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Rivoluzione fascista
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Abstract

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Content:La locuzione rivoluzione fascista è stata utilizzata da intellettuali ed esponenti politici del fascismo per definire gli anni della nascita e della presa del potere da parte del fascismo in Italia e i progressivi mutamenti istituzionali che portarono da un regime liberale a quello totalitario.La locuzione è stata ripresa dalla storiografia a partire dagli anni Settanta del XX secoloPer esempio innescato dall'uscita di Intervista sul Fascismo di Renzo De Felice non più a scopo celebrativo, ma come definizione dei caratteri di rottura che il fascismo ebbe sulla società italiana.
Storia
Content:
Il Sansepolcrismo
Content:Già nel dicembre 1914 con la fondazione a Milano del movimento Fascio dazione rivoluzionaria patrocinato da Benito Mussolini e Alceste De Ambris, legato al mondo degli interventisti, si posero le basi di un movimento rivoluzionario interventista ]. Al termine della prima guerra mondiale nell'area interventista si coagulò attorno alla figura di Mussolini un nuovo movimento, fondato a Milano il 23 marzo 1919 durante l'adunata di piazza San Sepolcro dalla confluenza di sindacalisti nazionali, futuristi, arditi e altri ex combattenti: erano i Fasci italiani di combattimento.File:Fasci di combattimento.jpg: Il "Manifesto dei Fasci italiani di combattimento", fu ufficialmente pubblicato su Il Popolo dItalia il 6 giugno 1919. Qui vengono avanzate numerose proposte, ma è già nell'incipit viene definito “rivoluzionario”: Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano. Rivoluzionario, perché antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perché antipregiudizievole. Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti. s:Manifesto dei Fasci italiani di combattimento, pubblicato su Il Popolo dItalia del 6 giugno 1919Il movimento fascista di Mussolini propugnava una “rivoluzione nazionale" che portasse al governo della nazione una nuova classe dirigente formata principalmente dai "combattenti" della Grande guerra delusi dalla "vittoria mutilata" presenti in maniera trasversale in tutti i partitiEmilio Gentile, Fascismo storia e interpretazione, Editori Laterza, 2007, pag.9Destinatari del messaggio fascista furono in primo luogo ricercati nella sinistra massimalista, la quale lungi dal voler sovvertire lo Stato, portasse le proprie istanze e lo "socializzasse" dall'interno. I Fasci di combattimento sarebbero serviti a legare alcuni di questi mondi non omogenei come gli interventisti di sinistra, i futuristi, gli ex arditi, i repubblicani e i sindacalisti rivoluzionari.Nell'estate 1921 e prospettive mussoliniane di una soluzione negoziale del problema rivoluzionario di stampo socialista delle origini, si scontravano con quelle radicali dello squadrismo più acceso, che chiedeva invece senza mezzi termini una rivoluzione attraverso un colpo di Stato. Così, nel novembre del 1921 i Fasci italiani di combattimento si trasformarono nel Partito Nazionale Fascista (PNF), combattendo al suo interno fra spinte volte a scelte rivoluzionarie ed istanze di crescita costituzionale.Gli squadristi che presero parte alla marcia su Roma furono denominati dalla pubblicistica del regime le "camicie nere della rivoluzione" e la marcia venne celebrata negli anni successivi come l'acme della cosiddetta "rivoluzione fascista".
Il dibattito interno al fascismo
Content:Secondo il politologo Sergio Panunzio il fascismo si proponeva l'intento di modificare la società italiana creando uno "stato-società" fondato sulle Corporativismo, in una sorta di correzione ideologica della rivoluzione francese e del suo "stato-popolo", profondamente diverso anche dallo "stato-classe" attuato dalla rivoluzione russa.Sergio Panunzio, Il fondamento giuridico del fascismo, Bonacci, Roma, 1987, pag. 188.Con l'avvento al potere le istanze rivoluzionarie del cosiddetto “fascismo movimento” si annacquarono, al di là delle enunciazioni e già dal 1923, con la fusione con l'Associazione Nazionalista Italiana filo-monarchica, e poi nel 1929, con il concordato fra Stato e Chiesa, prevalsero gli aspetti tipici di un regime autoritario.Il ministro Giuseppe Bottai, nella rivista “Critica fascista”, già nel 1926 proclamava che il fascismo doveva restare “rivoluzione permanente” Bottai vuole edificare quella rivoluzione che la marcia su Roma, sebbene sia “il principio d'una nuova vita” non ha prodotto].Negli anni '30 con i giovani intellettuali raccolti nella rivista Primato, teorizzò un fascismo che doveva ritrovare la carica rivoluzionaria delle origini.“...conquistato il potere, il problema delle origini si ripropone in tutta la sua interezza. Questo problema è di rivoluzione intellettuale. Così noi rispondiamo agli oppositori, che tentano di gettare nel nostro cammino l'equivoco d'una rivoluzione esaurita in uno sforzo puramente muscolare e ci negano il diritto di creare la politica nuova della nuova Italia, e rispondiamo, anche, mi sia permesso affermarlo senza ambagi, a quei fascisti i quali incedono nell'equivoco antifascista dell'opposizione, quando disgraziatamente tentano di elevare a teoria aspetti superati o transeunti della nostra azione politica”Renzo De Felice,"Autobiografia del fascismo", Einaudi, pag. 136-139.
Nella Repubblica sociale italiana
Content:Nel corso della seconda guerra mondiale, all'interno della Repubblica Sociale Italiana, il Partito Fascista Repubblicano, teorizzò attraverso una serie di provvedimenti radicali di attuare un fascismo rivoluzionario estrinsecato attraverso il cosiddetto Manifesto di Verona, pur non avendo i mezzi materiali, gli uomini e il controllo del territorio necessari per attuare questi stessi provvedimenti.Lo stesso Mussolini, come riportato da Yvon de Begnac, giornalista e scrittore Italia, Biografia ufficiale di Benito Mussolini tra il 1934 ed il 1943, ebbe a dichiarare: Nel 1944 al processo di Verona alcuni dei protagonisti della marcia, come De Vecchi e Grandi, sarebbero stati accusati di “aver tradito la rivoluzione fascista” tentando accordi con Facta e Salandra.
Dibattito storico
Content:Contestata dagli intellettuali antifascisti, che attribuivano al fascismo natura esclusivamente regressiva e reazionaria, la locuzione scomparve quasi completamente nei primi decenni del dopoguerraDonatello Aramini, George L. Mosse, l'Italia e gli storici, p. 49: «...la storiografia italiana, restia come detto alle categorie concettuali elaborate dalle scienze sociali, non poteva accettare per il nazismo e il fascismo la definizione di rivoluzione, concetto che, come affermava lo storico Gastone Malacorda nel criticare alcune delle posizioni defeliciane, aveva acquisito "un significato diciamo pure positivo"». per poi riemergere in campo storiografico revisionista degli anni settanta del XX secolo, dove essa è stata poi ripresa dagli studiosi - a partire da George Mosse e Renzo De Felice - nel dibattito sull'interpretazione degli elementi di rottura istituzionale e di discontinuità sociali e culturali provocati dai "fascismi" e nel confronto fra fascismo e nazismoAramini, cit. pp. 56 e ss..Alcuni studiosi (George Mosse, Renzo De Felice, Zeev Sternhell ed Emilio Gentile) utilizzano la locuzione. In particolare De Felice sosteneva si trattasse di una "rivoluzione conservatrice"; Gentile, suo allievo, sostiene che il fascismo fosse una "rivoluzione antropologica" radicale, tesa a creare un nuovo tipo di umanità.Emilio Gentile, Il Fascismo in tre capitoli, Laterza, Roma-Bari, 2004
L'interpretazione del termine ''rivoluzione''
Content:Gli oppositori del fascismo stigmatizzarono fin da principio la pretesa squadrista di definire "rivoluzione" il loro movimento e quindi la presa del potere. In particolare l'antifascismo di area socialista definì la vittoria del fascismo come una forma di "successo seppur temporaneo della reazione economica capitalista sull'ascesa delle classi popolari"Francesco Luigi Ferrari, a cinquant'anni dalla morte a cura di Giorgio Campanini, roma, 1983.Antonio Gramsci, una delle menti più importanti del marxismo in Italia, in un discorso parlamentare dichiarò: Non diverso il giudizio che - dal punto di vista liberale - esprimeva Pietro Gobetti: Nel 1936 però Palmiro Togliatti, insieme ad altri 60 esponenti del PCI, nel celebre appello ai fratelli in Camicia nera si rivolse al "fascismo della prima ora", in contrapposizione al fascismo reazionario al potere]:
Date storiche della Rivoluzione
Content:Nel Primo e secondo libro della Rivoluzione fascista edito nel 1941 dal PNF, venivano indicate le date storiche della Rivoluzione di cui si riportano qui alcune fra le più significative per una comprensione più approfondita della cronologia della Rivoluzione fascista: sono riportate alcune date fino alla fondazione di Littoria (1934).
Note
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Bibliografia
Content:titolo:Il Primo e Secondo Libro del Fascistaautore:PNFurl: https://archive.org/stream/PNFIlPrimoESecondoLibroDelFascista1941/PNF%2C%20Il%20Primo%20e%20Secondo%20Libro%20del%20Fascista%20%281941%29#page/n0via:archive.orgeditore:Officine grafiche A.Mondadoricittà:Veronaanno:1941ISBN:nocid:PNF
Voci correlate
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Collegamenti esterni
Content:@an0:http://www.instoria.it/home/programma_partito_nazionale_fascista.htm@an1:Programma del Partito Nazionale Fascista (1921) Categoria:Fascismo Categoria:Filosofia politica Categoria:Storia del pensiero economico Categoria:Sociologia politica

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