvenimenti. Spesso sono il frutto di campagne propagandistiche e di speculazione politica che non trovano sul terreno storiografico alcun serio riscontroG. Cavalleri, F. Giannantoni, M. J. Cereghino, La fine, op. cit, pag 11..
La versione storica
Content:File:Vialetto giulino.jpg: La Versione storica o ufficiale è la risultante delle testimonianze date sugli avvenimenti che riguardano l'uccisione di Mussolini e della Petacci rilasciate dai tre esecutori. Le versioni che hanno dato sono differenti tra loro, ma sostanzialmente concordano sulla modalità con cui fu eseguita, mentre divergono sugli atteggiamenti e le parole pronunciateVittorio Roncacci, cit, pag 404..
La missione del colonnello "Valerio"
Content:Alle 7 del 28 aprile, Walter Audisio e Aldo Lampredi partirono dalla scuola di Viale Romagna di Milano, con il supporto di un plotone di quattordici partigiani,Si tratta di partigiani provenienti dall'Oltrepò Pavese, appartenenti alle brigate "Crespi" e "Capettini" giunti a Milano la mattina del 27 aprile. Prima di essere acquartierati nella scuola di Viale Romagna questi partigiani parteciparono ad un breve comizio, tenuto dal comandante delle brigate Garibaldi della Lombardia Pietro Vergani “Fabio”, in piazzale Loreto che è poco distante da viale Romagna. Questi partigiani avevano un camion scoperto, che trasporterà il gruppo di Valerio a Dongo.Vedi Paolo Murialdi,Prima e dopo la fucilazione di Mussolini, Materiale resistente, ANPI Sezione di Voghera, Aprile 2000 agli ordini del comandante Alfredo Mordini "Riccardo", ispettore politico della 3ª Divisione Garibaldi-Lombardia "Aliotta", e di Orfeo Landini "Piero". Giunto a Como, Audisio esibisce il lasciapassare di Cadorna al nuovo prefetto Virginio Bertinelli e al colonnello Sardagna, assicurando loro che avrebbe trasferito i prigionieri a Como e, in un secondo momento, a MilanoGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pag. 61. Trattenuto a Como fino alle 12.15 in cerca di un camion per il trasporto, Audisio si sposta a Dongo, dove giungerà alle 14.10. Lampredi e Mordini intanto, viste le difficoltà a reperire un mezzo di trasporto, abbandonano Audisio in prefettura e vanno a cercare aiuto nella sede Partito Comunista Italiano. Accompagnati da Mario Ferro e Giovanni Aglietto della federazione comasca del P.C.I. lasciano Como verso le 10 e arrivano a Dongo poco dopo Audisio. Intanto giunsero da Como anche Oscar Sforni, segretario del CLN comasco e il maggiore Cosimo Maria De Angelis, responsabile militare del CLNAI per la zona di Como, inviati dal CLN comasco col compito di far rispettare le decisioni prese in mattinata e di trasportare Mussolini a Como. I due però, intralciando i propositi di "Valerio", saranno da questi fatti imprigionare e verranno rilasciati solo a operazione conclusa.A Dongo (Italia) "Valerio" trova un ambiente difficile e ostile, infatti i partigiani lariani temevano un colpo di mano dei fascisti per liberare i catturati. Si incontra con il comandante Pier Luigi Bellini delle Stelle comunicandogli di aver avuto l'ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri. "Pedro" però non intende collaborare acriticamente, protesta vivamente, ma dopo aver preso visione delle credenziali, e ritenendole sufficienti, è costretto a ubbidire a un ufficiale di grado superioreVittorio Roncacci, cit, pag 402. Ai fini di tale decisione, fu decisiva l'esibizione, da parte di Audisio, del lasciapassare in lingua inglese, rilasciato dall'agente americano Emilio Daddario. Cfr.: Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pagg. 69-70.
La presa in consegna di Mussolini e fucilazione
Content:Alle 15.15 Walter Audisio "Valerio" invia "Pedro" a Germasino a prendere i prigionieri e, a sua insaputa, parte da Dongo con una Fiat 1100 nera in direzione di Bonzanigo, dove l'ex dittatore è tenuto prigioniero con la Petacci. Sono con lui Aldo Lampredi "Guido", Michele Moretti “Pietro”, che conosceva i carcerieri e il luogo essendoci già stato la notte prima e l'autista Giovanni Battista Geninazza.File:Mitra francese MAS 38 di Michele Moretti, che sparò a Benito Mussolini.JPG: Moretti è armato di Mitra (arma) francese MAS 38, calibro 7,65 × 20 mm LonguePierluigi Baima Bollone, Le ultime ore di Mussolini, Mondadori, Milano, 2009, pag. 193. L'arma è attualmente conservata al Museo di Tirana.; Lampredi è armato di pistola Beretta M34, calibro .380 ACPPierluigi Baima Bollone, cit., pag. 145. L'arma fu donata da Lampredi al partigiano Alfredo Mordini “Riccardo”, ed è attualmente conservata al Museo storico di Voghera.. L'arma di Walter Audisio, un mitra Thompson, sarà successivamente riconsegnata al commissario politico della divisione partigiana dell'Oltrepò, Alberto Maria Cavallotti, senza essere stata utilizzataPierluigi Baima Bollone, cit., pag. 154.Le varie versioni dei fatti, fornite o riferite da Walter Audisio, pur differendo su particolari minori, descrivono la stessa meccanica dell'evento. L'ultima descrizione degli stessi, pubblicata postuma, a cura della moglie di AudisioWalter Audisio, In nome del popolo italiano, Teti Stampa, Milano, 1975, è sostanzialmente confermata dal memoriale di Aldo Lampredi, consegnato nel 1972 e pubblicato su lUnità nel 1996.File:Villabelmonte.JPG: Giunti a casa De Maria, sempre sorvegliata da "Sandrino" e "Lino", sollecitano Mussolini, trovato stanco e dimesso, e la Petacci a lasciare rapidamente l'abitazione. In strada i prigionieri sono fatti sedere nei sedili posteriori della vettura e vengono accompagnati nel luogo precedentemente scelto per l'esecuzione poco distanteVilla Belmonte dista da casa De Maria circa trecentocinquanta metri.: si tratta di un angusto vialetto, via XXIV Maggio a Giulino, in posizione assai riparata davanti a Villa Belmonte, una graziosa residenza di villeggiatura. Qui i due sono obbligati a scendere.Moretti e Lampredi sono inviati a bloccare la strada nelle due direzioni, mentre a Mussolini viene fatto cenno di dirigersi verso il cancello. Sembra smarrito, Claretta piange. "Valerio" sospinge Mussolini verso l'inferriata e pronuncia la sentenza: "Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano" e, rivolgendosi a Claretta che si aggrappava all'amante: "Togliti di lì se non vuoi morire anche tu". Tenta di procedere nell'esecuzione ma il suo mitra si inceppa; Lampredi si avvicina, estrae la sua pistola, ma anche da questa il colpo non parte, chiama allora Moretti che, di corsa, gli porta il suo mitra. Con tale arma il "colonnello Valerio" scarica una raffica mortale di cinque colpi sull'ex capo del fascismo. La Petacci, postasi improvvisamente sulla traiettoria del mitra, è colpita e uccisa per errore. Viene poi inferto un colpo di grazia al cuore di Mussolini con la pistolaCon quale pistola non è specificato, probabilmente con quella di Lampredi rimessa in condizioni di sparare.Di certo, un colpo di pistola è inferto anche su Claretta Petacci, in quanto due proiettili, calibro 9 mm corto, compatibili con quelli della pistola del Lampredi, furono rinvenuti nel corpo della donna, nel corso dell'esumazione effettuata il 12 aprile 1947. Pierluigi Baima Bollone, cit., pagg. 89 e succ.ve. Sul luogo dell'esecuzione furono poi rinvenuti proiettili calibro 7,65, compatibili con quelli del mitra francese del Moretti. Sono le ore 16.10 del giorno 28 aprile 1945.L'edizione locale del lUnità, il giorno seguente, riporta il fatto con questo titolo a tutta pagina: "Mussolini e i suoi accoliti giustiziati dai patrioti nel nome del popolo"; mentre l'edizione nazionale del 1º maggio riporta in prima pagina un'intervista col partigiano - di cui non viene fatto il nome - che "ha giustiziato il Duce", intitolata: "Da una distanza di 3 passi sparai 5 colpi a Mussolini".
Walter Audisio
Content:File:Casa De Maria.jpg: File:Mezzegra ricostruzione.jpg: Walter Audisio era al tempo ufficiale addetto al Comando generale delle Brigate Garibaldi e a quello del Corpo volontari della libertà. Essendo noto solo negli ambienti di militanza e non avendo mai dato modo di parlare di sé, non fu inizialmente identificato come l'uccisore di Mussolini: le cronache infatti, riferivano che l'ex duce era stato fucilato dal "colonnello Valerio", senza conoscerne l'esatta identità. La sua figura emerse direttamente, con riferimento a questi fatti, solo nel marzo 1947, quando il quotidiano lUnità, organo del Partito Comunista Italiano, di cui Audisio fu poi deputato, diede notizia del suo coinvolgimento.Nel volume "In nome del popolo italiano", uscito postumo, Audisio sostenne che le decisioni prese nel primo pomeriggio del 28 aprile a Dongo, nell'incontro con il comandante della 52ª Brigata, Bellini delle Stelle, fossero equivalenti a una sentenza emessa da un organismo regolarmente costituito ai sensi dell'art. 15 del documento del CLNAI sulla costituzione dei tribunali di guerraWalter Audisio, cit., pag. 371. Non tutti sono d'accordo con questa interpretazione in quanto, nell'occasione, mancava la presenza di un magistrato e di un commissario di guerraPierluigi Baima Bollone, cit., pag. 165. Dell'intera questione si occupò anche la magistratura penale ordinaria, investita dal giudice civile, cui si erano rivolti i familiari dei Petacci e di Pietro Calistri per risarcimento danni. Nei confronti di Audisio, all'epoca parlamentare, l'apposita Giunta concesse l'autorizzazione a procedere. Il processo si chiuse definitivamente il 7 luglio 1967, quando il giudice istruttore assolse il "colonnello Valerio" dall'accusa di omicidio volontario pluriaggravato, appropriazione indebita e vilipendio di cadavere, perché i fatti erano avvenuti nel corso di una azione di guerra partigiana per la necessità di lotta contro i tedeschi ed i fascisti nel periodo della occupazione nemica e come tali non furono ritenuti punibiliPierluigi Baima Bollone, cit., pag. 123.
L'ipotesi inglese
Content:File:Stars&stripes mussolini.jpg: Contatti segreti tra il duce ed emissari britannici erano avvenuti a Porto Ceresio (VA), presso il confine svizzero, il 21 settembre 1944 e il 21 gennaio 1945Peter Tompkins, cit., pag. 317Luciano Garibaldi, cit., pagg. 84 e succ.ve; inoltre, il testo delle intercettazioni telefoniche effettuate dai servizi segreti tedeschi a Salò, sulle conversazioni di MussoliniDocumenti pubblicati in: Ricciotti Lazzero, Il sacco d'Italia. razzie e stragi tedesche nella Repubblica di Salò, Mondadori, Milano, 1994, e in parte in: Luciano Garibaldi, cit., pagg. 68 e succ.ve, suggeriscono l'esistenza di possibili accordi segreti e di uno scambio di lettere tra il dittatore italiano e il Primo ministro inglese Winston Churchill, anche se è ancora aleatorio definire il contenuto di tale carteggio. Il 27 aprile 1945, al momento della sua cattura, secondo le testimonianze di coloro che hanno dichiarato di averle ispezionate in quei giorni (partigiani, funzionari, ecc.) Mussolini aveva con sé una borsa piena di documenti contenente, tra l'altro, parte della sua corrispondenza con ChurchillPeter Tompkins, cit., pag. 352Luciano Garibaldi, cit., pagg. 89 e succ.ve, ma di cui non è stata accertata la datazione. Nell'immediato dopoguerra, Churchill e i servizi segreti britannici, peraltro, si sarebbero mossi per recuperare tutte le copie di tale carteggioPeter Tompkins, cit., pagg. 351 e succ.ve.Alla scomparsa successiva all'arresto di Mussolini di tali documenti particolarmente segreti, divenuti noti come il "carteggio Churchill-Mussolini", si ricollegherebbe una versione sull'uccisione del capo del fascismo di cui al memoriale dell'ex comandante della divisione partigiana formata dalla 111ª, 112ª e 113ª Brigata Garibaldi, Bruno Giovanni Lonati “Giacomo”Bruno Giovanni Lonati, Quel 28 aprile, Mussolini e Claretta: la verità, Mursia, Milano, 1994. In tale pubblicazione, uscita nell'autunno 1994 quasi cinquant'anni dopo i fatti, l'autore scrive di essere stato l'autore dell'uccisione di Mussolini, il 28 aprile 1945, poco dopo le ore 11, in una stradina laterale di fronte casa De Maria, a Bonzanigo di Mezzegra, nell'ambito di una missione segreta diretta da un agente inglese. Lo scopo della missione sarebbe stato quello di impedire la diffusione del contenuto del carteggio, recuperandolo e sopprimendo Mussolini e Claretta Petacci, essendo quest'ultima perfettamente informata sull'esistenza di tali rapporti.In base a tale versione dei fatti, Lonati sarebbe stato contattato da un agente inglese il giorno precedente a Milano alle ore 16 e, per lo svolgimento della missione, avrebbe costituito una squadra composta da altri tre partigiani. Il “commando” sarebbe stato messo a conoscenza del luogo esatto ove si trovavano i prigionieri, intorno alle ore otto del mattino del giorno 28, grazie a un altro agente, detto “l'alpino”, posizionato a Tremezzo. Dopo una sparatoria per superare un posto di blocco nei pressi di Argegno, ove uno dei tre partigiani del “commando” avrebbe perso la vita, la squadra sarebbe giunta a Bonzanigo e avrebbe avuto facilmente ragione dei guardiani della coppia. L'esecuzione sarebbe stata effettuata con mitra Sten. Il carteggio Churchill-Mussolini non poté essere recuperato, ma, dopo aver effettuato alcune foto ai cadaveri, l'agente inglese avrebbe concordato il silenzio di Lonati e dei due partigiani superstiti per altri cinquant'anni. Per tale motivo Lonati avrebbe scritto il suo memoriale solo nel 1994. Nel frattempo, nel 1982, Lonati si sarebbe recato dal console inglese a Milano, il quale gli avrebbe anche mostrato le foto scattate a suo tempo dall'agente segreto “John” e avrebbe approvato il testo di una dichiarazioneRiportata in bozza fotografata in: Peter Tompkins, cit., Tav. 7 da spedire a Lonati allo scadere dei cinquant'anni, a conferma di tale versione dei fatti.Luciano Garibaldi, cit., pag. 110Tale versione è stata accreditata da Peter TompkinsCfr: Peter Tompkins, cit., scrittore ed ex spionaggio statunitense e dallo storico Luciano GaribaldiLuciano Garibaldi, cit.,.Questa ricostruzione è avvalorata dalle seguenti circostanze: Luigi Longo, comandante in capo di tutte le brigate Garibaldi, secondo Tompkins, sarebbe giunto sul posto subito dopo la duplice uccisione, avrebbe architettato una “finta fucilazione” e la versione dell'uccisione “per errore” della Petacci, per poi legare al segreto per cinquant'anni tutti i partigiani presentiPeter Tompkins, cit., pagg. 340-41. A tal proposito non si può non tener conto della ricostruzione fornita nel 1993 da Urbano Lazzaro, il partigiano “Bill”, vice commissario politico della colonna partigiana autrice della cattura, nella quale si dichiara che il personaggio presentatosi a Dongo il 28 aprile 1945, con il nome di battaglia di “Colonnello Valerio” fosse proprio Luigi Longo e non Walter Audisio, come comunemente si sostieneUrbano Lazzaro, “Dongo, mezzo secolo di menzogne”, Mondadori, Milano, 1993. Lazzaro, peraltro, non si era pronunciato in tal senso né nel memoriale “Dongo: la fine di Mussolini”, Mondadori, Milano, 1962, scritto insieme a Pier Luigi Bellini delle Stelle, né al processo di Padova del 1967.La versione di Bruno Lonati è tuttavia contraddetta, oltre che dalla versione ufficiale dei fatti di cui è fatto cenno in premessa, anche da altri elementi: @an0:9 corto@an0:9 Parabellum
Diverse versioni
Content:Oltre alla versione storica e allipotesi inglese, sono sorte, negli anni, differenti versioni della duplice uccisione.@an0:Luigi Canali@an0:L'Archivio "storia - history"@an0:MSI@an0:La Morte di Mussolini - Il Duce: Benito Mussolini e La Storia del Fascismo - Gli Speciali]. Tale indagine ha condotto l'anatomopatologo torinese ad affermare che la circostanza della mancanza di cibo nello stomaco di Mussolini non sia determinante in rapporto alla individuazione dell'orario dell'uccisione, in quanto risulta senza ombra di dubbio che il capo del fascismo fosse sofferente di ulcera e osservasse da anni una dieta tale da permettere al suo stomaco di svuotarsi del cibo in un paio d'ore circa. Inoltre il docente universitario smentisce lo studio del dr Alessiani, sostenendo che al momento dello scatto delle foto e delle riprese in Piazzale Loreto, la rigidità del corpo dell'ex duce fosse ancora nella fase iniziale, a dimostrazione di un orario del decesso non anteriore alle 16.00-16.30 del giorno precedente, coincidente con quello della versione ufficiale fornita da Walter Audisio.Inoltre, sulla base del posizionamento dei fori di entrata e di uscita nei due cadaveri, rilevata in base alle foto delle salme e alla necroscopia Cattabeni, il prof. Baima Bollone riterrebbe logico presumere che “l'azione determinante i due decessi sia stata effettuata da due tiratori, dei quali il primo posto frontalmente al bersaglio costituito dalla Petacci e da Mussolini, affiancati e leggermente sopravanzatisi l'una all'altro, e il secondo lateralmente”. Quest'ultima asserzione, pur non entrando nel merito dell'identificazione dei due tiratori, sembra avvalorare la meccanica della vicenda riportata nelle dichiarazioni del partigiano “Sandrino” al Corriere dInformazione, nel 1945Pierluigi Baima Bollone, cit., pagg. 219-20.@an0:Clinton@an0:OSS :Secondo il rapporto del 30 maggio - più esauriente del precedente - la fucilazione sarebbe stata condotta da tre uomini: un "capo partigiano" (che gli autori della ricerca hanno identificato in Aldo Lampredi), un uomo in vestito civile (identificato dall'agente OSS nel "colonnello Valerio") e un uomo in divisa da partigiano (Michele Moretti). I colpi sparati dal "civile", armato di revolver, avrebbero raggiunto obliquamente Mussolini sulla schienaCiò contrasta con l'autopsia effettuata sul corpo dell'ex-duce dal dr. Cattabeni, il quale ha constatato che i fori d'entrata dei colpi di arma da fuoco che ne hanno determinato la morte furono inferti di fronte e non da retro. Cfr.:Verbale della necroscopia n. 7241, cit. e, subito dopo, l'uomo in divisa da partigiano gli avrebbe sparato direttamente al petto con un mitra. Poi sarebbe stata la volta della Petacci, raggiunta da diversi colpi al petto. Il precedente rapporto dei primi di maggio, tuttavia, non descrive il "colonnello Valerio" come indossante un vestito civile, ma una divisa da partigiano color mattone con i gradi di colonnello sulla bustina. Ciò è conforme con tutte le descrizioni di Audisio-"Valerio", comunemente fornite dai testimoni.:Il rapporto del 30 maggio, inoltre, conclude che, in un secondo momento, sarebbe intervenuto nell'esecuzione un partigiano locale (identificato in Luigi Canali (partigiano), accreditato dall'agente statunitense come uno dei suoi confidenti), il quale, dopo esser stato fatto avvicinare dal "capo partigiano", avrebbe scaricato due ultimi colpi con la sua pistola sul corpo del duce, perché ancora vivoGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni, Mario J. Cerighino, cit., pagg. 205-210. L'introduzione di un terzo "tiratore" nella vicenda, contrasta con la meccanica dell'azione emersa dai rilievi del prof. Baima Bollone.@an0:Libero@an0:La verità sulla morte del Duce: Mussolini si avvelenò col cianuro@an0:Mussolini si avvelenò col cianuro: il racconto della figlia Elena Curti
Ipotesi alternative sull'identità di "Valerio"
Content:@an0:P.C.I.1:date:gennaio 2018bot:InternetArchiveBot@an0:Piazza Duomo@an0:garibaldini@an0:Valdossola@an0:Non fu Longo a uccidere Mussolini :La sostenibilità dell'identificazione di "Valerio" con Longo, pertanto, è possibile solo anticipando la fucilazione nella tarda mattinata del 28 aprile e introducendo l'ulteriore tesi di una seconda fucilazione dei cadaveri nel pomeriggio; anche in tal caso, inoltre, non sarebbe chiara l'identità dell'autore della seconda fucilazione delle 16.00-16.30 e, soprattutto, di colui che, tra le 17.00 e le 18.00 del pomeriggio medesimo si è ripresentato a Dongo (Italia), come "colonnello Valerio", per fucilare i quindici prigionieri catturati insieme con l'ex duce e alla Petacci. Né si comprende per quale motivo il partigiano Urbano Lazzaro "Bill", colui che arrestò Mussolini il pomeriggio del 27 aprile, si sia pronunciato a favore dell'identificazione di "Valerio" con Longo soltanto a partire dal 1993Urbano Lazzaro, cit. e non abbia testimoniato ciò al processo del 1957, di cui è cenno in premessa.:All'udienza del 24 maggio 1957, inoltre, i componenti del CLN Oscar Sforni e Cosimo De Angelis, hanno confermato che a Como, nella tarda mattinata del 28 aprile 1945, un comandante partigiano si era presentato come "colonnello Valerio", e che poi lo seguirono a Dongo, dove lo raggiunsero intorno alle 14.00-14.10Pierluigi Baima Bollone, cit., pagg. 157-58. Anche anticipando la fucilazione di Mussolini - dunque - nella tarda mattinata del 28 aprile il "colonnello Valerio" non poteva trovarsi a Mezzegra. :Anche il rapporto segreto datato 30 maggio 1945 dell'agente dell'Office of Strategic Services Valerian Lada-Mokarski, sembrerebbe indicare il “colonnello Valerio” nella persona di Aldo Lampredi, raffigurandolo in un uomo in vestito civile, armato di revolver. Aldo Lampredi, infatti – come riferiscono concordemente le testimonianze raccolte a Milano, a Como e a Dongo - il 28 aprile 1945 indossava un impermeabile bianco, mentre Walter Audisio aveva indosso una divisa da partigiano color kaki o rosso-mattone con i gradi di colonnello.:L'ipotesi che a uccidere Mussolini sia stato Aldo Lampredi e non Walter Audisio è stata addotta nel 1997 da Massimo Caprara, nel volume “Quando le Botteghe erano oscure”, pur senza citare il nome di battaglia dell'autore dell'esecuzione. Caprara, già segretario particolare di Palmiro Togliatti e in seguito uscito dal Partito Comunista Italiano per fondare il gruppo del “il manifesto”, dichiara di aver raccolto, in proposito, le confidenze dello stesso Togliatti e di Celeste Negarville, all'epoca direttore de l'Unità. A domanda, sembra che Togliatti abbia risposto al suo segretario: “No, non è lui (Audisio, n.d.r.). Abbiamo deciso di coprire l'autore dell'esecuzione di Mussolini. L'uomo che ha sparato è Lampredi”Massimo Caprara, Quando le botteghe erano oscure. 1944-1969. Uomini e storie del comunismo italiano, Il saggiatore, Milano, 1997, pag. 71.:Successivamente Negarville avrebbe confermato l'attribuzione dell'esecuzione a Lampredi, aggiungendo anche quelli che sarebbero stati i retroscena dell'insabbiamento: “(Togliatti) si premurò d'una cosa soprattutto: proteggere il funzionario kominternista che è Lampredi. Non solo sottraendolo alla curiosità della gente, ma salvandolo da una auto-esaltazione che avrebbe potuto travolgerlo: sentirsi all'improvviso il vendicatore-eroe, dopo una vita grigia e ingrata. Lui ha sparato a Mussolini. Con la Petacci non c'entra. Si limitò a prelevare Mussolini da casa De Maria e a portarlo con lo stivale rotto fino al cancello di Villa Belmonte. Queste cose le riferì a Luigi Longo il responsabile di partito per tutta l'operazione: Dante Gorreri”Massimo Caprara, cit., pag. 72.
La fucilazione dei gerarchi
Content:File:Gerarchi dongo.jpg: File:Assoluzione dongo.jpg: Partito da Giulino, verso le ore 17:00 del 28 aprile Valerio è a Dongo per dirigere la fucilazione degli altri gerarchi fascisti che nel frattempo erano stati radunati nel municipio. I nominativi erano stati indicati da "Valerio" stesso prima di partire per la Tremezzina (territorio) osservando la lista dei prigionieri italiani catturati dalla 52ª Brigata Garibaldi Luigi Clerici. Si tratta di: @an0:Brigata Nera@an0:Ministro delle Comunicazioni@an0:Ministro dei Lavori Pubblici@an0:Ministro della Cultura Popolare@an0:Ministro dell'Interno@an0:Istituto Nazionale di Cultura Fascista@an0:Luigi Gatti@an0:GNR@an0:Brigata Nera A essi va aggiunto anche Marcello Petacci, che al momento dell'arresto si spacciava per console spagnolo. Lampredi, che conosceva il Lingua spagnola, a differenza di Audisio che non andò mai in Spagna perché confinato a VentoteneTuttavia, Urbano Lazzaro, in: "Dongo: la fine di Mussolini", Mondadori, Milano, 1952, dichiara che la domanda "Habla usted español?" sia stata fatta a Petacci da Valerio., aveva smascherato subito il millantatore e, scambiandolo per Vittorio Mussolini aveva ordinato la sua fucilazione immediata. Però Urbano Lazzaro "Bill", scoprendo finalmente la sua vera identità, l'aveva sospesa.Venuto a conoscenza dei modi sbrigativi del Colonnello Valerio, il sindaco del paese avvocato Giuseppe Rubini, figlio di Giulio Rubini (politico), protesta fortemente opponendosi e cercando di porre il veto. Non riuscendo a ottenere risposta dà le dimissioni, ritira dalla finestra del municipio la bandiera esposta e si rinchiude in casa. I giustiziandi vengono allineati contro la ringhiera metallica del lungolago del paese, con il viso verso il lago e le spalle al plotone d'esecuzione e, dopo aver ricevuto una comune assoluzione da padre Ferrari Accursio del vicino santuario francescano della "Madonna delle lacrime", a cui "Valerio" ha concesso tre minuti per fornire i conforti religiosi ai condannati, vengono giustiziati alle ore 17:48 (testimonianza Rubini). Viene respinta la richiesta di Barracu di non essere fucilato alla schiena, il plotone di esecuzione è comandato da Alfredo Mordini "Riccardo", già combattente garibaldino nella guerra civile spagnola.Il numero dei fucilati eguaglia quello dei partigiani, che, per rappresaglia, il 10 agosto 1944, i tedeschi avevano fatto fucilare dai fascisti ed esporre al pubblico in Piazzale Loreto a Milano; ciò dimostrerebbe l'intenzione di voler vendicare Strage di Piazzale Loreto, (anche se in realtà, con Mussolini, Clara e Marcello Petacci, gli uccisi furono 18). Terminata la fucilazione ci si accorse che non tutti i gerarchi erano morti e perciò il plotone riprese a sparare disordinatamente sui corpi a terra per due minuti circa; quindi, ristabilito l'ordine, furono inflitti i colpi di graziaAlessandro Zanella, cit, pag. 504..La fucilazione venne ripresa dal fotografo dilettante e appassionato di cinematografia Luca Schenini, commerciante di Dongo. Il filmato venne poi sequestrato da Walter Audisio.Marcello Petacci fu ucciso dopo gli altri, perché i gerarchi non lo consideravano dei loro. Anzi, al momento dell'allineamento, lo insultarono dicendo che era un "ruffiano"Il 18 aprile, Marcello Petacci si era recato in Svizzera per contattare i rappresentanti inglesi e ne era tornato il giorno 24. Per questo era considerato dai fascisti un traditore. v Giorgio Cavalleri, cit, pag 145 ss. e chiesero un'esecuzione separata, richiesta che venne accettata. Però, arrivato il suo turno, riuscì a fuggire e a gettarsi nelle fredde acque del lago dove venne raggiunto da una pioggia di proiettili che lo finirono.
Traversie delle salme
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Piazzale Loreto
Content:File:Mussolini Petacci Loreto.jpg: File:Mussolini e Petacci a Piazzale Loreto, 1945.jpg: File:Starace fucilazione.jpg: File:Cadaveri piazzale Loreto.jpg: A Dongo tutti i 16 cadaveri dei fucilati vengono caricati su un camion, sopra di loro viene steso un telo su cui siederanno i partigiani durante il viaggio. Il veicolo parte per Milano verso le 18:00, fermandosi prima ad Azzano (Tremezzina) per recuperare anche i corpi di Mussolini e della Petacci lasciati nel frattempo sotto la pioggiaPierre Milza, cit, pag 220.. Durante il viaggio di ritorno la colonna è costretta a fermarsi in diversi posti di blocco partigiani che creano diversi problemi: in particolare a Milano, in via Fabio Filzi, all'altezza dello stabilimento della Pirelli (azienda), durante un controllo operato da una formazione della divisione "Ticino", sorgono momenti di tensione quando i partigiani a bordo del camion si rifiutano di mostrare i corpi trasportati. Le due formazioni armate si fronteggiano sino all'intervento del comando generale che permette il proseguimento della colonna alla vicina destinazione finale.Alle 3:40 di domenica 29 aprile la colonna giunge in Piazzale Loreto, meta che secondo Walter Audisio non fu casuale o improvvisata, ma meditataWalter Audisio, cit, pag 387. per il suo valore simbolico. Qui Valerio decide di scaricare i cadaveri a terra, proprio dove le vittime della Strage di Piazzale Loreto erano state abbandonate in custodia ai Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, che li avevano dileggiati e lasciati esposti al sole per l'intera giornata, impedendo ai familiari di portarli via.In piazzale Loreto furono portati diciotto cadaveri: Benito Mussolini, Clara Petacci e i sedici giustiziati a Dongo.Verso le 7 del mattino, mentre i partigiani lasciati di guardia alle salme ancora dormivano, i primi passanti si accorsero dei cadaveri. Complice un passaparola che in poco tempo attraversò tutta Milano, la piazza si riempì velocemente. Non era stata prevista alcuna misura di contenimento: nella calca le prime file di folla vennero spinte verso i cadaveri, calpestandoli e sfigurandoli. Molti insultavano, dileggiavano, sputavano e prendevano a calci i cadaveri. Una donna sparò al cadavere di Mussolini cinque colpi di pistola per vendicare i propri cinque figli morti in guerraChristopher Hibbert, Mussolini, Garzanti, 1962, p. 401L'atto, venne citato da radio Milano ed ebbe una vasta risonanza al di fuori dell'Italia . Mentre sui cadaveri venivano gettati ortaggi, a Mussolini per dileggio venne messo in mano un gagliardetto fascista. Qualcuno orinò sul cadavere della Petacci. Alle 11 la situazione non era più governabile neanche con scariche di mitra. Una squadra di Vigili del Fuoco giunta con un'autobotte lavò abbondantemente i cadaveri imbrattati di sangue, sputi, orina e ortaggi.A quel punto gli stessi pompieri trassero via dal centro della piazza i sette cadaveri più noti, issandoli per i piedi alla pensilina del distributore di carburante Standard Oil (poi Esso) che si trovava all'angolo tra la piazza e corso Buenos Aires e lasciandoli lì appesi a testa in giùSecondo alcuni per fare in modo che tutti potessero vedere i cadaveri, secondo altri quasi a voler preservare i più odiati dall'oltraggio della folla. Cfr. Attilio Tamaro, "Due anni di storia, 1943-1945"La successiva ristrutturazione della piazza, di vaste dimensioni, ha eliminato il distributore di benzina, e oggi non vi è alcun riferimento visibile nel luogo esatto in cui avvenne il fatto.. Si trattava dei corpi di Benito Mussolini, di Clara Petacci alla quale, essendo stata privata delle mutande, venne dapprima fermata la gonna con una spilla e infine assicurata meglio con la cintura che il cappellano partigiano don Pollarolo si sfilò appositamentePierluigi Baima Bollone, cit, pag 198, di Alessandro Pavolini, di Paolo Zerbino, di Ferdinando Mezzasoma, di Marcello Petacci e di Francesco Maria BarracuPierre Milza, cit., pag. 929. il cui cadavere però cadde subito a terra e verrà sostituito con quello di Achille StaracePierluigi Baima Bollone, cit, pag 198..Arrivarono sul luogo anche numerosi fotografi e nel corso della mattinata arrivò anche una pattuglia di soldati americani assieme a una troupe di cineoperatori militari che filmò la scena, che successivamente sarà inserita in uno dei combat film prodotti nel corso del conflitto; un altro filmato venne girato da Carlo Nebbiolo, presente sul luogo assieme al fotografo Fedele ToscaniPadre di Oliviero Toscani dell'agenzia Publifoto, la pellicola del suo filmato fu sequestrata dalle truppe alleate e restituita in seguito con vistosi tagli, tra cui l'eliminazione della sequenza sulla fucilazione di Starace. Le numerose fotografie scattate in quelle ore animarono, nei giorni seguenti, un fiorente mercato venendo vendute come un ricercato "souvenir di un momento vissuto", bloccato dopo due settimane dal nuovo prefetto cittadino che ordinò l'immediato sequestro delle fotografie dalle cartolerie e la loro rimozione da ogni luogo pubblicocfr. pag 72 in Sergio Luzzatto, 1998.Verso mezzogiorno, con una camionetta, viene condotto sul luogo anche Achille Starace, ex segretario generale del Partito Nazionale Fascista, arrestato per le vie di Milano in Porta Ticinese, giudicato in un'aula del vicino Politecnico e fucilato da un plotone improvvisato di partigianiAntonio Spinosa, L'uomo che inventò lo stile fascista, Mondadori, Milano, 2002, p. 186 e 309 alla schiena, sul marciapiede a lato del distributore ove erano stati appesi gli altri cadaveri.Nel primo pomeriggio una squadra di partigiani del distaccamento "Canevari" della brigata "Crespi", su ordine del comando, entrò in piazza e rimosse i cadaveriPierluigi Baima Bollone, cit, pag 200. trasportandoli nel vicino obitorio di piazzale Gorini.In serata, il CLNAI riunito emanava un :s:Comunicato 29 aprile 1945 con il quale si assumeva la responsabilità dell'esecuzione di Mussolini quale conclusione necessaria di una lotta insurrezionale. La massima istituzione Resistenza italiana affermava la volontà di rompere con il fascismo, segnando la fine di un periodo storico di vergogne e di delitti ed inaugurando l'avvento di una nuova Italia, fondata sull'alleanza delle forze che avevano preso parte alla lotta contro la dittaturaPierre Milza, Mussolini, La biblioteca di Repubblica, 2005, pag 933..La scena sarà così descritta dal poeta Ezra Pound, sostenitore del fascismo, in una sua lirica:
L'autopsia di Mussolini
Content:File:Mussolini us autopsy documents.jpg: File:DeadMussolini.jpg: Il giorno seguente alle ore 7,30 presso il civico obitorio dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Milano in via Ponzio il professor Caio Mario CattabeniL'istituto era diretto dal professor Antonio Cazzaniga che però era assente, venne quindi sostituito dal suo allievo Caio Mario Cattabeni. sotto la sorveglianza del generale medico "Guido"Proprio in base ad ordine del CNL trasmesso dal prof. Pietro Bucalossi, il «partigiano Guido», non fu effettuata l'autopsia sul cadavere di Claretta Petacci. Cfr.: Pierluigi Baima Bollone, cit., pag. 214 effettuò l'autopsia sul solo corpo di MussoliniDell'esame necroscopico è stato redatto un verbale ufficiale portante il nº 7241 firmato dal prof. Cattabeni stesso e dai suoi collaboratori dott. Enea Scolari ed Emanuele D'Abundo e un altro verbale non ufficiale redatto e firmato dal medico radiologo Pierluigi Cova presente all'autopsia a titolo personale.. Il riscontro diagnostico evidenziò sul cadavere sette fori di proiettile in entrata e sette fori in uscita sicuramente prodotti in vita e sei fori successivi alla morte e individuò come causa mortis la recisione dell'aorta da parte di un proiettile. L'autopsia venne eseguita, scrisse Cattabeni, "in condizioni di tempo e di luogo del tutto eccezionali" entro "una sala anatomica dove facevano irruzione ogni tanto, per l'assenza di un servizio armato d'ordine pubblico, giornalisti, partigiani e popolo".Prima e dopo l'autopsia furono scattate numerose fotografie, sia mettendo macabramente in posa i cadaveri di Mussolini e Petacci abbracciati, sia dell'équipe forense a fianco del cadavere, immagini del cadavere svestito col torace ricucito a fine autopsia e infine dei corpi deposti entro le casse di legno usate come bare.Qualche giorno dopo l'autopsia, il 4 maggio le autorità militari alleati richiesero al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, a titolo di favore, un campione di tessuto cerebrale del defunto da inviare a Wilfred Overholser direttore dell'ospedale psichiatrico St. Elizabeth di Washington D.C., garantendo che verrà utilizzato per scopi scientifici e i risultati della sua analisi non saranno soggetti a pubblicazioneSi spettava che Mussolini fosse affetto da neurosifilide , lo scopo di "medical intelligence" escludente pubblicazioni sarà ribadito nella ricevuta rilasciata il 24 maggio alla consegna del campione.Il 9 giugno il Charles Poletti richiese infine due copie autenticate del referto dell'autopsia da consegnare al console americano a Lugano, incaricato di redigere un rapporto ufficiale sugli ultimi giorni di vita di Mussolini. File:Tomba mussolini milano.jpg: File:Predappio, cimitero di san cassiano, cripta, tomba di benito mussolini 02.JPG: Nel novembre 2009 alcuni vetrini istologici con sezioni del cervello vennero posti in vendita su E-bay, con una base d'asta di 15.000 Euro, da un collezionista italiano di cimeli storici, che li aveva avuti in dono da un tecnico analista, assistente di Cattabeni incaricato di preparare i reperti nel maggio 1945. L'offerta di vendita fu ritirata dal sito dopo poche ore, in quanto contraria alla politica del sito che vieta la vendita di materiale organico umano.
La sepoltura di Mussolini
Content:La salma di Mussolini fu seppellita anonima nel cimitero Maggiore (Milano) di Milano, in data 5 agosto 1945, presso il "Campo 10", successivamente al "Campo 16", tomba numero 7. Il tumulo aveva il numero 384 e sebbene non vi fosse stato apposto alcun nome, proprio per evitare di far identificare il cadavere, ben presto la gente individuò il posto, che divenne meta di molti curiosi e di qualche commosso nostalgico.La notte tra il 22 aprile e il 23 aprile 1946, all'approssimarsi del primo anniversario della sua morte, tre fascisti, Mauro Rana, Antonio Parozzi e Domenico Leccisi, facenti parte del Partito Democratico Fascista, ne trafugarono la salma. In due lettere all'Avanti! e all'lUnità il gruppo comunicò che il partito fascista, non avendo ottenuto risposta alle richieste di una sepoltura di Mussolini, aveva deciso di prendere in custodia la salma. Si scatenò la caccia alla salma, che la voce popolare chiamò il salmoneGiorgio Bocca. Storia della Repubblica Italiana. Dalla caduta del fascismo ad oggi. Rizzoli, 1982.Si sospettò anche che fosse stata trafugata allo scopo di richiedere un riscatto, quantunque i familiari di Mussolini, i più probabili diretti interessati, erano, ovviamente, di impervia rintracciabilità e comunque non disponevano di agi tali da giustificare l'eventuale estorsione. Il 7 maggio, dopo varie peripezie, i trafugatori decisero di consegnarla ai frati minori dell'Angelicum di Milano nelle mani dei padri Alberto Parini ed Enrico Zucca.La salma rimase nascosta nel convento per qualche tempo, e trasferita tra maggio e luglio presso la Certosa di Pavia, fino a che la polizia non venne a sapere tutta la storia dalla fidanzata di un amico di Leccisi. Padre Parini, che inizialmente aveva opposto un labile rifiuto a collaborare adducendo il "segreto confessionale", decise infine di rivelare dove si trovava il corpo solo a patto che gli fosse garantita una sepoltura degna e occulta. Si arrivò a una soluzione anche grazie all'interessamento di Alcide De Gasperi e del Papa Pio XII: il 12 agosto 1946 il cadavere venne restituito al questore Vincenzo Agnesina, ma si dovette eseguire un ulteriore esame necroscopico per confermare l'identità dei restiI medici pubblicarono il seguente comunicato: Riteniamo che il cadavere esaminato sia lo stesso che fu sottoposto ad autopsia il 30 aprile 1945 come quello di Benito Mussolini dai professori Cattabeni, Scolari e D'Abundio e che fu quindi sottoposto ai rilievi antropometrici del professor Antonio Astuti. v. Pierre Milza, cit, pag 243..Il 30 agosto 1957, durante il governo Zoli, la cui famiglia era originaria di Predappio, e il cui governo in parlamento abbisognava dell'appoggio esterno dei deputati movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale tra cui Leccisi, la salma di Mussolini, segretamente conservata nel convento dei Cappuccini (Cerro Maggiore) di Cerro Maggiore, viene riconsegnata alla vedova che ne aveva richiesta la restituzione alla famiglia più volte nel corso degli anniCfr. p. 627, Christopher Duggan, La forza del destino,2011, Laterza. In questa occasione anche il cervello che era stato prelevato durante l'autopsia e conservato in formalina nell'Istituto di medicina legale di Milano viene restituitoPierluigi Baima Bollone, cit, pag 204..Tutti i resti furono seppelliti il 1º settembre 1957 nel cimitero monumentale di San Cassiano in Pennino, vicino a Predappio, dove ora si trovano.
Filmografia
Content:La fuga del Duce da Milano, la sua cattura a Dongo e la successiva esecuzione, vengono raccontati nel film del 1974 intitolato Mussolini ultimo atto per la regia di Carlo Lizzani.
Note
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Bibliografia
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Voci correlate
Content:autore:Pier Luigi Bellini delle Stellecoautori:Urbano Lazzarotitolo:Dongo ultima azioneeditore:Mondadoricittà:Milanoanno:1962id:ISBNautore:Urbano Lazzarotitolo:Il compagno Bill: diario dell'uomo che catturò Mussolinieditore:SEIcittà:Torinoanno:1989isbn:88-05-05122-5autore:Urbano Lazzarotitolo:Dongo: mezzo secolo di menzogneeditore:Mondadoricittà:Milanoanno:1993isbn:88-04-36762-8autore:Urbano Lazzarotitolo:L'oro di Dongo: il mistero del tesoro del Duceeditore:Mondadoricittà:Torinoanno:1995isbn:88-04-37919-7autore:Antonio Spinosatitolo:Mussolini, il fascino di un dittatoreeditore:Mondadoricittà:<empty>anno:1989id:ISBNautore:Franco Giannantonititolo:L'ombra degli americani sulla Resistenza al confine tra Italia e Svizzeraeditore:Edizioni Arterigerecittà:<empty>anno:2007ISBN:978-88-89666-16-6autore:Giorgio Boccatitolo:La repubblica di Mussolinieditore:Mondadoricittà:Milanoanno:1995isbn:88-04-43228-4autore:Giorgio Cavallerititolo:Ombre sul Lagoeditore:Arterigerecittà:Vareseanno:2007annooriginale:1995isbn:88-89666-21-8autore:Vittorio Roncaccititolo:La calma apparente del lago. Como e il Comasco tra guerra e guerra civile 1940-1945editore:Macchionecittà:Vareseanno:2003isbn:88-8340-164-6autore:Giusto Perrettatitolo:La 52aBrigata Garibaldi Luigi Clerici attraverso i documentieditore:Istituto comasco per la storia della liberazionecittà:Comoanno:1991id:ISBNautore:Giusto Perrettatitolo:Dongo 28 aprile 1945. La veritàeditore:ACTACcittà:Comoanno:1997id:ISBNautore:Giorgio Cavallericoautori:Franco Giannantoni, Mario J. Cereghinotitolo:La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946)editore:Garzanticittà:Milanoanno:2009isbn:88-11-74092-4autore:Giorgio Cavallericoautori:Anna Giamminolatitolo:Un giorno nella storia 28 aprile 1945editore:NodoLibricittà:Comoanno:1990isbn:88-7185-006-8autore:Franco Giannantonititolo:"Gianna" e "Neri": vita e morte di due partigiani comunisti : storia di un "tradimento" tra la fucilazione di Mussolini e l'oro di Dongoeditore:Mursiacittà:<empty>anno:1992isbn:88-425-1226-5autore:Roberto Festorazzititolo:I veleni di Dongo ovvero gli spettri della Resistenzaeditore:il Minotauroanno:2004isbn:88-8073-086-Xautore:Fabio Andriolatitolo:Appuntamento sul lagoeditore:SugarCocittà:Milanoanno:1996isbn:88-7198-022-0autore:Luciano Garibaldititolo:La pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petacci?editore:Aresanno:2002isbn:88-8155-238-8cognome:Pisanònome:Giorgiowkautore:Giorgio Pisanòtitolo:Gli ultimi cinque secondi di Mussolinianno:1996editore:Il saggiatorecittà:Milanoisbn:88-428-0350-2cognome:Baima Bollonenome:Pierluigititolo:Le ultime ore di Mussolinianno:2005editore:Mondadoricittà:Milanoisbn:88-04-53487-7autore:Walter Audisiotitolo:In nome del popolo italianoeditore:Teticittà:Milanoanno:1975isbn:88-7039-085-3autore:Bruno Giovanni Lonatititolo:Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la veritàeditore:Mursiacittà:Milanoanno:1994isbn:88-425-1761-5autore:Franco Bandinititolo:Le ultime 95 ore di Mussolinieditore:Sugarcittà:Milanoanno:1959id:ISBNcognome:Zanellanome:Alessandrotitolo:L'ora di Dongoanno:1993editore:Rusconicittà:Milanoisbn:88-18-12113-8cognome:Milzanome:Pierretitolo:Gli ultimi giorni di Mussolinianno:2011editore:Longanesicittà:Milanoisbn:978-88-304-3080-8autore:Claudio Pavone (a cura di)altri:Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Istituto Gramscititolo:Le brigate Garibaldi nella Resistenza: documenti. dicembre 1944 - maggio 1945editore:Feltrinellicittà:<empty>anno:1979volume:3id:ISBNautore:Pierangelo Pavesititolo:Sparami al petto!editore:Edizioni del Farocittà:Trentoanno:2012ISBN:978-88-6537-046-9autore:Sergio Luzzattotitolo:Il corpo del duce. Un cadavere tra immaginazione, storia e memoriaeditore:Einaudicittà:Torinoanno:1998ISBN:978-88-06-20988-9autore:Giovanni Dolfintitolo:Con Mussolini nella tragedia. Diario del capo della segreteria particolare del Duce (1943-1944)editore:Garzanticittà:<empty>anno:1949id:ISBN
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Collegamenti esterni
Content:url: https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.anpi.it%2Fmedia%2Fuploads%2Fpatria%2F2008%2F4%2F20-24_Relazione_Lampredi.pdftitolo:La relazione di Aldo Lampredi ''Guido'' del 1972url: https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fcasarrubea.files.wordpress.com%2F2009%2F07%2Fpdf-ultimi-giorni-di-mussolini-agente-441.pdftitolo:Memorandum segreto dell'agente OSS 441 Valerian Lada-Mocarskiurl: http://www.larchivio.com/xoom/verbale7241.htmtitolo:Copia integrale del Verbale 7241 autopsia Mussoliniurl: http://www.youtube.com/watch?v=nUj3eoqCQ6gtitolo:Audio Comunicato del CLNAI della fucilazione di Benito Mussoliniurl: http://www.youtube.com/watch?v=nmIdT0aCTdAtitolo:Filmati e foto d'epoca girati a Piazzale Loreto - Milano e all'obitoriourl: http://www.youtube.com/watch?v=021F8FDYxbQtitolo:Filmati girati il 29 aprile 1945 a Piazzale Loreto - Milano Categoria:Benito Mussolini Categoria:Controversie storiche Categoria:Storia di Como Categoria:Morti di personalità

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Seconda guerra mondialeBenito MussoliniClaretta PetacciNicola BombacciAlessandro PavoliniAchille Staracepiazzale LoretoMilano19451945GiulinoMezzegraDongoCaduta della Repubblica Sociale ItalianaItaliaNord ItaliaVenezia GiuliaBenito MussoliniClara PetacciRepubblica Sociale ItalianaComitato di Liberazione Nazionale Alta ItaliaPier Luigi Bellini delle StelleUrbano LazzaroWalter AudisioAldo LamprediLuigi CanaliMichele MorettiFritz BirzerBenito Mussolini1945GiulinoMezzegra2014Tremezzinaprovincia di Comoarma da fuocoClaretta PetaccifascismoRepubblica Sociale ItalianaDongo52ª Brigata Garibaldi Luigi ClericiPier Luigi Bellini delle StellelUnità1947Walter AudisioAldo LamprediMichele MorettiUltimatum del 19 aprile 1945MilanoCLNAIlUnitàlUnitàComitato di Liberazione Nazionale Alta ItaliaComunicato del 29 aprile 1945MilanoFritz BirzerSS.Questa è l'ultima foto che ritrae Mussolini vivo.: La linea viola indica il percorso di Mussolini; in rosso sono tratteggiate le possibili deviazioni stradali per valicare il confine svizzero, mentre in giallo è riportato il percorso più breve per la Valtellina - quest'ultimo tuttavia richiedente il maggior tempo di percorrenza, date le condizioni della strada in quel tempo e il rischioso attraversamento di un ponte sull'Adda): disfatta definitiva della Repubblica Sociale Italiana1945Palazzo FeltrinelliGargnanolago di GardaMilanoprefetturaRidotto della ValtellinaGian Gaetano CabellaGuardia RepubblicanaCarlo SilvestriPSIUPdenominazione PSIUPRSIParmaCremonaMantovaGenovaDomenico PellegriniSesto San GiovanniAlfredo Ildefonso SchusterBarracuZerbinoGrazianiCLNCadornademocratico-cristianoMarazzaPartito dAzioneRiccardo LombardiliberaleGiustino ArpesaniSandro PertiniMilanoCLNCarlo BorsaniComoMutiArrigo PetaccoArnoldo Mondadori EditorePortovenereClesGaleazzo CianoArchivio centrale dello StatoRomaRoberto FarinacciMassoneriaComoOSSUrbano LazzaroValtellinaAlessandro PavoliniRidotto Alpino RepubblicanoNiccolò NicchiarelliGNRRodolfo GrazianiComoAlessandro PavoliniGiorgio BoccaSvizzeraBernaSandro PertiniGrandolaGarbagnateComoComoRacheleRomanoAnna MariaUrbano LazzaroBrunoVittorioVanni TeodoraniArnaldocollegio GallioRoberto FarinacciArnaldoRodolfo GrazianiMilanoGuido Buffarini GuidiAngelo TarchiSvizzeraComoPaolo PortaMenaggioComolago di Comostrada ReginaMenaggioCorriere della SeraMenaggioRodolfo GrazianiComoAlessandro PavoliniMenaggioComoSvizzeraPorlezzaLuganoVal Menaggiostrada reginaSvizzeraMenaggioVal MenaggioGrandola ed UnitiMilizia ConfinariaClara PetacciChiavennaBavieraprovincia di NovaraWaffen-SSFritz Birzerlago di GardaGuido Buffarini GuidiAngelo TarchiMilanoMenaggioPavoliniGNROpel Blitz della colonna tedesca.: FlaKMeranopasso dello StelvioMenaggioMussoBrigate GaribaldiSSFritz BirzerWehrmachtRuggero RomanoFerdinando MezzasomaPaolo ZerbinoAugusto LiveraniNicola BombacciLuigi GattiErnesto DaquannoGoffredo CoppolaMario NudiMussoUrbano LazzaroDongoMussoUrbano LazzaroCassa di Risparmio delle Provincie LombardeDomasoAlessandro Pavolini52ª Brigata Garibaldi Luigi ClericiPier Luigi Bellini delle StelleMichele MorettiUrbano Lazzarocapo di stato maggioreLuigi CanaliFrancesco Maria BarracuAlessandro PavoliniPFRFerdinando MezzasomaAugusto LiveraniRuggero RomanoPaolo ZerbinoMarcello PetacciClarettaAlfa Romeo 6C 1500bandiera spagnolacapitano NeriGermasinoGiannaGuardia di FinanzaGera LarioMilanoBenito MussoliniGermasinoGuardia di FinanzaCLNAIUltimatumCLNAIOSSSienaNazioni UniteRSIarmistizio lungoMaltaEisenhowerPietro BadoglioBressoMilanoPertiniValianiSereniLongoCadornaCLNWalter AudisioCVLAldo LamprediBrigate GaribaldiLuigi LongoRaffaele CadornaOSSCVLStrage di Piazzale Loreto1944Guardia di FinanzaGermasinoDongoClara PetacciGiuseppina TuissiBonzanigo di Mezzegra, casa De Maria, in una immagine dell'epoca: GermasinoBrunateComoCVLRaffaele CadornaMoltrasioBlevioLarioMoltrasioBonzanigoMezzegraComoLUnitàlUnitàLuigi LongoWalter AudisioIl TempoP.C.I.lUnitàWalter AudisioArmando CossuttaAldo LamprediWalter AudisioMichele MorettiIl vialetto di Giulino di Mezzegra poco tempo dopo gli eventi: ValerioGuidoMilanoOltrepò PavesePietro VerganiPaolo MurialdiAlfredo MordiniComoVirginio BertinellicomunistaCLNCLNAICLNDongoPier Luigi Bellini delle StelleWalter AudisioGermasinoFiat 1100BonzanigoAldo LamprediMichele MorettiMichele MorettiMuseo storico nazionale albaneseFile:Mitra francese MAS 38 di Michele Moretti, che sparò a Benito Mussolini.JPG: mitraMAS 387,65 lungoBeretta modello 19349 × 17 mmlUnità1996Giulino di MezzegraBenito MussoliniClara Petacci.: Giulino1945lUnitàUrbano Lazzaro1945Federico PatellaniFile:Casa De Maria.jpg: Federico PatellaniFile:Mezzegra ricostruzione.jpg: Walter AudisioBrigate dassalto GaribaldiCVLlUnitàPCI1967Stars and StripesStars and Stripes'', giornale delle forze armate statunitensi, che riporta la notizia della morte di Mussolini, con la fotografia del suo cadavere appoggiato su quello della Petacci, con il titolo di "''How a dictator dies''" (Come muore un dittatore)La didascalia della immagine riporta:"''The ignominious career of Benito Mussolini comes to a fitting end. Il Duce, executed by Italian Partisans, is shown lying in the mud of Piazza Loreto in Milan with his head resting on the breast of mistress, Clara Petacci.''" (L'ignominiosa carriera di Benito Mussolini arriva ad una degna fine. Il Duce, giustiziato dai partigiani, è mostrato disteso nel fango di piazza Loreto a Milano, con la sua testa reclinata sul petto dell'amante Clara Petacci): Porto CeresioSalòWinston Churchillcarteggio Churchill-MussoliniBonzanigoTremezzoArgegnoBonzanigoStenMilanoPeter Tompkinsagente segretostatunitenseGiuseppina TuissiArgegnoBonzanigoGiulinoLuigi Longo1993Urbano LazzaroLuigi LongoWalter AudisioUrbano LazzaroMilanoCaio Mario Cattabeni9 corto9 ParabellumRai1945Corriere dInformazioneMichele MorettiLuigi CanaliMichele MorettiPiazzale LoretoMSIGiorgio PisanòPiazzale LoretoPiazzale LoretoWalter AudisioCorriere dInformazioneClintonOSS1945Aldo LamprediMichele MorettiLuigi CanaliLiberocianuroLuigi LongoBrigate GaribaldiP.C.I.MezzegraPiazza DuomogaribaldiniValsesiaValdossolaCino MoscatelliDongoUrbano LazzaroUrbano Lazzaro1957CLNComoMezzegraCorriere dInformazione19451945OSS19451997Massimo CapraraPalmiro TogliattiPCIManifestoCeleste NegarvilleLuigi LongoDante GorreriElenco dei gerarchi fucilati, firmato da "''Magnoli''" (colonnello Valerio) e "''Guido Conti''" (Aldo Lampredi): I gerarchi allineati sul lungolago ricevono il conforto religioso prima della fucilazione: GiulinoTremezzina52ª Brigata Garibaldi Luigi ClericiAlessandro PavoliniPartito Fascista RepubblicanoPaolo PortaBrigata NeraFrancesco Maria BarracuNicola BombacciPartito Comunista dItaliaAugusto LiveraniMinistro delle ComunicazioniRuggero RomanoMinistro dei Lavori PubbliciFerdinando MezzasomaMinistro della Cultura PopolarePaolo ZerbinoMinistro dellInternoGoffredo CoppolaUniversità di BolognaIstituto Nazionale di Cultura FascistaErnesto DaquannoAgenzia StefaniMario NudiMoschettieri del DuceLuigi GattiPietro CalistriAeronautica Nazionale RepubblicanaVito CasalinuovoGNRIdreno UtimpergherBrigata NeraLuccaMarcello PetaccicastiglianoVittorio MussoliniUrbano LazzaroGiulio Rubiniguerra civile spagnolapartigiani1944Piazzale LoretoMilanoquella strageI corpi di Mussolini e Claretta Petacci adagiati a terra in piazzale Loreto, è visibile il gagliardetto posto come oltraggio dai partigiani dell'Oltrepò Pavese fra le mani di Mussolini (Landini: "Nemesi"): PetacciNicola BombacciPavoliniStaraceStarace.: Fotografia di Starace, posto di schiena al plotone d'esecuzione, pochi istanti prima della morte.: Il distributore visto dalla prospettiva in cui si trovò Starace quando venne fucilato: MilanoAzzanoPirelliPiazzale LoretoWalter Audisiostrage del 10 agosto 1944militi fascisti della Mutipiazzale LoretoBenito MussoliniClara PetacciChristopher HibbertEssocorso Buenos AiresMussoliniClaretta PetacciAlessandro PavoliniPaolo ZerbinoFerdinando MezzasomaFrancesco Maria BarracuAchille Staracecombat filmFedele ToscaniOliviero ToscaniAchille StaracePartito Nazionale Fascistazona ticineseobitorioCLNAIcomunicatoresistenzialefascismoEzra PoundManesRichiesta del comando USA di ricevere un frammento del cervello (in inglese e italiano) con risposta positiva, ricevuta della consegna e richiesta del Col. Poletti delle copie dei verbali: Mussolini e la Petacci all'obitorio, prima dell'autopsia: Caio Mario CattabeniPietro Bucalossiautopsiaaortaneurosifilidecolonnello PolettiLa tomba violata di Mussolini, sono visibili gli attrezzi: badile, piccone e piede di porco abbandonati in loco dai trafugatori: PredappioFile:Predappio, cimitero di san cassiano, cripta, tomba di benito mussolini 02.JPG: 2009E-bayEuroAlessandra Mussolinicimitero MaggioreMilano19451946Domenico LeccisiPartito Democratico FascistaAvanti!UnitàGiorgio BoccaMilanoCertosa di Paviapoliziasegreto confessionaleAlcide De GasperiPapa19461957governo ZoliPredappiomissiniconvento dei CappucciniCerro MaggioreformalinaPredappio1974Mussolini ultimo attoCarlo LizzaniPier Luigi Bellini delle StelleUrbano LazzaroUrbano LazzaroUrbano LazzaroUrbano LazzaroAntonio SpinosaLuciano GaribaldiWalter AudisioPierangelo PavesiSergio Luzzatto52ª Brigata Garibaldi Luigi ClericiBenito MussoliniCaduta della Repubblica Sociale ItalianaComitato di Liberazione Nazionale Alta ItaliaCripta MussoliniGuerra di liberazione italianaResistenza italianaPier Luigi Bellini delle StellePiazzale LoretoStoria dellItalia fascistaUrbano LazzaroCategoria:Benito MussoliniCategoria:Controversie storicheMussoliniMussoliniCategoria:Storia di Milano

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